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“Un nuovo focolaio di Coronavirus scatenato da una persona rientrata dalla Bosnia ha portato il Veneto da un rischio basso a un rischio elevato, passando da una R con T pari a 0,43 all’1,63”, ha annunciato con voce dura il Presidente Zaia durante la conferenza stampa di oggi. Il Governatore ha poi ricostruito la vicenda legata al viaggio in Bosnia in auto sulla quale viaggiavano 5 persone, ora positivi, che hanno generato 89 isolamenti.

 

“Il paziente zero, rientrato dalla Serbia il 25 giugno, ha iniziato ad avere sintomi lo stesso giorno. Il 28 – continua Zaia – è andato al pronto soccorso, effettuando il tampone e risultando positivo, ma rifiutando il ricovero. Se uno è padrone della sua vita, non deve però poter mettere a repentaglio quella degli altri: ecco perché dico che il Parlamento ci deve dare gli strumenti adeguati. Ricoverato, dopo molta insistenza, anche del sindaco, il 1° luglio, attualmente è in rianimazione ed è pure emerso che il 30, pur sapendo di essere ammalato, ha visto altre persone. Il secondo caso di positività è emerso il 30 giugno, dopo almeno 6 giorni asintomatici, per uno degli altri occupanti dell’auto andata in Serbia, e terzo e quarto il 1 luglio, nel secondo caso per un occupante dell’auto non dichiarato. L’ultimo caso, presso l’Ulss 6 Euganea, riguarda una paziente che si è presentata al pronto soccorso di Schiavonia il 29 giugno, dichiarando di aver avuto contatti con il primo paziente.

 

In questo caso – ha rilevato Zaia – l’indagine è risultata difficoltosa per la negazione di alcuni dati, come lavoro e contatti.  E mi chiedo se abbia senso aver buttato via quattro mesi della nostra vita per ritrovare complottisti e liberisti. L’ordinanza è già potenzialmente scritta e potevo firmarla anche oggi. Ma non sono contento. Per colpa di pochi irresponsabili ora pagheranno tutti”, ha concluso Zaia.

 

Silvia Moscati

“Chissà se Zaia accetterebbe di lavorare a cinque euro l’ora. È vergognoso che ci siano paghe del genere in strutture pubbliche e, poiché non è il primo caso, che la Regione non sia mai intervenuta”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, commenta la protesta degli addetti ai servizi di portineria dell’Ulss 2 della Marca Trevigiana che, con il nuovo appalto vinto da una mini-cordata di due cooperative, hanno visto un netto peggioramento delle loro condizioni contrattuali.

 

“Non si possono ulteriormente tollerare le gare al massimo ribasso di Azienda Zero in cui a rimetterci è l’ultimo anello della catena, i lavoratori. Da 7,11 a 5,34 euro l’ora, lordi, è una sforbiciata troppo pesante per persone che già prima non guadagnavano cifre straordinarie e che magari, complice la crisi, saranno pure costrette ad accettare una paga da fame. Ma con stipendi del genere come si fa ad arrivare a fine mese e vivere dignitosamente? Come può il lavoro malpagato nobilitare l’uomo? Su ciò attendiamo una presa di posizione di Zaia, anche perché non è un episodio isolato. Un caso analogo era scoppiato quasi due anni fa a Vicenza, con i presidi sociosanitari dell’Ulss 8; come Partito Democratico avevamo presentato un’interrogazione a dicembre 2018 che è senza risposta da 18 mesi. Se questi sono i risparmi garantiti da Azienda Zero, c’è davvero poco di cui vantarsi”.

 

“Zaia – aggiunge in chiusura il consigliere democratico trevigiano – dovrebbe intervenire visto che è un ente regionale, mostrando verso gli addetti ai servizi di portineria la stessa sensibilità avuta nei confronti delle associazioni venatorie a cui ogni anno vengono garantite centinaia di migliaia di euro, soldi spesi anche in lauti pranzi e cene di pesce, dell’inadempiente concessionario della Superstrada Pedemontana, cui sono stati assicurati 300 milioni di euro per completare l’opera, o per la sua struttura di comunicazione che costa ai veneti un milione l’anno”.

Questa mattina, durante la conferenza stampa e il consueto aggiornamento sui dati dell’epidemia di Covid-19 nel Veneto, il Presidente Zaia ha parlato del nuovo focolaio di 10 persone dovuto a una badante positiva al Covid-19: «Ho fatto partire una lettera a tutti i Dipartimenti e faremo gratuitamente un tampone a tutte le badanti che tornano, per difendere anziani e lavoratori». Si tratterà di un test obbligatorio tramite la Sanità Veneta, ha spiegato il Governatore.

