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E dopo i Martedì sull’Economia, arrivano i Venerdì sulla Scienza.

Venerdì 9 aprile, alle 20.45, il prof. Tommaso Anfodillo (docente di Ecologia presso l’Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Territorio e Sistemi Agroforestali) terrà un incontro online dal titolo “Ecosistemi forestali ed energia rinnovabile”, per discutere e riflettere sulle possibili strategie contro la crisi climatica.

 

La videoconferenza – della durata stimata di un’ora – rientra nel programma “I Venerdì con la Scienza” promosso da SOMS, Circolo Galileo Galilei e Officina 31021, per sensibilizzare i cittadini sulla questione climatica e sull’emergenza ecologica.

 

Spaziando tra ambiente, urbanistica, tecnologia, sociologia e astronomia, dallo scorso 12 febbraio sono infatti ripresi gli appuntamenti online accomunati da un fil rouge socio-scientifico, che propongono questo mese due interessantissimi interventi sulla crisi climatica.

 

Per seguirli in diretta sarà sufficiente collegarsi dalle 20.45:

• o al canale YouTube del Circolo Galilei
• o alla pagina Facebook di Officina 31021

 

 

 

Si è tenuto lo scorso dicembre il webinar organizzato dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, per parlare di clima, prospettive del Recovery Fund (o Next Generation EU) e infrastrutture per la capitale.

 

Il dibattito si è rivelato un’interessante occasione di scambio sociale, economico e culturale su idee e progetti inerenti il piano infrastrutturale della città di Roma, con un’attenta analisi nell’ottica della sostenibilità. Di seguito alcuni spunti salienti sul nuovo assetto infrastrutturale della mobilità romana, nello spirito delle due ultime encicliche di Papa Francesco.

 

 

Uno sguardo su Roma

Roma è la città metropolitana italiana più popolosa, contando 121 comuni e 4.320.088 abitanti. Ogni giorno si calcolano circa 6.100.000 spostamenti, con un elevatissimo costo di congestione urbana.

Dal punto di vista tecnico-trasportistico, quali possono essere allora le soluzioni più adeguate per risolvere i problemi di mobilità e ambientali, che ormai da troppo tempo affliggono una delle città più belle e amate al mondo? Lasciando da parte ogni valutazione appartenente alla sfera politica, ci concentreremo piuttosto sull’accordo con la UE sul Next Generation UE.

 

 

In quanto Capitale della Repubblica, che ospita le Ambasciate di tanti Paesi e che comprende al suo interno uno Stato come la Città del Vaticano, Roma assume una caratteristica amministrativa e religiosa diversa da qualsiasi altra città d’Italia.
Per questo motivo può (e deve) rappresentare un esempio in termini di inclusione sociale e di rispetto dell’ambiente. L’occasione irripetibile è dettata dai fondi Next Generation EU, tenendo conto che – come ha ammonito il Consiglio Europeo – le due condizioni chiave per accedere alle sue risorse siano l’avvio concreto delle riforme e la reale capacità della spesa.

 

Quanto segue è una raccolta di dati e informazioni sull’assetto urbano, sui comportamenti dei cittadini di Roma Capitale e sulle conseguenze sul sistema trasportistico attuale, ripresa dallo studio condotto dalla Prometeo Engineering – realtà romana che svolge una consistente attività nel campo dell’ingegneria delle infrastrutture, con particolare attenzione alle opere geotecniche e in sotterraneo – al fine di comprendere il quale potrebbe essere l’effetto di possibili interventi migliorabili.

 

 

La popolazione di Roma Capitale

Roma Capitale è un territorio grande come quello di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Catania e Palermo messi insieme. Per comprendere la genesi e la natura delle problematiche attuali a livello di mobilità, è fondamentale analizzare la distribuzione della popolazione sul territorio e la presenza di stranieri e del rispettivo reddito*.
I municipi più popolosi sono quelli dell’area Est. Questi hanno una popolazione che si aggira al di sopra dei 150.000 abitanti per municipio. Gli stranieri si collocano in percentuale abbastanza elevata (fino al 20% nell’area centrale e nell’area Nord di Roma) e sono coloro che vivono nelle famiglie particolarmente agiate presso cui lavorano. Vi è poi un alto numero di stranieri che vive autonomamente in alloggi nei municipi, con percentuali al di sopra del 15%.
I redditi più alti sono presenti nel primo e secondo municipio e anche nella zona Nord. C’è da notare che il reddito pro-capite dei Romani è di circa 31.000 Euro contro i 44.000 Euro dei Milanesi.

