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L’insegna “Jesolo” di piazza Drago e la facciata della biblioteca civica di Jesolo saranno illuminate di arancione a partire da giovedì 10 fino a domenica 13 ottobre. Il Comune di Jesolo accoglie così l’invito dell’assessorato alle Pari Opportunità della Città metropolitana di Venezia ad aderire alla campagna “INdifesa per un’Italia a misura di bambine e delle ragazze”, ideata dalla Fondazione Terre des Hommes Italia in occasione della Giornata mondiale ONU delle bambine e delle ragazze (che ricorre l’11 ottobre).

 

Tra gli obiettivi della Fondazione, membro della campagna internazionale Girls Not Brides (Spose Non Bambine) e dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), c’è l’impegno a sostenere i punti dello Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 tra cui il raggiungimento della Parità di Genere, l’emancipazione e l’autostima di tutte le donne, le bambine e le ragazze.

 

La Città di Jesolo compie un primo passo per dimostrare l’impegno concreto per stimolare la diffusione di una cultura del rispetto e della prevenzione della violenza e delle discriminazioni di genere, a partire dai minorenni.

 

“Jesolo si è sempre dimostrata attenta nel sostenere iniziative che contribuiscono a tenere alta l’attenzione sullo sviluppo sociale globale e il superamento di quelle barriere che, ancora oggi, impediscono di avere una piena libertà e realizzazione degli individui – spiega l’assessore alle Pari Opportunità di Jesolo, Flavia Pastò -.
Illuminare i nostri simboli è un piccolo passo che facciamo con l’impegno di creare in futuro sinergie e progetti che sostengano con maggiore forza una cultura attenta alle bambine e alle ragazze, alle donne di domani”.

In un momento storico dove l’accoglienza di persone che scappano da guerre, carestie e povertà, violenze e soprusi, sembra ridursi a puri convenevoli burocratici, riducendo al minimo le possibilità di ottenere status necessari alla permanenza nel nostro Paese, il volontariato trevigiano e Università Ca’ Foscari, attraverso Università del Volontariato, avviano un percorso nell’area “Evoluzione Sociale e crescita personale” sul tema “Accoglienza dei migranti”.

 

“Si tratta di sei incontri, due più divulgativi e aperti a tutta la cittadinanza, quattro più legati al supporto linguistico e rivolto a volontari che decidano di operare nel campo dell’accoglienza migranti – spiega Alberto Franceschini presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso –Da sempre siamo impegnati in percorsi di approfondimento, conoscenza, abilitazione di volontari impegnati nel delicato compito di accogliere persone che migrano dal loro Paese per motivi di sopravvivenza. In questo periodo storico, dove tutto viene messo in discussione e le disposizioni Governative continuano a minare questi percorsi virtuosi, crediamo sia importante continuare a tracciare una strada di consapevolezza e responsabilità. In questo ringraziamo l’Università Ca’ Foscari e i suoi docenti per la condivisione valoriale di un percorso formativo di tale livello.”

 

 

Venerdì 1° marzo si è affrontato il tema del diritto di migrazione come diritto fondamentale dell’uomo, spiegando le differenze e le analogie tra le figure del profugo, richiedente asilo e rifugiato, insieme a Marco Ferrero Avvocato e docente dell’Università Ca’ Foscari e l’Avvocato e volontario Francesco Tartini, esperto in diritto internazionale.

 

Venerdì 8 Marzo si entrerà nel merito dei flussi migratori, per comprenderne l’andamento demografico e mettere a confronto i modelli di accoglienza, con l’operatore di progetti di accoglienza Marco Berdusco e l’assistente sociale Noemi Tintinaglia.

 

Atri quattro appuntamenti, nei lunedì di marzo/aprile, saranno dedicati al supporto linguistico volontario, presentando metodologie e strumenti per far apprendere la lingua e fornire un arricchimento del lessico e della produzione orale, soprattutto ai giovani migranti. Queste specifiche lezioni saranno coordinate da dalla docente Ca’ Foscari Paola Begotti e dalla studentessa Master ITALS Eliana Mescalchin.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno dalle 15.00/18.00 presso il Campus universitario Ca’ Foscari Treviso.