 

Recentemente una badante è stata trovata positiva dopo essere rientrata dalla Moldavia con un pullman. Da lei è poi scaturito il focolaio, con 10 positivi nel padovano. Risultano infatti positiva la signora assistita dalla badante, sua figlia, una coppia di moldavi, una signora che viaggiava sullo stesso pullman e una famiglia moldava collegata a questi ultimi casi.

 

Attualmente in Veneto ci sono 22 focolai. Guardando il trend settimanale a partire dal 25 maggio contiamo 135 focolai, scesi poi a 75, 56, 35 e ora a 22. Quindi non è vero che sono aumentati i focolai. Attualmente, dei 22, 13 sono in famiglie e 9 in strutture per anziani. I due focolai che preoccupano maggiormente sono quello di Feltre e quello definito delle badanti perché sviluppatosi tra otto badanti che hanno viaggiato assieme in un pullman dalla Romania all’Italia”, ha dichiarato Zaia nel corso del consueto punto stampa.

“In Veneto si curano le persone a prescindere da ogni documento, credo religioso, orientamento sessuale, colore della pelle e posizione lavorativa”, ha poi aggiunto rispondendo al giornalista che sottolineava il fatto che molte non siano in regola.

 

Silvia Moscati

“Ancora una vittima di violenza domestica a Treviso: purtroppo la convivenza forzata a cui sono costrette le donne durante l’emergenza Coronavirus aggrava la situazione. Ma se in tutta Italia le richieste di aiuto sono in aumento, 2.867 dal 2 marzo al 5 aprile ovvero + 74,5% rispetto allo stesso periodo di due anni fa, nella Marca, secondo quanto detto dalla Questura, si registra un’inversione di tendenza sul fronte delle denunce. Temo però che dipenda dalle maggiori difficoltà a comunicare con l’esterno e questo è un ulteriore problema”. Così Andrea Zanoni commenta l’episodio accaduto due giorni fa a Treviso con una 33enne picchiata dal marito davanti alla figlia di cinque anni, salvata dall’intervento dei carabinieri.

 

Denunciare è fondamentale, ma non è semplice poiché gran parte delle violenze avviene all’interno di contesti familiari. Specialmente in questo periodo con la convivenza obbligata a causa delle misure di contenimento del Coronavirus. Perciò credo sia giusto potenziare l’intera rete di supporto, come hanno fatto altre Regioni, dall’ascolto telefonico alle case rifugio, investendo anche risorse proprie. Come Partito Democratico abbiamo presentato un ordine del giorno che andrà in votazione in aula domani (venerdì 24 aprile) in cui chiediamo alla Regione di trasferire quanto prima i nuovi finanziamenti previsti dal Governo con il Cura Italia, altri tre milioni per le case rifugio sia pubbliche che private, dove poter accogliere le vittime di maltrattamenti. Il primo passo da compiere, però, è quello della denuncia. Da pochi giorni, come ha sottolineato la Questura, c’è un’applicazione – You Pol – che consente di segnalare dal telefonino, anche in forma anonima, i casi di maltrattamento. È una risorsa in più da sfruttare per combattere questa piaga”.

“Su quanto accaduto nelle Rsa del Veneto non accettiamo alcun scaricabarile: vanno chiarite le responsabilità: lo dobbiamo anzitutto ai familiari delle vittime, a chi ancora sta lottando contro la malattia e a chi lavora nelle strutture. I numeri in tutta la provincia di Treviso, la più colpita dopo Verona e Padova, sono pesanti con 58 morti riconducibili a COVID-19 e in particolare inquieta la situazione di Casa Fenzi, dove i conti non tornano”. È quanto chiede il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, preannunciando anche un’interrogazione alla Giunta sulla struttura di Conegliano, su cui c’è un’indagine della Procura di Treviso, e le altre residenze per anziani della Marca in cui il contagio è particolarmente elevato.

 

 

“Secondo la Ulss 2 i decessi per COVID-19 a Casa Fenzi sarebbero 7, ma nei primi 15 giorni di aprile ci sono state ben 25 vittime. Il primo caso risale al 20 marzo e la direzione fa sapere di aver chiesto un intervento della task force dell’Ulss senza però aver avuto risposta. Solo dal 26 marzo, in seguito ad altre quattro morti, è stato deciso di bloccare i nuovi ingressi di ospiti nella struttura, mentre i primi tamponi sono stati effettuati il 29 con gravissimo e colpevole ritardo, salvo sospenderli tre giorni dopo per mancanza di reagenti. Le reiterate richieste di completare i test, fornire dispositivi di protezione e reperire personale sono rimaste a lungo inascoltate. È evidente che ci siano stati dei ritardi, con conseguenze tremende, tant’è che ora su 184 ospiti ben 100 sono positivi. Non fare subito i tamponi ha comportato il tenere assieme contagiati e non, stendendo così un tappeto rosso al Coronavirus. È doveroso capire come mai e di chi sono le responsabilità – insiste Zanoni – Non si tratta di una casualità, poiché molte strutture sono invece risultate immuni al contagio. La magistratura farà il proprio lavoro, ma la Regione, oltre alle dirette tv, deve aprire come minimo un’indagine accurata: lo dobbiamo ai nostri anziani, ai loro familiari, al personale che vi lavora e soprattutto alle povere vittime”.