Il reddito degli stranieri per municipio è più basso nella zona Est e Ovest. In particolare la zona Est è popolata da stranieri con reddito molto basso.

 

 

Mobilità e infrastrutture urbane

La crisi economica degli ultimi cinque anni ha inciso profondamente sulla qualità della mobilità. Inoltre, il rafforzamento delle tendenze centrifughe ha spostato il baricentro verso l’esterno, mutando le caratteristiche distributive della mobilità.

Dei 6.100.000 spostamenti registrati su Roma, 4.500.000 (il 78%) sono generati dai residenti del Comune, mentre il 22% è costituito dai residenti nei 120 comuni della cintura limitrofa. Mentre i romani si muovono su Roma, questo 22% che vive nella cintura metropolitana penetra su Roma. Il mezzo più usato è l’automobile; in pochissimi usano l’autobus e i mezzi su ferro.
Ciò comporta un serio problema di congestione: si stima infatti che gli abitanti di Roma abbiamo perso 254 ore nel traffico* ponendo la nostra capitale al secondo posto al mondo, dopo Bogotà, per città in cui si trascorrono più ore nel traffico.

 

La congestione a Roma è elevatissima. Se paragonata a Parigi, solo il 16,6% dei suoi abitanti si muove con mezzi privati (contro il 65,5% di Roma). Oltre a ciò, il numero di cittadini che si sposta a Roma spende giornalmente 13 milioni di Euro in carburante, versando all’erario 9 milioni. Il costo annuo arriva pertanto a 3,5 miliardi.

 

Se pensiamo che su Roma sono presenti 2,3 milioni di auto su 3 milioni di abitanti, con una media di 1,3 per autovettura, è facile comprendere che la mobilità romana produca grossi danni ambientali. Roma vanta infatti una tra le più alte concentrazioni di CO2 nell’aria in Italia: attualmente 8,5 t pro-capite, contro le 7,7 della Lombardia e le 8 dell’Emilia. Tale valore solo tre anni fa era di circa 5 t con un trend in crescita che provoca evidenti danni ambientali.

 

 

Quali proposte?

Prima di avanzare una proposta, è necessario capire com’è distribuita la popolazione anche nell’ottica dell’inclusione e del rispetto ambientale e vedere come è attualmente organizzata la rete dei trasporti pubblici e la viabilità ordinaria.

A tal proposito, la Promoteo Engineering di Roma ha ipotizzato una strada da seguire.

 

Bisognerebbe chiudere l’anello ferroviario e realizzare nuove linee di tram di superficie soprattutto nell’area Est e nelle aree dove è presente la popolazione con reddito più basso.
L’area compresa all’interno dell’attuale anello ferroviario copre solo i 5% del territorio comunale e supporta il 50% del traffico urbano. Serve allora mettere a rete il sistema ferroviario, tramviario e delle metropolitane.
Per quanto riguarda la rete in sotterraneo, oggi Roma ha una sorta di X che serve ben poco a risolvere i problemi della mobilità. È necessario un potenziamento con la realizzazione della linea D, il completamento della linea C fino a Grottarossa e il prolunga-mento della linea B, B1 e A nelle due direzioni.

 

Bisogna intervenire inoltre sugli assi stradali che in alcuni casi oggi sono monchi e creano grossi problemi di penetrazione nell’anello ferroviario. Questi assi di penetrazione dovrebbero giungere a dei parcheggi scambiatori, ma anche a dei parcheggi che possano essere utilizzati in tutta l’area metropolitana. Bisogna poi risolvere i punti critici/nevralgici con rotatorie, sottopassi e altri interventi viabilistici, per evitare che i nodi nevralgici della città causino ingorghi e traffico congestionato lungo tutta la rete viaria cittadina.

 

La mobilità su gomma (prediletta dall’80% dei romani) è oggi fortemente penalizzata dalla sosta selvaggia. Per attenuare questo fenomeno, si possono realizzare parcheggi in superficie multipiano che possono essere acquistati dai cittadini che possiedono l’abitazione all’interno di Roma.
In tal caso, l’intervento può non impattare molto dal punto di vista architettonico ed estetico poiché si lascia la facciata originale, gli edifici vengono svuotati, per realizzare una struttura in calcestruzzo armato affidabile soprattutto dal punto di vista antincendio. Dal punto di vista finanziario, Società private e pubbliche possono avviare questo ambizioso progetto, dando la possibilità di accedere a mutui agevolati per chi vuole acquistare un posto auto pertinenziale in superficie.