 

Per info e iscrizioni, scrivere a: [email protected]

Cosa manca al 25 novembre

 

Si chiude il sipario anche su questo 25 novembre. Il rosso resterà, ma sarà il vestito di Babbo Natale ravvivato da infinite lucine che già si impongono su piazze e vie. Dentro le case resterà tutto come prima, gli uomini continueranno ad agire violenza, le donne a subirla, i minori ad assisterla. Le denunce aumenteranno, ma la violenza non si fermerà. Perché?

 

Perché le manifestazioni in se stesse non possono fermare comportamenti e relazioni sbagliate.

 

Perché ad essere deviati sono i comportamenti, frutto di una gestione non riuscita delle emozioni che viviamo in modo distorto da quando siamo bambini.

La violenza di genere non viene attuata perché si è malati. È una scelta. È la risultante di una eccessiva fragilità dell’uomo. Non una prova di forza, esattamente l’opposto: una prova di debolezza.

 

La violenza di genere è in aumento come numero di denunce del fenomeno grazie alla crescente autonomia e consapevolezza della donna. Perché è vero che se esiste un uomo che usa violenza, esiste una donna che lo permette e lo giustifica.

 

Ma se non è una malattia, cos’è che porta l’uomo a scegliere la violenza?

Dobbiamo andare indietro nel tempo ed avvolgere il nastro della nostra vita.

All’uomo è stato vietato quando era bambino di aver paura. E allora ha imparato a convogliare tutto nella rabbia. Alla donna non è stato insegnato a ribellarsi. Allora può sprofondare nella tristezza e nella passiva accettazione di un comportamento violento verso di lei.

 

Questo il nocciolo della questione. C’entrano le emozioni.

 

È emozionante organizzare e partecipare all’infinita serie di eventi per dire stop alla violenza? Sicuramente si. Tutti uniti per un mondo che rifiuta la violenza.

La sensibilizzazione contro la violenza di genere è stata in questi ultimi anni una importante ed utile presa di coscienza di un fenomeno nuovo che è diventato ben presto un’emergenza sociale. Ma non è sufficiente. Anzi rischia di restare solo in superficie. Di essere atto esteriore. Di diventare un appuntamento sociale e culturale, senza ambizione di risoluzione.

 

Mi ricorda una ricorrenza che scandisce una stagione: tra il vino di San Martino e l’Avvento con l’otto dicembre che apre le porte al Natale, c’è il 25 novembre, quello delle scarpe rosse, dei sacchetti di pane, delle figure di cadaveri, delle panchine rosse, dei rossetti sotto l’occhio e chissà cosa altro.

Ogni retorica di tutti i discorsi impegnati crolla di fronte alla realtà della famiglia, dove si combatte ogni istante una dura lotta. Per la sopravvivenza. Per ritrovare la serenità. Senza strumenti adeguati.

 

Ogni singola manifestazione dovrebbe avere l’unico scopo di chiedere con forza che vengano finalmente attuate delle politiche sociali finanziate da ingenti risorse economiche. Il volontariato e gli eventi a zero costo possono essere importanti per tenere alta l’attenzione affinché, e qui il nocciolo, siano progettate e stabilmente finanziate le seguenti operazioni.

 

NUMERO UNO: a tappeto, su ogni scuola di ordine e grado devono essere realizzati degli specifici interventi da parte di professionisti sulla gestione delle emozioni, sul rispetto di genere, sull’affettività.

 

NUMERO DUE: devono essere fatti investimenti sulla formazione di forze dell’ordine e di personale medico, figure che dovrebbero essere coadiuvate da psicologi ben formati su questo fenomeno.

 

NUMERO TRE: servono politiche sociali che prendano in carico l’uomo agente di violenza, che riescano a sistemarlo in appartamenti “sgancio” invece di allontanare sempre la donna con i figli.

 

NUMERO QUATTRO: servono finanziamenti stabili per case rifugio e misure speciali per i figli che hanno assistito alla violenza.

 

Il quadro normativo è stato oggetto di grande attenzione negli ultimi anni e può esser considerato sulla giusta via di perfezionamento. A mancare sono le risorse per una seria prevenzione. Oltre che un vuoto totale sul recupero dell’uomo maltrattante.

 

Questo è ciò che dovrebbero chiedere tutte le persone vestite di rosso ogni 25 novembre.

