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26 luglio 2012 – 21 luglio 2020

2 minuti di lettura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sullo scenario politico-economico europeo e, in particolare, sul Recovery Plan

 

La rivalità politica di questi ultimi mesi è stata così accanita da spingermi a ricordare due episodi che hanno profondamente segnato l’economia europea, con vantaggiose ricadute sugli interessi dei cittadini italiani.

 

E parto naturalmente dal primo, tornando ai tempi della crisi del debito sovrano e più precisamente al 26 luglio 2012 quando alla Global Investment Conference ci fu un forum di investitori e dirigenti d’azienda e, nel suo intervento, Draghi pronunciò l’anche troppo famoso “whatever it takes”, bloccando così qualsiasi attività speculativa sull’euro e salvando quindi l’Italia da grosse bufere monetarie.

 

È un fatto del tutto noto e non serve alcuna altra memoria, per cui mi sposto al Consiglio europeo del 21 luglio 2020 dove Conte affrontò con assoluta determinazione una decisiva battaglia contro le resistenze dei paesi frugali: il presidente del Consiglio europeo Charles Michel parlò di “mission impossible” e comunque si posizionò al suo fianco assieme a un risoluto Macron, mentre la Merkel, non facendo certamente mancare il suo appoggio al collega italiano, si impegnava in una preziosa azione diplomatica.

 

Vi furono svariati incontri plenari e bilaterali, ma quel gruppo coagulato attorno a Conte superò tutte le resistenze e finalmente fumata bianca fu.

 

Così, dopo una vittoria politica il cui rilievo si avvicina all’adozione dell’euro, oggi i conti dell’UE possono finire in deficit con l’emissione di titoli di debito comune, e la battaglia di Conte – in perfetta analogia con l’intervento di Draghi – è stata chiaramente salvifica per l’Italia, perché senza quel risultato, con il mostruoso debito accumulato da altri e con le conseguenze della crescente pandemia, saremmo probabilmente crollati al livello dei Paesi del terzo mondo.

Questi sono i fatti.

 

Grazie a loro e quindi con i 127 miliardi del recovery plan, qualsiasi cittadino italiano può guardare al futuro della Nazione con maggiore e concreta sicurezza.

 

Ma questo risultato è stato violentemente rimosso, con un’aggressione politica evidentemente concepita da forze economiche a cui era stato opportunamente sottratto il controllo delle nuove risorse in arrivo e l’aggressione è stata affidata a un disponibile Renzi e poi rafforzata da Salvini e da coloro che, pur non essendo usciti dal Pd, dovevano ubbidientemente ingrandire l’onda renziana.

 

Questa furiosa reazione chiarisce i metodi della politica italiana, perché l’attacco non è avvenuto per difendere o accrescere gli interessi della Nazione, ma unicamente per sostituire il vincitore di una battaglia essenziale che, riaffermando la sua legittimità, si muoveva al di fuori del tradizionale sistema e, per esempio, non ammetteva condoni.

 

Certo un recovery attrezzato da Draghi dà tranquillità, certo i 5stelle sono andati in frantumi, certo Zingaretti poteva opporsi con più decisione agli avversari interni, ma come cittadino italiano non ho alcuna difficoltà ad affermare che quanto fatto dal Conte2 e dai partiti che l’hanno sorretto ha, come la frase di Draghi, tutelato i miei interessi, mentre ritengo che i numerosi assaltatori difenderanno nuovamente le loro convenienze e riprenderanno quella strada che ci ha portato ad avere un mostruoso debito pubblico e, ancor peggio, una crescita economica del tutto irrisoria.

 

Comunque sia, i due risultati indicati all’inizio hanno reso forti benefici alla Nazione, ma il primo è stato annegato in debiti crescenti e il secondo sommerso dalla cupidigia di forze economiche, politiche e dirigenziali che negli ultimi 30 anni hanno fornito alla nostra comunità risultati più che scadenti.

 Luigi Giovannini

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