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Ed eccoci arrivati alla ribellione. Iniziano i ristoratori, categoria che non ce la fa più a tirare avanti a causa dei Dpcm che ne hanno decretato di fatto la chiusura in tutta Italia.

 

Ben 50mila ristoratori hanno deciso di sfidare i divieti di Conte e di riaprire il prossimo 15 gennaio a pranzo e a cena.

 

Da calcoli fatti dalle associazioni di categoria, i ristoratori hanno perso ben 700 milioni di euro tra Natale e Capodanno. Possiamo quindi immaginare di quale portata e gravità siano state le perdite di denaro e di posti lavoro da inizio pandemia ad oggi.

 

Da qui la decisione di riaprire il 15 gennaio con servizio al tavolo sia a pranzo che a cena, sotto l’hashtag #ioapro, venendo meno alle regole e ai divieti imposti dai Dpcm.

Si tratta di una protesta pacifica durate la quale sarà rispettato l’obbligo delle mascherine e delle distanze imposte per evitare il contagio.

 

Tutto ha avuto inizio a Cagliari, dove la scorsa settimana i locali hanno aperto ripristinando il servizio al tavolo per i clienti che ordinavano vivande per l’asporto.

I clienti poi hanno postato le foto sui Social con gli hashtag #ioapro e #nonspengopiùlamiainsegna per far vedere che nel rispetto delle regole è inutile e dannosa la chiusura di ristoranti e pub.

 

Fonte: Leggilo.org

Venerdì 30 ottobre, a partire dalle 17.30, commercianti, ristoratori, cassaintegrati e baristi e cittadini scenderanno in piazza Ferretto a Mestre per manifestare contro le ultime misure restrittive introdotte dal Governo. A scatenare la protesta è l’ultimo DPCM, in vigore dallo scorso 26 ottobre e fino al prossimo 24 novembre, che obbliga alla chiusura anticipata alle ore 18 le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie).

 

Sono sempre di più le proteste in tutta Italia dopo la firma dell’ultimo decreto (un’altra, sempre a Mestre, è avvenuta domenica). Limitare gli orari di apertura alle attività della ristorazione ha significato infatti colpire e danneggiare un’intera filiera di distribuzione a cui queste sono collegate, ovvero lavanderie, fornitori, impiantisti, aziende con produzione di cucine, senza contare intere famiglie che ora si trovano ridimensionate le loro entrate.

La reazione di sconcerto alle parole del viceministro pentastellato, Laura Castelli, che ha invitato i ristoratori in crisi a cambiare business, corre sui social.

Al coro unanime di sdegno si è unita anche la voce di Fabio Crea, noto esponente trevigiano di Fratelli d’Italia il quale, attraverso un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha lanciato un appello a baristi e ristoratori: «Inviate tutti i vostri menu al Viceministro per far vedere che siete capaci di superare questa crisi nonostante l’incapacità di questo governo».

 

Il video, che sta spopolando in rete e nelle chat, riporta l’indirizzo di posta elettronica istituzionale dell’esponente M5S: [email protected]

 

 

In un altro Post, il commento dello stesso Crea: «Lei cosa fa per la crisi? Lei che è pagata per risolvere i problemi. Politicamente incompetente e incapace: cambi lei mestiere e si porti dietro tutti i suoi compagni di questo governo “abusivo”» e la proposta: «Il 20 e 21 settembre si voti anche per le elezioni politiche».

Camst Group, una delle principali aziende italiane operanti nella ristorazione scolastica, mette a disposizione delle famiglie tutta la propria esperienza e il proprio know-how in materia di nutrizione ed educazione alimentare per bambini in età scolare e pre-scolare in questo periodo di chiusura delle scuole.

 

Come mangiare in maniera corretta e quali errori evitare? Quali giochi si possono realizzare a casa per scoprire insieme ai bambini i segreti di una giusta alimentazione?

Nasce così “Camst è di casa”, un sito internet dove le famiglie potranno trovare menù settimanali elaborati dai nutrizionisti di Camst Group, ricette per tutta la famiglia, consigli nutrizionali, giochi e attività con finalità educative da realizzare insieme a casa.

 

Le attività proposte sono il frutto della lunga esperienza dell’azienda nel settore della ristorazione scolastica dove, oltre a occuparsi della preparazione dei piatti, l’azienda affianca le scuole nella proposta di progetti di educazione alimentare. Da 75 anni ogni giorno Camst serve il pranzo a oltre 250mila bambini in tutta Italia, per un totale di oltre 45milioni di pasti all’anno nel settore scolastico.

