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Di recente è stata lanciata una petizione votata a chiedere soluzioni concrete e tempestive, per un rientro a scuola in sicurezza e accessibile a TUTTI gli studenti

 

A poco meno di un mese dall’avvio del nuovo anno scolastico, l’argomento Scuola è sulla bocca di tutti e le linee guida proposte per la riapertura sembrano aver scontentato tutti.

Critiche arrivano dagli studenti, dai genitori, dagli insegnanti e dagli educatori. C’è mancanza di ambienti spaziosi ad accogliere intere classi, l’organico risulta insufficiente, l’orario è indefinito, i mezzi di trasporto rischiano di non essere in grado di trasportare tutti gli allievi.

 

E a farne le spese in prima persona saranno ovviamente gli studenti, soprattutto quelli domiciliati in periferia e quelli meno abbienti, molto probabilmente costretti a rimanere a casa, impossibilitati ad accedere a una scuola adeguata alle proprie esigenze e rispettosa del diritto all’istruzione.

 

 

La petizione

Di fronte a questa situazione, tutti abbiamo il dovere di mobilitarci perché si intervenga al fine di fornire a OGNI allievo/a le stesse opportunità.

 

Le famiglie sono particolarmente in apprensione e chiedono soluzioni concrete e tempestive, per un avvio dell’anno scolastico 2020/2021 in sicurezza.

 

Negli ultimi giorni è stata così lanciata una petizione in cui si chiede al Governo di definire, nelle singole realtà territoriali, PATTI EDUCATIVI DI COMUNITÀ tra scuole statali e paritarie, dove alle famiglie sia assicurata la possibilità di scegliere la scuola paritaria ritenuta più sicura per il figlio, senza dover pagare rette aggiuntive, attraverso una quota capitaria, che abbia come tetto massimo il costo medio studente o il costo standard di sostenibilità per allievo.

 

IL TEMPO STRINGE!

Il 1° settembre sarà discusso al Senato il decreto semplificazione dove potranno essere approvati i Patti Educativi. Firma anche tu e condividi la petizione per raggiungere più persone: l’obiettivo è 10.000 firme!

A soli 10 giorni dal lancio (7 luglio) la petizione lanciata dal comitato a difesa delle ex cave di Marocco di Mogliano Veneto registra già oltre 2100 adesioni

 

Il comitato a difesa delle ex cave di Marocco di Mogliano Veneto ha avviato una importante campagna, attraverso una petizione appoggiata da pubblica sottoscrizione di firme, per sensibilizzare l’amministrazione comunale a intraprendere finalmente i passi giusti per la realizzazione del Parco della biodiversità. Il territorio interessato si colloca ai margini sud della cittadina di Mogliano Veneto, confinante col comune di Venezia e in parte coincide con l’area del dismesso parco divertimenti Veneland, attivo negli anni ‘90.

 

 

Una petizione per salvaguardare la biodiversità florofaunistica

Tale richiesta di sottoscrizione non è rivolta soltanto ai cittadini moglianesi, ma in generale a quanti, privati o associazioni, hanno a cuore la salvaguardia dalla cementificazione e vogliano godere di un ambiente rinaturalizzato, in una zona del Veneto, purtroppo già oggi eccessivamente compromessa dall’urbanizzazione. La raccolta firme non è un’arma lanciata contro qualcuno, ma rafforza le posizioni di chi crede in un progetto di riqualificazione di un’area umida di altissimo interesse naturalistico, per offrire alla comunità un sito di magica bellezza, oggi raro, per la particolare biodiversità florofaunistica.

