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Nella giornata di domani, mercoledì 29 luglio, si prospetta disagio intenso in pianura e sulla costa.
La Protezione civile del Comune di Venezia, sulla base dei dati rilevati dal Centro meteorologico di Teolo dell’Arpav, informa che le temperature massime, aumentate nei giorni precedenti, rimarranno pressoché stazionarie.

 

 

Quest’ultime, associate a un incremento del tasso di umidità, determineranno un disagio fisico intenso soprattutto su costa, pianura e zone pedemontane. La qualità dell’aria sarà buona/discreta, localmente scadente nelle zone più interne della pianura.

 

Per giovedì 30 e venerdì 31 luglio si prevedono poche variazioni nelle temperature massime, con condizioni di disagio fisico che tenderanno a intensificarsi su gran parte della regione.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito della Protezione civile del Comune di Venezia.

L’Ordine e il Collegio Ingegneri Venezia sono pronti a presentare la “Carta di Venezia Climate Change”, che definisce posizione, orientamenti e azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Si tratta di un importante lavoro multidisciplinare, senza precedenti, realizzato da una Commissione di ingegneri esperti.

 

L’inedito documento verrà presentato con un convegno a Venezia il prossimo 23 luglio alle ore 17.30, presso la prestigiosa Scuola Grande di San Rocco (registrazione dalle ore 17.00).

Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il prezioso lavoro poiché “i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del Pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile”.

 

“L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori, dalle amministrazioni e dai cittadini – evidenzia l’ingegner Sandro Boato Coordinatore della Commissione – che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del Pianeta sta aumentando e continuerà a salire, solo con azioni drastiche e decise l’aumento potrà essere limitato, ma non certo evitato”.

 

È quindi necessario agire – avvertono gli ingegneri – rapidamente e in modo coordinato avendo come faro l’ONU e l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’ONU ha adottato la Strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma Green New Deal e l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sono tutti strumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto IPCC del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del Pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale causa dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia.

 

Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita – ribadiscono gli ingegneri – tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi. Gli oggetti di uso quotidiano dovranno essere utilizzati più a lungo, la consuetudine dell’”usa e getta” dovrà essere rivista se non abbandonata, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli e nipoti di usufruire ancora delle risorse del Pianeta. Attualmente consumiamo più di quanto il Pianeta è in grado di rinnovare. Il giorno dell’anno in cui si supera tale limite è chiamato Earth Overshoot Day. Nel 2019 è stato il 19 luglio. Ciò significa che in sette mesi l’umanità consuma quello che la terra avrebbe a disposizione per un anno, sottraendo risorse a chi verrà dopo di noi.

 

Come affrontare la sfida per cercare di raggiungere risultati concreti?

Bisogna agire su più fronti, coordinati e intervenire sulle cause del cambiamento climatico. Serve anche agire sugli effetti, per mitigare gli impatti, perché non si possono evitare. Sul fronte delle cause si dovrà agire riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2 in atmosfera da tutte le fonti che la producono: industria, agricoltura, allevamento, trasporti. Un nodo fondamentale sarà costituito dalla transizione energetica. Si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l’idrico (già ampiamente sfruttato) l’eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo.

 

Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile.

 

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva.

 

Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento.

 

In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi.

 

La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

Trenta persone si sono finte morte ieri sera per appoggiare le richieste dei FridaysForFuture su clima, inceneritore e polo Amazon

 

Si aspettavano di essere in dieci ragazzi, ma hanno ricevuto supporto da numerosi cittadini i FridaysForFuture di Mogliano Veneto nel loro flash mob in Piazza Caduti, ieri sera.

 

Armati di ombrelli colorati opportunamente decorati di slogan, i giovani attivisti e i loro concittadini più “adulti” hanno sciamato per il centro città al ritmo della canzone “Stayn’ alive” dei Bee Gees, sparato da una cassa portatile.

 

“Esattamente un anno fa, eravamo molto felici – è cominciato così l’intervento dei ragazzi. – Era stato eletto come sindaco di Mogliano un uomo che si definiva ecologista, e che lo era nei fatti: aveva partecipato in prima linea alla grande lotta, vinta, contro l’inceneritore di rifiuti speciali che doveva essere costruito qui a Mogliano; inoltre dopo le elezioni aveva insistito per essere, oltre che sindaco, il nostro nuovo assessore all’Ambiente.
Una delle prime cose che aveva detto era che l’ambiente era al di sopra della politica. Oro colato.
Quando poi è stata istituita la commissione ambiente, eravamo in brodo di giuggiole”.

