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Proponiamo una profonda riflessione a firma di Edoardo Barbarossa (esperto di Politiche sociali, con particolare riguardo alla Disabilità e alla lotta alla povertà) sulla tratta degli esseri umani in tempi di pandemia, che vi invitiamo a leggere con sentita attenzione

 

Si celebra la 14° Giornata europea contro la tratta di esseri umani, istituita dalla Commissione Europea nel 2007 per sensibilizzare sul fenomeno del traffico e grave sfruttamento di adulti e minori.

 

Il tema di quest’anno, #liberailtuosogno fa riferimento alla liberazione simbolica del sogno di migliaia e migliaia di bambini, donne e uomini del pianeta che ogni giorno vengono portati con l’inganno dal loro Paese di origine in un altro, allo scopo di essere sfruttati negli ambiti della prostituzione, dello sfruttamento lavorativo, delle economie illegali, dell’accattonaggio forzato o del traffico di organi.

 

La tratta di esseri umani ha, infatti, quale caratteristica fondamentale quella di essere un fenomeno transnazionale che coinvolge due o più Stati, tra i quali i Paesi di transito e sta assumendo forme sempre diverse e sempre più subdole e complesse.

Questa è ormai un’emergenza planetaria, che si rende evidente nel mondo occidentale, ma che nasce da fenomeni di ingiustizia sociale ed economica nei paesi più poveri della terra.

 

La tratta degli esseri umani non va confusa con il traffico di migranti, ovvero il crimine che consiste nello spostamento illegale di una o più persone da uno Stato ad un altro con il consenso della persona trafficata e senza finalità di sfruttamento. La differenza principale tra le due nozioni risiede nel fatto che mentre il migrante ha un ruolo attivo nel contattare l’organizzazione ed esiste dunque un “accordo” tra le parti, in caso di tratta si riscontra l’uso di mezzi violenti, coercitivi o quanto meno ingannevoli. Inoltre, nel traffico di migranti il rapporto tra il migrante e il trafficante termina una volta raggiunta la destinazione, mentre nella tratta l’arrivo nel Paese di destinazione coincide con l’inizio dello sfruttamento.

In realtà, spesso i due fenomeni si sovrappongono e si confondono: può accadere che una persona diventi vittima di tratta solo in un secondo momento del viaggio che aveva deciso di compiere spontaneamente, a causa del debito che viene contratto o dell’inganno da parte del trafficante.

 

Lo scopo della tratta di esseri umani è lo sfruttamento della vittima in vari ambiti. L’ambito di sfruttamento maggiore è quello nel mercato del sesso a pagamento, ma stanno sempre più prendendo piede fenomeni di sfruttamento in ambito lavorativo e nell’accattonaggio forzatoAltri settori di sfruttamento più recenti e minoritari sono le economie illegali, le adozioni illegali, i matrimoni forzati e il traffico di organi.

 

Nonostante l’attenzione degli organismi internazionali e degli Stati, i fenomeni di sfruttamento non accennano a diminuire ed, anzi, sono stati aggravati nella fase pandemica causata dal Covid-19.

 

La tratta di esseri umani a scopi di prostituzione è stata paragonata a quella degli schiavi africani per il numero di vittime che comporta. È un giro di affari mondiale, fatto sulla pelle di ragazze giovanissime, cresciute in contesti difficili e desiderose di una vita migliore. Un traffico internazionale illegale molto ben organizzato ed estremamente redditizio, con cifre da capogiro: le “industrie del sesso” sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali.

 

Nella Convenzione di Istanbul art. 3 – Trattato contro la violenza di genere del Consiglio d’Europa, 2013 si legge: «Con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata».

 

Il Rappresentante speciale dell’OSCE e Coordinatore per la lotta alla tratta di esseri umani, Valiant Richey ha recentemente affermato che «L’impatto della crisi COVID-19 sulla tratta di esseri umani è profondamente preoccupante. Le nostre raccomandazioni mirano a sostenere gli Stati partecipanti all’OSCE nella lotta alla tratta di esseri umani durante e dopo l’attuale crisi, poiché le vulnerabilità si aggraveranno nelle settimane e nei mesi a venire».

 

Prevenire e combattere la tratta di esseri umani è ancora più importante oggi, soprattutto nei contesti dove la pandemia del COVID-19 aumenta la fragilità economica e sociale, esponendo i più deboli a pericolose occasioni di violenza e violazione dei diritti.