 

Infine, l’utilizzo del sottosuolo. Benché sia una risorsa immensa dal punto di vista archeologico, deve essere considerata anche una risorsa per la realizzazione di infrastrutture che possono essere costruite all’interno di cameroni raggiungibili attraverso le consolari (per alcune di esse con l’interramento mediante gallerie per sole auto, all’interno di sezioni con altezza limitata che terminano in parcheggi).

 

 

Le piste ciclabili

Una volta che saranno risolti tutti i gravosi problemi di mobilità e di inquinamento finora evidenziati, ci si potrà dedicare a trascorrere del tempo in movimento, per esempio in bicicletta. Certo è che le piste ciclabili non possono essere la soluzione ai problemi evidenziati.
Il cittadino medio non è disposto a rinunciare alla propria comodità e all’agio offerto dal veicolo personale: per età, abitudini, obblighi lavorativi di abbigliamento, è impensabile per alcuni lavoratori passare alla bici come mezzo per recarsi al lavoro.

 

 

In conclusione

In attesa che a livello nazionale si capisca che l’alta velocità deve arrivare a Palermo se vogliamo un “Sud” a livello europeo, che il ponte di Messina in pochi mesi può aprire i cantieri, che senza le infrastrutture di supporto alle attività industriali, al terziario, al turismo, un Paese non cresce, Roma Capitale può attuare riforme e realizzare progetti come spesso in passato è stato fatto da menti illuminate, creando quella che conosciamo oggi: una città unica al mondo!

 

Seguendo i precetti della Dottrina Sociale della Chiesa e le Encicliche di Papa Francesco, è possibile donare a Roma un nuova occasione di rinascita.
Grazie all’art. 118 c2 della Costituzione Italiana e a una adeguata capacità progettuale di cui l’Italia è leader nel mondo, Roma Capitale potrebbe altresì attingere ai fondi del Next Generation EU per risolvere i problemi che l’attanagliano.

 

 


*Fonte dati: PUMS 2019, pubblicato da Roma Capitale

**Fonte: indice INRIX 2018

L’Europa punta ad essere il primo Continente a impatto zero entro il 2050. È un obiettivo sfidante ma anche entusiasmante perché l’UE farebbe da traino agli altri Continenti, ponendosi come leader mondiale nella ricerca di alleanze internazionali per definire le norme che dovranno assicurare la crescita sostenibile.

 

La legge sul Clima diverrà pertanto un obiettivo giuridicamente vincolante per l’azzeramento delle emissioni e gli stati membri saranno obbligati a rispettare e realizzare quanto previsto dal Piano.
La legge ha tracciato la rotta per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050 fissando nel piano per il clima un target intermedio di riduzione delle emissioni al 55% entro il 2030.

 

Anche i capi di Stato, di Governo e i Ministri dell’ambiente hanno dato il loro parere favorevole.
La Commissione dovrà ora rivedere entro l’estate 2021 tutta la legislazione sul clima e sull’energia al fine di renderla adatta al primo obiettivo fissato entro il 2030.
Saranno riviste le direttive sull’energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulle performance energetiche degli edifici.

Saranno sottoposti a revisione i regolamenti sulle emissioni di gas ad effetto serra, sull’uso del suolo, sarà rivista la direttiva sul sistema dei trasporti intelligenti, sugli standard di emissione di CO2 e tanto altro ancora.

 

Riguardo ai trasporti, si prevede una trasformazione fondamentale: la Commissione nel suo piano prevede una mobilità verde, intelligente e a prezzi accessibili.
Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, ha dichiarato che “per raggiungere i nostri obiettivi climatici, le emissioni del settore dei trasporti devono registrare una chiara tendenza al ribasso. La strategia odierna cambierà il modo con cui le persone e le merci circolano in tutta Europa e renderà facile combinare diversi modi di trasporto in un unico viaggio. Abbiamo fissato obiettivi ambiziosi per l’intero sistema dei trasporti per garantire una ripresa sostenibile, intelligente e resiliente dalla crisi della COVID-19”.

 

 

La Commissaria per i Trasporti, Adina Vălean, ha dichiarato che “le tecnologie digitali hanno il potenziale per rivoluzionare il nostro modo di muoverci, rendendo la nostra mobilità più intelligente, efficiente e anche più verde. Dobbiamo offrire alle imprese un quadro stabile per gli investimenti verdi che dovranno effettuare nei prossimi decenni. Attraverso l’attuazione di questa strategia, creeremo un sistema dei trasporti più efficiente e resiliente,
saldamente rivolto a ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo”.

