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Domani, mercoledì 15 maggio, alle 20.30, la Federazione Pensionati Cisl Belluno Treviso – zona di Treviso Nord e Adiconsum Veneto, organizzano nella sala polivalente dell’oratorio parrocchiale di Paese un incontro pubblico informativo sul passaggio al mercato libero dell’energia elettrica e del gas.

 

Come leggere la bolletta e come orientarsi nella scelta dell’operatore nel mercato libero” è il titolo dell’iniziativa, che vedrà l’intervento di Walter Rigobon, presidente regionale di Adiconsum.

 

La legge della concorrenza approvata nel 2017 prevede la fine del mercato di tutela per l’energia elettrica e il gas dal 1° luglio 2020. Ciò significa che da quella data, i consumatori potranno scegliere a quale azienda affidarsi per i contratti della luca e del gas, in un mercato libero nel quale gli operatori lavoreranno in regime di piena concorrenzialità. Le imprese hanno già iniziato la campagna pubblicitaria per conquistare una fetta di mercato importante, tenendo conto che le famiglie che in Italia non hanno ancora scelto il mercato libero sono circa 20 milioni.

 

“Sarà una battaglia senza esclusione di colpi da parte dei venditori per trovarsi al 1° luglio 2020 ben posizionati nel mercato libero e consolidare la loro capacità di vendita – spiegaWalter Rigobon, presidente Adiconsum Veneto -. L’oggetto del desiderio è il consumatore, al quale già da tempo viene offerto un contratto con risparmi spesso non realistici o limitati nel tempo. Con l’attuale normativa le aziende devono provvedere a formulare una offerta che si chiama placet, che potrà essere confrontata nel sito di Arera (autorità di tutela) con altre presenti nel mercato. Il consumatore non ancora completamente informato di quello che rappresenta il mercato libero si trova quindi in una condizione di obiettiva difficoltà”.

 

Sono molti gli anziani che si rivolgono agli sportelli territoriali della Cisl Fnp per avere chiarimenti e per segnalare l’insistenza del porta-a-porta dei promoter di aziende del libero mercato. I pensionati sono disorientati e temono di essere truffati o comunque di fare delle scelte senza le necessarie informazioni.

 

Il vademecum per non incappare in truffe o contratti-capestro

• evitare di sottoscrivere di contratti a distanza (telefonici in particolare);

• prima di sottoscrivere un contratto accertarsi dei contenuti dello stesso e, in caso di dubbi, rivolgersi all’Adiconsum;

• attendere l’approssimarsi del 30 giugno 2020 prima di scegliere un nuovo operatore;

• nell’eventualità di scelta prima del 30 giugno 2020 valutare, oltre al costo del prodotto, anche la qualità del servizio offerto, ad esempio verificando se nel territorio siano presenti o meno sportelli fisici per i consumatori;

• successivamente alla definizione della normativa, attualmente ancora in corso, valutare l’adesione a gruppi d’acquisto che saranno costituiti anche da Adiconsum.

“È incredibile che a distanza di mesi questo caso non si sia ancora risolto. La Regione deve garantire il diritto allo studio a tutti, fornendo il sostegno necessario per assolvere l’obbligo scolastico”. Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, torna sulla vicenda della bambina affetta da disprassia, un disturbo della coordinazione motoria che causa il blocco dei muscoli facciali e l’impossibilità di parlare, che frequenta un istituto scolastico comprensivo a Paese. E lo fa presentando una nuova interrogazione.

 

Zanoni e Lorenzetto: “La Regione mantenga gli impegni e garantisca  il diritto allo studio”

“Come ha denunciato la mamma, ha bisogno di un assistente che conosca la Lis (Lingua italiana dei segni), ma al momento il servizio è scoperto. La Regione rispetti gli impegni – protesta Zanoni – Lo scorso 24 ottobre avevo presentato un’interrogazione e il 5 febbraio la Giunta aveva garantito che il caso sarebbe stato risolto con l’affidamento a una cooperativa di Marghera, che aveva vinto la gara indetta da Azienda Zero, il servizio di mediazione alla comunicazione, in modo da assicurare la ‘copertura’ non solo per il periodo scolastico, ma anche per le attività estive, fino al 31 luglio. Invece dalla scorsa settimana il problema si è riproposto tale perché manca il mediatore e la bambina resta parcheggiata in classe per otto ore. Non è possibile che non si riesca a trovare una soluzione”, protesta in chiusura il consigliere democratico trevigiano, sottolineando come sulla vicenda si sia mossa anche l’Associazione sordi del Veneto che ha annunciato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica.