 

I ragazzi hanno poi evidenziato quanto su clima, inceneritore di Fusina e Polo Amazon siano però necessari più coraggio e meno passività da parte del Comune: in particolare, hanno chiesto ai consiglieri di scordarsi per un momento dei loro vari partiti e di provare a pensare solo al bene dei cittadini che li hanno eletti.

 

 

“È passato ormai un anno.
Qualche piccola cosa è stata fatta, ma…
– Il Comune di Mogliano non ha ancora dichiarato l’Emergenza Climatica ed Ecologica, rimanendo fermo rispetto al Parlamento e a città come Treviso e Preganziol.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora adeguato i suoi obiettivi di decarbonizzazione a quelli europei, ed è rimasto indietro nella lotta contro la crisi climatica.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora trovato la forza di opporsi seriamente al progetto del mega magazzino Amazon a Casale, che ci farebbe perdere per sempre 500 mila (500-mila) metri quadrati di terreno fertile e vegetazione che assorbono la co2.
– Il Comune di Mogliano non ha ancora ascoltato medici e cittadini, che chiedono di far fermare il progetto dell’Inceneritore di Fusina finchè non verrà controllato completamente e ridimensionato, per renderlo adatto al territorio. Nessuno qui in città è ancora stato davvero coinvolto, nessuno è stato davvero informato.
E sì che dopo il Covid dovevamo ripartire con il coraggio e con il buonsenso!”

 

Alla fine, al suono dell’allarme chimico lanciato dalla cassa, tutti e trenta i partecipanti hanno finto di soffocare e di cadere a terra stecchiti.
Tutto questo sotto lo sguardo dei normali avventori della piazza, la cui curiosità è stata testimoniata dal fatto che i centodieci volantini stampati dai manifestanti sono andati esauriti in breve tempo.

 

Sono seguiti un momento di feedback tra partecipanti, ragazzi e adulti, e un momento per mangiare insieme un gelato.
I ragazzi ora attendono segnali dal mondo della politica moglianese, speranzosi di essere ascoltati.

 

“Noi FridaysForFuture di Mogliano siamo delusi. Sappiamo che, dentro quel palazzo, su queste cose voi politici litigate e tentennate.
Ma come è stato detto fino alla nausea l’ambiente, il clima, il nostro futuro sono al di sopra della politica. A noi non interessa la politica, non interessa a nessuno. Semplicemente, voi non siete qui per servire il partito, qualunque esso sia, siete qui per proteggere i cittadini e i loro figli.
Fatelo, allora!
Vogliamo coraggio da voi!
Cosa state aspettando? Che noi si muoia nel frattempo?”

 

 

Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina dei diritti umani celebra la Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile 2020, istituita come giornata delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/63/278 del 2009. La prima celebrazione, tuttavia, precede la risoluzione dell’ONU e risale al 22 aprile 1970, quando 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una manifestazione a difesa della Terra, protestando contro il degrado ambientale dovuto all’inquinamento, alla progressiva desertificazione e all’estinzione della fauna selvatica.

 

Da 50 anni a questa parte, essa rappresenta un puntuale appuntamento di riflessione sullo stato di salute del nostro Pianeta e, per il 2020, il tema individuato è l’azione per il clima. Nonostante la minaccia del virus che sta condizionando la nostra salute e la nostra libertà, l’azione sui cambiamenti climatici rimane la più urgente sfida per la sopravvivenza dell’intera umanità. La sua improrogabilità emerge dai dati sul surriscaldamento globale divulgati dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) delle Nazioni Unite, secondo cui le temperature raggiunte dall’aria superficiale nel 2019 sono le più elevate mai registrate.

 

Secondo lo studio del World Glacier Monitoring Service, inoltre, il 2019 è stato il 32° anno consecutivo in cui si è sciolto più ghiaccio di quanto se ne sia riformato e i livelli del mare hanno raggiunto il loro massimo innalzamento da quando sono iniziate le registrazioni.