 

 

Quali dovranno essere le tappe per raggiungere gli obiettivi di cui sopra?

Entro il 2030:
– Almeno 30 milioni di automobili che circoleranno sulle strade europee dovranno essere a emissioni zero
– almeno 100 città europee saranno a impatto climatico zero
– il traffico ferroviario ad alta velocità dovrà raddoppiare in tutta Europa
– la mobilità automatizzata dovrà essere diffusa su larga scala dovranno essere approntate per il mercato navi a zero emissioni

 

Entro il 2035:
– dovranno essere disponibili aeromobili di grandi dimensioni a zero emissioni

 

Entro il 2050:
– quasi tutte le automobili, i furgoni, gli autobus e i veicoli pesanti nuovi saranno a zero emissioni
– il traffico merci su rotaia raddoppierà
– una rete transeuropea di trasporto multimodale (TEN-T) sarà pienamente operativa
– per trasporti sostenibili e intelligenti con connettività ad alta velocità.

 

 

La Commissione Europea sottolinea anche che in questa evoluzione non si deve lasciare indietro alcun Paese, Regione o Area rurale: è indispensabile che la mobilità sia disponibile e accessibile a tutti.
Per traguardare gli obiettivi di cui sopra occorrono necessariamente risposte concrete e immediate di ciascun Paese membro dell’UE.

 

Il recovery Fund assegnato al nostro Paese per il rilancio dell’economia da mesi schiacciata dalla pandemia, consentirà di destinare risorse economiche importanti anche nel settore delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

 

IL MIT ha posto in evidenza diverse priorità, tra queste si segnalano:

– porti green e logistica sostenibile, per migliorare l’accessibilità portuale, riconvertire la flotta navale in chiave ambientale, rinnovare il parco dei mezzi su gomma adibiti all’autotrasporto, rinnovare locomotori e i carri merci, completare la digitalizzazione nell’ambito del sistema logistico;
– opere ferroviarie per la mobilità dei cittadini e la connessione veloce del Paese, per migliorare l’accessibilità della
popolazione che dovrà avere a meno di 1 ora un collegamento con l’alta velocità (il target è l’ottanta per cento della popolazione al termine del programma a meno di un’ora da una stazione alta velocità);
– modernizzazione dei collegamenti stradali e autostradali, con l’aumento della sicurezza, dell’efficienza delle connessioni, la transizione digitale e le smart road;
– innovazione digitale nei trasporti, favorendo alcuni progetti sperimentali specifici come il Brenner “Digital Green Corridor”, la piattaforma nazionale per i servizi digitali con sperimentazioni pilota di tecnologie per la cooperazione tra veicoli infrastrutture in realtà urbane individuate, il TPL 4.0 verde e sicuro, il living Lab sperimentale nella città di Milano per le tecnologie innovative per il TPL.

 

 

Articolo a cura di Vito Coviello, socio AIDR e Responsabile Osservatorio Tecnologie Digitali nel settore dei trasporti e della logistica

Esattamente cinque anni fa, con la conclusione di una sudata COP21, credevamo di assistere al trionfo dell’ambientalismo: 175 Stati (ora 195) firmavano un accordo passato alla storia come Accordi di Parigi.
Esso impegnava le nazioni firmatarie, tra cui USA (ora usciti ma in procinto di rientrare), Cina, India, Paesi Europei e tante altre, a ridurre gradualmente le proprie emissioni di gas serra attraverso la transizione ecologica.
Questo per scongiurare un riscaldamento globale oltre i 2°C, un possibile scenario futuro definito “pericoloso e instabile” dalla maggioranza della comunità scientifica, dai servizi di sicurezza nazionali e (tra gli altri) anche buona parte dei fondi assicurativi. [1]

 

 

Basti considerare che il riscaldamento attuale è di 1,1°C dall’inizio dell’età industriale, e già si notano crescenti conseguenze sulla sicurezza e sulla vita delle persone: ad esempio è stimato che nella sola Europa negli ultimi 10 anni più di 700mila persone siano state costrette a migrare per via di eventi meteorologici estremi ed anomali; del resto, il nostro continente è una delle zone più vulnerabili agli effetti della crisi climatica. [2]

Il tasto dolente è che, a dispetto della serietà dell’emergenza climatica, risulta che solo Marocco e Gambia abbiano finora rispettato gli impegni presi. [3]