 

“Esprimo tutta la mia solidarietà alla famiglia e in particolare alla mamma che si sta battendo come una leonessa per far avere alla figlia quello che è un suo diritto – aggiunge poi Rosella Lorenzetto, candidata a sindaco di Paese per la coalizione di centrosinistra – L’istruzione e l’integrazione sono elementi fondamentali per affrontare la vita con serenità e fiducia.  Mi chiedo perché una famiglia che si trova a gestire una disabilità debba lottare cosi per avere ciò che le spetta”.

Una squadra di quindici operai specializzati e tecnici al lavoro sospesi nel vuoto a 85 metri d’altezza per quaranta giorni; 10mila mq di ponteggio sospeso per rivestire l’arco del ponte per un peso totale di 6080 quintali e alla fine la “Torre Eiffel della Brianza” è stata completamente “ingabbiata”.

 

A riuscire nell’impresa è stata Euroedile di Postioma di Paese (Tv) leader di settore a livello europeo. L’azienda è stata incaricata dalla “Luigi Notari” S.p.A., per conto di RFI proprietario e gestore del ponte, a installare i ponteggi per permettere il restauro del Ponte San Michele, in provincia di Lecco.

 

I lavori

Nei giorni scorsi sono state messe in sicurezza le piste ciclopedonali, inaugurate alla presenza dell’AD di RFI. Piste che consentono a pedoni e ciclisti di attraversare la struttura senza dover effettuare una deviazione lunga 17 chilometri.

 

     

 

Le parole di Gentile, AD RFI

“È una testimonianza di archeologia industriale, di ingegneria, che è un fiore all’occhiello per l’Italia. Ho sentito che può diventare patrimonio dell’Unesco Io spero che il nostro intervento contribuisca a far sì che questo sogno si realizzi” ha detto Maurizio Gentile amministratore delegato di RFI.

 

“È una sfida molto importante. L’abbiamo portata avanti in maniera molto buona da tutti i punti di vista e con la ditta trevigiana abbiamo avuto un’ottima sinergia che ritengo sia foriera anche per degli ottimi rapporti futuri” ha detto il rappresentante della “Luigi Notari” S.p.A. di Milano. Ha detto Fabrizio Notari, della ditta incaricata al restauro.

 

 

Le parole di Parisotto, AD Euroedile

“Siamo orgogliosi di essere stati scelti per la messa in sicurezza di questo meraviglioso Ponte che considero un’opera d’arte. Credo sia stata premiata la nostra esperienza soprattutto in cantieri e situazioni ai limiti per le quali siamo specializzati”. Spiega Nereo Parisotto, fondatore e amministratore unico di Euroedile.

 

Alcune maestranze, che hanno contribuito a realizzare il ponteggio record a Paderno d’Adda, sono state assunte dopo l’appello lanciato lo scorso gennaio dal titolare di Euroedile. L’imprenditore trevigiano era stato costretto a rinunciare a commesse per quasi un milione di euro da agosto a dicembre del 2018; questo a causa della carenza di personale specializzato.

 

“La risonanza mediatica avuta dopo l’annuncio di ricerca personale sui Social ci ha consentito di venire a contatto con operai specializzati con ruoli di “chiave” e “mezza chiave” che sono risultati importantissimi per realizzare questa opera di ponteggio straordinario effettuato su un ponte dalle caratteristiche non consuete”.

 

“Se siamo riusciti in quest’impresa lo dobbiamo quindi anche alla stampa e mi sento dunque di ringraziare tutte le testate giornalistiche che indirettamente ci hanno permesso di reclutare il personale che cercavamo da tempo.  È stato un ponteggio complesso perché si tratta di un ponte unico nel proprio genere, dove ci sono tutte le difficoltà immaginabili. Lavorare a quasi un centinaio di metri, su una struttura piena di curve richiede i massimi requisiti di sicurezza ma anche grandi abilità da parte dei tecnici e degli operai”. Ha concluso l’amministratore di Euroedile Nereo Parisotto.

