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Con l’arrivo della bella stagione e l’incremento del turismo aumenta anche il fenomeno degli affittacamere occasionali che esercitano abusivamente un’attività normata precisamente dal legislatore.

 

Negli ultimi mesi il Commissariato di Marghera ha intensificato i controlli incrociando i dati delle strutture alberghiere note con le inserzioni sul web e controllando la richiesta di documenti relativi alla permanenza sul territorio nazionale di cittadini stranieri con le dichiarazioni di ospitalità presentate nel territorio di competenza.

 

Dai controlli massicci effettuati sono state individuate 2 strutture completamente abusive che si facevano pubblicità sia tramite annunci su internet, sfruttando i portali di ricerca più noti agli utenti sia tramite avvisi appesi nei luoghi pubblici di Mestre e Marghera, sono stati trovati infatti annunci negli ambienti di lavoro. 

 

Sono stati effettuati circa 50 controlli in case e appartamenti per verificare la regolarità della presenza degli inquilini.

 

In tali occasioni, sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria quattro persone: 2 titolari di strutture ricettive, uno italiano e uno straniero, segnatamente 2 affittacamere, per aver omesso di trasmettere le generalità degli ospiti. Altri due cittadini stranieri sono stati denunciati per aver favorito la permanenza di cittadini stranieri non in regola con il permesso di soggiorno e per falso ideologico.

 

Inoltre sono state elevate 33 sanzioni amministrative per l’irregolarità delle strutture ricettive, per la mancata presentazione della dichiarazione di ospitalità. 

Nel complesso sono state elevate sanzioni per 18.000 euro.

 

Preziosa in questa attività di controllo è stata la collaborazione dei cittadini che con circostanziate segnalazioni hanno aiutato la Polizia a individuare le strutture alloggiative illegali. Non sono mancate le segnalazioni di cittadini stranieri che hanno denunciato situazioni di grave affollamento e carenza di igiene in appartamenti anche con presenza di minori, come nel caso di un appartamento in cui coabitavano 12 stranieri. 

Le situazioni più gravi sono state segnalate sia agli Uffici locali che alla Guardia di finanza per gli aspetti di competenza.

L’amministrazione comunale casalese ricorda alla cittadinanza che, come previsto dall’Art.29 del Codice della Strada, va assolutamente curata la manutenzione di piante e siepi private confinanti con strade e aree pubbliche.

 

I proprietari hanno l’obbligo di mantenere le siepi in modo da non restringere o danneggiare la strada e di tagliare i rami delle piante che si protendono oltre il confine stradale, che nascondono la segnaletica o che compromettono visibilità e sicurezza stradale.

 

Sarà intensificata la vigilanza: chi viola tali disposizioni è soggetto a sanzioni amministrative.

Da domani, nei tratti autostradali di competenza di CAV – Concessioni Autostradali Venete, tutti i veicoli a motore, fatta eccezione dei motoveicoli, che transiteranno in entrambe le carreggiate dell’Autostrada A4 del passante di Mestre e nel tratto compreso tra il casello di Padova Est e il bivio A4/A57, dovranno obbligatoriamente essere conformi alle disposizioni della direttiva comunitaria 92/23 CE recepita dal decreto del MIT 30.3.1994 e s.m.i. o a quelle dei regolamenti ECE-ONU in materia. Nel caso non si vogliano montare gli pneumatici invernali, vi è l’obbligo di tenere a bordo del veicolo catene o altri mezzi antisdrucciolevoli omologati e idonei a essere prontamente utilizzati in caso di necessità.

 

Da domani scatteranno anche le sanzioni per chi viaggerà in autostrada sprovvisto di pneumatici invernali o catene da neve a bordo. Si tratta di una sanzione pecuniaria che va da 84 a 335 euro, a cui verrà affiancata una sanzione accessoria consistente nella decurtazione di 3 punti dalla patente e il fermo del veicolo.

 

Tale obbligo non è esteso agli altri tratti gestiti da CAV, ovvero il raccordo Marco Polo e la A57 e in particolare sia la Tangenziale di Mestre che il tratto fra la barriera di Venezia-Mestre e l’innesto del Passante ad Arino di Dolo.

