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Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, celebriamo la vita e le azioni di un grande Uomo esempio promotore di quei valori che possono migliorare le condizioni dell’umanità

 

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani celebra la 10° Giornata internazionale di Nelson Mandela del 18 luglio, istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2009, con la risoluzione A/RES/64/13, per il contributo fornito alla lotta per la democrazia, la pace e i diritti umani in tutto il mondo.

 

Nato il 18 luglio 1918, Nelson Mandela fu un politico del movimento rivoluzionario anti-apartheid (Congresso Nazionale Africano, ANC), avvocato e attivista per i diritti umani e padre della democrazia nel Sudafrica.
Sin da ragazzo si oppose all’apartheid, il sistema di segregazione razziale legalizzato in Sudafrica secondo cui lo Stato limitava i diritti e le libertà degli abitanti neri, e delle minoranze etniche, privandoli delle loro proprietà, della rappresentanza politica e della cittadinanza, emarginandoli con istruzione, assistenza medica e servizi pubblici differenziati.

 

Per il suo impeto giovanile gli fu dato il nome “Rolihlahla” che significa piantagrane, mentre da adulto venne più comunemente chiamato col nome del suo clan, Madiba, ma conosciuto a livello internazionale con il nome inglese Nelson, datogli da un suo insegnante in carcere.
Assieme al partito della Lega della gioventù dell’ANC, Mandela portò avanti una coraggiosa protesta contro il governo sudafricano e ne divenne il leader politico.
Arrestato per il suo attivismo nel 1964 e scampato alla condanna a morte, fu condannato all’ergastolo perché ritenuto colpevole di sabotaggio e alto tradimento. Rimase in carcere per quasi 27 anni durante i quali, nonostante i lavori forzati cui fu costretto fino al 1970 e problemi di salute, si laureò in legge, portò avanti il suo impegno anti-apartheid e sostenne i diritti umani dei detenuti.
Durante la reclusione e per il suo attivismo indefesso, ricevette nel 1988 il Premio Sakharov per la libertà di pensiero e nel 1990 il premio Lenin per la pace.
Nel 1989 Frederik Willem de Klerk venne eletto presidente di stato del Sudafrica e diede avvio a importanti riforme sociali e civili tra cui: la legalizzazione di tutti i partiti politici, compreso l’ANC; l’estensione degli stessi diritti civili dei bianchi a tutte le etnie del Sudafrica; e la liberazione di Mandela l’11 febbraio del 1990.

 

Appena liberato, Mandela venne eletto presidente dell’ANC e insignito del premio Nobel per la pace nel 1993 assieme al presidente Klerk come conseguenza del suo impegno per la fine dell’apartheid.
Nel 1994 divenne il primo presidente del Sudafrica nero e, rifiutando qualsiasi politica vendicativa, si impegnò per costruire una nazione inclusiva libera dal razzismo.
Come padre fondatore della democrazia multiculturale in Sudafrica, fece scrivere una nuova Costituzione per sancire i diritti dei cittadini e predisporre un sistema istituzionale di controllo del potere esecutivo.

 

Nel giorno dell’anniversario della sua nascita, tutto il mondo celebra la sua vita e le sue azioni come esempio promotore di quei valori che possono migliorare le condizioni dell’umanità.
La giornata del 2020 è incentrata sugli effetti dell’emergenza sanitaria da covid 19 rispetto ai 10 obiettivi del Mandela day 2019/2029 in tema di istruzione di qualità, apprendimento per l’infanzia, nutrizione adeguata, riparo e casa, servizi igienico sanitari, partecipazione pubblica e lotta alla povertà.
Per gli studenti conoscere la storia di Mandela può diventare un’occasione non solo per sviluppare empatia e libertà dal pregiudizio, ma può costituire la possibilità di riflettere su quanto il singolo possa operare per il bene di una collettività. L’esperienza del presidente sudafricano insegna che avere un progetto ambizioso e umanitario non comporta necessariamente la sconfitta perché i sogni con la passione che si riesce a trasmettere agli altri possono trovare una concretizzazione. Mandela sarà stato considerato all’inizio del suo percorso come un pazzo, un visionario, uno senza speranza. Eppure ha cambiato il mondo e l’ha reso migliore per tutti. La scuola deve incoraggiare gli adolescenti a credere che possono cambiare la realtà intorno a loro e trasformarla in modo positivo.
Tra l’altro, oggi i giovani vivono in una società diversa da quella in cui ha operato Mandela, eppure lo spettro del razzismo è ancora vivo e torna a minacciare la società. Urge diffondere tra i giovani la consapevolezza della gravità dei comportamenti xenofobi e delle parole razziste che vengono utilizzate come slogan e poi rilanciate per moda dai giovani e giovanissimi senza che, il più delle volte, ne colgano il vero significato.