 

 

I lavori

Impegnati nell’opera di allestimento dei ponteggi una quindicina di maestranze. Con ruoli di “chiave” e “mezza chiave” che sviluppano con il loro lavoro una superficie di ponteggio pari a 17600 metri quadri; come se venisse ricoperta di ponteggi l’intera Piazza del Popolo di Roma. Di questi 10 mila metri quadri sono in sospensione.

 

Il ponteggio è stato realizzato ad hoc dall’ufficio tecnico diretto dall’ing. Alessandro Zanatta e tutti i pezzi sono stati progettati al computer.

Nel quartier generale di Postioma di Paese la “Torre Eiffel della Brianza” è stata anche ricostruita a pezzi ed è stata effettuata una simulazione di tutto il lavoro.

 

Quello di San Michele è un ponte storico. Una struttura unica nel suo genere che con il simbolo di Parigi ha in comune l’età e la struttura in ferro.

 

 

 

Il taglio del nastro

 

Alla cerimonia di apertura della corsia ciclopedonale anche l’assessore regionale alla Mobilità Claudia Maria Terzi e i sindaci Michele Pellegrini di Calusco e Renzo Rotta di Paderno; le autorità hanno ringraziato le ditte che stanno lavorando ed in particolare le maestranze. “Abbiamo visto degli operai all’opera nei ponteggi tanto audaci quanto spettacolari” ha detto il primo cittadino di Paderno d’Adda.

 

Dopo il taglio del nastro della pista ciclopedonale i lavori di restauro entreranno nel vivo. “Il nostro ponteggio è stato pensato e realizzato per restare a lungo e non essere smontato durante le varie fasi del restauro; per esempio quando ci sarà la sabbiatura della struttura o quando verrà verniciato e tornerà a splendere come un tempo”. Conclude Lorenzo Munarin capo cantiere di Euroedile al ponte San Michele.

 

 

 

 

Dati tecnici ponte

Il ponte San Michele tra Paderno d’Adda e Calusco veniva attraversato ogni giorno da 60 mila pendolari in auto e lungo la tratta ferroviaria. Fu costruito tra il 1887 ed il 1889 e nel 2017 è stato candidato per essere inserito nella lista Unesco dei beni patrimonio dell’Umanità.

 

 

Con i suoi 266 metri di lunghezza e un’altezza di 85 metri sul livello del fiume Adda è considerato uno dei simboli di archeologia industriali dell’Italia. Interamente costruito in ferro senza saldature. Fu tra i primi esempi di costruzione che sfruttò i principi della teoria dell’ellisse di elasticità e fu pertanto successivamente fatto oggetto di studi; analogamente ad altri grandi ponti metallici eretti negli stessi anni.

Il mercato nazionale necessita di migliaia di specializzati nei ponteggi ad alta quota che non si trovano, perché manca la formazione specialistica.

 

L’edilizia si sta riprendendo, dal rapporto ANCE il 2018 ha registrato un aumento del 2%. Un dato significativo se si pensa che il comparto dell’edilizia rappresenta il 6% degli occupati in Veneto e quasi il 9% del prodotto interno lordo. Fa riferimento ai dati Ance del Veneto l’assessore al lavoro e alla Formazione regionale Elena Donazzan che ieri ha fatto visita ad “Euroedile” di Postioma di Paese, azienda leader nel settore del ponteggio.

 

L’assessore regionale Elena Donazzan in visita ad Euroedile a Postioma di Paese

“La Regione durante il periodo della crisi non è stata a guardare. Ha investito nella formazione. Le aziende che vi hanno aderito ora si trovano pronte ad acquisire quelle commesse importanti per continuare il trend positivo – ha detto l’assessore Elena Donazzan – Dobbiamo continuare su questa strada. È per questo che di recente ho portato all’attenzione della Giunta regionale un protocollo, il secondo dopo quello varato durante la crisi, per fare formazione di alto livello. Euroedile, anche dopo quello che ho visto, può ben candidarsi ad essere una delle protagoniste di questo contenuto formativo”.