 

Fonte: Padovaoggi.it

Ventuno esercizi (pubblici e commerciali) controllati, un esercizio di cui è stata decisa la sospensione dell’attività (per massiccio utilizzo di lavoratori in nero), 20 sanzioni (di natura amministrativa o penale) già erogate, 17 diffide ad adempiere (per regolarizzare situazioni sanzionabili), 2 sequestri di merce (200 kg di carne e pesce di ignota provenienza), 3 situazioni ancora in corso di accertamento.

 

Questo il bilancio complessivo dell’operazione di polizia amministrativa interdisciplinare compiuta nei giorni scorsi nella zona di via Piave a Mestre, in maniera coordinata da Questura di Venezia, Polizia locale, Ispettorato del lavoro, Vigili del Fuoco, e il Dipartimento di Prevenzione (Spisal, Sian e Sisp) dell’Ulss 3, reso noto questa mattina, nel corso di una conferenza stampa svoltasi alla Questura di Marghera.

 

L’intervento, è stato spiegato dalla dirigente della Polizia Amministrativa della Questura, Barbara Rigo, è stato deciso per dare continuità all’operazione “San Michele” che aveva portato il 10 luglio scorso, sempre in quest’area, all’arresto e al deferimento di decine di persone per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e alla sospensione di attività di tre minimarket frequentati dagli stessi spacciatori.

 

La Polizia locale, come ha sottolineato il commissario capo Flavio Gastaldi, ha partecipato a questa operazione di Polizia amministrativa con una task force di 5 agenti, coordinati da un funzionario, che hanno compiuto 11 controlli, elevando 4 verbali per violazioni ai codici del commercio e del Consumatore, oltre a 9 diffide a adempiere. Le sanzioni, che hanno un ammontare complessivo di qualche migliaio di euro, riguardano irregolarità come la mancata esposizione della Scia, del cartello del listino prezzi o del divieto di fumo, l’occupazione abusiva di suolo pubblico, nonché affissioni e pubblicità non in regola.

 

I controlli proseguiranno nel corso dei prossimi giorni e delle prossime settimane.

In occasione della Festa del Redentore, in programma sabato 14 e domenica 15 luglio nelle aree prospicienti lo specchio acqueo del Bacino di San Marco, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha emanato un’ordinanza con misure di prevenzione per l’incolumità e la sicurezza pubblica.

 

L’evento è stato oggetto anche di alcuni tavoli tecnici convocati dalla Questura, che hanno definito le seguenti misure per la gestione di eventuali situazioni di pericolo:

– individuazione di via di fuga, con l’assistenza di apposito personale;
– previsione di corridoi di emergenza;
– suddivisione in settori dell’area di affollamento;
– individuazione di punti di assistenza medica e di protezione civile e di spazi di soccorso raggiungibili dai mezzi di assistenza;
– riduzione drastica della presenza di contenitori di vetro nelle aree interessate dagli eventi, nelle vie di fuga e nelle aree limitrofe.

 

In particolare, dalle ore 19 di sabato 14 luglio alle ore 3 di domenica 15 luglio, nel territorio del centro storico di Venezia, è vietata alle attività commerciali di qualsiasi natura, alle attività artigianali e agli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande la vendita per asporto di bevande, comprese quelle alcoliche e super alcoliche, in bottiglie o qualsiasi altro contenitore di vetro; è vietato inoltre il trasporto senza un giustificato motivo sulla pubblica via di qualsiasi tipo di bevanda in bottiglie o altro contenitore in vetro.

 

Nell’area marciana, Riva degli Schiavoni, Riva della Ca’ di Dio, Riva San Biagio, Riva dei Sette Martiri, Campo SS. Filippo e Giacomo, Fondamenta della Dogana, Fondamenta Zattere ai Saloni, Fondamenta Zattere allo Spirito Santo, Fondamenta Zattere agli Incurabili, Fondamenta Zattere ai Gesuati, compresi il Campo della Salute e la Punta della Dogana, Fondamenta San Giovanni (Giudecca), Fondamenta delle Zitelle, Fondamenta della Croce, oltre al sagrato della Chiesa di San Giorgio Maggiore, nonché in tutte le aree attigue che costituiscono vie d’esodo in caso di necessità, è vietata la somministrazione sul suolo pubblico in contenitori di vetro.

