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Una cantata per Guccini

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L’affetto della gente nelle piazze d’Italia

Non si terrà il 5 settembre a Bologna la cantata spontanea in ricordo di Francesco Guccini. A smentire l’ipotesi è il collettivo Cantate Bologna, promotore dell’evento organizzato nel giorno della scomparsa del cantautore davanti al civico 43 di via Paolo Fabbri, dove Guccini ha vissuto fino al 2012.

In un messaggio pubblicato sui social, gli organizzatori spiegano di essersi confrontati con il Comune di Bologna e di aver accolto lavolontà della famiglia del cantautore.

Nel post, il collettivo sottolinea il rischio che una convocazione pubblica possa richiamare migliaia di persone da tutta Italia, sovrapponendosi alle iniziative che la famiglia intende organizzare.

Invece piccole iniziative locali, anche nella nostra regione, si stanno diffondendo in modo spontaneo nelle varie piazza d’Italia. Gente comune della generazione degli anni Sessanta, ma non solo, che sono cresciute con le canzoni di Guccini e sentono l’esigenza di ricantale insieme, per ricordare i tempi della loro giovinezza, ma soprattutto gli ideali ed il sentire che queste canzoni portano come messaggi di vita sentono l’esigenza di ritrovarsi per cantare insieme la colonna sonora di un’epoca.

Dopo l’omaggio a Francesco Guccini che si è tenuto al quartiere Cita di Mestre, organizzata dalla medesima Comunità, domenica 9 agosto con la presenza spontanea di circa 250 persone che cantavano le sue canzoni con le parole proiettate su una parete, accompagnate dalle chitarre portate spontaneamente, ieri a Padova in Piazza del Duomo vi è stata un altra call alle ore 21.

Le prime persone hanno cominciato a cantare L’Avvelenata con delle casse collegate semplicemente ad un cellulare. Poi è arrivata la cavalleria, o meglio un auto che ha trasmesso le canzoni di Guccini più famose, come In morte di F.S. e La locomotiva.

Infine è arrivato Carlo, che con la sua chitarra ha suonato Eskimo, La canzone dei dodici mesi. Auschwitz, Dio è Morto e molte altre. Commovente è stato come vedere che i primi coristi erano i suoi figli, a cui lui probabilmente aveva insegnato queste canzoni, con lo spirito di cui parlavamo prima. Ma molte altre persone le cantavano a squarciagola, conoscendo le parole a memorie. Altri si aiutavano con i cellulari, che finalmente dimostrano la loro utilità, anche in situazioni amene.

Ala fine le presenze erano di circa 250 persone, che sono arrivate perché sapevano dell’appuntamento o perché si sono uniti alla compagnia, perché passavano di là ed erano piacevolmente stupiti di questa iniziativa. Lo stesso lo ha ammesso Veronica, l’organizzatrice dell’evento e alla fine un cantante locale è intervenuto ringraziando particolarmente Carlo perché ha affermato che a Padova non si trovano più persone che sappiano suonare alla chitarra Guccini.

Questo ci fa pensare come una città politicizzata come Padova, con la presenza dell’università abbia cambiato il suo volto. Lo stesso si è potuto notare durante l’esecuzione delle canzoni più politiche di Guccini, che solo pochi pugni chiusi si sono alzati. Dobbiamo pure dire che lo stesso Guccini non è mai stato iscritto ad un partito, pur avendo più volte dichiarato le sue simpatie politiche, insieme alle critiche della gestione del partito stesso.

E’ stato perciò bello vedere l’affetto profondo che le persone hanno per questo cantautore, al di là delle polemiche che stanno nascendo dalle dichiarazioni post mortem della prima moglie, perché un artista è un artista . E come Picasso può essere alquanto criticabile nelle sue relazioni con le donne, così Guccini deve essere”giudicato” per quel qualcosa in più ( molto direi proprio) per quel che ci ha lasciato: parole per esprimere le nostre emozioni più nascoste, le nostre ansie, le nostre paure, le nostre speranze. Grazie “Maestrone” per averci insegnato ad esprimere ciò che proviamo senza vergogna in tutti i tempi della nostra esistenza ed essere stato per noi un compagno di vita.

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