 

Euroedile dunque con 600 cantieri aperti su tutto il territorio nazionale è  salita agli onori delle cronache lo scorso gennaio per carenza di figure professionali altamente specializzate potrebbe diventare un punto di riferimento nazionale per la formazione nell’ambito del ponteggio ad alta quota di cui è specializzata.

 

 

 

 

“Il progetto di una scuola per ponteggiatori lo abbiamo già sperimentato l’anno scorso internamente alla nostra azienda offrendo, a chi voleva imparare il mestiere, lezioni teoriche e pratiche. Trentasei giorni durante i quali abbiamo insegnato le caratteristiche del nostro mestiere.  Abbiamo creato un programma che è risultato vincente, tant’è vero che dei 6 “studenti” che hanno seguito la nostra “scuola per ponteggiatori” ne abbiamo assunti tre – ha detto Nereo Parisotto titolare di Euroedile – La carenza di personale altamente specializzato da agosto a dicembre dello scorso anno ci ha fatto perdere circa un milione di euro in commesse. Ciò mi ha spinto a continuare su questa strada proponendo la costituzione di una vera e propria Accademy del ponteggio che non esiste nel territorio nazionale dalla quale, una volta formate le figure professionali, possono attingere tutte le aziende. Abbiamo in corso contatti con Scuola Edile Treviso, Ente di formazione del settore edile con il quale stiamo predisponendo un progetto per mettere a disposizione il nostro know how e i nostri specialisti per formare figure professionali che il mercato chiede. In tutto il territorio nazionale – prosegue Nereo Parisotto titolare di Euroedile – mancano 5000 addetti del nostro settore. Potremmo diventare una scuola d’eccellenza punto di riferimento a livello nazionale nella quale far confluire sia giovani della scuola edile che vogliono specializzarsi, sia maestranze che già operano nel settore edile ma alle quali mancano le competenze per svolgere lavori come il nostro, di ponteggi su viadotti e strutture d’eccezione”, ha concluso Nereo Parisotto.  

 

“Qui da Euroedile ci sono le ricette venete: un imprenditore straordinario che si è fatto da sé, che ama i suoi lavoratori, consapevole che la prima forza è quella del capitale umano. Poi c’è tanta ingegneria, c’è tanta tecnica che consente di riuscire ad affrontare le sfide più importanti trovando sempre delle soluzioni dedicate. È per questo che guardano al futuro anche nell’ambito della formazione edile per i ponteggi, mi immagino anche Euroedile, perchè formazione fatta bene vuol dire anche posti di lavoro. E noi puntiamo a questo: a fare tornare il Veneto a essere la grande locomotiva economica del Paese che è e che è sempre stata” ha concluso l’assessore.

“È strabiliante, ma non certo in positivo, la richiesta fatta dal sindaco di Paese Pietrobon al direttore generale dell’Ulss 2 Benazzi di effettuare uno studio epidemiologico sulla popolazione. Forse ha avuto un’amnesia: gli ricordo che è stato proprio lui nel 2009, dopo essere stato eletto, ad affossare senza remore e vergogna il programma iniziato dalla precedente amministrazione Mardegan e l’Ulss, in particolare con il Dipartimento prevenzione, che prevedeva proprio uno studio epidemiologico a più fasi. La Giunta precedente portò a termine la prima fase ma poi quando serviva proseguire con gli approfondimenti e con il piano della salute venne fermato tutto”. A ricordarlo è il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, che va all’attacco dell’attuale sindaco di Paese dopo lo scandalo legato ai rifiuti contenenti materiali pericolosi stoccati illegalmente a cava Campagnole.

 

“Paeseambiente facendo proprie le preoccupazione dei cittadini, nel 2007 raccolse quasi tremila firme con una petizione che chiedeva proprio uno studio epidemiologico. E non è vero che quello effettuato nel 2008 dipingesse una situazione rose e fiori, vennero anzi registrati alcuni picchi anomali. Nonostante ciò, non si andò oltre. E adesso Pietrobon, come se capitasse qua per caso, cambia parere chiedendo uno studio che lui condannò a morte nel 2009, solo col chiaro intento di nascondere le gravissime responsabilità sul caso di Cava Canzian con rifiuti e materiali illegali presenti dal 2012 e mai fatti rimuovere. Con l’aggravante dell’accordo, siglato dallo stesso primo cittadino nel 2017, che stendeva il tappeto rosso al privato per sanare l’insanabile. È stato un delitto decretare la fine di quello studio epidemiologico, questo è un sindaco senza ritegno e senza vergogna che dovrebbe solo dare le dimissioni”.

