Mentre Kyiv viene colpita da una nuova ondata di missili e droni russi, Volodymyr Zelenskyy accelera sul fronte diplomatico e si prepara a uno dei passaggi più delicati dall’inizio della guerra. Nel fine settimana, il presidente ucraino parteciperà a un colloquio con diversi leader europei e con Donald Trump, prima di volare domenica in Florida per un faccia a faccia con l’ex presidente americano, al centro delle trattative per un possibile accordo di pace
UCRAINA. Secondo quanto riferito da fonti europee, alla call di sabato prenderà parte anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. L’obiettivo è coordinare le posizioni occidentali in vista dell’incontro di Zelenskyy con Trump, che il leader ucraino considera cruciale per sciogliere i nodi più sensibili del negoziato: le garanzie di sicurezza per Kyiv, la ricostruzione del Paese e le questioni territoriali, in particolare il Donbas e il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia.
Zelenskyy ha definito l’incontro negli Stati Uniti come un tentativo di “rifinire il più possibile” un piano di pace articolato in 20 punti, che a suo dire sarebbe già “pronto al 90%”. I team negoziali ucraini e americani, ha spiegato, avrebbero compiuto progressi significativi nelle ultime settimane. Resta però aperta la questione del consenso interno: secondo quanto riportato da Axios, il presidente sarebbe disposto a sottoporre l’intesa a referendum popolare, ma solo in presenza di un cessate il fuoco russo di almeno 60 giorni. In mancanza di una posizione “forte” sulle concessioni territoriali, Zelenskyy ha ammesso di non poter prescindere dal giudizio dei cittadini ucraini.
Sul terreno, intanto, la guerra non conosce tregua. Nelle prime ore di sabato potenti esplosioni hanno scosso la capitale ucraina. Secondo le autorità locali, l’attacco ha coinvolto missili ipersonici Kinzhal, missili balistici Iskander e cruise Kalibr. Almeno undici persone sono rimaste ferite, tra cui due bambini. I raid hanno colpito diversi quartieri della città: un incendio è divampato in un grattacielo di 18 piani nel distretto di Dnipro, mentre un edificio residenziale di 24 piani è stato danneggiato nel quartiere Darnytsia. Altri focolai si sono registrati a Obolonskyi e Holosiivsky, mentre nella regione circostante, compresa la città di Brovary, sono stati segnalati blackout elettrici.
L’aeronautica ucraina ha dichiarato lo stato di allerta su tutto il Paese, avvertendo del movimento simultaneo di droni e missili su più regioni. Le conseguenze si sono fatte sentire anche oltre confine: l’aviazione polacca ha fatto decollare i caccia e due aeroporti nel sud-est della Polonia, a Rzeszów e Lublino, sono stati temporaneamente chiusi per motivi di sicurezza.
L’intensa attività diplomatica segue una serie di incontri riservati tenutisi lo scorso fine settimana a Miami, dove l’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha incontrato separatamente rappresentanti russi e ucraini, oltre a Jared Kushner. Il piano attualmente sul tavolo sarebbe una versione aggiornata di un precedente documento in 28 punti, già oggetto di critiche perché ritenuto troppo vicino alle richieste del Cremlino.
Kyiv continua a insistere su garanzie di sicurezza modellate sull’articolo 5 della Nato, che prevede la difesa collettiva in caso di aggressione. Una richiesta che Mosca, finora, non ha mai accettato apertamente. Da parte americana, Trump mantiene un atteggiamento prudente. In un’intervista, ha parlato di un incontro “potenzialmente buono” con Zelenskyy, ma senza impegnarsi sul piano proposto: “Non ha nulla finché non lo approvo”, ha dichiarato, lasciando intendere che la sua posizione sarà determinante.
Dal Cremlino arrivano segnali di chiusura. Il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha accusato Zelenskyy e gli alleati europei di ostacolare un’intesa, sostenendo che la bozza attuale si discosti radicalmente dai punti discussi nei contatti iniziali tra Washington e Mosca. Senza affrontare, ha avvertito, “le cause profonde della crisi”, un accordo definitivo resterebbe fuori portata.
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