Nonostante il ricovero in Ospedale di lunedì per la febbre alta e un possibile calcolo renale, Gianmarco Gimbo Tamberi si qualifica per la finale del salto in alto.
PARIGI – Gianmarco Tamberi vola in finale del salto in alto assieme a Stefano Sottile. Fino a tre giorni fa non sarebbe stata una notizia di rilievo visto il suo essere campione olimpico a Tokyo 2020, Mondiale e campione europeo in carica. Invece dopo un ultimo mese da incubo tra un infortunio e l’altro, lunedì era arrivata la notizia peggiore direttamente dal suo profilo instagram:
“Incredibile… Non può essere vero.
Ieri, 2 ore dopo aver scritto “me lo merito” sui social, ho avvertito una fitta lancinante ad un fianco.
Pronto soccorso, tac, ecografia, analisi del sangue….
Probabile calcolo renale.
E ora mi ritrovo, a 3 giorni dalla gara per cui ho sacrificato tutto quanto, sdraiato in un letto, impotente, con 38.8 di febbre…
Sarei dovuto partire oggi per Parigi e iniziare il mio percorso verso questo grande sogno e invece sono stato consigliato di posticipare il volo a domani, nella speranza che, con un po’ di riposo, questo incubo finisca.
Non mi resta che aspettare e pregare… Non mi merito tutto questo, ho fatto di tutto per questa Olimpiade, di tutto. Non me lo merito davvero.
Una sola cosa è certa, non so come ci arriverò, ma io in quella pedana ci sarò e darò l’anima fino all’ultimo salto, qualsiasi sarà la mia condizione. Lo giuro a voi ma ancora prima lo giuro a me stesso!
🙏🙏🙏🙏🙏🙏”
Ma Gimbo si sa, è uno che non molla mai e come promesso questa mattina è sceso in pedana seppur debole e molto provato. Un primo salto 2.20 e il secondo a 2.24 superati al primo tentativo. Poi tre nulli a 2.27, ma riesce comunque a qualificarsi come sesto con anche l’altro azzurro Stefano Sottile.
Ora tre giorni per recuperare in vista della finale di sabato sera alle ore 19. Forza Gimbo, tutta Italia è con te.
Le parole di Tamberi
“Contento di essere in finale – racconta il capitano e portabandiera a fine gara- ma non del modo con cui ci sono andato. Salti terribili, non sono mai riuscito a sentire le giuste sensazioni. Devo ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine in questi giorni e non mi aspettavo così tanto affetto dagli italiani che mi hanno inviato messaggi di sostegno. Per me significa tantissimo.
È da anni che lavoro per questo momento e arrivarci così, con quello che ho dovuto passare nell’ultimo mese, non è quello che avrei sperato. Ma bisognava andare in finale. Sapevo che sarebbe stata la gara più dura della mia vita, perché tre giorni fa ero in un lettino di ospedale e fra tre giorni sarà passato il doppio del tempo. Per assurdo sarà più facile la finale.
Oggi non è andato niente, penso di non aver mai staccato. Sono entrato a 2,20 perché avevo poche energie da sprecare, è andata bene anche a 2,24, mentre a 2,27 ho provato a spingere un po’ di più per rimbalzare allo stacco e la gamba proprio non teneva. Sabato sarà completamente diverso, perché negli ultimi due giorni sono cambiato tanto: fino a due giorni fa avevo 38,5 di febbre, ieri e oggi non l’avevo, sto decisamente meglio ma è ovvio che il salto ancora è condizionato.
In finale non sarà così perché in questi anni ho lavorato tanto e so di meritarmelo. È la gara della mia vita e continuerò a crederci nonostante quello che è successo. Non lascio nulla al caso e mi auguro di farvi impazzire come tre anni fa, spero che rivedremo lo stesso Gimbo che si è sempre fatto vedere in finale. Mi dispiace non essere riuscito a incontrare la squadra, per la prima volta da quando sono capitano, e a fare il discorso motivazionale che carica così tanto gli azzurri e anche me stesso. Di solito il giorno prima non guardo le altre gare, però Mattia Furlani non potevo perdermelo. È un fenomeno, ha una testa da campione, una dedizione unica. Ha capito cosa significa fare sport, non si è montato la testa e continua ad aver fame. Un vero campione, a diciannove anni ce ne sono pochi”.
Photo Credits: Giuseppe Giugliano/CONI
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