In relazione ad articoli di stampa relativi al rilascio dei provvedimenti autorizzativi dell’impianto Cosmo di Noale e il deposito di ingenti volumi di materiale prodotto e depositato in detto impianto nella Cava Campagnole in comune di Paese, appurato che è stata effettuata una maldestra e falsa rappresentazione e ricostruzione delle procedure amministrative succedutesi nel tempo, e che l’informazione che ne risulta – anche per la totale assenza di verifiche – non è soltanto gravemente errata ma si riverbera ingiustamente a danno dell’Amministrazione regionale, l’Ufficio stampa della Giunta regionale puntualizza che:

 

1)    Il Comitato regionale VIA è un organismo eminentemente tecnico di cui non fa parte alcun membro appartenente alla Giunta regionale, ragione per la quale non si vede come possa essere coinvolto l’Assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin.

 

2)    Il comitato regionale VIA si esprime sulla compatibilità ambientale di opere o progetti (procedura di VIA ordinaria) e, come nel caso citato da alcuni giornali trevigiani, verifica se la modifica a un impianto, già in possesso delle autorizzazioni  debba, a sua volta, essere assoggettata a nuova procedura ordinaria di VIA, in ragione di effetti ambientali eventualmente correlati alla stessa modifica proposta.

 

3)    La recente procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, esauritasi con un parere di non assoggettamento espresso a maggioranza dei componenti del Comitato VIA, riguarda la richiesta di selezione di 5.000 mc di rifiuti (tre cumuli), contenenti particelle di amianto da tempo oggetto di sequestro preventivo dell’autorità giudiziaria nella cava in parola (attività di selezione da effettuarsi nell’impianto autorizzato della ditta in Comune di Noale). Si sottolinea che la richiesta è stata presentata dalla ditta a seguito dell’ordinanza di rimozione dei cumuli in questione (in numero di tre) ordinata dal sindaco di Paese, a valle di una conferenza di servizi indetta nel gennaio scorso dallo stesso Sindaco, per la soluzione del problema, e in forza del diniego del medesimo sindaco di far operare la selezione dei rifiuti in loco al fine di eliminare le particelle di amianto dai cumuli.

 

4)    Il comitato VIA non ha autorizzato alcunché, né avrebbe avuto la competenza per farlo; ha emesso invece, a seguito di approfondito esame che ha coinvolto, per gli aspetti ambientali ed igienico sanitari, sia ARPAV che l’Asl competente per territorio, un parere di non assoggettamento a VIA dell’istanza, con numerose e pesantissime prescrizioni da osservarsi obbligatoriamente dalla ditta nel caso in cui intendesse chiedere l’autorizzazione a selezionare provvisoriamente (cioè soltanto per un periodo limitato) i 5.000 mc di rifiuti, già oggetto di sequestro preventivo e gravati da ordine sindacale di rimozione. Si ripete e si sottolinea: nessuna legittimazione o autorizzazione alla ditta di selezionare rifiuti contenenti amianto nell’impianto di Noale consegue al parere di non assoggettamento a VIA pronunciato dal Comitato regionale VIA. Le prescrizioni contenute nel parere del Comitato VIA sono state impartite per la massima tutela e salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica e a garanzia della provvisorietà delle lavorazioni che potranno essere autorizzate solo ed esclusivamente per un tempo definito e limitato.

 

5)    In modo strumentale e privo di nesso causale, gli articoli mettono in relazione la predetta procedura di verifica di assoggettamento a VIA con l’ingente volume depositato nel tempo dalla ditta Cosmo ed oggetto di recentissimo sequestro dalla autorità giudiziaria (martedì scorso). Ebbene le oltre 200.000 tonnellate di materiale appena sequestrato, risultano essere state depositate indebitamente dalla ditta nel corso degli ultimi anni in una cava tuttora in esercizio la cui autorizzazione regionale alla coltivazione è rilasciata in capo a soggetto terzo. Detto deposito, fin dal 2016 è stato oggetto di diffide alla rimozione da parte della Regione, diffide risultate inottemperate. Si fa presente che non solo i rifiuti, ma anche il materiale in questione (all’epoca prodotto dall’impianto di recupero rifiuti della ditta Cosmo e considerato come materiale nelle forme usualmente commercializzate, o materia prima secondaria – (MPS) non avrebbe potuto essere depositato nella cava ancora in esercizio.