 

“In questo periodo, a causa delle misure restrittive necessarie per contenere il propagarsi del Coronavirus, le scuole sono chiuse e i bambini sono a casa – ha dichiarato il Presidente di Camst, Francesco Malaguti. – È fondamentale curare l’alimentazione dei bambini nel corso della giornata, rispettando i principi nutrizionali dei pasti senza dimenticare varietà e gusto. In questo momento così particolare, vogliamo essere vicini ai genitori offrendo suggerimenti e consigli per sostenerli nella quotidianità”.

È arrivato il grande gelo nella Marca Trevigiana e la stagione del radicchio entra nel vivo. Dopo l’anteprima all’Hotel Fior, decolla la rassegna “A tavola nei ristoranti del radicchio”, che unisce i migliori ristoranti trevigiani, con un paio di puntate fuori provincia nel bellunese e nel veneziano. L’esordio tocca questa settimana allo storico ristorante “Alla Pasina” di Dosson di Casier, che fino al prossimo 25 novembre proporrà ogni giorno menù degustazione dedicato ai radicchi della Marca Gioiosa.

 

 

Un’occasione perfetta per provare le delizie di un ristorante che si sta distinguendo grazie alla gestione di Simone Pasin, figlio dei titolari, che con la sua lungimiranza e passione per i vini unite alla decisione di far partire una Academy culinaria ha fatto fare il salto di qualità ad una attività che nata nell’agosto del 1977. Fu allora infatti che suo padre, Carlo Pasin e la mamma Teresa (soprannominata “Pasina”, appunto: e da qui il nome) decisero di aprire la prima osteria. All’inizio si vendevano solo ombrette e cicchetti. In questa terra viveva Giuseppe Maffioli che di Carlo era amico e confidente, tanto che lo definì in un suo libro “Cucina d’amore per chi sa amare la cucina”. Nel settembre del 2000 con l’aiuto del figlio Simone (oggi responsabile sala-cantina), della figlia Nicoletta (chef cucina) il ristorante è stato spostato in una casa rurale di fine Ottocento.

 

Ed è qui che è stata proposta con una cena di gala, alla presenza di Miss Veneto Diletta Sperotto, per proporre in anteprima il menù che questa settimana sarà possibile degustare. Dopo l’aperitivo di benvenuto nella sala al primo piano del ristorante con il metodo classico brut riserva da uve Chardonnay Alfredo Barollo e il Prosecco brut docg di Conegliano e Valdobbiadene della Tenuta Santomè gli ospiti si sono spostati nella sala principale, arredata per l’occasione con spettacolari candele. Qui è stata servita la cena. Come antipasto cestino di girello di manzo fassona affumicato con radicchio di Castelfranco, cilindro di robiola di capra e marmellata di radicchio e miele. Ma anche tortino di zucca, patate e radicchio di Treviso con crema di topinambur, entrambi i piatti accompagnati da uno Chardonnay Igt della Tenuta Santomè. La scelta dei primi piatti è stata l’occasione per valorizzare il fiore d’inverno: risotto con radicchio di Treviso, zucca e pistacchio, mantecato con Piave vecchio; ravioli ripieni di radicchio Treviso e ricotta di pecora con crema di formaggi d’alpeggio. Entrambe le pietanze sono state abbinate al Frater Rosso, un Merlot doc Piave dei fratelli Barollo. Infine, il trionfo della carne con il filetto di manzo su lettino di radicchio brasato con salsa al vino rosso e ciuffetto di porro fritto, esaltato da Frank, il Cabernet Piave doc di Barollo. Caffè e dolce, con la celebre torta delle miss al cioccolato, velo di zucchero e amarena valorizzati ancora da uno spumante di Santomè, il Prosecco Doc extra dry.

 

Inizia così la rassegna gastronomica dei Ristoranti del Radicchio. Le luci dei riflettori si accenderanno la prossima settimana, dal 26 novembre al 2 dicembre, sul ristorante Albertini di Visnadello di Villorba; dal 3 al 9 dicembre appuntamento alla Locanda San Lorenzo di Puos d’Alpago, nel bellunese; dal 7 al 13 gennaio al ristorante San Martino di Scorzè, nel veneziano; dal 21 al 27 gennaio Al Migò di Treviso; dal 28 gennaio al 3 febbraio al ristorante da Gerry a Monfumo (la serata di gala è programmata per il primo di febbraio); infine dal 4 al 10 febbraio all’Antico Podere dei Conti di Sant’Anna di Susegana. Del gruppo fanno parte anche Agostini Ricevimenti e Dolcefreddo Moralberti di Maserada sul Piave.