Riceviamo da Davide Visentin, consigliere comunale e capogruppo di Fratelli d’Italia a Treviso, e pubblichiamo il seguente comunicato:

 

“In Veneto non ci sono emergenze alimentari che non siano già seguite dai servizi sociali dei comuni e dalle associazioni di volontariato. I 400 milioni di euro destinati ai buoni spesa devono poter essere utilizzati anche per sostenere commercianti, artigiani e partite iva”: questa la richiesta contenuta in una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, sottoscritta da oltre 100 amministratori veneti di Fratelli d’Italia e che vede come primo firmatario il coordinatore veneto e sindaco di Calalzo di Cadore, Luca De Carlo.

 

“Vogliamo lanciare una proposta al Governo: la situazione veneta è diversa da quella del resto d’Italia, e quindi servono strumenti diversi e adeguati a questa realtà. Il rischio è che queste risorse nei nostri territori rimangano inutilizzate”, spiega De Carlo. “Le classi penalizzate dalla crisi economica provocata da questa epidemia sono quelle dei commercianti, degli artigiani, dei lavoratori saltuari, dei liberi professionisti e delle partite iva, che oggi si trovano a dover affrontare necessità diverse da quelle del semplice pacco alimentare. Sono proposte a costo zero, che prevedono un uso più ampio e calato nella realtà dei nostri territori delle risorse già messe a disposizione dal Governo”.

 

Quattro le richieste fondamentali contenute nella lettera: la possibilità di consentire ai comuni di utilizzare la parte di avanzo di amministrazione non vincolato per il finanziamento di interventi straordinari legati all’emergenza; la possibilità di utilizzare il fondo destinato ai “buoni spesa” anche per l’assegnazione di buoni affitto, bonus bollette e per la concessione di prestiti d’onore per le partite iva e le società di persone con meno di 5.000 euro nel conto corrente; la possibilità di utilizzare anche per questi scopi le risorse raccolte con l’apertura del conto corrente comunale; la possibilità di acquistare strumenti per la didattica e servizi a distanza da affidare, in comodato d’uso gratuito, alle famiglie meno abbienti.
“Fratelli d’ Italia con queste proposte ha raccolto la richiesta di flessibilità arrivata da oltre un centinaio di suoi amministratori: moltissimi sindaci, ma anche assessori e consiglieri comunali. Queste sono le richieste operative fatte da chi conosce e vive tutti i giorni il proprio territorio”, conclude De Carlo.

 

L’Avis Provinciale di Treviso sposa il progetto di raccolta fondi per sostenere le aziende sanitarie del territorio nell’acquisto del materiale sanitario necessario per affrontare al meglio questo delicato periodo di emergenza COVID-19.

 

«Oggi più che mai c’è bisogno dell’aiuto di tutti noi per supportare i nostri ospedali. Abbiamo dato seguito alle istanze di molti donatori e Avis Comunali che hanno manifestato di voler sostenere i bisogni delle strutture sanitarie in prima linea nel contrasto al Coronavirus ma anche fortemente impegnate nel garantire la raccolta di sangue necessaria per curare i pazienti che devono essere trasfusi. Adesso, così come nei prossimi mesi, dovremo garantire sempre, attraverso la prenotazione delle donazioni, una risposta responsabile ai malati» sottolinea Vanda Pradal, presidente dell’Avis Provinciale di Treviso.

 

L’iniziativa, condivisa da tutte le Avis Provinciali Veneto e ABVS insieme ad Avis Regionale, e promossa sui social con gli hashtag #distintimauniti e #insiemecelafaremo, estesa a tutti i cittadini che vorranno dare il loro prezioso contributo attraverso l’Iban: IT 21 P010 3012 0810 0006 1165 563

Beneficiario: Avis

Causale: Donatori di sangue raccolta fondi emergenza Covid-19 per materiale sanitario

 

 

Quanto raccolto verrà poi dettagliatamente rendicontato e, sentite le esigenze delle strutture sanitarie, si procederà agli acquisti necessari per supportare l’operatività del servizio ma anche per la sicurezza di donatori, pazienti e personale sanitario.

 

«Diamo voce insieme a questa raccolta fondi» conclude Pradal «questo impegnativo momento che ci sta mettendo a dura prova richiede a tutti un responsabile impegno civico per non lasciare solo nessuno».