 

Le suddette rilevazioni suscitano il concreto timore sull’impossibilità di rispettare gli obiettivi delle Nazioni Unite fissati proprio nella giornata internazionale della Terra del 2016 in cui, nella sede di New York, venne aperto alla firma l’Accordo per combattere il riscaldamento globale raggiunto a Parigi nel dicembre del 2015.

 

Anche nella situazione in cui ci troviamo, in cui un virus minaccia la sopravvivenza di una consistente parte della popolazione e le nostre libertà, non bisogna distogliere l’attenzione dall’urgenza di frenare i cambiamenti climatici e azzerare le emissioni di gas serra il più presto possibile.

 

La vulnerabilità climatica costituisce la più grande sfida per il futuro e il benessere dell’umanità poiché rappresenta una minaccia all’abitabilità del Pianeta, sia da un punto di vista biologico che sociale. Essa rischia di compromettere il nostro ecosistema vitale e le libertà umane, favorendo le discriminazioni tra i popoli e le disuguaglianze di genere.

 

Senza un radicale cambio di rotta, i cambiamenti climatici determineranno la perdita dei mezzi di sussistenza per le popolazioni più povere del mondo e le donne saranno le prime a farne le spese perché più povere, più esposte a malattie e dedite all’agricoltura.

 

Occorrono quindi delle azioni di tutela sia naturalistiche che sociali, riconducibili a quella che l’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco chiamata “ecologia integrale” in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri e l’impegno nella società risultino inseparabili.

 

Il CNDDU propone a tutti i colleghi di promuovere percorsi educativi allo sviluppo sostenibile che possano stimolare gli alunni ad esprimere la loro percezione della sfida climatica anche alla luce degli effetti positivi del lockdown sull’ecosistema, fino a delineare la loro “ricetta per il clima” ed esprimerla attraverso la produzione di file multimediali, brani di riflessione, poesie o immagini da​ condividere sulle piattaforme in uso per la didattica a distanza e con tutte le scuole d’Italia, attraverso il nostro sito.

 

Propone altresì di dare seguito al progetto delle “foreste scolastiche a distanza” realizzate con la piantagione dei noccioli disponibili in casa al fine di monitorare la crescita delle foreste multimediali e riflettere sulla semplicità delle azioni necessarie per salvare il clima.

 

Giornata della Terra 2020: le attività in programma

Tra le attività in programma per la giornata del 22 aprile, segnaliamo la pregevole iniziativa denominata OnePeopleOnePlanet: una maratona mediatica che sarà parte dell’evento globale Earthrise e che coinvolgerà i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite con attività formative, ludico-educative e ricreative   disponibili per l’Italia, mentre il 24  aprile si svolgerà il 5° sciopero globale per il clima organizzato dal movimento Fridays for Future in modalità digitale.

 

L’invito che ci sentiamo di rivolgere a tutti i docenti è di trasferire ai nostri alunni il messaggio che le loro azioni per il clima, anche se realizzate da casa ed apparentemente insignificanti, possono invece salvare concretamente il nostro ecosistema; che nessuno di loro è impotente nel momento in cui contribuisce allo spegnimento dell’incendio con una piccola goccia: ce lo insegna la parabola africana del colibrì.

 

#lamiagocciaspegneràlincendio

In occasione della giornata, auguriamo a tutti gli alunni di essere come il colibrì: inarrestabili difensori della natura che, con il loro impegno, possano ispirare altri giovani fino a che tutti i giovani della terra possano ispirare anche gli adulti.

 

Quindi l’hashtags che lanciamo per la giornata è il seme che desideriamo germogli nei nostri alunni: “La mia goccia spegnerà l’incendio”.

Obiettivo dell’Amministrazione comunale è ridurre le CO2

 

L’adesione al Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) per il Clima e l’Energia sarà uno dei punti all’OdG del prossimo Consiglio comunale di domani, mercoledì 27 novembre.

 

Lanciato nel gennaio 2008, il Patto dei Sindaci è un’iniziativa della Commissione europea che assegna un ruolo chiave alle città che vi aderiscono e che si impegnano a contrastare i cambiamenti climatici in atto attraverso l’attuazione di politiche energetiche locali mirate.

