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Venezia è città piena di callette e campielli nascosti e si presta a molte leggende su fantasmi e streghe.

 

Una leggenda narra l’incontro del grande pittore Jacopo Tintoretto con una strega. Si racconta che Marietta figlia del Tintoretto, fu avvicinata da una strega che la convinse a rubare le ostie consacrate perché così facendo sarebbe diventata come la Madonna.

 

La fanciulla rubò le ostie e le nascose in una scatola in giardino, sotterrandole vicino all’abbeveratoio. Da quel momento tutti gli animali che si recavano a bere cominciarono ad inginocchiarsi.

 

Tintoretto notò la stranezza, si insospettì e scoprì le ostie sepolte. Ordinò allora alla figlia di convocare la strega per riprendersi le ostie. La bambina così fece ed appena la strega si presentò in casa, Tintoretto la accolse con un grosso randello coprendola di botte.

 

La strega per fuggire si trasformò in un grosso gatto che fuggì lanciandosi contro la parete, provocandovi un buco.

 

Tintoretto allora coprì il buco con un altorilievo raffigurante Ercole con una clava posta a difesa della casa, per impedire che la strega tornasse.

 

La strega infatti non tornò mai più e l’altorilievo è ancora visibile sulla facciata della casa, situata nel sestiere di Cannaregio in Campo dei Mori, dove Tintoretto visse gli ultimi venti anni di vita.

 

Fonte: venicecafe.it

La visita guidata alla Treviso Noir fa il bis. A pochi giorni dall’apertura delle iscrizioni all’iniziativa promossa da Banca Mediolanum per rendere omaggio al Festival Treviso Giallo i 40 posti gratuiti disponibili sono già esauriti. Tanto che l’ente organizzatore ha deciso di raddoppiare. Oltre alla visita di sabato 13, sono aperte le iscrizioni per domenica 14 (sempre alle 19.00).

 

 

La durata della visita è di un’ora e mezza con una guida turistica autorizzata che farà scoprire leggende e misteri di Treviso.

 

 

Le terre trevigiane celano spiriti di dolci fanciulle e di prelati, discendenti dei Collalto, anime dannate della dinastia degli Ezzelini e creature misteriose di un antico bosco veneziano. Esperienze emozionanti, un percorso misterioso che farà scoprire i tanti segreti di Treviso, luoghi evocativi e secoli di storia, a volte macabra e a volte curiosa.

 

 

Quale migliore occasione per intraprendere un percorso misterioso alla scoperta dei tanti segreti di Treviso?

 

 

L’itinerario prevede la partenza da piazza Pola – piazza Duomo (dove si consumò l’eccidio della famiglia di Ezzelino) e prosegue verso le carceri, contrada della Morte, leggenda dell’ulivo, via Cornarotta, via Inferiore, piazza S. Vito, Portico Oscuro, via Palestro, Pescheria, via S. Agostino, S. Caterina (assassinio di Rizzardo da Camino), Fiume Sile (leggenda Cornaro), Giardini S. Andrea (delitto contessa Onigo) e via Collalto (leggenda di Bianca di Collalto), per fare ritorno a piazza Pola.

 

 

Il Festival sarà aperto al pubblico con ingresso gratuito fino a esaurimento posti ed è unico nel suo genere in ambito nazionale; questo per l’impostazione scientifica che lo caratterizza e offre un approfondimento del genere giallo e noir che lo proietta a fianco dei maggiori festival europei.

 

Per informazioni:

Punto Mediolanum, p.zza Pola 12 – Treviso

0422 590151

[email protected]

Non c’è nulla di meglio che terminare un pasto con un buon caffè, anche se i futuristi non ne sarebbero così certi, dato che erano convinti che il caffè bisognasse consumarlo… prima!


Intorno al caffè ruotano molte leggende, la più famosa è quella che vede protagonista un pastore etiope e le sue capre. Un giorno queste, durante il pascolo, si imbatterono in una pianta di caffè e cominciarono a mangiarne bacche e foglie. Arrivata la notte, le capre anziché dormire si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espresse fino ad allora. Dopo aver capito la causa dello strano comportamento dei suoi animali, il pastore portò il frutto magico in un vicino convento. Lì i monaci ne fecero una bevanda calda e amara e si accorsero che più ne bevevano, più potevano sostenere con facilità la veglia per le preghiere.

 

La bevanda era così buona e portentosa che entrò di fatto nell’uso quotidiano del popolo arabo.
Per noi italiani il caffè è un vero e proprio simbolo nazionale, tanto che l’“Organizzazione internazionale del caffè” ci ha riconosciuto il primato nel suo consumo.
Ma quando il popolo italiano iniziò a conoscere il caffè?  

 

Il caffè in Italia venne grazie a un botanico veneziano, dopo un suo viaggio in Oriente, che si incuriosì della pianta e del suo uso tra le popolazioni orientali.