 

6)    I cronisti nulla riferiscono in ordine alla richiesta di variante allo strumento urbanistico comunale proposta mesi fa dal Sindaco del Comune di Paese che, tra l’altro, riguarda anche l’area in questione. La procedura di variante urbanistica, come è noto, richiede l’esperimento della preventiva procedura di VAS (valutazione ambientale strategica) obbligatoria per l’approvazione di Piani (e loro varianti) e programmi.

 

7)    Importante sottolineare che detta procedura di verifica di assoggettabilità a VAS della variante in questione, che mirerebbe ad una completa trasformazione territoriale, è stata formalmente sospesa dalla Regione nel marzo 2018 in attesa di chiarimenti e precisazioni  da parte del Comune, alla luce delle perplessità legate alla sostenibilità ambientale della richiesta stessa ed in ragione di una serie di dubbi appalesati dall’Arpav non tanto sui tre cumuli contenenti amianto, di cui si è detto, ma sulla probabile cessione di sostanze inquinanti nelle matrici ambientali, sottostanti il deposito, dell’ingente materiale da tempo indebitamente depositato nella cava dalla ditta Cosmo.

 

8) Ad ogni buon conto, tutta la documentazione sarà presentata all’autorità giudiziaria competente per territorio per le valutazioni del caso.

 

Sarebbe stata sufficiente una telefonata ai competenti uffici regionali per ottenere chiarimenti tecnici.

La mareggiata che ha duramente colpito Portofino lo scorso 29 ottobre ha parzialmente distrutto la strada che collega il celeberrimo “borgo dei vip” a Santa Margherita Ligure: un vero e proprio disastro ambientale che pareva compromettere la viabilità della zona per molto tempo.

 

L’isolamento è fortunatamente destinato a terminare grazie a una ditta trevigiana, la Euroedile S.r.l. di Postioma di Paese che da oggi, lunedì 26 novembre, inizierà i lavori per la posa di una passerella sulla voragine apertasi sulla strada.

 

La passerella sarà lunga ben 120 metri e larga 1,50. Su di essa potranno transitare biciclette, passeggini ed anche carrozzine per disabili grazie a speciali rampe con fondo anti-sdrucciolo; nei punti dove il terreno è franato sarà sospesa ad un’altezza di 10 metri dal mare.

 

Grande soddisfazione è stata espressa dalla Euroedile S.r.l. che si è dichiarata fiduciosa di finire i lavori entro il 10 dicembre.

 

Fonte ANSA

 

Martedì mattina sono state sequestrate oltre 280.000 tonnellate di rifiuti inquinati e contaminati, stoccati in una cava di Paese e in una cava di Noale.

 

L’esponente del PD e vicepresidente della commissione Ambiente Andrea Zanoni esprime il proprio disappunto a riguardo, lamentando: “Avevo denunciato attraverso due interrogazioni, il 2 agosto e il 30 ottobre del 2017, la grave situazione di Cava Campagnole e il famigerato accordo pubblico-privato tra il Comune di Paese, Cosmo Ambiente e ditta Canzian. Se il sindaco avesse ascoltato il sottoscritto e i consiglieri comunali del Partito Democratico anziché trattare tutti con sufficienza e arroganza non si troverebbe in questa grave e imbarazzante situazione”.