 

Aderirvi significa infatti tradurre l’impegno politico di ciascun Comune firmatario in misure e progetti concreti sul fronte climatico e ambientale.

Questi due temi, molto cari all’attuale Amministrazione comunale, sono stati portati all’attenzione della cittadinanza già a partire dalla campagna elettorale, nel cui programma si leggeva che:

 

La Mogliano green e sostenibile sarà promossa anche con l’approvazione del PAESC – Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, che punti a nuovi obiettivi di riduzione della CO2 e che preveda una serie di misure quali ad esempio: l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, la promozione degli acquisti verdi da parte dell’Amministrazione, l’incentivazione di ristrutturazioni edilizie private finalizzate al massimo risparmio energetico e all’utilizzo di energie rinnovabili, la promozione ed incentivazione della mobilità elettrica (bici, scooter, auto…), lo sviluppo e la promozione all’utilizzo del trasporto pubblico.

 

“Questa Amministrazione – sottolinea il Sindaco di Mogliano Veneto, Davide Bortolato – tiene particolarmente ai temi ambientali e ha riconosciuto nel Patto dei Sindaci uno strumento che ci permette di lavorare all’obiettivo importante ma sicuramente raggiungibile di ridurre del 40% le emissioni di CO2 nel nostro territorio comunale entro il 2030. Sono sicuro che su questo fronte lavorerà molto bene anche la Commissione Ambiente, i cui componenti verranno nominati proprio in sede di Consiglio. Si tratta di una Commissione speciale che sarà protagonista, insieme ai nostri consulenti, nella redazione del PAESC”.

 

Nello specifico, ciascun Comune coinvolto si impegnerà a presentare, entro due anni dalla firma del Patto dei Sindaci, un Piano di azione per l’energia sostenibile (PAES) – che dovrà essere approvato sempre in sede di Consiglio comunale -, in cui vengono delineate tutta una serie di misure orientate al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di ridurre del 40% le emissioni di CO2 (e possibilmente di altri gas serra sul territorio comunale) entro l’anno 2030.

 

“La riduzione della CO2 è una priorità inderogabile – conclude Bortolato – e su questo l’Amministrazione comunale vuole impegnarsi in maniera proficua, sia per puntare verso il risparmio energetico sia per un maggior impiego di fonti di energia rinnovabile, ma anche per accrescere la propria resilienza di fronte agli effetti del cambiamento climatico”.

Venerdì 29 novembre va in scena la prima iniziativa pubblica del nuovo gruppo Fridays For Future di Mogliano Veneto. In occasione del quarto sciopero globale per il clima, alle ore 8.15 della mattina di fronte al Municipio si terrà un presidio per il clima, con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza e il Consiglio comunale e di incentivare l’approvazione della dichiarazione di emergenza climatica ed ecologica: un documento scritto con la collaborazione di numerose associazioni ambientaliste e sanitarie.

Il presidio terminerà alle 9.00, per agevolare gli studenti che non possono saltare tutte le lezioni.

Da lì, ci si sposterà al Centro pastorale per dare luogo a una assemblea libera, per raccogliere le idee dei partecipanti e decidere insieme le prossime mosse per far approvare la “D.E.C.E.”.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

 

 

Il giorno successivo, sabato 30 novembre, anche a Treviso si manifesterà per il quarto sciopero globale per il clima. Il gruppo locale Extinction Rebellion propone un evento originale: si tratta di una processione sulla base di quelle religiose, ma laica e civica. Un funerale “in chiave scaramantica” che vede protagonista il Futuro, con tanto di bara, e che attraverserà la città con canti dedicati e musica dal vivo.

L’obiettivo è rendere l’idea di quanto la crisi climatica ed ecologica ci stia sfuggendo di mano. Il funerale partirà da di fronte alla stazione dei treni alle ore 15.30 e durerà poco più di un’ora.

Grazie al contributo dell’Amministrazione comunale e alla collaborazione con il liceo Berto, WEB 2012, APIO, Officina 31021 e Salviamo il Paesaggio, anche quest’anno il Circolo Galilei — SOMS propone un ciclo di conferenze per la stagione autunno-inverno su temi di particolare attualità e di grande interesse sociale, impreziositi da relatori esperti e di altissimo livello.