 

Inizialmente venduto solo nelle farmacie (a prezzo elevatissimo!), il caffè divenne ben presto un bene di consumo facilmente reperibile. Nel ‘700 esso fu anche protagonista di opere teatrali, come “La bottega del caffè” di Goldoni, come di canzoni popolari napoletane. Proprio a Napoli, negli stessi anni, si diffuse un metodo di cottura differente da quello originario orientale che prevedeva una cottura effettuata attraverso il filtraggio dell’acqua bollente fatta colare attraverso la polvere di caffè.  Nel 1933 Bialetti inventò la moka, basandosi sul metodo di cottura napoletano.

 


La pianta del caffè cresce spontanemente in zone con clima tropicale. Oggi le varietà di caffè maggiormente commercializzate sono l’arabica (con gusto dolce e basso contenuto di caffeina) e la robusta (gusto amaro e alto contenuto di caffeina).
Il caffè è composto da più di 1000 ingredienti, compresi carboidrati, lipidi, vitamine e minerali. Essi variano a seconda della varietà e dei processi di produzione. È fonte di acidi clorogenici (acidi presenti anche in molti altri prodotto ortofrutticoli), ma, a causa della torrefazione del prodotto se ne perdono in grandi quantità.
Fra tutti i componenti del caffè, quello maggiormente studiato è la caffeina. L’effetto più conosciuto della caffeina è la stimolazione del sistema nervoso centrale. Gli effetti stimolanti sono da ricondurre alla capacità di ridurre la trasmissione di adenosina nelle varie regioni del cervello. Oltre a esercitare effetti sul sistema nervoso, la caffeina ha ripercussioni anche sul nostro corpo (aumenta la contrattilità del cuore, facilita la digestione).

 

Dai risultati ottenuti in diversi studi si evince che il consumo di quattro caffè al giorno non è da considerarsi dannoso per una persona che non presenti già complicanze.
Un accorgimento da tenere presente durante il consumo di caffè è quanto zucchero aggiungiamo.

Perché in questo caso, non vale la regola di Mary Poppins “con un poco di zucchero la pillola va giù”.

 

Il caffè è preferibile berlo senza aggiungere nulla, così da limitare il consumo di zuccheri giornalieri e, se il gusto è amaro, è solo una questione di abitudine…

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Molte sono le curiosità e le leggende che si tramandano nella storia di Venezia. Tra queste è singolare la storia della pietra rossa, che si trova inserita nel lastricato di alcune calli e campielli della città lagunare.

 

Si racconta che calpestare queste singolari pietre porti disgrazie e disavventure e quindi si raccomanda di evitarle accuratamente quando se ne incontra una.

 

Questa credenza nacque nel 1630 al tempo della grande peste che colpi la città decimandone gli abitanti. Si dice che la peste si fermò davanti all’effige della Madonna posta nel sottoportico di Corte Nova a Castello. Tutti gli abitanti della Corte Nova rimasero indenni dalla pestilenza.

 

In quel punto fu posta una pietra rossa, che a quei tempi simboleggiava il lutto, e da quel momento le pietre rosse rappresentarono un segno di disgrazie se calpestate.

Sono molte le leggende e le storie di fantasmi che Venezia racconta. Molte sono raccolte nel libro Storie di fantasmi di Alberto Toso Fei.

 

Una delle tante riportate nel libro, narra della storia di un fantasma che si aggira durante la notte nel Campo San Giovanni e Paolo.

 

La Scuola di San Marco, oggi Ospedale Civile, fu rifatta dopo un violento incendio nel 1485. Al rifacimento del portale partecipo uno scalpellino, Cesco Pizzigani, che finì in disgrazia e in povertà dopo una malattia che condusse alla morte l’amata moglie. Per curarla, spese tutto i suoi soldi e anche la casa e così finì mendicante davanti al portale da lui scolpito.

 

Sempre in quel periodo viveva alla Giudecca un giovane figlio di una veneziana e di un turco. La donna viveva nei pressi della Scuola di San Marco e il figlio si recava spesso a trovarla, ma la picchiava selvaggiamente.

 

Una sera, colpito da un raptus, uccise la madre e le strappò il cuore e tenendolo in mano cominciò a vagare per il campo finché incespicò e il cuore cadde a terra.

 

Si narra che dal cuore uscì una voce che disse: “Figlio, ti sei fatto male?”. Il giovane impazzì e si suicidò, gettandosi in acqua. La scena fu vista dallo scalpellino che dormiva sotto il portale e che la incise con un chiodo sul marmo.

 

 

Ancora oggi è visibile, graffiata sul marmo, la figura di un turco con in mano un cuore.

 

La leggenda narra anche che durante la notte si odono nel campo i lamenti del giovane suicida che va cercando il cuore perduto della madre.

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