A un anno dalla diagnosi di cancro, re Carlo III sceglie il luogo più carico di simboli della monarchia britannica per il suo messaggio natalizio: l’abbazia di Westminster. Non Buckingham Palace, né Windsor, ma il cuore spirituale del Regno Unito, teatro delle incoronazioni e custode della memoria dei sovrani. Una scelta che racconta più di molte parole la direzione che il re intende imprimere al suo regno
LONDRA. Il quarto discorso di Natale da sovrano arriva al termine di un anno complesso, personale e istituzionale. Carlo III, che nelle ultime settimane ha voluto rassicurare l’opinione pubblica sull’andamento positivo delle cure, appare consapevole della propria fragilità ma determinato a trasformarla in messaggio universale. Il tema centrale è il “pellegrinaggio”: non solo religioso, ma umano, morale, collettivo.
Il 2025 è stato segnato da tappe che hanno rafforzato l’identità spirituale del re. Dalla visita in Vaticano e l’incontro con Papa Leone XIV durante il Giubileo dei Pellegrini della Speranza, al ritorno ad Auschwitz nell’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, Carlo III ha costruito un percorso pubblico che intreccia memoria, dialogo interreligioso e riconciliazione. Un cammino che assume un peso particolare per il capo della Chiesa anglicana, deciso a riaprire un confronto interrotto da cinque secoli di storia.
IL DISCORSO INTEGRALE DI RE CARLO
Qualche settimana fa, la Regina ed io abbiamo avuto il piacere di fare una visita di Stato in Vaticano, dove abbiamo pregato con Papa Leone in un momento storico di unità spirituale. Insieme abbiamo celebrato il tema del Giubileo “Pellegrini di speranza”. Il termine “pellegrinaggio” oggi è poco usato, ma ha un significato particolare per il nostro mondo moderno e, specialmente a Natale, significa viaggiare verso il futuro e allo stesso tempo tornare indietro per ricordare il passato e imparare dalle sue lezioni.
Lo abbiamo fatto durante l’estate, quando abbiamo celebrato l’80° anniversario del VE Day e del VJ Day. Con il passare degli anni, sempre meno persone ricordano la fine della Seconda guerra mondiale, ma il coraggio ed il sacrificio dei nostri militari e il modo in cui le comunità si sono unite di fronte a una sfida così grande, trasmettono un messaggio senza tempo per tutti noi. Questi sono i valori che hanno plasmato il nostro Paese e il Commonwealth.
Mentre sentiamo parlare di divisioni sia in patria che all’estero, quelli sono i valori che non dobbiamo mai perdere di vista. Ad esempio, è impossibile non rimanere profondamente commossi dall’età dei caduti, come ci ricordano le lapidi nei nostri cimiteri di guerra. I giovani che hanno combattuto e contribuito a salvarci dalla sconfitta in entrambe le guerre avevano spesso solo 18, 19 o 20 anni.
Il viaggio è un tema ricorrente nella storia del Natale. La sacra famiglia intraprese il viaggio verso Betlemme e arrivò senza una casa e senza un riparo adeguato.
I Re Magi hanno compiuto un pellegrinaggio dall’Oriente per adorare Cristo nella sua culla e i pastori hanno viaggiato dai campi alla città alla ricerca di Gesù, il Salvatore del mondo; in entrambi i casi hanno intrapreso il viaggio insieme ad altri ed hanno fatto affidamento sulla compagnia e sulla gentilezza degli altri. Attraverso le sfide fisiche e mentali hanno trovato una forza interiore e ancora oggi, in questi tempi di incertezza, questi modi di vivere sono apprezzati da tutte le grandi fedi e ci offrono una profonda fonte di speranza, di resilienza di fronte alle avversità, di pace attraverso il perdono, semplicemente conoscendo i nostri vicini e mostrando rispetto gli uni per gli altri, creando nuove amicizie.
Mentre il nostro mondo, infatti, sembra girare ancora più velocemente, il nostro viaggiare può fermarsi per calmare le nostre menti. Per dirlo con le parole di T. S. Eliot, nel punto fermo del mondo che gira, e permettere alle nostre anime di rinnovarsi. Così, con la grande diversità delle nostre comunità, possiamo trovare la forza per garantire che il bene trionfi sul male.
A me sembra che dobbiamo apprezzare i valori della compassione e della riconciliazione, nel modo in cui il nostro Signore ha vissuto ed è morto.
Quest’anno ho sentito tanti esempi di questo, sia qui che all’estero. Queste storie di coraggio che trionfa sulle avversità mi danno speranza, dai nostri venerabili veterani militari ai generosi operatori umanitari nelle zone di conflitto più pericolose di questo secolo, fino ai modi in cui individui e comunità dimostrano un coraggio spontaneo, mettendosi istintivamente in pericolo per difendere gli altri.
Quando incontro persone di fedi diverse trovo estremamente incoraggiante sentire quanto abbiamo in comune, un desiderio condiviso di pace ed un profondo rispetto per tutte le forme di vita. Se riusciamo a trovare il tempo, nel nostro viaggio attraverso la vita, per riflettere su queste virtù, possiamo tutti rendere il futuro più pieno di speranza.
Naturalmente, il pellegrinaggio più grande di tutti è il viaggio che celebriamo oggi, la storia di colui che è sceso dal cielo sulla terra, il cui rifugio era una stalla e che ha condiviso la sua vita con i poveri e i soli. Era un pellegrinaggio con uno scopo annunciato dagli angeli affinché ci fosse pace sulla Terra. Questa è una preghiera per la pace e la riconciliazione, per fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi, che risuonò nei campi vicino a Betlemme più di 2000 anni fa e ancora oggi risuona da lì e in tutto il mondo. E’ una preghiera per i nostri tempi ed anche per le nostre comunità, mentre percorriamo il cammino della nostra vita. Con queste parole e con tutto il cuore, auguro a tutti voi un Natale sereno e felice.
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