L’Ater di Venezia, su volontà del presidente Raffaele Speranzon, ha individuato nei giorni scorsi e messo oggi a disposizione della Protezione Civile 86 alloggi per ospitare medici e infermieri impegnati nell’emergenza sanitaria, nei territori dei plessi ospedalieri di Dolo, Mestre (Villa Salus) e Jesolo, cioè quelli individuati come centri emergenziali anti COVID-19.

 

Questa mattina Speranzon ha inviato una lettera con l’elenco dei civici delle abitazioni disponibili, già da subito, all’assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile Gianpaolo Bottacin, alla Direzione Protezione Civile e Polizia Locale della Regione Veneto e all’assessore regionale ai Servizi sociali, Manuela Lanzarin.

 

“È un piccolo contributo in questo drammatico momento per il nostro territorio – spiega Speranzon – e l’intera nazione. Nei giorni scorsi abbiamo individuato gli appartamenti che potevano essere dedicati alla causa: immobili pronti e liberi da subito, in cui sono finiti recentemente i lavori o che si sono resi ultimamente disponibili. Abitazioni che si trovano nelle vicinanze degli ospedali, facilmente raggiungibili. Abbiamo inviato questa mattina l’elenco degli alloggi ritenuti più idonei alla Protezione Civile, affinché siano messi al più presto a disposizione delle aziende sanitarie”.

 

“Gli alloggi – aggiunge Speranzon – possono essere d’aiuto al personale medico e infermieristico chiamato a lavorare, anche da fuori, per l’emergenza sanitaria. Ognuno di noi in questo momento è chiamato a fare la sua parte”.

 

Le 86 abitazioni sono così distribuite: 45 sono state individuate nell’area di Villa Salus, tra Mestre e Favaro, 31 nell’area dell’ospedale di Dolo e comuni limitrofi, altre 10 a Jesolo. Hanno dimensioni diverse, con una metratura che va da un minimo di 42 metri fino ad un massimo di 102 metri.

 

Da sottolineare che le case dell’Ater dedicate al personale sanitario per la durata dell’emergenza non vanno a togliere nulla ai cittadini, non rientrano tra quelle dedicate alle emergenze abitative e non sono abitazioni che sarebbero state assegnate a breve ai cittadini.

 

“Siamo in grado di concedere gratuitamente, da oggi e fino ad emergenza rientrata, questi 86 alloggi al personale sanitario – conclude il presidente – che ne avesse necessità. Le aziende sanitarie potranno richiedercele sia per ospitare personale volontario in arrivo da altre zone d’Italia o del mondo, sia per il personale già in servizio che risiede lontano dall’ospedale di lavoro. Riteniamo sia necessario lanciare un messaggio di ringraziamento al personale sanitario che è tutti i giorni in prima linea per salvare delle vite. Per questi mesi di assoluta emergenza non chiederemo alcun canone di affitto per le residenze messe a disposizione della Protezione Civile e delle aziende sanitarie”.

Raccomandiamo ai nostri lettori di diffondere l’appello a prestare massima allerta in questi giorni verso coloro che suonano alla porta di casa, riferendo di essere incaricati della Regione del Veneto per effettuare il controllo con il tampone per il Coronavirus: si tratta di impostori.

Si raccomanda quindi di non aprire la porta e di chiamare immediatamente il 112.

 

 

Photo Credits: FB @ulss2marcatrevigiana

Si è già messa in moto la macchina della Regione Veneto per la distribuzione delle nuove mascherine, prodotte dall’Azienda Grafica Veneta, e presentate dal Presidente della Regione Luca Zaia e dal titolare di Grafica Veneta, Fabio Franceschi.

 

L’Assessore alla Protezione Civile, Giampaolo Bottacin, e l’Assessore alla Sanità e Sociale, Manuela Lanzarin, hanno inviato loro lettere ai Comuni veneti e a Centri Servizi per Anziani, Residenze Sanitarie Assistite e Case Alloggio per Disabili, contenenti le indicazioni pratiche per la distribuzione.

 

Bottacin, nella lettera ai Comuni, specifica che le relative forniture verranno consegnate alle singole Amministrazioni a cura della Protezione Civile Regionale e invita i Sindaci a favorirne la distribuzione il più capillare possibile, utilizzando i Gruppi Comunali di Protezione Civile e il volontariato locale.

 

La Lanzarin ha scritto a tutte le strutture per persone anziane e con disabilità, annunciando l’arrivo delle mascherine e ringraziando tutto il personale per l’impegno, il lavoro e la dedizione. In questo caso, la distribuzione sarà direttamente a cura di Grafica Veneta, alla quale la Regione sta inviando gli indirizzi ove consegnare le mascherine.

 

Sarà invece Azienda Zero a distribuire alle Ullss le mascherine per la consegna, all’esterno delle strutture, alle persone che, per qualsiasi motivo, frequentino gli ospedali.

 

Photo Credits: Regione del Veneto via Facebook

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