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Zanoni sul Parco del Sile

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“Turismo e vincoli urbanistici non sono in contrapposizione, anzi. Ridurre le tutele nelle aree protette per attrarre più visitatori è la risposta peggiore alla crisi ambientale e climatica che stiamo vivendo. Davvero c’è bisogno di ancora più cemento nella regione che da due anni ha il triste record di incremento di consumo del suolo?”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, risponde alle dichiarazioni del neopresidente del Parco del Sile, Arturo Pizzolon.

 

“In realtà – precisa – sono considerazioni che valgono per tutte le aree protette del Veneto, visto che già adesso abbiamo una superficie ‘tutelata a parco’ del 5,1%, contro una media nazionale del 10%. Le affermazioni però non mi sorprendono, sono coerenti con le politiche della Giunta Zaia. Del resto con le nomine dei presidenti e dei membri dei Consigli direttivi abbiamo avuto la conferma di cosa intenda la Lega per rappresentanza del territorio: piazzare nei posti chiave le persone più fedeli al capo, utilizzando gli enti come poltronifici, aggravando così un quadro già pesante. Il Veneto è massacrato da una cementificazione selvaggia e disordinata senza uguali in Europa, grazie anche alle scelte della Regione che a parole predica la tutela ambientale a favore di telecamera e nel chiuso del palazzo approva leggi del tutto opposte. Questo nonostante la situazione disastrosa del Veneto sugli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, specialmente per quanto riguarda l’indice relativo alla tutela di biodiversità, ecosistema e territorio, con punteggi di gran lunga inferiori alla media italiana. E se non li proteggiamo in queste aree, dove dovremmo farlo?”.

 

“Scagliarsi contro i limiti edilizi e urbanistici e lamentarsi che non si può più costruire ex novo è un segnale preoccupante per chi dovrebbe difendere un parco naturale dagli appetiti speculativi – insiste Zanoni – Nell’epoca degli studenti che in tutto il mondo scendo in piazza e protestano per tutelare il pianeta dai cambiamenti climatici proporre un parco naturale con meno vincoli è deleterio, si vuole condannare le future generazioni per accontentare qualche appetito particolare. Si pensi semmai a rilanciare il Parco aumentando l’offerta del turismo sostenibile, aiutando i residenti che già hanno attività in essere e li si aiuti a fare rete e ad entrare nei circuiti del turismo sostenibile europeo”.

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