 

“Questo è un tema che non va affrontato con superficialità, come invece a volte accade. È nostro dovere di Amministrazione continuare a insistere su questa linea, perché anche gli avvenimenti di questi giorni ci fanno capire che i cambiamenti climatici sono in atto”. Queste le parole del vicesindaco di Mogliano Veneto, Giorgio Copparoni, in apertura alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa AlterAzioni: il clima che verrà, in collaborazione con gli esponenti del Circolo Galilei — SOMS, tenutasi ieri mattina in sala consiliare.

 

“La nostra amministrazione – prosegue Copparoni – è sensibile alle tematiche ambientali e si è posta degli obiettivi che contiamo di raggiungere in tempi brevi. Il primo è quello di istituire una Commissione Ambiente. Il sindaco Bortolato, oggi assente perché impegnato in altra sede, è il più sensibile di tutti noi della giunta a questo tema. Mi ha chiesto infatti di ricordarvi un punto del nostro programma elettorale: Sostenibilità e riqualificazione ambientale saranno i principi fondamentali della nostra azione amministrativa. L’amministrazione sarà particolarmente sensibile ai temi della sostenibilità ambientale, alla tutela dell’ambiente, del territorio, favorendo una politica votata alla lotta contro l’inquinamento, causa principale dei cambiamenti climatici”.

 

La frequenza e l’intensità di questi fenomeni estremi stanno infatti impattando sulla vita quotidiana dell’umanità. Le 9 conferenze promosse dal Circolo Galilei – SOMS di Mogliano Veneto intendono dare uno sguardo approfondito e scientifico su cause e possibilità di azione relative alla crisi climatica in atto, chiedendo ai partecipanti di ragionare anche sulla correlazione con altri aspetti, come l’agricoltura, il suolo e i fenomeni migratori.

 

Il Presidente Silvano Scaramuzza ha precisato: “Come Circolo Galilei — SOMS, già da anni collaboriamo con le scuole e in particolare con il liceo Berto di Mogliano, sede del ciclo di conferenze in programma.

Mi soffermo un momento a dire che gli interventi di quest’anno non vogliono essere solamente teorici, ma molto più concreti. Oggi ci troviamo di fronte a una situazione di emergenza che purtroppo sta diventando la regola. Mi fa davvero piacere che l’Amministrazione faccia proprio questo argomento, perché significa che non è una cosa isolata quella che affronta il Circolo Galilei, ma è parte di un progetto più ampio, che la Città di Mogliano ha abbracciato”.

 

L’intento delle conferenze è fare informazione e passare il messaggio che ciascuno di noi possa e debba agire, nel proprio piccolo, nel modo più consapevole possibile. Alla base di questa consapevolezza, ricordano gli esponenti del Circolo, è necessario essere informati nel modo migliore.

 

Al termine della conferenza, il vicesindaco ha concluso: “Bisogna lavorare sugli attuali adolescenti perché un domani diventino una generazione di adulti e genitori ecologisti e consapevoli”.

Il mio augurio è che la città di Mogliano risponda a questo ciclo di conferenze in modo positivo, come ha sempre fatto”.

 

Anche quest’anno gli incontri si terranno il venerdì sera alle ore 21.00, presso l’auditorio del liceo statale Berto. Saranno a ingresso libero per una capienza di circa 200 posti.

Il primo appuntamento è fissato per il prossimo 22 novembre.

Il calendario completo è disponibile a questo link.

Sostenibilità, fede e artigianato: tre concetti fortemente connessi che devono orientare oggi l’operato dei diversi attori sociali.

 

Per avviare una riflessione su questa tematica, l’Associazione Premio Letterario Giuseppe Mazzotti, promotrice del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, con Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, in stretta collaborazione con la Diocesi di Vittorio Veneto, organizza l’incontro dal titolo Per la cura della Casa Comune. La “Laudato sì” e le sfide della sostenibilità.

 

L’appuntamento è questa sera alle 18.00 al Parco Gambrinus di San Polo di Piave (Treviso).