 

Tante sono le Organizzazioni che si battono contro la tratta di esseri umani e certamente un buon esempio di rete efficace si trova all’interno del progetto europeo Right Way – Building integration pathways with victims of human trafficking, un filo che unisce il tema sociale della tratta umana, con particolare attenzione alle donne nigeriane, e tesse legami di competenza ed esperienze in diversi territori italiani ed europei.

 

Il progetto, coordinato da Comunità Papa Giovanni XXIII, include i seguenti partners: Associazione Farsi Prossimo (Faenza), Associazione Diakonia onlus (Vicenza), Comunità Progetto sud onlus (Lamezia Terme), Fondazione Caritas onlus dell’Arcidiocesi di Pescara – Penne, Fondazione Caritas di Senigallia onlus, Fondazione diocesana Caritas di Trieste onlus, ICMC Europe (Belgio) ed in occasione della Giornata europea contro la tratta di esseri umane propone la lettura del manuale ” OPPORTUNITA’ E SFIDE: Linee guida sull’ integrazione delle sopravvissute alla tratta a fini sessuali, di nazionalità̀ nigeriana. Dal recupero all’ autonomia”, che partendo dal punto di vista delle beneficiarie propone buone prassi operative di integrazione e inserimento lavorativo.

 

Si può dire che Don Oreste Benzi sia stato un pioniere nel contrasto allo sfruttamento delle donne per fini sessuali, dando inizio fin dai primi anni ‘90 all’esperienza della “condivisione di strada”: gruppi di contatto che incontrano le donne costrette a prostituirsi in strada per proporre loro, una volta instaurato un rapporto di fiducia, una via d’uscita, ovvero l’accoglienza in una struttura comunitaria.

 

Molto forte anche il richiamo attuale di Papa Francesco, che definisce la tratta “Un flagello che ferisce la dignità dei fratelli e delle sorelle più deboli” in occasione della Giornata mondiale contro il traffico di esseri umani, celebrata lo scorso 30 luglio. “L’epoca contemporanea – si legge nel messaggio pontificio – è tristemente marcata da una prospettiva utilitaristica che guarda al prossimo secondo i criteri di convenienza e di tornaconto personale, troncando così il cammino verso la realizzazione dell’umanità di ciascuno, in conformità con la sua unicità e il suo essere irripetibile”.

 

Dobbiamo essere consapevoli della drammatica verità di queste parole ed iniziare a guardare a queste realtà con spirito critico e attento, scegliendo di stare al fianco delle donne e degli uomini che subiscono soprusi e torture e sono privati della libertà.

 

È necessario superare la patina di indifferenza che ci rende quasi normale assistere al traffico di persone, spesso bambine e bambini, per soddisfare un sistema economico e sociale che genera scarti, povertà, violenza, fame, morte.

 

A cura di Edoardo Barbarossa

 

Pubblicato su Interris (leggi qui)

Un mare di pace è lo slogan della prima Giornata internazionale del Mar Mediterraneo. Scopo dalla giornata è quello di tenere alta l’attenzione internazionale sui problemi geo-politici dell’area mediterranea, promuovendo il ricordo dei migranti che nel Mar Mediterraneo hanno perso la vita.

 

Il significato profondo della Giornata internazionale del Mar Mediterraneo è legato all’ambiente e allo sfruttamento scellerato delle risorse naturali come occasione di disuguaglianza e discriminazione. Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia, ha sottolineato come all’origine delle povertà, delle guerre e delle migrazioni che ne conseguono, c’è lo sfruttamento malsano delle risorse del pianeta da parte di una minoranza di persone a scapito dei più deboli.

 

“Continuiamo ad abbattere foreste, ad inquinare fiumi e mari, a rovinare l’atmosfera e sarà la fine. La temperatura alla superficie può salire fino ad arrostirci, e la pioggia può diventare acido solforico. Tutte le forme viventi potrebbero morire. […] Non è necessario aumentare la sporcizia che inquina la terra e le falde acquifere, né aumentare i pericoli d’incendio nelle boscaglie, anzi, nel tempo libero si può fare qualcosa di costruttivo. Piantare un albero può sembrare poco, ma è già qualcosa”, scrisse l’autore della guida la buon senso L. Ron Hubbard.