 

Le violazioni saranno punite con sanzioni da 25 a 500 euro.

 

Nei prossimi giorni sarà emanata anche l’ordinanza che regolamenta il traffico acqueo in occasione della manifestazione.

La Polizia locale, nucleo attività produttive di Terraferma, a tutela dalla salute pubblica, dall’inizio dell’anno ha effettuato una serie di controlli in materia di ludopatia, il gioco d’azzardo patologico, che hanno portato a redigere 112 verbali a Pubblici esercizi.

 

 

Dalle verifiche effettuate è emerso che alcuni bar tenessero i videogiochi accesi in orari in cui non è consentito. Questi casi sono stati riscontrati a Marghera in via Beccaria, in via Trieste e in via Longhena, e a Mestre in via Aleardi e in viale San Marco. Per aver reiterato il comportamento scorretto, alla sanzione pecuniaria di 166 euro per violazione all’art. 14 del Regolamento comunale in materia di giochi, è stata disposta quale sanzione accessoria la prima chiusura per tre giorni.  Altri 16 locali sono stati sanzionati già due volte e si attendono ora i provvedimenti di chiusura.

 

 

Le contromisure da parte dei gestori sono già state prese: 4 esercizi gestiti da cinesi hanno predisposto un tasto di spegnimento videogiochi dal bancone, da attivare quando nell’esercizio entra la Polizia locale. “Le proteste dei giocatori – rende noto la Polizia locale – sono il segno evidente dell’infrazione compiuta. Nell’ultimo sopralluogo gli agenti sono stati ringraziati da un anziano che nell’ultima settimana aveva già perso 700 euro. Il giro d’affari nel 2016 è stato di 80 miliardi di euro. La stima dei giocatori patologici è di 250.000 persone – una città come Verona. Lo Stato incassa più di 8 miliardi dalle slot che nel 2015 in Italia erano 418.210”.

Martedì scorso la Polizia locale di Mestre, i Carabinieri di Mestre e i NAS di Treviso hanno effettuato controlli accurati nei locali etnici e nei bar di via Piave e strade limitrofe.

 

Risultato, sono state comminate 23 prescrizioni in materia di sicurezza: sanzioni al supermercato Jatafar (20mila euro), al Bar Piave Leo (47mila euro), al Kebab pizzeria al civico 51 di via Piave (27mila euro), all’Etno Market (38mila euro) e al bar Stella (13mila euro).

 

Fonte: Venezia Today

 

“Occorre fare un passo in avanti per quanto riguarda il rispetto degli animali. Casi di maltrattamento e abbandono sono assai frequenti anche in Veneto, è quindi necessario mettere nero su bianco alcuni punti fermi. È una questione di civiltà”. Queste le parole del consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni per presentare il Progetto di legge di cui è primo firmatario (gli altri sottoscrittori sono il capogruppo dem Stefano Fracasso, la vice capogruppo Orietta Salemi, i colleghi Alessandra Moretti, il vicepresidente del Consiglio regionale Bruno Pigozzo, Francesca Zottis e Cristina Guarda della lista AMP) sulle norme per la tutela degli animali di affezione. “Ricordo le parole di Gandhi – dice ancora Zanoni – la civiltà di un popolo si misura anche dal modo in cui tratta i suoi animali. E anche il Trattato di Lisbona dell’Unione Europea li considera come esseri senzienti da tutelare”.

 

 

In Veneto i numeri sono ‘imponenti’, secondo i dati della Regione aggiornati ad aprile 2018, risultano iscritti all’anagrafe canina ben 804.965 esemplari, così suddivisi per provincia: Belluno 31.921, Padova 159.124, Rovigo 45.228, Treviso 164.836, Venezia 117.311, Verona 135.938, Vicenza 150.607. Una presenza sicuramente molto importante, con più di un cane ogni sei cittadini, quasi uno per famiglia, per non parlare poi anche dei gatti, uccelli, rettili”.