 

Ricordare Mandela significa educare i giovani a respingere ogni forma di intolleranza e a comprendere il corretto utilizzo delle parole finalizzato a una comunicazione non violenta.
Il CNDDU propone di mettere al centro delle attività didattiche relative alla figura di Mandela la potenza della parola come strumento di espressione di idee e pensiero, come mezzo di educazione e cultura, come veicolo di pace.

 

Era il 14 luglio del 1938, quando veniva pubblicato il “manifesto della razza” italica individuata in un “modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità”, con poco anticipo sulle leggi razziali fasciste che, poco dopo, avrebbero dilaniato il popolo italiano.
Quanto siamo lontani da questa concezione? Non abbastanza, purtroppo.

 

Non è bastato il Manifesto degli Scienziati Antirazzisti del 2008 con cui è stato sancito che “l’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di pregiudizi secolari”, la cronaca ci racconta ancora di fenomeni di razzismo contro extracomunitari, profughi, cittadini comunitari ormai stabiliti sul nostro territorio, persino contro i calciatori di serie A, in sintesi contro ogni essere umano di cui è possibile percepire delle differenze da sé.
La diffusione dell’odio viaggia veloce attraverso le parole, ecco perché occorre prestare maggiore attenzione al loro uso, specie se fatto solo per emulazione o slogan.
La potenza delle parole ha permesso a Mandela di far viaggiare per il mondo le sue idee nonostante fosse detenuto, con esse dunque si può costruire la pace.

 

In Occasione della giornata, il CNDDU lancia una proposta educativa: stimolare i ragazzi a pronunciare delle parole o frasi su tematiche umanitarie: razzismo, uguaglianza, pace, giustizia, parità di genere, povertà; aprire un confronto tra studenti sul significato di ogni parola utilizzata; infine, invitare alla riflessione sulla corrispondenza o meno tra il proprio personale e intimo pensiero e quello altrui.
Lanciamo per la giornata l’hashtag #unaparolaperlapace, perché la pace comincia dalle nostre parole.

 

“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo. È grazie all’istruzione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione”.

(Nelson Rolihlahla Mandela)

L’insegna “Jesolo” di piazza Drago e la facciata della biblioteca civica di Jesolo saranno illuminate di arancione a partire da giovedì 10 fino a domenica 13 ottobre. Il Comune di Jesolo accoglie così l’invito dell’assessorato alle Pari Opportunità della Città metropolitana di Venezia ad aderire alla campagna “INdifesa per un’Italia a misura di bambine e delle ragazze”, ideata dalla Fondazione Terre des Hommes Italia in occasione della Giornata mondiale ONU delle bambine e delle ragazze (che ricorre l’11 ottobre).

 

Tra gli obiettivi della Fondazione, membro della campagna internazionale Girls Not Brides (Spose Non Bambine) e dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), c’è l’impegno a sostenere i punti dello Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 tra cui il raggiungimento della Parità di Genere, l’emancipazione e l’autostima di tutte le donne, le bambine e le ragazze.

 

La Città di Jesolo compie un primo passo per dimostrare l’impegno concreto per stimolare la diffusione di una cultura del rispetto e della prevenzione della violenza e delle discriminazioni di genere, a partire dai minorenni.