 

Scopo è quello di pervenire ad una mediazione con la proprietà che fa capo alla Quaternario SPA, ma tenendo la barra del timone diritta, ad evitare la compromissione di un ambiente prezioso. In oltre sedici anni, da che è iniziata la battaglia per la tutela di quest’area umida, si sono alternate amministrazioni comunali di diverso colore politico. Sostanzialmente tutte hanno appoggiato le intenzioni del Comitato, con l’importante risultato di aver provvisoriamente preservato l’area da speculazioni edilizie, anche attraverso strumenti urbanistici e drastiche riduzioni delle pretese della proprietà, che inizialmente ambiva a realizzare un insediamento residenziale ad uso turistico, per complessivi 140.000 metri cubi. Nessuna amministrazione si è spinta più oltre, quantomeno per far riconoscere formalmente la tutela dell’area, secondo la Direttiva Europea denominata rete Natura 2000, malgrado che il Comitato ex Cave di Marocco avesse fornito a suo tempo gli elementi di base e le competenze per l’avvio della procedura di riconoscimento come Sito di interesse Comunitario (SIC). Ad oggi si è pervenuti ad una posizione di stallo, dopo diversi progetti presentati dalla proprietà e respinti. Si confida ora in un’ulteriore possibilità di dialogo, che negli auspici del comitato dovrebbe tener conto di una ormai necessaria sensibilità ambientale. Imprescindibile che l’eventuale cubatura edilizia, per dimensione e vicinanza non disturbi l’area da proteggere.

 

Obiettivo: 3.000 firme

L’esito della petizione (obiettivo minimo 3.000 firme che confidiamo poter superare) sarà portato all’attenzione del Sindaco, la cui giunta ha espresso anche recentemente formale impegno a concretizzare la realizzazione di un Parco di iniziativa locale, secondo rigorosi criteri rispettosi della biodiversità.

 

Il comitato ex Cave di Marocco è disposto ad esplorare questa nuova manifestazione di volontà politica, mantenendo però una posizione di scrupolosa vigilanza sulla coerenza dei fatti rispetto ai propositi asseriti, perché non venga stravolta in un’eventuale fase esecutiva la finalità inderogabile di Parco della Biodiversità.

Petra era una splendida cagnolona bianco/nera di soli quatto anni adottata da poco dal Rifugio Enpa di Ponzano. Il 20 febbraio 2019, durante una passeggiata nel greto del Piave, in località Palazzon a Spresiano (TV), ha ingerito malauguratamente un micidiale boccone avvelenato che non le ha dato scampo. Purtroppo questo non è un fatto isolato o sporadico, molti altri animali sono morti negli scorsi anni a causa di esche avvelenate.

 

A seguito di tale tragico evento, i proprietari di Petra si sono mobilitati e, con il sostegno dell’Enpa, hanno dato vita a una petizione (leggila qui) per chiedere alle Amministrazioni comunali e provinciali di predisporre una costante vigilanza sul territorio (anche a mezzo di specifiche “foto trappole”), con eventuale periodica bonifica dello stesso, volte a garantire la sicurezza di cani, gatti e fauna selvatica, e delle numerose famiglie con bambini che passeggiano in quest’area naturalistica.

 

Lo scopo della petizione è quello di garantire l’effettiva osservanza e applicazione dell’articolo 544-bis del Codice Penale che sanziona l’uccisione di animali “per crudeltà o senza necessità” e dell’Ordinanza Ministeriale del 25 giugno 2018 recante: «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati». Tale ordinanza riconosce nel suo testo la sussistenza della “necessità e urgenza di confermare misure di salvaguardia e prevenzione ai fini del controllo e monitoraggio del predetto fenomeno”.

 

Questa mattina la consegna delle firme al sindaco di Spresiano

Questa mattina, una rappresentanza dei promotori e il Presidente dell’Enpa si sono recate in comune a Spresiano per consegnare nelle mani del sindaco, Marco Della Pietra, il migliaio di firme raccolte a sostegno di una efficace azione di controllo del territorio. A tale petizione cartacea si aggiungono altrettanti nominativi raccolti dalla petizione on-line sulla piattaforma Change.org. Un’analoga consegna, nelle mani del presidente della Provincia, è già programmata per martedì prossimo alle ore 12.00.

 

Nell’incontro molto cordiale il sindaco, che si è dimostrato sensibile al tema, ha affermato che già ora gli ingressi alle aree golenali sono controllate da videocamere, e che comunque porrà in essere ogni altro accorgimento utile a disincentivare tali criminali comportamenti. Lo stesso trasmetterà copia della petizione ai colleghi dei comuni rivieraschi per attuare assieme una efficace azione sinergica.