 

 

È un provvedimento ‘corposo’, 35 articoli, che si propone di sostituire l’attuale legge regionale, la 60 del 1993 ed è il frutto, spiega l’esponente del PD, “della collaborazione fra esperti delle associazioni del mondo del volontariato, coinvolto direttamente nella prevenzione e nella lotta ai fenomeni dell’abbandono, spesso causa di randagismo, e delle varie forme di maltrattamento. Questa legge anzitutto sancisce il loro diritto alla dignità in quanto esseri viventi e non riguarda solo gli animali domestici: ma anche quelli usati per altri scopi come zoo, circhi e caccia.

 

 

Il Pdl, per il quale è richiesto uno stanziamento di 420mila euro nel bilancio 2018, definisce le funzioni degli enti locali (Regione, Province, Città metropolitana), delle Ulss e delle associazioni di protezione e tutela, i controlli con le eventuali sanzioni. La legge istituisce l’Anagrafe regionale degli animali di affezione con obbligo di microchip anche per i gatti, viene poi creata l’Ardav (Area regionale dei diritti degli animali nel Veneto), organismo consultivo e di sensibilizzazione della popolazione, a cui partecipano enti locali, Ulss e i rappresentanti di associazioni di protezione degli animali che sono quelli spesso chiamati a operare sul campo, specialmente per il ritrovamento di cuccioli abbandonati o adulti feriti.

 

 

“Ma sono davvero tante le disposizioni innovative previste dal Pdl – dice ancora Zanoni, continuando a illustrare il provvedimento – Tra i compiti della Giunta c’è anzitutto l’adozione del Piano regionale triennale degli interventi di educazione sanitaria e zoofila, controllo demografico e prevenzione del randagismo, da effettuare con la collaborazione dell’Ardav, oltre a fissare i requisiti per le strutture di ricovero, sanitario e non. La Regione dovrà poi erogare ai Comuni i contributi per i rifugi sia dei gatti che dei cani, le Ulss sono chiamate a promuovere, con le associazioni animaliste, le adozioni e il contenimento delle nascite, con campagne spinte di sterilizzazione canina e felina, con particolare attenzione alle colonie. Il sindaco potrà poi emettere ordinanze in caso di maltrattamento o incuria prevedendo l’affido temporaneo alle associazioni di tutela animale, in vista della successiva adozione”.

 

 

Molto dettagliato l’articolo 8, riguardante il trattamento degli animali e relativi divieti con ben 33 commi. “Sono previste regole ferree con severe sanzioni per chi detiene cani e gatti a catena, per il taglio di coda e orecchie, utilizzo collari elettrici e la detenzione di equini e bovini senza adeguati ripari. Sono vietate le operazioni di selezione o di incrocio tra razze di cani o gatti per svilupparne l’aggressività, l’asportazione di denti e artigli, la messa in palio di animali durante fiere o sagre, l’allontanamento dei cuccioli di cane dalla madre prima di 60 giorni, l’esplosione di botti e fuochi artificiali in parchi, giardini e aree protette, l’esposizione a volumi nocivi per il loro udito. 

 

 

Tra le novità, vengono inoltre normati l’accesso degli animali negli ospedali e nelle case di riposo e la possibilità per le associazioni di tutela di rivolgersi alle mense pubbliche, supermercati e negozi per il prelievo di residui ed eccedenze di cibo. Infine sono previste attività di cura, riabilitazione e assistenza con il coinvolgimento di animali e percorsi della formazione e informazione, ad esempio per le scuole, sulla loro tutela e benessere.

Dopo Dorsoduro, San Polo, Santa Croce, San Marco e Cannaregio, da martedì 8 maggiopartirà anche a Castello la raccolta dei rifiuti porta a porta. A presentare le nuove modalità di raccolta sono stati ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Ca’ Farsetti, l’assessore comunale all’Ambiente, Massimiliano De Martin, e il responsabile Veritas dei servizi ambientali, Federico Adolfo. Presenti inoltre la responsabile del Servizio Programmazione pulizia della città, Valutazioni ambientali, Osservatorio Naturalistico e Ambientale, Cristiana Scarpa, e i consiglieri comunali Gloria Rogliani e Maurizio Crovato.