 

“Esprimo estrema soddisfazione e mi complimento con i Carabinieri forestali, nonché con tutti gli inquirenti per l’operazione effettuata che fa finalmente luce sull’ennesimo traffico illegale di rifiuti, contenenti anche rame, nichel, piombo, selenio e addirittura amianto che arrivavano a Noale e poi a Paese anche da fuori Veneto e successivamente venivano miscelati con l’aggiunta di calce, leganti e cemento per ottenere l’effetto diluizione ed essere così venduti e utilizzati come materiali inerti nei vari cantieri. Tutto ciò, ovviamente, con gravi rischi per l’ambiente a causa del rischio di rilascio di inquinanti nel suolo e nell’acqua con le relative contaminazioni. Un’operazione imponente – sottolinea Zanoni – a cui hanno partecipato, su delega della Procura della Repubblica di Venezia i Carabinieri forestali del comando di Mestre e del comando di Venezia, i Carabinieri di Treviso, Paese e Venezia, del 14° Gruppo elicotteri di Belluno, in seguito alle indagini durate più di tre anni coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Venezia e svolte dal comando dei Carabinieri forestali di Mestre in collaborazione con l’Arpav del capoluogo”.

 

L’esponente democratico trevigiano va poi all’attacco dell’amministrazione di Paese: “Avevo denunciato la gravità dell’accordo del 25 maggio 2017 approvato in fretta e furia dalla maggioranza Lega-Forza Italia in Consiglio comunale su cava Campagnole, impedendo ai cittadini e alle associazioni di categoria e sociali di conoscere in modo approfondito i contenuti così come prevede la legge. La cosa ancora più grave è che il Comune aveva sottoscritto l’intesa senza fare mai il benché minimo riferimento al fatto che questo sito fosse già allora interessato da un sequestro penale di tre lotti di rifiuti addirittura pericolosi contenenti persino amianto da parte della Procura della Repubblica di Venezia, circa 5.000 metri cubi per capirci. Inoltre era oggetto di un contenzioso con la Regione Veneto per stoccaggio illegale di materiali non conformi e incompatibili con l’attività di cava, circa 45.000 metri cubi, con ripetute diffide per il loro asporto. La Giunta Pietrobon – continua – aveva presentato l’accordo ai cittadini, riconoscendone addirittura un rilevante interesse pubblico, con toni trionfali parlando di realizzazione di un polmone verde, un’area giochi per bambini, zona recintata per sgambatura per cani’ mettendo però le basi per attività future che nulla hanno a che vedere con il green grazie ad un cambio di destinazione d’uso dell’area”. 

 

Se il sindaco avesse ascoltato il sottoscritto e i consiglieri comunali del Pd – prosegue – ora non si ritroverebbe con un accordo pubblico-privato scritto sopra una montagna colossale di rifiuti. Avevo dichiarato già allora che l’intesa puzzava di bruciato, ora alla luce di questa operazione, dico che è stato scritto sul marcio di una montagna di rifiuti contenenti metalli e materiali pericolosi! E pensare che all’epoca qualcuno parò di volumi pari ad un pacchetto di sigarette. Chissà quanti se ne possono riempire con 200mila tonnellate! A Pietrobon dico che chi è causa del suo mal pianga se stesso e aggiungo che adesso non gli resta che fare, di corsa, l’unica cosa logica e saggia, anche per mettere il Comune al riparo di gravi conseguenze, ovvero l’immediata recessione di quell’irrazionale e grave accordo, fatto con soggetti inquisiti, che allora vide delle crepe anche in maggioranza”.

“La chiusura di un ambulatorio all’interno di un distretto sanitario rinnovato due anni fa e costato 750mila euro, penalizzando numerosi anziani rientra nel campo dell’eccellenza veneta sbandierata da Zaia ogni volta che parla di sanità?”. La domanda è del consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni che ha presentato un’interrogazione a proposito dell’imminente chiusura, dal 5 novembre, dell’ambulatorio di Vulnologia di Padernello di Paese (TV).

 

 

“Questa struttura è un punto di riferimento per molti pazienti, in particolare per anziani e malati di diabete. Non si può pensare di trasferire tutto a dieci chilometri di distanza, nella sede Ulss di Borgo Cavalli a Treviso, giustificandolo con la carenza di personale e senza tener conto degli spostamenti a cui sarebbero obbligati gli utenti. Se c’è necessità di ottimizzare il servizio accorpando in unico polo, la scelta deve ricadere su Padernello: sarebbe un controsenso fare altrimenti, visto che il distretto sanitario è stato ampliato da poco. Con questa scelta si ridurrebbero anche i disagi agli utenti, poiché la struttura è ben servita dagli autobus e c’è un parcheggio gratuito piuttosto grande, a differenza di Borgo Cavalli, dove oltretutto i posti auto sono a pagamento. A ciò va aggiunta, sempre a Treviso, la presenza del mercato il martedì e il sabato, che costringerebbe gli utenti a lasciare le vetture assai lontano dalla sede dell’Ulss, non proprio l’opzione migliore per anziani e persone con problemi di salute”. 