 

La speranza è che le azioni di controllo pongano fine a queste inutili crudeltà tuttavia, in attesa che ciò avvenga e come utilissima precauzione, l’accorgimento che l’Enpa suggerisce ai proprietari di cani che intendono portarli in aree a rischio (Piave e Montello in primis) è di fargli indossare la museruola per impedirgli di ingerire alcun oggetto. È un piccolo “sacrificio” a cui sottoporremo il nostro migliore amico che gli salverà la vita.

Le api sono in declino, minacciate da pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici.

 

Se le api muoiono, a farne le spese saranno l’ambiente, il nostro cibo e l’agricoltura. Le api, infatti, non producono solo miele: dalla loro opera di impollinazione dipende un terzo degli alimenti che consumiamo abitualmente – come mele, fragole, pomodori e mandorle – e la produttività del 75% delle nostre principali colture agricole.

 

L’attuale sistema di agricoltura industriale basato sulla dipendenza dai pesticidi chimici, come i neonicotinoidi, non è più sostenibile!

 

Il 27 aprile 2018 l’Unione Europea ha approvato il bando permanente di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api: l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta.
Il loro utilizzo resta però consentito all’interno di serre permanenti. Inoltre, è ancora consentito l’uso di altri neonicotinoidi: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos, tutti insetticidi potenzialmente pericolosi per le api e gli altri insetti impollinatori.

 

Con una petizione, Greenpeace chiede al Governo italiano e alla Commissione europea di:
1. Bandire l’uso di tutti i pesticidi dannosi per le api e gli altri insetti impollinatori
2. Applicare rigidi standard per la valutazione dei rischi da pesticidi
3. Aumentare i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di pratiche agricole ecologiche.

 

Recenti studi hanno confermato che i neonicotinoidi danneggiano non solo le api, ma anche i bombi, le farfalle, gli insetti acquatici e persino gli uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare.

 

 

Fonte: www.greenpeace.org

Luca Cipriani, di mestiere Vigile del fuoco, ha indirizzato una petizione (di cui riportiamo il testo in versione integrale) a Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Stefano Candiani, Fabio Dattilo, per chiedere di far rientrare la propria categoria lavorativa nell’assicurazione INAIL. Ad oggi ha già raccolto 38.216 firme.

 

 

Sono Luca e faccio il vigile del fuoco operativo da 34 anni.
Ho deciso di lanciare questa petizione per un motivo tanto semplice, quanto sconcertante: noi Vigili del Fuoco siamo costretti a pagarci le cure e i presidi sanitari indispensabili a seguito di ricorrenti infortuni professionali, infatti non siamo coperti da assicurazione INAIL per infortuni sul lavoro. 

Sì, avete letto bene.

Un lavoro rischioso come il nostro, difficilefaticoso, usurante che richiede elevate doti professionali abbinate ad altrettanto elevate prestazioni psicofisiche, non è tutelato a livello sanitario dal nostro Stato.

Stiamo parlando di professionisti formati per affrontare ogni tipo di emergenza. Lavoratori turnisti, che sanno quando inizia il loro turno di servizio, ma non sanno se e quando il loro turno finirà. Lavoratori e volontari sempre disponibili a risolvere i tanti problemi che una società sempre più fragile si trova ad affrontare.
Di giorno, di notte, con il caldo o con il freddo, nei giorni festivi e in quelli ferialiSempre. A qualsiasi costo. Talvolta a costo della vita.

La problematica è stata più volte segnalata anche nella precedente legislatura.

Perché i Vigili del Fuoco sono esclusi dall’INAIL?

Perché il Vigile del Fuoco è stato storicamente abbinato ad un modello risarcitorio in uso nei Corpi militari, definito “causa di servizio”, con la differenza che il Corpo dei Vigili del fuoco non ha mai avuto e non potrà mai avere, viste le ridotte dimensioni, una propria struttura medica. Questo nel tempo sta creando un evidente problema, con i Vigili del Fuoco vittime di malattie professionali e infortuni costretti a combattere da soli contro strutture militari o burocratiche.
Riteniamo debbano essere superate le persistenti e ingiustificate esclusioni dei Vigili del Fuoco dall’INAIL.