 

I risultati positivi di queste nuove modalità di raccolta – ha ricordato De Martin – sono stati evidenti fin dall’inizio. Basti pensare che da quando è iniziata la raccolta porta a porta, nell’ottobre del 2016 nel sestiere di Dorsoduro, le richieste di deratizzazione e la percentuale dei rifiuti abbandonati sono diminuite del 30% e il numero dei gabbiani è sceso addirittura del 60%. Un successo reso possibile dalla grande collaborazione dei cittadini veneziani che, dopo le comprensibili difficoltà iniziali che in genere accompagnano un cambiamento delle proprie abitudini, hanno saputo adattarsi velocemente e hanno iniziato ad apprezzare le nuove modalità”.

 

Come negli altri Sestieri – ha spiegato Adolfo – i cittadini dovranno portare i sacchetti con il rifiuto residuo e la differenziata del giorno nei punti di raccolta da lu­nedì a sabato, dalle 6.30 alle 8.30, secondo il calendario predefinito: lunedì, mercoledì, venerdì cartone e tetrapak; martedì, giovedì e sabato plastica, lattine e metalli; dal lunedì al sabato rifiuto residuo. In alternativa, potranno attendere che il netturbino suoni il campanello, tra le 8.30 e le 12 circa. Le barche di Veritas dove i cittadini di Castello potranno personalmente portare i rifiuti stazioneranno tra le 6.30 e le 8.30 nei 13 punti di raccolta predisposti: Rio di San Zulian (ponte della Malvasia), Campo San Giovanni e Paolo, Campo Santa Maria Formosa, Riva degli Schiavoni (fronte calle delle Rasse), Riva degli Schiavoni (altezza ponte della Pietà), Campo San Lorenzo, Campo Sant’Antonin, Rio della Ca’ di Dio (altezza calle delle Docce), Campo Santa Ternita, Fondamenta della Tana (altezza scuola Calvi), Fondamenta Sant’Isepo, Ponte Paludo (lato Sant’Elena), Rio dei Giardini (altezza calle Marafoni). “Martedì – ha spiegato Adolfo – saremo presenti a Castello con vari operatori e una decina di ispettori ambientali per dare informazioni ai cittadini sulle corrette modalità di conferimento dei rifiuti. Dopo un periodo iniziale di tolleranza di circa 10, 15 giorni, scatteranno le multe per chi non rispetta le nuove regole”. Le sanzioni per chi abbandona i rifiuti in strada partono da 167 euro.

 

Entro fine anno – ha proseguito De Martin – la raccolta dei rifiuti porta a porta sarà estesa anche alla Giudecca, l’ultima parte che manca. Nel frattempo continuiamo a lavorare per perfezionare il sistema, studiando soluzioni per poter garantire la raccolta differenziata anche in strada e per la gestione dei rifiuti nell’area del Porto”.

 

La settimana scorsa la novità è stata illustrata, con un pieghevole in italiano e uno in inglese, alle circa 12mila utenze (9mila domestiche e 3mila non domestiche) di Castello. Un secondo volantino, tradotto anche in tedesco, francese, spagnolo, russo, cinese e giapponese, è stato recapitato ai titolari di B&B attraverso l’associazione Abbav, che si è impegnata a metterlo a disposizione dei propri ospiti, portato a mano a oltre 400 strutture e inviato a una mailing list di affittacamere e gestori di strutture turistiche in affitto.

 

All’imponente campagna di comunicazione messa in atto da Veritas, si aggiunge la nuova app “Scoasse”, scaricata in una sola settimana già 120 volte. L’applicazione, che propone due ‘percorsi’ differenziati, uno per i residenti (in italiano) e l’altro per gli ospiti (in inglese), consente, una volta geolocalizzata la posizione dell’utente, di visualizzare immediatamente sulla mappa della città la posizione e gli orari dei 53 punti di raccolta dei rifiuti, di quelli di distribuzione dei sacchetti di carta per la differenziata e per la raccolta dell’olio da cucina usato, gli ecocentri, la fontane e i bagni pubblici. Tra i servizi offerti anche il calcolo del percorso per raggiungere la meta desiderata, una guida alla differenziata per imparare a smaltire i rifiuti in modo corretto, una mappa dei punti di raccolta sestiere per sestiere e un’opzione “Notifiche” che ricorda i giorni e gli orari per il conferimento ottimale.