 

I volontari della Fondazione La Via della Felicità da anni portano avanti un messaggio di cura del pianeta e dell’ambiente, con un occhio alla sostenibilità, attraverso iniziative educative e di volontariato volte a promuovere il rispetto dell’ecosostenibilità. Tra queste, la raccolta di rifiuti abbandonati, il ripristino di aree sopraffatte da intemperie e progetti simbolici di piantumazione.

 

  

La celebrazione è promossa in maniera congiunta da Earth Day Italia, Ancislink (International No-Profit Association), Asc-Coni (Attività Sportive Conferederate) e conta sul supporto della Marina Militare Italiana.

Musa Juwara, 19 anni e tanta storia alle spalle, da quando un lunghissimo viaggio lo fece arrivare in Italia, gommone permettendo. Vis a vis con la morte perché il viaggio non è sicuramente agile, prenotato e in comfort zone, in prima classe. Senza genitori e le basi del nuoto, solo e sperduto. Poi a Potenza la svolta, un padre putativo e il talento che esplode nelle scarpette da calcio. E oggi il sogno, il primo gol in serie A proprio a San Siro, roba da raccontare non solo ai nipoti, con Mihajlovic che genera il pidieffe, indelebile. Il talento sopra ogni cosa, la fame e la fortuna, poi tocca trovare persone e nuove case, accoglienza e generosità. Ora serve comprendere e governare. Siamo solo alla prima puntata. Gambia.

 

Mauro Lama

“Distruggere un presepe è un atto inqualificabile, gli autori del gesto dovrebbero solo vergognarsi. Esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza alla parrocchia di Sant’Ambrogio colpita in modo così violento e mi sarei aspettato analoghe parole di sdegno da chi ogni giorno parla di presepi obbligatori nelle scuole per difendere le nostre tradizioni. È la conferma di come le loro parole siano assolutamente strumentali”. Così il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni commenta l’atto vandalico al presepe realizzato accanto all’asilo nella parrocchia di Sant’Ambrogio a Trebaseleghe, territorio padovano, compreso però nella diocesi di Treviso. “Gli insulti sui social erano stati un’avvisaglia, ma non pensavo si arrivasse a tanto. La ‘colpa’ del parroco sarebbe quella di aver rappresentato la Sacra famiglia a bordo di un gommone come dei migranti in fuga per un futuro migliore? A me sembra un messaggio quanto mai attuale su cui riflettere, così come il crocifisso voluto da Papa Francesco con il giubbotto salvagente di un migrante morto nel Mediterraneo: ci ricordano l’importanza dell’impegno per salvare ogni vita umana. Chi invece preferisce vomitare odio sui social o, peggio, passare all’azione come a Sant’Ambrogio di Trebaseleghe, è quanto di più lontano dal pensiero cristiano. Anche se poi vorrebbe imporre crocifisso e presepe in ogni scuola”.

Alle 20.30 alla Parrocchia S. Michele Arcangelo un monologo dell’attore per promuovere la cultura dell’accoglienza e riflettere sulle diversità.

 Sulla pagina Facebook del progetto è partita l’asta di beneficenza per l’acquisto di serigrafie autografate da Dario Fo e di vignette messe a disposizione da noti disegnatori.

I fondi raccolti saranno destinati a iniziative solidali per migranti e profughi

 

 

Quasi tutto pronto per l’evento solidale con Moni Ovadia di lunedì 18 marzo a Quarto d’Altino (VE): alla Parrocchia San Michele Arcangelo (ore 20.30) l’attore e intellettuale sarà protagonista di un monologo che fa riflettere sulle diversità culturali nel mondo e ne spiega il valore, contro qualsiasi forma di discriminazione. Sarà accompagnato dal Coro Voci dal Mondo diretto da Giuseppina Casarin e dalla viola di Giorgia Bignami.
Nel frattempo, sulla pagina Facebook dell’evento è in corso l’asta di solidarietà per l’acquisto di quattro serigrafie autografate da Dario Fo, regalate durante la sua permanenza ad Altino per la mostra al Museo Archeologico, e di alcune vignette originali concesse da disegnatori come Staino, Makkox e Mauro Biani.

