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È tradizione veneta, molto sentita soprattutto a Treviso e provincia, che il 1° di agosto si “faccia colazione” a partire da un goccio di vino bianco.

Questa usanza, tramandata nel tempo dai nostri avi, insegna che bere due dita di vino bianco ogni 1° di agosto, appena svegli e a digiuno, fungerebbe da protezione contro i morsi di vipere e serpenti e dai malanni estivi. Gli sbalzi termici dovuti all’uso dei condizionatori, il caldo torrido e l’aria malsana, insieme all’inquinamento atmosferico concorrono infatti a favorire la diffusione dei virus influenzali.

E quest’anno, con il Covid-19 ancora in circolazione e l’idea di prendere altri virus che fa ancora più paura, è giusto (continuare a) proteggerci indossando la mascherina ed evitando i contatti ravvicinati, preparandoci intanto a un nuovo brindisi, nella giornata di domani, per celebrare la festa dei omeni!

Gusto e viaggi: da sempre un binomio in grado di far vivere esperienze indimenticabili… anche stando seduti sul proprio divano!

 

Paese che vai, tè che trovi. Ogni destinazione custodisce non solo preziose gemme culturali, artistiche e paesaggistiche ma anche una tradizione enogastronomica di cui, spesso, il tè la fa da padrona. Perché quindi non trasformare il rituale del tè in una nuova occasione per attraversare con la mente i confini nazionali e abbandonarsi a momenti in cui gusto e scoperta viaggiano all’unisono? Musement, consapevole del fatto che in un momento come questo non ci sia modo migliore per scoprire nuovi luoghi se non attraverso i sapori e i profumi di un luogo, ha stilato un elenco di 6 destinazioni verso cui viaggiare semplicemente mettendo l’acqua nel bollitore. Da Londra a Taiwan, passando per India, Africa, Cina e Giappone: come un abbraccio, aromatico, caldo ma leggero, il tè immergerà tutti gli appassionati nelle storiche tradizioni di alcuni dei Paesi più affascinanti del mondo.

 

Tè nero, Inghilterra

L’afternoon tea trova la sua più completa declinazione a Londra, dove le 17 hanno un solo significato: tè nero con latte e un tripudio di stuzzichini, sia dolci che salati. Impossibile non concedersi un peccato di gola nella capitale d’Inghilterra dove questo momento affonda le proprie origini nella storia. Un’esperienza imperdibile che profuma di tradizioni e che, tra eleganti porcellane bianche, si conferma come l’appuntamento più atteso della giornata da vecchie e nuove generazioni. Proprio come faceva la 7° Duchessa di Bedford, Anna, nel 1800, ancora oggi grandi e piccini si ritrovano con amici e parenti per un light break nelle tea room più blasonate della città… dove la prenotazione è d’obbligo!

 

Bubble Tea, Taiwan

Pochi sanno che gli inglesi considerano la produzione di tè taiwanese tra le più prestigiose in circolazione. Perché? A Taipei e in tutto il resto del Paese il tè è molto più di una semplice bevanda: è un’autentica forma d’arte, oggetto di un rituale preciso che scandisce ogni pasto. Una vera e propria devozione che nel corso del tempo, tra bacchette d’incenso e decorazioni floreali, ha assunto forme e gusti differenti… fino a trasformare il Bubble Tea in un foodtrend internazionale. Un tè freddo dolcissimo, con caramelle gommose da aspirare con la cannuccia. Colorata, divertente e assai poco gourmand, la bevanda è l’esempio di come il Paese sappia rivisitare tradizioni antiche combinando sapientemente storia e innovazione.

 

Masala Chai, India

Nato come la versione economica del tè nero, il Masala Chai è entrato a far parte della cultura indiana agli inizi del ‘900. Le sue origini risalgono infatti al periodo coloniale inglese, durante il quale il consumo di tè tra le popolazioni locali veniva incentivato dai coloni. Con la bevanda si è dato origine anche a un rituale in cui i sapori audaci e i colori accesi sono ancora elementi immancabili. Tè nero, preferibilmente di Assan, il latte e le spezie come zenzero, chiodi di garofano e pepe sono tutti ingredienti che riflettono il DNA del Paese. Un lembo di terra dove i forti contrasti caratterizzano ogni esperienza di viaggio.