Per questo chiediamo un puntuale intervento parlamentare: inserire i vigili del fuoco sotto la copertura INAIL.
Siamo uomini e donne che mettono la propria vita a servizio dello stato e di altre persone, la nostra salute conta.

 

Negli allevamenti europei, centinaia di milioni di animali sono tenuti in gabbia per la maggior parte della loro vita. La loro sofferenza è enorme. Per questo, LAV si appella alla Commissione europea, chiedendo che ponga fine a questo trattamento crudele degli animali negli allevamenti.

 

TENERE GLI ANIMALI IN GABBIA È CRUDELE

Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni e sentimenti, come dolore e gioia. Le gabbie sono causa di immense sofferenze per gli animali. Le gabbie fanno soffrire enormemente milioni di animali negli allevamenti ogni anno. Sono crudeli e anche ingiustificate, dato che sistemi alternativi alle gabbie esistono già.

PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO BISOGNA RACCOGLIERE 1 MILIONE DI FIRME IN TUTTA EUROPA

Per sostenere LAV, è possibile firmare online oppure scaricare il modulo della petizione, firmarlo e farlo firmare anche ad amici e famiglia. Tutto quello che c’è da sapere per aiutare LAV a raggiungere 1 milione di firme è su www.endthecageage.eu.

 

L’ALLEVAMENTO IN GABBIA È UN INCUBO A CUI È POSSIBILE METTERE FINE

LAV fa parte di una grande campagna internazionale con l’obiettivo di vietare l’uso delle gabbie per gli animali negli allevamenti di tutta Europa. Attraverso una petizione apposita, rivolta alla Commissione UE e chiamata Iniziativa dei cittadini europei, vuole unire tutto il continente contro la crudeltà sugli animali e mandare alla Commissione un messaggio forte e chiaro: i cittadini europei vogliono suini, galline, conigli e tutti quanti gli animali negli allevamenti liberi dalle gabbie!

 

Dove firmare?

• on-line nel sito: www.endthecageage.eu

• presso la libreria Ubik di Castelfranco fino al 7 maggio su modulo cartaceo (chiedendo di accedere all’area della mostra LAV)

• a Treviso, domenica 5 maggio, dalle 15 alle 19, in Piazza Carducci, al tavolo LAV di raccolta firme per la campagna europea #ENDTHECAGEAGE

 

 

ATTENZIONE: in ogni caso vanno indicati gli estremi del documento d’identità

LAV Onlus – LAV Lega Anti Vivisezione Sede di Treviso (TV)

Tel. 346.7465558
E-mail: [email protected]

Per seguire LAV:
Mailing list: [email protected]
Pagina web
Pagina Facebook: LAV Treviso
Twitter: LAV Treviso

 

Contributi e iscrizioni:
C/C bancario: IBAN IT07 L033 5901 6001 0000 0073 873 su Banca Prossima – specificare causale

In prossimità del cimitero di Campalto, da un paio di mesi, vengono segnalati diversi furti e vandalismi nei confronti delle auto parcheggiate. In particolare nella zona dei parcheggi laterali al cimitero e fronte bosco di Campalto, che attualmente si trova in una situazione di abbandono.
I Verdi Metropolitani/e Venezia chiedono pertanto alle istituzioni locali/comunali un intervento definito per garantire la sicurezza dei cittadini, che comporti possibilmente l’installazione di telecamere nella zona e la presenza di organi di pubblica sicurezza a vigilare attraverso un passaggio supplementare, nell’area del cimitero, durante il servizio di controllo della città.

 

Domenica 31 marzo e 7 aprile, LAV ci aspetta in piazzetta Indipendenza a Treviso per firmare la petizione contro le violenze sugli animali e per portare a casa l’uovo di Pasqua

 

Nei fine settimana del 30-31 marzo e del 6-7 aprile, LAV sarà presente in tante piazze italiane per aiutare a mettere K.O. le violenze verso gli animali. I cittadini potranno acquistare l’uovo di Pasqua LAV e/o firmare la petizione con la quale LAV chiederà al Governo e al Parlamento di rafforzare la Legge 189/04, che punisce il maltrattamento degli animali.