 

Inserito nel ricco programma delle iniziative collaterali al XXXVII Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, si aprirà con i saluti di Roberto De Martin, presidente del prestigioso riconoscimento, Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana e Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto, e con il saluto di Monsignor Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto; quindi la parola passerà ai due relatori, Simone Morandini, teologo ed esperto di etica ambientale, e Ermete Realacci, fondatore di Symbola, network che riunisce personalità del mondo scientifico, accademico, istituzionale, associativo e imprenditoriale che promuovono azioni concrete, per aumentare la coesione sociale, il benessere e la competitività del Paese. Modererà l’incontro Don Alessio Magoga, direttore de L’Azione.

 

La Laudato sì e le sfide della sostenibilità. Conversazione al Parco Gambrinus di san Polo di Piave

La riflessione si svilupperà a partire dai contenuti fondamentali dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco (2015), un’analisi attenta dei legami fra clima e sviluppo, che esprime la profetica e attenta consapevolezza di un papa che accetta il consenso degli scienziati sui cambiamenti climatici, che dichiara la necessità di un’alleanza tra scienze e religioni per la cura dell’ambiente in cui siamo chiamati a vivere. 

 

Con questo appuntamento prosegue l’attenzione e la riflessione del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” verso l’ambiente e i cambiamenti climatici, dopo che lo scorso settembre ad Asiago (Vicenza) ha inaugurato un nuovo percorso, il progetto Mazzotti contemporaneo, volto a individuare personalità contemporanee che si spendono per invertire la marcia promuovendo comportamenti sostenibili.  

 

Per informazioni

Segreteria del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”
Tel. 0422.855609
[email protected]
www.premiomazzotti.it

Presente all’evento anche il climatologo premio Nobel Filippo Giorgi

 

Malattie tropicali e ondate di calore; eventi acuti e catastrofici, malattie croniche non trasmissibili, come patologie cardiovascolari e respiratorie, con conseguente riduzione della speranza di vita e mortalità prematura per ictus o cardiopatia coronarica ma anche perdita di biodiversità, carestie e migrazioni.

Sono questi alcuni dei temi che saranno trattati domani, venerdì 25 ottobre 2019, da medici e scienziati ambientali che tornano a confrontarsi sulle conseguenze sanitarie della febbre planetaria nel corso del convegno “Pianeta Terra e Salute”.

 

Promosso dal Centro Studi Psicosociali Antonio Calvani con il patrocinio dell’Università di Padova, il convegno vedrà gli interventi di climatologi, epidemiologi, economisti, infettivologi, veterinari e psicologi.

L’evento avrà luogo presso il “Park Hotel Villa Fiorita” di Monastier (Tv), sito in via Giovanni XXIII, 1, e vedrà la partecipazione anche di 6 istituti Superiori del Veneto che da un anno stanno lavorando sull’argomento.

 

Cosa ci attende nei prossimi decenni?

Filippo Giorgi ha fatto parte dell’IPCC, Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, è stato vincitore del Premio Nobel nel 2007. Nel suo intervento ripercorrà le varie linee di evidenza che oggi portano a concludere che il riscaldamento globale in corso è un fatto scientifico inequivocabile. I vari scenari del clima che ci aspetta nel XXI secolo vengono prefigurati, dallo scenario di applicazione rigorosa degli accordi di Parigi a quello di non fare nulla per affrontare i cambiamenti, insieme con alcune delle loro conseguenze più importanti.

 

Molteplici gli effetti del riscaldamento globale e dell’inquinamento

Sono molti e diversi gli effetti dovuti al riscaldamento global e all’inquinamento. Nel corso della giornata saranno pertanto trattati i seguenti argomenti:
• Eventi acuti e catastrofici, come le inondazioni e le tempeste. Portano anche la testimonianza i sindaci Danilo De Toni di Alleghe (tempesta Vaia dell’ottobre 2018) e Alberto Polo di Dolo (tromba d’aria sulla Riviera del Brenta del luglio 2015)
• Eventi sub-acuti, come le ondate di calore, la siccità e l’erosione delle coste, e infine cambiamenti di più lungo termine, come la modificazione e l’impoverimento dell’ambiente fisico, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari.

 

Malattie croniche non trasmissibili

Di questo ne parlerà l’epidemiologo Stefano Vella. È stato stimato che milioni di nuovi casi di malattie croniche ogni anno siano legati all’inquinamento atmosferico. Tra queste, patologie cardiovascolari e respiratorie, asma grave, riduzione della funzionalità polmonare. Nel lungo termine, questi effetti porteranno inevitabilmente a una riduzione della speranza di vita, e a mortalità prematura per ictus o cardiopatia coronarica, cancro ai polmoni, bronchite cronica e bronco-pneumopatie croniche ostruttive.