 

Simona Guardati
Assessore Bilancio, Cultura e Pari Opportunità
Comune Casier (TV)

Un imperdibile appuntamento letterario si terrà venerdì sera, 23 novembre, presso l’Auditorium Concordia di San Vito al Tagliamento (VE), alle ore 20.45: l’autore Fabrizio Savegnago presenterà il suo ultimo libro Indelebili Segni (Ellerani Editore), un’occasione da non perdere per riflettere sulla questione delle carceri, per ascoltare le storie di chi ogni giorno vive la detenzione sulla propria pelle e di chi lavora a stretto contatto con i detenuti.

 

Nelle parole di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone: “Indelebili segni di Fabrizio Savegnago è uno dei modi attraverso cui entrare in una prigione, nelle sue violenze quotidiane, nel suo linguaggio crudo, nelle sue storie, nella sua umanità variegata”; come scrive infatti l’autore: Le urla risvegliano qualche altra detenuta assopita, le urla a Sollicciano sono come gli sbadigli, sono contagiose…”

 

Alla presentazione interverranno l’autore e Alberto Quagliotto, direttore della Casa Circondariale di Pordenone.

 

Fabrizio Savegnago nasce nel 1988 a Firenze. Dopo la laurea in Scienze Infermieristiche lavoro come infermiere, dal 2012 al 2013, nel carcere di Sollicciano che gli darà lo spunto per scrivere Indelebili Segni. Appassionato di cinema (ha studiato recitazione) cerca di far entrare nei suoi racconti la sua passione fondendo la soggettività della macchina da presa con l’Ultrapop alla Tarantino.

 

Dieci giorni densi di appuntamenti (ben 45, sparsi su tutto il territorio comunale) per ricordare il diritto di tutti i bambini e gli adolescenti di essere felici e di poter crescere sia come liberi individui che come futuri membri attivi di una comunità

 

Torna anche quest’anno, per la sesta volta, dal 5 al 14 ottobre, “Dritti sui diritti”: la manifestazione, promossa dall’assessorato comunale alla Coesione sociale, è stata presentata questa mattina, a villa Querini a Mestre, con una conferenza stampa a cui hanno preso parte, tra gli altri, l’assessore comunale alla Coesione Sociale, Simone Venturini, la presidente della III Commissione consiliare, Chiara Visentin, la responsabile delle Politiche cittadine per l’infanzia e l’adolescenza, Paola Sartori.

 

“È un appuntamento – ha sottolineato Venturini – oramai consolidato, che cresce ogni anno di più, e con cui ci proponiamo di raggiungere due obiettivi. Da una parte vogliamo infatti tenere alta l’attenzione sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza, visto che i diritti dei bambini e dei ragazzi non sempre vengono riconosciuti e da essi quindi goduti. E dall’altra sensibilizzare, con la campagna ‘Io…mi affido’ i cittadini su un tema importante come quello dell’affido famigliare, che permette di occuparsi di un ragazzo di cui la sua famiglia, per motivi diversi, non è in grado temporaneamente di occuparsene.”

 

“È bello – ha osservato Chiara Visentin – che ogni volta vengano coinvolti in questa iniziativa sempre più soggetti del pubblico e del privato: quest’anno saranno addirittura circa 120. Una dimostrazione dell’attenzione che la società civile ha per questi temi. Un’attenzione che va di pari passo con quella dell’amministrazione comunale, che sta dando in questo senso segnali tangibili importanti, come la recente inaugurazione di ‘Casa Nazareth amicizia’ a Marghera o l’intitolazione di una strada in centro proprio ai ‘Diritti dei bambini’.”

 

Il ricco calendario della manifestazione prevede appuntamenti di ogni tipo: dagli spettacoli teatrali, allo sport, dagli eventi in piazza ai laboratori, dalle attività culturali ed educative ai convegni, dedicati non solo ai bambini e alle loro famiglie, ma anche a tutta la cittadinanza.

 

“In particolare – ha ricordato Paola Sartori – vorrei segnalare due eventi che si svolgono nelle piazze, proprio con questo obiettivo. Quello di sabato 6 ottobre, dalle ore 16, in centro a Mestre (‘Dare voci ai diritti dei bambini’) e quello di sabato 13 ottobre, sempre a Mestre, alle ore 17.30 (‘Filò dei Diritti’) in cui ogni associazione coinvolta in queste dieci giornate di iniziative porterà, raccontando la sua esperienza, un quadrato di stoffa, che verrà cucito per formare un’unica bandiera.”

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