 

Grazie a questa norma, LAV è riuscita a salvare tanti animali ottenendo il loro sequestro. Migliorare questa legge è ancora possibile, ad esempio introducendo:

• pene più severe per chi maltratta animali (con aggravante se in presenza di minori), perché possano essere un più efficace deterrente
• una nuova disciplina della confisca obbligatoria al fine di impedire che l’animale resti in custodia e nella disponibilità del suo aguzzino, come purtroppo accade spesso
• che la norma sia posta a protezione non solo del sentimento per gli animali, come è oggi, ma anche dell’animale stesso in quanto soggetto di diritto
• che venga introdotto il reato di strage di animali (art. 544-bis c.p.), per contrastare le uccisioni di massa di animali, come ad esempio nei casi di avvelenamento, fattispecie estremamente frequente.

 

 

LAV chiede un quadro normativo che riconosca e valorizzi i centri di accoglienza degli animali sequestrati e confiscati.

 

 

Aiutare LAV in questa nuova battaglia dalla parte degli animali è possibile! E lo si può fare con:

• una firma, per contrastare in modo più efficace i maltrattamenti agli animali
• l’uovo di Pasqua LAV, in cioccolato extrafondente e biologico (Altromercato): quest’anno completamente rinnovato e più buono che mai.

 

 

E per tutti un regalo! Dal 30 marzo al 28 aprile, nelle Botteghe Altromercato o su altromercato.it, sarà possibile ottenere uno sconto del 10% su tutti i prodotti animal free, per un acquisto minimo di 20 euro. Basterà mostrare la cartolina LAV in Bottega o inserire il codice LAV2019 sul sito.

Erica Scardellato e un gruppo di genitori della scuola primaria G. Verdi hanno lanciato una petizione diretta al Dirigente Scolastico Elena Picchi, avviando una raccolta firme per richiedere “Una classe prima alla scuola primaria G. Verdi”.

 

L’obiettivo è raggiungere 500 firme e al momento ce ne sono già arrivate 319.

 

Tutto questo perché nella scuola Verdi per il prossimo anno scolastico si sono iscritti per il tempo normale di 30 ore solo 12 bambini. Troppo pochi per provare a trovare una soluzione secondo la dirigente scolastica. Quindi la formazione della classe prima tempo normale a 30 ore è in grande pericolo.

 

Molti di questi 12 bambini hanno già fratelli iscritti alla Verdi, pertanto se non si riuscisse a fare questa classe prima, i genitori sarebbero costretti a correre come matti per accompagnare i figli nei vari plessi scolastici e per di più negli stessi orari.

 

La Verdi, ricordiamo, è stata appena ristrutturata e quindi si vorrebbe rilanciarla e arricchirne l’offerta. Lasciarla sarebbe un delitto senza provare a trovare una soluzione.

Si tratta di tre donne incensurate di nazionalità rumena e residenti in Romania. Hanno rispettivamente 18, 20 e 34 anni. Da qualche giorno erano state viste girare per il centro storico con le classiche cartellette in mano, intente a fermare i passanti, chiedendo offerte e firme per improbabili petizioni a favore delle persone sordomute. Come se non bastasse, le tre donne si fingevano a loro volta sordomute.

 

 

Una volta bloccate e portate al comando della Polizia locale, la messa in scena è stata smascherata dalla loro fluente parlata.
Per le tre truffatrici è stata staccata una contravvenzione di 50€ per non aver rispettato l’ordinanza firmata dal Sindaco Luigi Brugnaro a tutela del decoro. Se qualcuna delle vittime del raggiro del trio dovesse presentare un esposto per truffa, allora la loro posizione cambierebbe radicalmente, aggiungendo alla semplice sanzione amministrativa un reato penale.

 

 

Fonte: VeneziaToday

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