Il processo a Salvini e il caso Open Arms scuotono la politica
Un conflitto tra politica e magistratura che va avanti dal 1992, quando scoppiò Tangentopoli e un’intera classe politica venne spazzata via fra scaldali e tangenti. Uno scontro che si riaccende a tappe ravvicinate quando scoppiano casi giudiziari che coinvolgono politici. Due poteri dello Stato, la magistratura e la politica, che dovrebbero essere indipendenti, senza intrusioni e giudizi.
Ora è la volta del processo Open Arms che si tiene a Palermo e vede a giudizio l’ex ministro dell’Interno nel 2019 Matteo Salvini, oggi ministro del governo Meloni. Dopo otto ore di udienza il pubblico ministero ha chiesto nei confronti di Salvini una condanna a sei anni di reclusione “per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio”.

La vicenda
Ad agosto 2019 la ong. spagnola Open Arms chiede all’Italia un porto sicuro per sbarcare i 147 migranti soccorsi nel Mediterraneo. Nel 2019 Salvini era ministro e vice presidente del Consiglio nel primo governo guidato da Giuseppe Conte, sostenuto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Il 5 agosto 2019 il Senato approvò il cosiddetto “decreto sicurezza bis” che, diede al governo il potere di vietare a qualsiasi nave l’ingresso nelle acque e nei porti italiani per motivi di sicurezza.
L’attracco ad un porto italiano viene negato e la nave per 19 giorni è costretta a stare in mare; segue il ricorso al Tar di Agrigento che il 20 agosto fa scendere tutti i migranti.
Si muove la Procura
Nel novembre 2019 la procura apre un fascicolo in cui si ipotizza che il ministro Salvini abbia operato, vietando il porto sicuro, un sequestro di persona e non abbia esercitato il diritto dei migranti di essere salvati in quanto recuperati in mare. Essendo Salvini un parlamentare, si chiede al Senato il permesso di procedere contro di lui. Il Senato nel luglio 2020 dà il via libera al processo con 149 voti favorevoli, mentre la giunta per le immunità parlamentari del senato aveva espresso nel maggio dello stesso anno parere negativo .Non è comunque detto che Salvini andrà a processo per il caso Open Arms: il tribunale dei ministri infatti dovrà trasmettere tutti gli atti al tribunale ordinario del capoluogo competente, cioè quello di Palermo. La procura di Palermo ha deciso quindi di chiedere nel 2021 un rinvio a giudizio per l’ex ministro a cui è stata revocata l’immunità.
La tesi
Secondo la procura, a decisione di non far attraccare la Open Arms venne presa dall’ex ministro di propria iniziativa senza il coinvolgimento degli altri membri dell’allora governo Conte, come invece ha sempre sostenuto la difesa di Salvini.
Un’altra tesi di Salvini è che il blocco della Open Arms avesse un carattere politico, e perciò non potesse essere punibile. Il processo è iniziato a settembre al tribunale di Palermo. Sabato scorso la procura ha chiesto per Salvini una condanna a sei anni di detenzione: il prossimo 18 ottobre ci sarà l’arringa della difesa, guidata dall’avvocata Giulia Bongiorno, senatrice della Lega nonché ministra per la Pubblica amministrazione proprio nel primo governo di Giuseppe Conte.
Il processo a Palermo
Si è aperto così il processo. Nelle udienze precedenti sono stati ascoltati testimoni tra cui ex ministri Di Maio, Toninelli, Trenta e l’ex premier Giuseppe Conte. Ora la seduta in cui il Pubblico ministero, dopo una lunghissima requisitoria, ha chiesto 6 anni di carcere per l’ex ministro.
Ecco in sintesi il cuore del dibattimento: “È un atto politico legittimo quello fatto dall’allora ministro dell’Interno in quanto erano attivi i decreti sicurezza votati da un governo, oppure la politica deve attenersi ai principi fondamentali , come la libertà e la salute personale, che prevalgono e sono fondanti dello Stato di diritto?”
Salvini e il suo l’avvocato Giulia Buongiorno, senatrice leghista, sposano la linea difensiva sostenendo che lui ha agito per difendere i confini della Patria da immigrati irregolari e che il blocco della Open Arms avesse un carattere politico, e perciò non possa essere punibile.
La pubblica accusa sostiene che la salute e la libertà personale prevalgono sul diritto di difendere i confini. L’intero governo a guida Meloni, fa quadrato intorno a Salvini dicendo che è in atto un processo volto ad attaccare una legittima azione politica. Il ministro, assente in aula a Palermo, si difende con un video sui social e chiama a raccolta lo stato maggiore della Lega e tutti i suoi sostenitori. Il prossimo 18 ottobre ci sarà l’arringa della difesa, guidata dall’avvocato Giulia Bongiorno. È uno scontro a tutto campo, un cortocircuito tra i poteri che lascia interdetto il cittadino comune.
La domanda che resta senza risposta è: come bloccare gli sbarchi e salvare i migranti che, secondo il diritto internazionale, se in mare ed in pericolo di vita debbono essere salvati?”
Crediti fotografici: Open Arms, video pubblicato dal ministro Salvini
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