Per quanto gli Accordi di Parigi siano spesso celebrati come punto saldo dell’azione globale contro la crisi climatica, i rilevamenti ci mostrano come da quella data le emissioni antropiche di gas serra non abbiano purtroppo smesso di aumentare [4].
Uno dei motivi sembra essere che, essendo gli Accordi NON vincolanti, gli Stati abbiano deciso semplicemente di NON rispettarli, di fatto continuando a stanziare migliaia di miliardi in euro, a livello globale, per i sussidi alle fonti fossili: parecchie volte più che, ad esempio, nel settore medico-sanitario (situazione chiaramente rappresentata dal grafico seguente, realizzato dal professor Francesco Gonella dell’Università Ca’Foscari di Venezia):

 

In questo contesto s’inserisce bene una celebre frase di Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, rivolta anni fa ai Capi di Stato: “Con i sussidi alle fonti fossili usiamo i soldi della gente per finanziare gli uragani”.

Sfatato quindi il mito de “gli Accordi di Parigi hanno risolto il problema”, viene spontanea una domanda: oltre alle piccole azioni quotidiane, come può ognuno di noi agire per spingere le istituzioni a rispettare gli impegni presi? Del resto, ne va del futuro delle nostre comunità e della stessa Città di Mogliano.

 


Fonti:
[1] https://www.rinnovabili.it/ambiente/clima-polizze-assicurative/ https://www.italiachecambia.org/2020/02/clima-sicurezza-cosa-dicono-militari/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/06/clima-lallarme-degli-11mila-scien
[2] https://it.euronews.com/2020/02/27/migranti-climatici-sono-gia-tra-noi-e-sono-europei
https://environmentalmigration.iom.int/europe-and-africa
[3] https://climateactiontracker.org/
[4] https://climate.nasa.gov/vital-signs/carbon-dioxide/

Nella giornata di domani, mercoledì 29 luglio, si prospetta disagio intenso in pianura e sulla costa.
La Protezione civile del Comune di Venezia, sulla base dei dati rilevati dal Centro meteorologico di Teolo dell’Arpav, informa che le temperature massime, aumentate nei giorni precedenti, rimarranno pressoché stazionarie.

 

 

Quest’ultime, associate a un incremento del tasso di umidità, determineranno un disagio fisico intenso soprattutto su costa, pianura e zone pedemontane. La qualità dell’aria sarà buona/discreta, localmente scadente nelle zone più interne della pianura.

 

Per giovedì 30 e venerdì 31 luglio si prevedono poche variazioni nelle temperature massime, con condizioni di disagio fisico che tenderanno a intensificarsi su gran parte della regione.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito della Protezione civile del Comune di Venezia.

L’Ordine e il Collegio Ingegneri Venezia sono pronti a presentare la “Carta di Venezia Climate Change”, che definisce posizione, orientamenti e azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Si tratta di un importante lavoro multidisciplinare, senza precedenti, realizzato da una Commissione di ingegneri esperti.

 

L’inedito documento verrà presentato con un convegno a Venezia il prossimo 23 luglio alle ore 17.30, presso la prestigiosa Scuola Grande di San Rocco (registrazione dalle ore 17.00).

Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il prezioso lavoro poiché “i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del Pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile”.

 

“L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori, dalle amministrazioni e dai cittadini – evidenzia l’ingegner Sandro Boato Coordinatore della Commissione – che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del Pianeta sta aumentando e continuerà a salire, solo con azioni drastiche e decise l’aumento potrà essere limitato, ma non certo evitato”.

 

È quindi necessario agire – avvertono gli ingegneri – rapidamente e in modo coordinato avendo come faro l’ONU e l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’ONU ha adottato la Strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma Green New Deal e l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sono tutti strumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto IPCC del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del Pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale causa dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia.

 

Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita – ribadiscono gli ingegneri – tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi. Gli oggetti di uso quotidiano dovranno essere utilizzati più a lungo, la consuetudine dell’”usa e getta” dovrà essere rivista se non abbandonata, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli e nipoti di usufruire ancora delle risorse del Pianeta. Attualmente consumiamo più di quanto il Pianeta è in grado di rinnovare. Il giorno dell’anno in cui si supera tale limite è chiamato Earth Overshoot Day. Nel 2019 è stato il 19 luglio. Ciò significa che in sette mesi l’umanità consuma quello che la terra avrebbe a disposizione per un anno, sottraendo risorse a chi verrà dopo di noi.

 

Come affrontare la sfida per cercare di raggiungere risultati concreti?