 

Rooibos, Sud Africa

Dolce e dal gusto raffinato, il Rooibos arriva dal lontano Sud Africa e con il solo profumo porta alla memoria tutti gli elementi naturali che caratterizzano una delle terre più affascinanti del mondo. L’infuso, ricchissimo di sali minerali e vitamina C, possiede la particolare proprietà di ridurre la sensazione di sete e riserva piaceri autentici al palato. Usato da sempre dai nativi della zona attorno ai monti Cedar, la bevanda si ricava da un piccolo cespuglio la cui fibra viene spezzata, macinata e posta a fermentare per circa 8 ore. Al termine del procedimento il prodotto viene essiccato al sole e all’aria, elementi unici che fanno dell’Africa lo scenario perfetto per momenti memorabili, per poi essere setacciato, pulito e pronto all’uso. Con il Rooibos il continente nero non è mai stato così vicino e pronto a raccontarci storie.

 

Tè verde, Cina

Forse non tutti sanno che la Cina è il luogo dove è stata scoperta la prima foglia di tè. Nata nel III secolo nella zona meridionale del Paese, la bevanda veniva originariamente preparata con foglie cotte a vapore, pestate in un mortaio e ridotte a un panetto poi bollito con riso, zenzero, sale, buccia di arancia, spezie, latte e a volte cipolle. Qui la cerimonia, che prende il nome di Gongfu Cha, assume una ritualità senza paragoni e segue regole rigide – soprattutto se si serve il Long Jing, conosciuto come il miglior tè verde del mondo grazie al suo carattere tostato ed il sapore fruttato. Un’esperienza che, se vissuta ad occhi chiusi, fa emergere le peculiarità di un Paese ricco di tradizioni millenarie.

 

Matcha, Giappone

Giappone fa rima con tè. In un Paese in cui le tradizioni legate alla bevanda ebbero origine nel XII secolo, imprescindibile un viaggio attraverso il gusto alla scoperta del rituale locale in questa parte di mondo. Una cerimonia che affonda le proprie radici nel buddismo, dove la ricerca della bellezza e la contemplazione sono le colonne portanti della filosofia di pensiero. Un’esperienza memorabile necessita però anche di ottime materie prime. Uji, vicino a Kyoto, nasconde alcuni dei più antichi produttori di Matcha del Paese, il tè verde in polvere che sembra abbia incredibili proprietà benefiche e che ormai ha conquistato anche gli appassionati bevitori di tè in occidente. Le piantagioni di matcha di Uji sono aperte al pubblico e riforniscono alcune tra le migliori sale da tè dell’intero Paese, pronte a far rivivere momenti dal tocco senza tempo.

Mercoledì 17 aprile 2019, l’Istituto Tecnico Statale G. Mazzotti di Treviso è stato teatro dell’evento conclusivo degli incontri di sensibilizzazione Passi verso l’Altrove, promosso dalla Fondazione Zanetti Onlus.

Giunto quest’anno, alla sua sesta edizione, il ciclo di eventi ha coinvolto circa 2000 studenti e 15 scuole secondarie di secondo grado del territorio, in un calendario di 9 appuntamenti dedicati ai temi dell’incontro con l’Altro e con l’Altrove.

 

Al centro dell’appuntamento di mercoledì 17 aprile, l’Africa più profonda, con la sua cultura, le sue tradizioni e la salute sostenibile.

 

Grande quasi quattro volte l’Italia, l’Etiopia è un paese dalla storia millenaria, popolato da genti con culture e tradizioni antiche molto differenti tra loro. A Sud, nella regione del South Omo, le tribù dei Dasenech e degli Hamer vivono in maniera seminomade, spostando le mandrie lungo la valle del fiume Omo.

 

Il giornalista Pietro del Re, che sulle pagine del quotidiano La Repubblica ha raccontato le più importanti guerre del pianeta, e il regista Enzo Aronica hanno seguito queste popolazioni per raccontarle in un documentario Gli ultimi Dasenech, minacciati dalla modernità (Italia, 30’, 2019) che è stato presentato, in anteprima, nell’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Statale G. Mazzotti di Treviso, alla presenza degli gli autori e Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa CUAMM.