 

“Jesolo si è sempre dimostrata attenta nel sostenere iniziative che contribuiscono a tenere alta l’attenzione sullo sviluppo sociale globale e il superamento di quelle barriere che, ancora oggi, impediscono di avere una piena libertà e realizzazione degli individui – spiega l’assessore alle Pari Opportunità di Jesolo, Flavia Pastò -.
Illuminare i nostri simboli è un piccolo passo che facciamo con l’impegno di creare in futuro sinergie e progetti che sostengano con maggiore forza una cultura attenta alle bambine e alle ragazze, alle donne di domani”.

In un momento storico dove l’accoglienza di persone che scappano da guerre, carestie e povertà, violenze e soprusi, sembra ridursi a puri convenevoli burocratici, riducendo al minimo le possibilità di ottenere status necessari alla permanenza nel nostro Paese, il volontariato trevigiano e Università Ca’ Foscari, attraverso Università del Volontariato, avviano un percorso nell’area “Evoluzione Sociale e crescita personale” sul tema “Accoglienza dei migranti”.

 

“Si tratta di sei incontri, due più divulgativi e aperti a tutta la cittadinanza, quattro più legati al supporto linguistico e rivolto a volontari che decidano di operare nel campo dell’accoglienza migranti – spiega Alberto Franceschini presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso –Da sempre siamo impegnati in percorsi di approfondimento, conoscenza, abilitazione di volontari impegnati nel delicato compito di accogliere persone che migrano dal loro Paese per motivi di sopravvivenza. In questo periodo storico, dove tutto viene messo in discussione e le disposizioni Governative continuano a minare questi percorsi virtuosi, crediamo sia importante continuare a tracciare una strada di consapevolezza e responsabilità. In questo ringraziamo l’Università Ca’ Foscari e i suoi docenti per la condivisione valoriale di un percorso formativo di tale livello.”

 

 

Venerdì 1° marzo si è affrontato il tema del diritto di migrazione come diritto fondamentale dell’uomo, spiegando le differenze e le analogie tra le figure del profugo, richiedente asilo e rifugiato, insieme a Marco Ferrero Avvocato e docente dell’Università Ca’ Foscari e l’Avvocato e volontario Francesco Tartini, esperto in diritto internazionale.

 

Venerdì 8 Marzo si entrerà nel merito dei flussi migratori, per comprenderne l’andamento demografico e mettere a confronto i modelli di accoglienza, con l’operatore di progetti di accoglienza Marco Berdusco e l’assistente sociale Noemi Tintinaglia.

 

Atri quattro appuntamenti, nei lunedì di marzo/aprile, saranno dedicati al supporto linguistico volontario, presentando metodologie e strumenti per far apprendere la lingua e fornire un arricchimento del lessico e della produzione orale, soprattutto ai giovani migranti. Queste specifiche lezioni saranno coordinate da dalla docente Ca’ Foscari Paola Begotti e dalla studentessa Master ITALS Eliana Mescalchin.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno dalle 15.00/18.00 presso il Campus universitario Ca’ Foscari Treviso.

 

Per info e iscrizioni, scrivere a: [email protected]

Cosa manca al 25 novembre

 

Si chiude il sipario anche su questo 25 novembre. Il rosso resterà, ma sarà il vestito di Babbo Natale ravvivato da infinite lucine che già si impongono su piazze e vie. Dentro le case resterà tutto come prima, gli uomini continueranno ad agire violenza, le donne a subirla, i minori ad assisterla. Le denunce aumenteranno, ma la violenza non si fermerà. Perché?

 

Perché le manifestazioni in se stesse non possono fermare comportamenti e relazioni sbagliate.

 

Perché ad essere deviati sono i comportamenti, frutto di una gestione non riuscita delle emozioni che viviamo in modo distorto da quando siamo bambini.