 

Lo spettacolo di Moni Ovadia è il momento clou di un progetto promosso dalla Collaborazione Pastorale Altinate con associazioni e gruppi legati al volontariato, per raccogliere fondi destinati a progetti di accoglienza per profughi e migranti.
Prima dello spettacolo, una cena etnica (ore 19.00) e un’asta benefica di vignette umoristiche firmate da Mauro Biani vignettista de Il Manifesto, Beppe Mora vignettista del Fatto Quotidiano, Staino (L’Unità), Makkox e Graz. Verranno messe in vendita – se non già acquistate in Facebook – anche le serigrafie di Dario Fo e quattro libri fotografici “La pelle dell’orso” firmati da Marco Paolini.
Durante l’incontro, porteranno la loro testimonianza Antonio Calò, professore che da anni ospita e accoglie i profughi a casa, nominato Cittadino Europeo dell’anno 2018; don Nandino Capovilla, parroco nel quartiere multietnico della Cita a Marghera, in prima linea contro le discriminazioni razziali; rappresentanti della Chiesa Valdese impegnati nel progetto dei corridoi umanitari.

 

La serata del 18 marzo vuole lanciare un messaggio forte alla popolazione per controbilanciare il clima di diffidenza che si sta diffondendo in Italia verso i migranti e i profughi – spiegano gli organizzatori -. Per farlo, è stata scelta una figura forte e rappresentativa come quella di Moni Ovadia, che ringraziamo per la preziosa partecipazione, individuando nella voce dell’arte un veicolo forte per un messaggio universale di solidarietà”.
L’evento si inserisce nella scia di una serie di iniziative sul territorio regionale che, tra le altre, hanno visto l’intervento di padre Alex Zanotelli a Verona sul tema “Accoglienza che rigenera. L’esperienza di Riace” e l’incontro a Oderzo con don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera.
Le associazioni aderenti all’evento di Quarto d’Altino sono Agesci Gruppo Q.A., Azione Cattolica, Caritas Veneziana, Pax Christi, associazione Esodo, associazione Nuovi Ponti, Cooperativa Pace e Sviluppo, associazione Oltreiconfini Onlus, La carta di Altino.

 

Info
345.5804078

In un momento storico dove l’accoglienza di persone che scappano da guerre, carestie e povertà, violenze e soprusi, sembra ridursi a puri convenevoli burocratici, riducendo al minimo le possibilità di ottenere status necessari alla permanenza nel nostro Paese, il volontariato trevigiano e Università Ca’ Foscari, attraverso Università del Volontariato, avviano un percorso nell’area “Evoluzione Sociale e crescita personale” sul tema “Accoglienza dei migranti”.

 

“Si tratta di sei incontri, due più divulgativi e aperti a tutta la cittadinanza, quattro più legati al supporto linguistico e rivolto a volontari che decidano di operare nel campo dell’accoglienza migranti – spiega Alberto Franceschini presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso –Da sempre siamo impegnati in percorsi di approfondimento, conoscenza, abilitazione di volontari impegnati nel delicato compito di accogliere persone che migrano dal loro Paese per motivi di sopravvivenza. In questo periodo storico, dove tutto viene messo in discussione e le disposizioni Governative continuano a minare questi percorsi virtuosi, crediamo sia importante continuare a tracciare una strada di consapevolezza e responsabilità. In questo ringraziamo l’Università Ca’ Foscari e i suoi docenti per la condivisione valoriale di un percorso formativo di tale livello.”

 

 

Venerdì 1° marzo si è affrontato il tema del diritto di migrazione come diritto fondamentale dell’uomo, spiegando le differenze e le analogie tra le figure del profugo, richiedente asilo e rifugiato, insieme a Marco Ferrero Avvocato e docente dell’Università Ca’ Foscari e l’Avvocato e volontario Francesco Tartini, esperto in diritto internazionale.

 

Venerdì 8 Marzo si entrerà nel merito dei flussi migratori, per comprenderne l’andamento demografico e mettere a confronto i modelli di accoglienza, con l’operatore di progetti di accoglienza Marco Berdusco e l’assistente sociale Noemi Tintinaglia.

 

Atri quattro appuntamenti, nei lunedì di marzo/aprile, saranno dedicati al supporto linguistico volontario, presentando metodologie e strumenti per far apprendere la lingua e fornire un arricchimento del lessico e della produzione orale, soprattutto ai giovani migranti. Queste specifiche lezioni saranno coordinate da dalla docente Ca’ Foscari Paola Begotti e dalla studentessa Master ITALS Eliana Mescalchin.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno dalle 15.00/18.00 presso il Campus universitario Ca’ Foscari Treviso.