Bisogna agire su più fronti, coordinati e intervenire sulle cause del cambiamento climatico. Serve anche agire sugli effetti, per mitigare gli impatti, perché non si possono evitare. Sul fronte delle cause si dovrà agire riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2 in atmosfera da tutte le fonti che la producono: industria, agricoltura, allevamento, trasporti. Un nodo fondamentale sarà costituito dalla transizione energetica. Si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l’idrico (già ampiamente sfruttato) l’eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo.

 

Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile.

 

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva.

 

Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento.

 

In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

Trenta persone si sono finte morte ieri sera per appoggiare le richieste dei FridaysForFuture su clima, inceneritore e polo Amazon

 

Si aspettavano di essere in dieci ragazzi, ma hanno ricevuto supporto da numerosi cittadini i FridaysForFuture di Mogliano Veneto nel loro flash mob in Piazza Caduti, ieri sera.

 

Armati di ombrelli colorati opportunamente decorati di slogan, i giovani attivisti e i loro concittadini più “adulti” hanno sciamato per il centro città al ritmo della canzone “Stayn’ alive” dei Bee Gees, sparato da una cassa portatile.

 

“Esattamente un anno fa, eravamo molto felici – è cominciato così l’intervento dei ragazzi. – Era stato eletto come sindaco di Mogliano un uomo che si definiva ecologista, e che lo era nei fatti: aveva partecipato in prima linea alla grande lotta, vinta, contro l’inceneritore di rifiuti speciali che doveva essere costruito qui a Mogliano; inoltre dopo le elezioni aveva insistito per essere, oltre che sindaco, il nostro nuovo assessore all’Ambiente.
Una delle prime cose che aveva detto era che l’ambiente era al di sopra della politica. Oro colato.
Quando poi è stata istituita la commissione ambiente, eravamo in brodo di giuggiole”.

 

I ragazzi hanno poi evidenziato quanto su clima, inceneritore di Fusina e Polo Amazon siano però necessari più coraggio e meno passività da parte del Comune: in particolare, hanno chiesto ai consiglieri di scordarsi per un momento dei loro vari partiti e di provare a pensare solo al bene dei cittadini che li hanno eletti.

 

 

“È passato ormai un anno.
Qualche piccola cosa è stata fatta, ma…
– Il Comune di Mogliano non ha ancora dichiarato l’Emergenza Climatica ed Ecologica, rimanendo fermo rispetto al Parlamento e a città come Treviso e Preganziol.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora adeguato i suoi obiettivi di decarbonizzazione a quelli europei, ed è rimasto indietro nella lotta contro la crisi climatica.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora trovato la forza di opporsi seriamente al progetto del mega magazzino Amazon a Casale, che ci farebbe perdere per sempre 500 mila (500-mila) metri quadrati di terreno fertile e vegetazione che assorbono la co2.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora ascoltato medici e cittadini, che chiedono di far fermare il progetto dell’Inceneritore di Fusina finchè non verrà controllato completamente e ridimensionato, per renderlo adatto al territorio. Nessuno qui in città è ancora stato davvero coinvolto, nessuno è stato davvero informato.
E sì che dopo il Covid dovevamo ripartire con il coraggio e con il buonsenso!”

 

Alla fine, al suono dell’allarme chimico lanciato dalla cassa, tutti e trenta i partecipanti hanno finto di soffocare e di cadere a terra stecchiti.
Tutto questo sotto lo sguardo dei normali avventori della piazza, la cui curiosità è stata testimoniata dal fatto che i centodieci volantini stampati dai manifestanti sono andati esauriti in breve tempo.

 

Sono seguiti un momento di feedback tra partecipanti, ragazzi e adulti, e un momento per mangiare insieme un gelato.
I ragazzi ora attendono segnali dal mondo della politica moglianese, speranzosi di essere ascoltati.

 

“Noi FridaysForFuture di Mogliano siamo delusi. Sappiamo che, dentro quel palazzo, su queste cose voi politici litigate e tentennate.
Ma come è stato detto fino alla nausea l’ambiente, il clima, il nostro futuro sono al di sopra della politica. A noi non interessa la politica, non interessa a nessuno. Semplicemente, voi non siete qui per servire il partito, qualunque esso sia, siete qui per proteggere i cittadini e i loro figli.
Fatelo, allora!
Vogliamo coraggio da voi!
Cosa state aspettando? Che noi si muoia nel frattempo?”

 

 

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani celebra la Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile 2020, istituita come giornata delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/63/278 del 2009. La prima celebrazione, tuttavia, precede la risoluzione dell’ONU e risale al 22 aprile 1970, quando 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra, protestando contro il degrado ambientale dovuto all’inquinamento, alla progressiva desertificazione e all’estinzione della fauna selvatica.