La violenza di genere non viene attuata perché si è malati. È una scelta. È la risultante di una eccessiva fragilità dell’uomo. Non una prova di forza, esattamente l’opposto: una prova di debolezza.

 

La violenza di genere è in aumento come numero di denunce del fenomeno grazie alla crescente autonomia e consapevolezza della donna. Perché è vero che se esiste un uomo che usa violenza, esiste una donna che lo permette e lo giustifica.

 

Ma se non è una malattia, cos’è che porta l’uomo a scegliere la violenza?

Dobbiamo andare indietro nel tempo ed avvolgere il nastro della nostra vita.

All’uomo è stato vietato quando era bambino di aver paura. E allora ha imparato a convogliare tutto nella rabbia. Alla donna non è stato insegnato a ribellarsi. Allora può sprofondare nella tristezza e nella passiva accettazione di un comportamento violento verso di lei.

 

Questo il nocciolo della questione. C’entrano le emozioni.

 

È emozionante organizzare e partecipare all’infinita serie di eventi per dire stop alla violenza? Sicuramente si. Tutti uniti per un mondo che rifiuta la violenza.

La sensibilizzazione contro la violenza di genere è stata in questi ultimi anni una importante ed utile presa di coscienza di un fenomeno nuovo che è diventato ben presto un’emergenza sociale. Ma non è sufficiente. Anzi rischia di restare solo in superficie. Di essere atto esteriore. Di diventare un appuntamento sociale e culturale, senza ambizione di risoluzione.

 

Mi ricorda una ricorrenza che scandisce una stagione: tra il vino di San Martino e l’Avvento con l’otto dicembre che apre le porte al Natale, c’è il 25 novembre, quello delle scarpe rosse, dei sacchetti di pane, delle figure di cadaveri, delle panchine rosse, dei rossetti sotto l’occhio e chissà cosa altro.

Ogni retorica di tutti i discorsi impegnati crolla di fronte alla realtà della famiglia, dove si combatte ogni istante una dura lotta. Per la sopravvivenza. Per ritrovare la serenità. Senza strumenti adeguati.

 

Ogni singola manifestazione dovrebbe avere l’unico scopo di chiedere con forza che vengano finalmente attuate delle politiche sociali finanziate da ingenti risorse economiche. Il volontariato e gli eventi a zero costo possono essere importanti per tenere alta l’attenzione affinché, e qui il nocciolo, siano progettate e stabilmente finanziate le seguenti operazioni.

 

NUMERO UNO: a tappeto, su ogni scuola di ordine e grado devono essere realizzati degli specifici interventi da parte di professionisti sulla gestione delle emozioni, sul rispetto di genere, sull’affettività.

 

NUMERO DUE: devono essere fatti investimenti sulla formazione di forze dell’ordine e di personale medico, figure che dovrebbero essere coadiuvate da psicologi ben formati su questo fenomeno.

 

NUMERO TRE: servono politiche sociali che prendano in carico l’uomo agente di violenza, che riescano a sistemarlo in appartamenti “sgancio” invece di allontanare sempre la donna con i figli.

 

NUMERO QUATTRO: servono finanziamenti stabili per case rifugio e misure speciali per i figli che hanno assistito alla violenza.

 

Il quadro normativo è stato oggetto di grande attenzione negli ultimi anni e può esser considerato sulla giusta via di perfezionamento. A mancare sono le risorse per una seria prevenzione. Oltre che un vuoto totale sul recupero dell’uomo maltrattante.

 

Questo è ciò che dovrebbero chiedere tutte le persone vestite di rosso ogni 25 novembre.

 

Simona Guardati
Assessore Bilancio, Cultura e Pari Opportunità
Comune Casier (TV)

Un imperdibile appuntamento letterario si terrà venerdì sera, 23 novembre, presso l’Auditorium Concordia di San Vito al Tagliamento (VE), alle ore 20.45: l’autore Fabrizio Savegnago presenterà il suo ultimo libro Indelebili Segni (Ellerani Editore), un’occasione da non perdere per riflettere sulla questione delle carceri, per ascoltare le storie di chi ogni giorno vive la detenzione sulla propria pelle e di chi lavora a stretto contatto con i detenuti.