 

Inquinamento atmosferico sulla salute umana

Gli effetti verranno approfonditi nella sessione pomeridiana da Vitaliana Murgia I principali responsabili della contaminazione dell’aria sono il particolato atmosferico (i cosiddetti PM10 e PM2,5) e numerose sostanze chimiche tra cui il monossido di carbonio, l’ozono, gli ossidi di zolfo e di azoto, gli idrocarburi Policiclici Aromatici, il benzene e il piombo. La pianura padana è una delle regioni più inquinate d’Europa perché la conformazione orografica e le particolari condizioni meteoclimatiche del bacino padano rendono particolarmente difficile la dispersione degli inquinanti.

 

Insorgenza nuove malattie causa vettori dovuti alle variazioni di temperatura, umidità come zanzare, zecche e flebotomi

Ne parla Gioia Capelli. Le variazioni di temperatura, umidità… influenzano in vario modo la dinamica di popolazione dei vettori e di conseguenza anche la loro presenza, densità e pericolosità come vettori di malattie.

 

Migrazioni delle popolazioni più vulnerabili (soprattutto dell’Africa sub-sahariana)

Ne parla il sociologo Vittorio Filippi: una importante ricaduta della crisi ambientale è data dall’aumento delle a causa del loro accesso decrescente a risorse come acqua e terra o a causa dei disastri naturali. Con conseguente aumento di possibilità di conflitti.

 

Disuguaglianze tra paesi

Ne parlerà Roberto Vogli Non tutti i paesi del mondo sono ugualmente esposti ai cambiamenti climatici, con il paradosso che quelli più vulnerabili (ad es. il Niger e la Somalia) sono quelli che meno contribuiscono a determinarlo, mentre i paesi con maggiori emissioni di gas serra (in primis i paesi europei e gli USA) sono tra i meno vulnerabili. Molti studi concludono che l’equità nei paesi e tra i paesi è associata al benessere e a comportamenti ecologici più responsabili.

 

Politiche per i cambiamenti climatici

Ne parlerà l’economista Enrica De Cian Offre una breve sintesi degli obiettivi di mitigazione e adattamento che i paesi si sono dati nell’ultimo Accordo di Parigi.
Molti studi mostrano l’impatto della crisi ambientale sulla salute fisica delle popolazioni, e in particolare dei gruppi più vulnerabili, al punto che l’autorevole rivista Lancet definisce quella ambientale “la maggior emergenza sanitaria del 21° secolo”.

 

Riconoscimento del diritto del cittadino ad un ambiente sano.

Ne parlerà Gianni Tamino. Il Trattato dell’Unione Europea precisa che la politica dell’Unione in materia di ambiente si fonda sui principi della precauzione, dell’azione preventiva e della correzione alla fonte dei danni causati dall’inquinamento, nonché sul principio “chi inquina paga”. L’UE fornisce anche finanziamenti per progetti in materia di salute in tutto il territorio. Vi è poi la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale l’ambiente è un diritto quando siamo in presenza di un chiaro nesso con il diritto alla vita e all’integrità personale.

Tuttavia il lungo percorso verso la garanzia che l’ambiente sano sia un diritto è ancora lunga e spesso non bastano le leggi, se poi non vengono applicate.

 

Percezione dei cambiamenti ambientali e motivazione a intraprendere azioni positive per ridurli e mitigarli

Questo tema sarà trattato da Paolo Michielin ed Enrico Di Giorgi. A livello individuale, una motivazione forte può derivare dal fatto che la maggior parte dei comportamenti ecosostenibili sono gli stessi che favoriscono la salute, dall’alimentazione con meno carne rossa all’attività fisica. L’altra motivazione è di carattere morale e si basa su un’idea dell’ambiente, anzi della natura, come di cosa viva, che ha i suoi diritti e va rispettata, non solo sfruttata.

