Mi sono da sempre chiesta quale sia quella forza imperscrutabile, quella voce interiore insistente che suggerisce, spinge e conduce un essere umano a navigare sull’orlo dell’abisso.
Le terribili condizioni nelle quali versa, sono indubbiamente la causa determinante che lo inducono ad affrontare un viaggio indicibile verso una nuova patria, un nuovo inizio.
Tanto più terrificante e barbaramente oppressa è la vita nel paese natio, dove la negazione di tutti i diritti umani che portano il nome di prigionia, di guerra, di fame e carestia, di sopruso e violenza, tanto più si spera e si condanna la propria vita e quella dei propri amati figli ad una traversata disperata ed incerta, senza un ben che minimo diritto di rivalsa, ma che ha in sè, un effimero sapore di libertà.
Agghiacciante deve essere sfidare lo spirito dell’abisso, il confronto più profondo e tetro, in cui la disperazione più estrema, le fragilità e le insicurezze prevaricano qualsiasi forma di raziocinio, perchè l’unico pensiero incuneato nel profondo è quello di salvarsi da una morte certa.
Rimango impietrita quando penso che, nonostante l’incertezza dell’esito del viaggio, vogliano affidare le loro vite nelle mani di traghettatori e carnefici, dalla deriva immorale altamente spiccata, che disprezzano e vendono esseri umani come fossero merce di scambio.
So bene che in certe cerchie ristrette di persone di potere regna la convinzione che l’esistenza di poveri disperati sia un’arbitraria contraffazione di civiltà, sulla quale speculare ed aumentare il giro del malaffare.
Il continuo scarico delle responsabilità dei governanti di un’Europa assente e silente agevola il perpetuo ed indisturbato flusso di anime, sempre più simile ad una orribile incarnazione dell’inferno, ormai immortalata in qualsiasi testimonianza quotidiana.
Troppe vite sono naufragate sperando di salvarsi per cambiare in meglio la loro povera esistenza, perchè troppe volte hanno creduto nell’essere (dis)umano come tramite di salvezza e rifugio.
Non prestiamo ancora il fianco a queste attività mostruose, restando solo spettatori di un profondo degrado che umilia la nostra coscienza da troppo tempo sepolta in noi.
È arrivato da tempo il momento di intervenire seriamente per dare una visione di un futuro più vivibile, anche a chi ha negli occhi la propria deriva.
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