 

Nelle parole di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone: “Indelebili segni di Fabrizio Savegnago è uno dei modi attraverso cui entrare in una prigione, nelle sue violenze quotidiane, nel suo linguaggio crudo, nelle sue storie, nella sua umanità variegata”; come scrive infatti l’autore: Le urla risvegliano qualche altra detenuta assopita, le urla a Sollicciano sono come gli sbadigli, sono contagiose…”

 

Alla presentazione interverranno l’autore e Alberto Quagliotto, direttore della Casa Circondariale di Pordenone.

 

Fabrizio Savegnago nasce nel 1988 a Firenze. Dopo la laurea in Scienze Infermieristiche lavoro come infermiere, dal 2012 al 2013, nel carcere di Sollicciano che gli darà lo spunto per scrivere Indelebili Segni. Appassionato di cinema (ha studiato recitazione) cerca di far entrare nei suoi racconti la sua passione fondendo la soggettività della macchina da presa con l’Ultrapop alla Tarantino.

 

Dieci giorni densi di appuntamenti (ben 45, sparsi su tutto il territorio comunale) per ricordare il diritto di tutti i bambini e gli adolescenti di essere felici e di poter crescere sia come liberi individui che come futuri membri attivi di una comunità

 

Torna anche quest’anno, per la sesta volta, dal 5 al 14 ottobre, “Dritti sui diritti”: la manifestazione, promossa dall’assessorato comunale alla Coesione sociale, è stata presentata questa mattina, a villa Querini a Mestre, con una conferenza stampa a cui hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore comunale alla Coesione Sociale, Simone Venturini, la presidente della III Commissione consiliare, Chiara Visentin, la responsabile delle Politiche cittadine per l’infanzia e l’adolescenza, Paola Sartori.

 

“È un appuntamento – ha sottolineato Venturini – oramai consolidato, che cresce ogni anno di più, e con cui ci proponiamo di raggiungere due obiettivi. Da una parte vogliamo infatti tenere alta l’attenzione sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza, visto che i diritti dei bambini e dei ragazzi non sempre vengono riconosciuti e da essi quindi goduti. E dall’altra sensibilizzare, con la campagna ‘Io…mi affido’ i cittadini su un tema importante come quello dell’affido famigliare, che permette di occuparsi di un ragazzo di cui la sua famiglia, per motivi diversi, non è in grado temporaneamente di occuparsene.”

 

“È bello – ha osservato Chiara Visentin – che ogni volta vengano coinvolti in questa iniziativa sempre più soggetti del pubblico e del privato: quest’anno saranno addirittura circa 120. Una dimostrazione dell’attenzione che la società civile ha per questi temi. Un’attenzione che va di pari passo con quella dell’amministrazione comunale, che sta dando in questo senso segnali tangibili importanti, come la recente inaugurazione di ‘Casa Nazareth amicizia’ a Marghera o l’intitolazione di una strada in centro proprio ai ‘Diritti dei bambini’.”

 

Il ricco calendario della manifestazione prevede appuntamenti di ogni tipo: dagli spettacoli teatrali, allo sport, dagli eventi in piazza ai laboratori, dalle attività culturali ed educative ai convegni, dedicati non solo ai bambini e alle loro famiglie, ma anche a tutta la cittadinanza.

 

“In particolare – ha ricordato Paola Sartori – vorrei segnalare due eventi che si svolgono nelle piazze, proprio con questo obiettivo. Quello di sabato 6 ottobre, dalle ore 16, in centro a Mestre (‘Dare voci ai diritti dei bambini’) e quello di sabato 13 ottobre, sempre a Mestre, alle ore 17.30 (‘Filò dei Diritti’) in cui ogni associazione coinvolta in queste dieci giornate di iniziative porterà, raccontando la sua esperienza, un quadrato di stoffa, che verrà cucito per formare un’unica bandiera.”

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