 

Per info e iscrizioni, scrivere a: [email protected]

«Prince Jerry era laureato e aveva scelto di provare a costruirsi un futuro migliore in Italia. Da due anni e mezzo faceva volontariato e continuava a studiare, ma il 17 dicembre si è visto negare il permesso di soggiorno per motivi umanitari». I consiglieri regionali Patrizia Bartelle (Italia In Comune) e Piero Ruzzante (Liberi E Uguali) esprimono il proprio cordoglio per la scomparsa del giovane morto suicida lunedì scorso a Tortona.

«Prince Jerry non ha ottenuto il permesso in quanto non gli è stato riconosciuto uno status, non più previsto dalle norme, che prima garantivano il permesso umanitario. Che senso ha – chiedono Bartelle e Ruzzante – allontanare chi sceglie di lavorare, studiare, crescere nel nostro Paese? Chi oggi governa dovrebbe preoccuparsi delle decine di migliaia di giovani che emigrano, invece la Lega pensa a mandare via altre persone. Dovrebbero preoccuparsi degli oltre 11 mila che ogni anno emigrano dal Veneto, regione governata dalla Lega da ormai vent’anni. Invece Salvini e gli altri hanno scelto un bersaglio facile, indifeso, per una propaganda basata su menzogne: la verità è che i provvedimenti come il decreto sicurezza hanno effetti drammatici, come in questo caso».

L’8 gennaio scorso i due consiglieri regionale hanno depositato un’interrogazione per chiedere al Presidente della Regione Veneto di presentare ricorso contro il decreto sicurezza, come già hanno fatto i presidenti di altre Regioni. Bartelle e Ruzzante concludono: «Prince Jerry paga le scelte sciagurate di un governo che vuole a tutti i costi evitare di affrontare i veri problemi della gente comune, a partire dal lavoro e dalla salute».

All’indomani dell’ennesima tragedia del mare che venerdì notte ha portato alla morte di oltre 100 profughi provenienti dalla Libia, e gli appelli inascoltati dall’imbarcazione che anche ieri notte ha atteso per oltre 15 ore un soccorso che tardava ad arrivare, il volontariato trevigiano sottolinea l’importanza di una politica che si faccia carico delle vite umane, attraverso una trattativa seria ma non spericolata, tra i leader dei Paese che si affacciano sul Mediterraneo, insieme ai colleghi Europei. 
Il mondo del volontariato torna inoltre a sottolineare l’incostituzionalità del Decreto Sicurezza, una norma che mette in discussione civiltà e sicurezza stessa.

 

“È un vero e proprio movimento quello che si sta creando, contro un’impostazione governativa  che mina i percorsi di integrazione, di umanizzazione e di accoglienza messi in atto in questi anni – spiega il Presidente di Volontarinsieme CSV Treviso, Alberto Franceschini – La CEI con il suo Presidente Bassetti, molte Diocesi, Sindaci e ANCI, Presidenti di Regione, Terzo Settore, tutti insieme per sottolineare le lacune e il vuoto normativo che lascia questo decreto. Anche la Caritas Italiana è in prima linea in questa battaglia di civiltà, con la sua nuova guida Mons. Corrado Pizziolo, Vescovo di Vittorio Veneto, al quale auguriamo un buon lavoro”.

Sotto accusa in particolare l’articolo 1, sul permesso di soggiorno per motivi umanitari, e l’articolo 13 della legge, relativo all’iscrizione all’anagrafe.

“È importante mantenere inalterati i livelli dei servizi e dei diritti riconosciuti agli stranieri entrati regolarmente nel nostro territorio, oggi relegati in uno strano limbo e penalizzati dal decreto – continua Franceschini –. Registriamo, come molti altri, una lesione dei diritti umani e del rispetto della dignità di ciascuna persona, una situazione che  genera peraltro problemi sociali nelle singole città e rende complicato l’intervento sociale da parte delle istituzioni locali e del mondo del volontariato.”