 

“Quando si dà lo strumento giusto – ha concluso De Martin – i cittadini rispondono positivamente e in maniera partecipata, a vantaggio dell’intera città”.

 

Ascolta le parole di De Martin in questo breve video: https://youtu.be/Husd07zn28Q

Sempre più controlli a Mestre e Marghera: attività commerciali e esercizi di somministrazione di alimenti e bevande sono sotto continua osservazione da parte della Polizia Locale, Nucleo Polizia Commercio Città di Terraferma, e dell’Azienda ULSS 3 Serenissima, che durante la scorsa notte hanno controllato 4 attività riscontrando violazioni sia amministrative che sanitarie.

 

Nello specifico si è intervenuti nell’attività artigiana di pizzeria per asporto di via Stefani, a Marghera, dove è stata riscontrata una grave carenza igienico – sanitaria. Inoltre sono state accertate la mancata esposizione al pubblico degli orari di apertura e chiusura dell’esercizio (sanzione da 1.032 euro) e la vendita di prodotti del settore alimentare non di produzione propria (bibite confezionate), senza aver presentato la prescritta SCIA al Comune di Venezia (sanzione € 5.000 euro). Situazione ancor più grave quella invece riscontrata in un’altra attività artigiana di pizzeria per asporto sempre in via Stefani a Marghera dove le gravi carenze igienico – sanitarie hanno portato alla chiusura del locale fino al ripristino delle condizioni idonee per lo svolgimento regolare dell’attività. Anche in questo caso è stata accertata la mancata esposizione al pubblico degli orari di apertura e chiusura dell’esercizio. Entrambe le attività sono gestite da cittadini di nazionalità bengalese.

 

Per quanto riguarda Mestre, la Polizia Locale, assieme agli operatori dell’ULSS 3, è intervenuta nel pubblico esercizio di via Piave, gestito da un italiano, dove non sono state riscontrate carenze igienico – sanitarie, ma dove mancava l’esposizione dei prezzi delle consumazioni in modo chiaro ben leggibile e visibile al pubblico anche dall’esterno (diffida per violazione della LR 29/2007) e dove è stata riscontrata l’occupazione di suolo pubblico (marciapiede) con tavolo e sedie priva di autorizzazione (sanzione che sarà erogata dal Servizio tributi). Nel pubblico esercizio di via Gagliardi, a gestione cinese, oltre a carenze igienico – sanitarie, sono state accertate la mancata esposizione nel locale un cartello indicante il divieto di fumare; il locale è stato sottoposto a diffida per violazione della Legge 584/75 e, anche in questo caso, la mancata esposizione dei prezzi delle consumazioni (diffida per violazione LR 29/2007).

 

Quattro sopralluoghi si sono andati a sommare ad altri tre compiuti la settimana scorsa sempre dal Nucleo Polizia Commercio Città di terraferma, unitamente a personale dell’Azienda ULSS 3 Serenissima. Nello specifico sono stati controllati in via Verdi a Mestre il pubblico esercizio, a gestione italiana, dove sono state rilevate carenze igienico – sanitarie ed è stata accertata la mancata esposizione dei prezzi delle consumazioni, venendo quindi quindi sottoposto a diffida. In seguito si è passati al ristorante indiano dove, oltre ad essere state riscontrate carenze igienico – sanitarie ed essere stata accertata la mancata esposizione dei prezzi delle consumazioni (diffida per violazione LR 29/2007), non era ben visibile all’utenza l’orario di apertura e chiusura (diffida per violazione LR 29/2007). Infine ci si è spostati alla pizzeria d’asporto gestita da italiani dove  sono state riscontrate carenze igienico – sanitarie sanabili e non sono state accertate violazioni amministrative.

 

Secondo la norma voluta espressamente dal Consiglio comunale, nei casi in cui gli esercizi o attività siano state diffidate, non vi è alcuna sanzione pecuniaria immediata. Questo perché, se si tratta della prima volta, l’Amministrazione non vuole apparire vessatoria ma viene data al gestore dell’esercizio la facoltà di mettersi in regola, con l’impegno a non trasgredire ulteriormente.

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