 

 

“Risparmi e razionalizzazioni – lamenta ancora Zanoni – non possono essere fatte sulle spalle dei più deboli, a maggior ragione se poi c’è anche una lunga serie di controindicazioni logistiche. Perciò chiedo alla Regione cosa intenda fare per mantenere l’apertura dell’ambulatorio di Vulnologia a Padernello di Paese, tutelando i pazienti che, appunto sono prevalentemente anziani, e valorizzando un investimento pesante da parte del Comune”.

“Finalmente si volta pagina, addio ai pirogassificatori di Paese e Gaiarine, una grande vittoria dei cittadini e di tutto il territorio”. Decisamente soddisfatto il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni per la parola ‘fine’ sulla vicenda dei due mega impianti che la Cortus Energy avrebbe dovuto realizzare nella Marca. “A distanza di sei mesi dalle delibere regionali di fine anno che negano l’autorizzazione ai due pirogassificatori, l’azienda svedese non ha presentato alcun ricorso, né al Tar né al presidente della Repubblica, come mi ha confermato l’Avvocatura regionale e dunque il diniego è diventato definitivo e inappellabile. Hanno finalmente alzato bandiera bianca, si sono arresi di fronte all’evidenza: la volontà popolare, contraria ai mega impianti, ha vinto sui loro interessi di portafogli, assecondati in questo caso dagli incentivi italiani sulle cosiddette rinnovabili”, esulta l’esponente dem trevigiano.

 

Una vicenda che giunge a conclusione dopo un tormentato iter lungo tre anni: i due progetti furono depositati da Cortus Energy nel maggio 2015, uno a Paese con potenza da 17,2 megawatt termici e 4 megawatt elettrici, l’altro a Gaiarine da 8,6 megawatt termici e due elettrici, entrambi da realizzarsi nei siti delle serre del Gruppo Padana Ortofloricoltura dei Fratelli Gazzola. “La mobilitazione contro la realizzazione degli impianti partì subito – ricorda Zanoni – con numerosi incontri pubblici tra ottobre e dicembre, promossi da Partito Democratico e Paeseambiente a Paese e di Amica Terra a Gaiarine e una doppia petizione. A marzo 2016 furono consegnate 10.200 firme al sindaco di Paese e alla Regione, a ottobre dello stesso anno altre 5.868 al primo cittadino di Gaiarine e a Zaia per un totale di 16.068 persone”. A seguire una serie di bocciature: l’11 ottobre 2016 da parte della Commissione tecnica regionale ambiente (Ctra) e il 18 ottobre dalla Conferenza dei servizi composta da Regione, sindaci, Arpav e Provincia. Dopo oltre un anno, il 3 novembre 2017, la Cortus Energy Italy si ‘risvegliò’ facendo ricorso al Tar contro la Regione Veneto perché non si era espressa sui due progetti. Anche in questa occasione senza successo: il 29 dicembre Palazzo Balbi, con deliberazioni 2186 e 2187 decise per il diniego dei due impianti, mentre lo scorso 25 maggio il Tar del Veneto con sentenze 576 e 577 ha dichiarato improcedibili i ricorsi per sopravvenuto diniego.

 

“Finalmente è stata posta una pietra tombale. Questa è una vittoria di tutti: il merito è principalmente dei 16.068 cittadini che hanno firmato le petizioni, ma anche delle associazioni Paeseambiente di Paese e Amica Terra di Gaiarine, delle amministrazioni comunali, dei Circoli Pd di Paese e Gaiarine, degli otto sindaci del circondario di Paese. E, modestamente, è una soddisfazione anche per il sottoscritto, che ha promosso interrogazioni alla Giunta, progetti di legge, conferenze e accessi agli atti. L’unione ha fatto la forza: tutti insieme per salvaguardare la salute dei cittadini e tutelare un ambiente già molto inquinato e martoriato. Il traguardo è stato raggiunto, adesso possiamo brindare”.

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