 

Da 50 anni a questa parte, essa rappresenta un puntuale appuntamento di riflessione sullo stato di salute del nostro Pianeta e, per il 2020, il tema individuato è l’azione per il clima. Nonostante la minaccia del virus che sta condizionando la nostra salute e la nostra libertà, l’azione sui cambiamenti climatici rimane la più urgente sfida per la sopravvivenza dell’intera umanità. La sua improrogabilità emerge dai dati sul surriscaldamento globale divulgati dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) delle Nazioni Unite, secondo cui le temperature raggiunte dall’aria superficiale nel 2019 sono le più elevate mai registrate.

 

Secondo lo studio del World Glacier Monitoring Service, inoltre, il 2019 è stato il 32° anno consecutivo in cui si è sciolto più ghiaccio di quanto se ne sia riformato e i livelli del mare hanno raggiunto il loro massimo innalzamento da quando sono iniziate le registrazioni.

 

Le suddette rilevazioni suscitano il concreto timore sull’impossibilità di rispettare gli obiettivi delle Nazioni Unite fissati proprio nella giornata internazionale della Terra del 2016 in cui, nella sede di New York, venne aperto alla firma l’Accordo per combattere il riscaldamento globale raggiunto a Parigi nel dicembre del 2015.

 

Anche nella situazione in cui ci troviamo, in cui un virus minaccia la sopravvivenza di una consistente parte della popolazione e le nostre libertà, non bisogna distogliere l’attenzione dall’urgenza di frenare i cambiamenti climatici e azzerare le emissioni di gas serra il più presto possibile.

 

La vulnerabilità climatica costituisce la più grande sfida per il futuro e il benessere dell’umanità poiché rappresenta una minaccia all’abitabilità del Pianeta, sia da un punto di vista biologico che sociale. Essa rischia di compromettere il nostro ecosistema vitale e le libertà umane, favorendo le discriminazioni tra i popoli e le disuguaglianze di genere.

 

Senza un radicale cambio di rotta, i cambiamenti climatici determineranno la perdita dei mezzi di sussistenza per le popolazioni più povere del mondo e le donne saranno le prime a farne le spese perché più povere, più esposte a malattie e dedite all’agricoltura.

 

Occorrono quindi delle azioni di tutela sia naturalistiche che sociali, riconducibili a quella che l’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco chiamata “ecologia integrale” in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri e l’impegno nella società risultino inseparabili.

 

Il CNDDU propone a tutti i colleghi di promuovere percorsi educativi allo sviluppo sostenibile che possano stimolare gli alunni ad esprimere la loro percezione della sfida climatica anche alla luce degli effetti positivi del lockdown sull’ecosistema, fino a delineare la loro “ricetta per il clima” ed esprimerla attraverso la produzione di file multimediali, brani di riflessione, poesie o immagini da​ condividere sulle piattaforme in uso per la didattica a distanza e con tutte le scuole d’Italia, attraverso il nostro sito.

 

Propone altresì di dare seguito al progetto delle “foreste scolastiche a distanza” realizzate con la piantagione dei noccioli disponibili in casa al fine di monitorare la crescita delle foreste multimediali e riflettere sulla semplicità delle azioni necessarie per salvare il clima.

 

Giornata della Terra 2020: le attività in programma

Tra le attività in programma per la giornata del 22 aprile, segnaliamo la pregevole iniziativa denominata OnePeopleOnePlanet: una maratona mediatica che sarà parte dell’evento globale Earthrise e che coinvolgerà i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite con attività formative, ludico-educative e ricreative   disponibili per l’Italia, mentre il 24  aprile si svolgerà il 5° sciopero globale per il clima organizzato dal movimento Fridays for Future in modalità digitale.

 

L’invito che ci sentiamo di rivolgere a tutti i docenti è di trasferire ai nostri alunni il messaggio che le loro azioni per il clima, anche se realizzate da casa ed apparentemente insignificanti, possono invece salvare concretamente il nostro ecosistema; che nessuno di loro è impotente nel momento in cui contribuisce allo spegnimento dell’incendio con una piccola goccia: ce lo insegna la parabola africana del colibrì.

 

#lamiagocciaspegneràlincendio

In occasione della giornata, auguriamo a tutti gli alunni di essere come il colibrì: inarrestabili difensori della natura che, con il loro impegno, possano ispirare altri giovani fino a che tutti i giovani della terra possano ispirare anche gli adulti.