Molti moglianesi si sono accorti che la trattoria pizzeria ai Veneziani ha chiuso, e in molti hanno salutato il vecchio gestore Giorgio che si è ritirato dall’attività per godersi una meritata pensione.

 

Molti moglianesi però hanno notato che al posto della vecchia Pizzeria ai Veneziani, da pochi giorni è stata aperta una nuova attività, sempre nel settore della ristorazione: si tratta della nota catena mestrina Unico Ristorante e Pizzeria. I locali sono stati totalmente rinnovati e, da un locale con impronta veneziana, si è passati a un locale dall’aspetto moderno, fresco quasi giovanile.

 

I nuovi gestori sono napoletani e il menù risente di questa origine con uno sguardo particolare per i piatti unici, gustosi e molto ben presentati.

 

Insomma, a questo punto nessun rimpianto per il vecchio Giorgio e largo alle idee giovanili della Unico Ristornate e Pizzeria.

 

 

Calle Legrenzi è uno dei punti più poetici e belli di Mestre, con il suo centenario glicine che fiorisce regolarmente ogni primavera.

 

Una volta era meta di molti quando il locale di Geremia richiamava i clienti a mezzogiorno con la campana, informando che gli ottimi primi erano pronti.

 

Con la chiusura di “Da Geremia” la calle ha perso il suo smalto, ma ora, finalmente, questo suggestivo angolo della nostra città sta per tornare ai vecchi fulgori.

 

Infatti a breve riaprirà proprio lì un nuovo locale, il “ Va Pensiero”, dove si potrà fare colazione con pane burro e marmellata, come ai vecchi tempi, ma si potrà gustare molto altro a tutte le ore seduti a un tavolino sotto il secolare glicine.

 

Questa sì è una bella notizia per Mestre che lentamente torna a far rivivere, togliendole dalla cantina, le vecchie bellezze dimenticate.

 

Fonte: la Nuova Venezia

La storia imprenditoriale dei fratelli Minchio è nota in tutto il Veneto che ama l’enogastronomia e l’accoglienza. I fratelli Massimiliano e Adamo unirono i loro sforzi nel 1989 grazie alla visione della madre, che nel pieno del boom economico aprì la pizzeria “Soranza” a Castelfranco Veneto, nel Trevigiano, e che ancora oggi contribuisce all’attività di famiglia.

 

Sarà stata la qualità dei piatti, sarà stato lo spirito imprenditoriale. In pochi anni la famiglia si è espansa, arrivando ad acquisire fino a dieci locali. Da ricordare l’hotel a quattro stelle di Preganziol, ma anche la tipica osteria con lo spiedo ad Albaredo, a Vedelago, senza dimenticare i due bar a Castelfranco e il ristorante a Cittadella. Ma la famiglia si espanse persino nel Veneziano, a San Stino di Livenza, e fuori regione, a Pordenone.

 

Così, anni di duro lavoro e di apprendimento ai fornelli e nella gestione della sala li hanno resi celebri in tutto il Veneto. In particolare negli ultimi sedici anni alla pizzeria “Soranza” hanno sperimentato infinte tecniche e prodotti: Massimiliano lo chef in cucina coi suoi collaboratori e Adamo “l’anticonformista” in sala con interesse particolare per vini, gli oli e le lievitazioni di farine speciali per pane e pizza.

 

Assieme, hanno deciso di aprire un nuovo ristorante, il prossimo 15 marzo in un evento riservato ed esclusivo, solo su invito: “La Staffa”, in via Rovai 6, a Sopracastello di San Zenone degli Ezzelini. Una location che emoziona: ai piedi del Monte Grappa, vanta anche un alloggio con sei stupende camere per chi vuole fermarsi a dormire e nei paraggi ha un maneggio, da cui prende il nome.

 

“Abbiamo sempre studiato – spiegano i fratelli della cucina – e frequentato tutti i locali importanti, i ristoranti e gli alberghi del nord Italia. Adesso siamo pronti per questa avventura: ci concentreremo sul  ristorante. Il nostro obiettivo è quello di non avere una specialità in carta, ma ogni pietanza che esce dalla nostra cucina dovrà essere speciale. Di qui la volontà di aprire la nuova attività, che porterà lavoro ad almeno cinque o sei persone: alcuni dei nostri collaboratori ci seguiranno, altri li stiamo assumendo in questi giorni”.

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