 

 

 

Il docufilm Gli ultimi Dasenech, minacciati dalla modernità

Prodotto da Repubblica Tv, in collaborazione con Fondazione Zanetti Onlus e Medici con l’Africa Cuamm, il docufilm è dedicato alla conoscenza di un territorio affascinante e inaccessibile, ma sempre più in contatto con il mondo esterno, in un equilibrio precario tra tradizione e globalizzazione.

 

«Un paese dove le strutture sanitarie sono carenti o addirittura del tutto assenti, dove la malaria non è mai stata sconfitta e dove i bambini ancora muoiono di malnutrizione acuta. In alcune zone, l’analfabetismo raggiunge quote da primato» – afferma Pietro Del Re – «Eppure il paese è il granaio d’Africa, una vera potenza agricola col più grande patrimonio di bestiame di tutto il continente, che oltre a esportare potrebbe sfamare tutto il suo popolo. Non solo, se paragonato agli altri paesi subsahariani, l’Etiopia è un modello avanzato».

 

Insieme allo staff di Medici con l’Africa Cuamm, presente in questa regione dal 2014, gli autori raccontano i successi e le fatiche di un lavoro portato avanti ogni giorno con determinazione, per sviluppare un sistema sanitario sostenibile e ben integrato con la società e per garantire il diritto alla salute a mamme e bambini, nell’ultimo miglio dell’Africa più profonda.

 

Prima le mamme e i bambini è infatti il programma trasversale che vede impegnato il Cuamm in sette paesi africani: perché solo partendo dalla salute delle categorie più svantaggiate, lavorando “con”, si può produrre un vero miglioramento della condizione di tutta la comunità.

25 aprile è sinonimo di liberazione in tutta l’Italia, ma a Venezia ha un significato in più – anzi due – poiché si festeggia il Patrono di Venezia, San Marco Evangelista, e ricorre la Festa del bòcolo (bocciolo di rosa), una leggenda triste ma molto romantica

 

È tradizione veneziana che il 25 aprile i giovani donino alla propria innamorata un bocciolo di rosa rossa in segno del loro amore. Questa tradizione ha origine dalla leggenda che narra di Maria, figlia del Doge Orso I Partecipazio, innamorata di un giovane di umili origini di nome Tancredi, gli consigliò di partire al seguito di Carlo Magno per la guerra in Spagna contro gli infedeli, per coprirsi di onore e tornare così in patria per essere accettato come suo innamorato. Tancredi partì ed effettivamente si coprì di gloria, ma un giorno fu ferito a morte e cadde su un roseto.

 

Prima di morire, raccolse un bocciolo e lo bagnò del suo sangue. Poi lo affidò all’amico Orlando perché lo consegnasse alla sua amata Maria in segno d’amore.

 

Orlando così fece.

La giovane si ritirò nelle sue stanze e il giorno seguente, il 25 aprile, fu trovata morta con la rosa rossa inviatele dal suo Tancredi morente stretta al petto. Da quel giorno tradizione vuole che lo stesso omaggio sia ripetuto dai veneziani per esprimere i propri sentimenti alla persona amata.

A Venezia non è più visibile quella che fino a qualche tempo era la venezianità: niente più negozi di vicinato, di borsette, di articoli per la casa.

 

Ora è tutto un brulicare di negozi che vendono cibo e che nulla hanno a che fare con Venezia. Si vendono patatine, dolciumi e spezie che hanno l’odore di estraneo.

 

Specialmente nel tragitto da Strada Nova a San Marco, per non parlare di San Lio, non si incontrano altro che botteghe di cibo da asporto da consumare in piedi, camminando, che nulla hanno in comune con le vecchie tradizioni veneziane.

 

E che dire dei vecchi cari, caldi baccari, dove i veneziani si incontravano per bere una buona ombra e cicchettare in compagnia?

Sono ormai oggetti rari, la maggior parte trasformati in pizzerie o trattorie per stranieri frettolosi che nulla sanno delle tradizioni che una volta erano la vita di Venezia.

 

Fonte: La Nuova Venezia

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