Volontarinsieme ha finanziato, per circa 25mila euro, il progetto “FIXIT” che prevede momenti di formazione e di eventuale inserimento al lavoro, in collaborazione con realtà imprenditoriali della provincia,  di giovani immigrati ospiti nelle strutture del territorio (hub o SPRAR) e in attesa dello status di rifugiato o di protezione umanitaria.

“Rischiamo di vedere vanificati tutti gli sforzi, e le risorse economiche impiegate, per avviare una vera integrazione e dare la possibilità a questi giovani di avere un futuro, anche lavorativo – sottolinea Franceschini –. È inaccettabile, poi, che parte de 35 euro procapite per richiedente asilo di cui dispongono gli enti gestori, non possano essere destinati a formazione e progetti di integrazione. La capacità di adesione di questi ragazzi a progetti di questo tipo è molto più alta al momento del loro arrivo nel nostro Paese, carichi di aspettative, di speranze, di progetti. Dopo due anni di vita vegetale, dove dormono e mangiano solamente, ci si trova di fronte a persone meno vitali, ricettive e capaci di cogliere le opportunità.”

C’è poi la questione sicurezza, all’indomani dell’approvazione del decreto che impone regole stringenti per l’inserimento dei migranti nel sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati.

“Dai primi monitoraggi tra i responsabile di servizi Sprar, dei gestori degli hub di accoglienza e le varie cooperative che gestiscono i Cas, il rischio rilevato è che molte persone si ritrovino allo sbando, senza poter essere accolto in strutture idonee, rimanendo quindi in balia delle organizzazioni criminali e di chi sfrutta il lavoro nero. È per questo che chiediamo una profonda riflessione ai nostri politici e governanti, per non fare gravi passi indietro sul percorso di accoglienza e integrazione che il nostro Paese, non senza fatica, aveva conquistato”, conclude Franceschini.

Riceviamo e pubblichiamo un commento dello scrittore Roberto Masiero, che si esprime in merito alla notizia del vicesindaco leghista di Trieste, il quale annuncia di aver gettato “con soddisfazione” nel cassonetto le coperte e gli stracci di un clochard.

 

 

Il Sindaco leghista di Trieste, Paolo Polidori, si vanta sui social che il suo gesto è quello di un normale cittadino che ha a cuore il decoro della sua città. L’assessore alla Sicurezza di Monfalcone, Massimo Asquini, pubblica su Facebook una divertente filastrocca. Questo il testo:

 

Il migrante vien di notte con le scarpe tutte rotte;

vien dall’Africa il barcone per rubarvi la pensione;

nell’hotel la vita è bella nel frattempo ti accoltella;

poi verrà forse arrestato e l’indomani rilasciato.

 

 

Di fronte a tanto cinismo, che viene sbandierato in nome degli italiani, mi chiedo chi siamo diventati. Il Bel Paese, la patria del Santo Francesco e sede universale del cattolicesimo sembra immerso in una dimensione schizofrenica. A poco a poco la gente sembra assuefarsi ad un veleno a lento rilascio, per inventarsi una ragione plausibile dove scaricare le proprie ansie e la rabbia.

 

L’Italia, nelle regioni venete in particolare, ha distrutto la bellezza del proprio suolo divorandolo nelle colate di cemento; in tutta la nazione la corruzione che chiameremo col nome generico di mafie imperversa a tal punto che rischia non solo di impoverire, ma addirittura di bloccare il Paese: persino le norme anticorruzione, poste ad argine del malaffare, hanno come effetto involontario l’immobilismo farraginoso delle iniziative imprenditoriali e dei lavori pubblici. Le giovani coppie non si arrischiano a fare dei figli, stante la precarietà del lavoro, quando c’è, e non si intravede un percorso sociale intelligente e concreto, programmato non sull’urgenza,  per restituire alle famiglie il ruolo di semina per il futuro. Tutto ciò mentre la stessa Bce afferma che il progressivo invecchiamento della popolazione non provocherà solo un aumento per spesa pubblica per pensioni, salute e assistenza ma potrebbe avere effetti avversi anche sulla crescita potenziale, con un calo del Pil in prospettiva fino al 4,7%.