 

Quindi l’hashtags che lanciamo per la giornata è il seme che desideriamo germogli nei nostri alunni: “La mia goccia spegnerà l’incendio”.

Obiettivo dell’Amministrazione comunale è ridurre le CO2

 

L’adesione al Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) per il Clima e l’Energia sarà uno dei punti all’OdG del prossimo Consiglio comunale di domani, mercoledì 27 novembre.

 

Lanciato nel gennaio 2008, il Patto dei Sindaci è un’iniziativa della Commissione europea che assegna un ruolo chiave alle città che vi aderiscono e che si impegnano a contrastare i cambiamenti climatici in atto attraverso l’attuazione di politiche energetiche locali mirate.

 

Aderirvi significa infatti tradurre l’impegno politico di ciascun Comune firmatario in misure e progetti concreti sul fronte climatico e ambientale.

Questi due temi, molto cari all’attuale Amministrazione comunale, sono stati portati all’attenzione della cittadinanza già a partire dalla campagna elettorale, nel cui programma si leggeva che:

 

La Mogliano green e sostenibile sarà promossa anche con l’approvazione del PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, che punti a nuovi obiettivi di riduzione della CO2 e che preveda una serie di misure quali ad esempio: l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, la promozione degli acquisti verdi da parte dell’Amministrazione, l’incentivazione di ristrutturazioni edilizie private finalizzate al massimo risparmio energetico e all’utilizzo di energie rinnovabili, la promozione ed incentivazione della mobilità elettrica (bici, scooter, auto…), lo sviluppo e la promozione all’utilizzo del trasporto pubblico.

 

“Questa Amministrazione – sottolinea il Sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato – tiene particolarmente ai temi ambientali e ha riconosciuto nel Patto dei Sindaci uno strumento che ci permette di lavorare all’obiettivo importante ma sicuramente raggiungibile di ridurre del 40% le emissioni di CO2 nel nostro territorio comunale entro il 2030. Sono sicuro che su questo fronte lavorerà molto bene anche la Commissione Ambiente, i cui componenti verranno nominati proprio in sede di Consiglio. Si tratta di una Commissione speciale che sarà protagonista, insieme ai nostri consulenti, nella redazione del PAESC”.

 

Nello specifico, ciascun Comune coinvolto si impegnerà a presentare, entro due anni dalla firma del Patto dei Sindaci, un Piano di azione per l’energia sostenibile (PAES) – che dovrà essere approvato sempre in sede di Consiglio comunale -, in cui vengono delineate tutta una serie di misure orientate al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di ridurre del 40% le emissioni di CO2 (e possibilmente di altri gas serra sul territorio comunale) entro l’anno 2030.

 

“La riduzione della CO2 è una priorità inderogabile – conclude Bortolato – e su questo l’Amministrazione comunale vuole impegnarsi in maniera proficua, sia per puntare verso il risparmio energetico sia per un maggior impiego di fonti di energia rinnovabile, ma anche per accrescere la propria resilienza di fronte agli effetti del cambiamento climatico”.

Venerdì 29 novembre va in scena la prima iniziativa pubblica del nuovo gruppo Fridays For Future di Mogliano Veneto. In occasione del quarto sciopero globale per il clima, alle ore 8.15 della mattina di fronte al Municipio si terrà un presidio per il clima, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza e il Consiglio comunale e di incentivare l’approvazione della dichiarazione di emergenza climatica ed ecologica: un documento scritto con la collaborazione di numerose associazioni ambientaliste e sanitarie.

Il presidio terminerà alle 9.00, per agevolare gli studenti che non possono saltare tutte le lezioni.

Da lì, ci si sposterà al Centro pastorale per dare luogo a una assemblea libera, per raccogliere le idee dei partecipanti e decidere insieme le prossime mosse per far approvare la “D.E.C.E.”.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

 

 

Il giorno successivo, sabato 30 novembre, anche a Treviso si manifesterà per il quarto sciopero globale per il clima. Il gruppo locale Extinction Rebellion propone un evento originale: si tratta di una processione sulla base di quelle religiose, ma laica e civica. Un funerale “in chiave scaramantica” che vede protagonista il Futuro, con tanto di bara, e che attraverserà la città con canti dedicati e musica dal vivo.

L’obiettivo è rendere l’idea di quanto la crisi climatica ed ecologica ci stia sfuggendo di mano. Il funerale partirà da di fronte alla stazione dei treni alle ore 15.30 e durerà poco più di un’ora.

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