 

AZIONI POSITIVE: l’alimentazione sana e sostenibile

Ne parlerà Gianni Gallo. Mentre la mortalità prematura colloca l’Italia tra i 6 Paesi a minor rischio, la situazione si capovolge per i bambini: al 4° posto per maggiore obesità al Mondo. Le attività agricole se si includono le emissioni associate alle attività di pre e post produzione nel sistema alimentare globale, si stima siano del 21-37% delle emissioni nette totali di gas a effetto serra. La causa principale è legata alla produzione di carne, in particolare carne rossa, che determina oltre ad una alta produzione di gas serra elevati consumi di territorio e di acqua.

 

Creazione luoghi dove rigenerare la mente e il corpo

Ne parlerà Ilaria Doimo afferma che alberi e foreste stanno prendendo un ruolo di rilievo come soluzione ad una crescente domanda di contatto con la natura ma anche di servizi socio-sanitari. Non più solamente bacini di estrazione di legname o strumenti per la prevenzione e mitigazione del cambiamento climatico, ma luoghi dove rigenerare la mente e il corpo.

 

Mobilità individuale e collettiva

Tema che verrà approfondito da Pirous Fateh-Moghadam concorde a livello scientifico che alimentazione e la mobilità siano i due aspetti con maggiori sinergie positive tra promozione della salute e sostenibilità ambientale e quindi a favore dell’Agenda 2030. Partendo da alcune esperienze italiane, illustra il contrasto della sedentarietà attraverso la promozione del trasporto attivo.

 

Gestione responsabile dei rifiuti

Ne parlerà Franco Zanata. Spiegherà come la tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente possono trovare in una gestione corretta del settore dei rifiuti un contributo fondamentale e decisivo.

 

Presente all’evento anche l’attivista Aran Cosentino e moltissimi studenti

Aran Cosentino parla delle sue attività in favore dell’ambiente e del mondo di oggi visto da un giovane ragazzo ormai diciassettenne, diventato un attivista già all’età di dodici anni.

 

Parteciperanno inoltre gli studenti dei 6 istituti superiori di Tv e Pd (Besta e Canova di Treviso, Astori e Berto di Mogliano, Parini di Mestre e Dante Alighieri di Padova). I ragazzi esporranno i poster che sintetizzano il loro lavoro di approfondimento e di discussione su specifici temi ambientali.
Nel pomeriggio cercheranno, con la metodica del World Cafè (discussione libera attorno ad un tavolo, in gruppi di 5-6 e con una tovaglia di carta per annotare idee e proposte), di dare risposta alle domande:
1. Cosa può fare, da subito, la singola persona per riportare indietro il clima. Come farlo diventare di moda: motivazioni, barriere, opportunità.
2. Pensare globalmente ed agire localmente: cosa chiedere alle istituzioni locali (Comune, Regione) e come sostenere queste azioni.

 

Enrico Di Giorgi illustrerà i risultati del questionario, che è stato compilato da oltre 600 studenti degli stessi istituti. Verranno esposti poi i suggerimenti dei giovani per salvare il loro futuro.

 

 

Gravi saranno le conseguenze dell’inquinamento dell’atmosfera che sta causando l’innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci.

 

Secondo uno studio dell’ENEA, nel 2100 il mare sarà più alto di 1,035 metri o, peggio di 1,45 metri, mettendo a rischio inondazione 40 zone italiane per complessivi 5.684,4 chilometri quadrati.

 

In particolare la zona da Trieste a Ravenna, la foce del Pescara, del Sangro, le zone del Tronto, di Lesina e Taranto, La Spezia, Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, una zona dell’isola d’Elba, Grosseto, la pianura Pontina, la foce del Tevere e del Sele, Cagliari, Oristano, Fertilia e altre zone della Sardegna. Metaponto, Gioia Tauro.

 

La parte però più colpita sarà la pianura Padana con 264 chilometri di coste sommerse dal mare. In particolare a Venezia, per effetto anche dell’abbassamento del suolo, il livello del mare si alzerà di circa 1,64 metri e il MOSE dovrà operare per un gran numero di giorni con conseguente chiusura del porto.

 

Sarà un disastro per l’economia della città e del turismo per tutte le spiagge del veneziano.

 

La città di Mestre, almeno la sua parte centrale, sarà salva, visto che si trova a una altezza di 3 metri sul livello del mare.

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