 

Potrei accennare ad altri disastri endemici della nazione, ma il concetto è già chiaro: tutti questi freni al miglioramento delle condizioni degli italiani passano in secondo piano nelle priorità. Il vero cancro, nella falsa diagnosi di medici della Peste nazionali sono gli immigrati. Contro di essi, poveri cristi, in nome di un idolo indiscusso quanto sproporzionato, la Sicurezza, si polarizza tutto il risentimento popolare. Il giochetto degli indifesi, additati come nemici per mascherare altre pecche più sostanziali, funziona in ogni epoca a sfogare il popolo e fare cassetta di consensi.

 

Almeno smettiamola di definire gli italiani brava gente! O non usiamo questo luogo comune come se tale qualità appartenesse genericamente a tutto un popolo. È un’illusione, persino pericolosa. Oppure, se proprio desideriamo sentirci affratellati nel merito, possiamo fregiarci delle nostre più efficienti organizzazioni di volontariato, come Medici Senza frontiere, o del nostro genio italico, del buon cibo e dell’arte antica. A patto, però, di avere ben presente, come dote nazionale, che siamo contemporaneamente i custodi silenti di miriade di evasori fiscali che succhiano risorse a chi ne ha davvero bisogno; che tutt’oggi siamo riconosciuti tra i più apprezzati ed importanti esportatori di armi e di mine antiuomo, tra cui quelle quelle terribili, cosiddette a frammentazione. Echi di siffatte distruzioni ci ritornano attraverso i barconi dei fuggitivi, senza che individuiamo le responsabilità a monte.

 

Il made in Italy per esportazione non è solo la moda. Dunque guardiamo in faccia alla realtà. Per motivi, ahimè, anagrafici ho ben presente un’altra Italia, più chiassosa e disordinata, ma che riusciva ad infiammarsi per le disuguaglianze, i diritti calpestati. Un’Italia giovane mentalmente, capace di collegare fatti dolorosi che avvenivano dall’altro capo del mondo, come in Cile o nel Vietnam, per far brillare anche da noi la stella di una solidarietà universale. E le lotte operaie, i sacrifici per gli scioperi, non sono avvenuti solo per il proprio salario. Oggi siamo obiettivamente più ricchi e potenzialmente meglio organizzati di quei tempi nemmeno troppo lontani, ma sembra che ci siamo rinchiusi a riccio nel nostro mondo piccino, provinciale ed egoista, rassegnati ad una lenta decadenza che non è solo economica.

 

Ricordiamo le parole attribuite ad Abert Einstein: “Ad ogni sistema autocratico fondato sulla violenza, fa seguito la decadenza”. Per le navi sballottate giorni e giorni sulle onde, col loro carico di sofferenze, come è il caso della Sea Watch e della Sea Eye, un tempo ci sarebbe stata una sollevazione popolare, mentre oggi appare normale ed è, anzi, motivo di grande intelligenza politica ostentare il rifiuto all’accoglimento di pochi disgraziati, nel nome pretestuoso del popolo italiano. Così può essere approvato, nel silenzio popolare connivente, un cosiddetto decreto sicurezza che contiene elementi di vero razzismo becero. Fa specie che la prima voce  a levarsi contro a quest’ultimo provvedimento, e non certo per ottenere consenso popolare – date le premesse – provenga da un politico: Orlando non è certo un agitatore scalmanato da centri sociali. Ma dove sta la gente di buona volontà? Dove si è nascosta l’indignazione per la distruzione di un modello di integrazione utile all’Italia, come quello del borgo di Riace? Chiedo almeno una cortesia. Mi sento rappresentato dalla Costituzione, ma non voglio essere coinvolto, vi prego, da chi rinnega l’umanità, in nome di un egoismo furbacchione, contrabbandato per tutela degli italiani, senza prospettive. La considero un’idea aberrante, controproducente. Io non voglio essere questo italiano e sento intimamente che tanti altri, come me, non sono questi italiani.

È un professore di Filosofia e Storia del liceo Canova di Treviso il “Cittadino europeo” dell’anno. Si chiama Antonio Silvio Calò ed è quel professore che nel 2015 si presentò in Prefettura offrendo la sua casa per ospitare gratuitamente dei migranti.

 

La sua proposta fu accettata e questo suo gesto ora è stato premiato da Bruxelles che appunto in questi giorni gli ha conferito l’ambito riconoscimento.

 

Il premio “Cittadino europeo” viene dato ogni anno a un massimo di 50 iniziative che “contribuiscano alla cooperazione europea ed alla promozione di valori comuni”.

 

Fonte: la Tribuna

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