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Appuntamento con il musical al Teatro Corso di Mestre. La Compagnia Neverland presenta in tripla replica – sabato 23 novembre alle ore 21.00 e domenica 24 novembre alle ore 15.00 e 18.00 – la storia di Malefica e la Bella addormentata nel bosco. Un lavoro completamente originale, scritto e diretto da Simona Paterniani con musiche e testi di Stefania Paterniani, che sta facendo registrare numerosi soldout in tutta Italia.

 

Tra imponenti scenografie, effetti speciali e un plot arricchito di nuove avventure, il musical accompagna bambini e famiglie in un viaggio dentro la magia e l’incanto della celebre fiaba dei fratelli Grimm.

 

 

Il musical

Il musical è liberamente tratto dalla fiaba dei fratelli Grimm “La bella addormentata”, la storia della principessa Aurora segnata dal terribile destino inflitto dalla perfida strega del male Malefica.
È una fiaba del passato rivisitata nella storia, arricchita di nuove avventure e personaggi proprio per essere ancora più magica.

 

Malefica e la bella addormentata nel bosco è una favola romantica e avventurosa che allo stesso tempo affronta temi d’importanza sociale come l’amicizia, la fiducia, la speranza, il tradimento, l’amore e il valore della famiglia.

 

Il musical catapulterà il pubblico di bambini e adulti in un’atmosfera suggestiva come quella del bosco incantato tra fate ed elfi danzanti, canterini e vanitosi; e una selva oscura dove vive la perfida strega del male con orchi brutti e stolti, tra magia nera e incantesimi; sarà uno spettacolo esilarante, coinvolgente, incredibilmente magico e commovente, perché l’amore vero alla fine supererà ogni barriera, anche quella del tempo.

 

Due ore di spettacolo per tutta la famiglia, tra imponenti scenografie ed effetti speciali, tutto interamente dal vivo: un’esperienza indimenticabile per i più piccoli ma anche per i grandi.

 

 

Sinossi

In un regno incantato vivono un re e una regina che non possono avere figli. Un bel giorno re Stefano e regina Lili convocano a palazzo Merida, la fata dai poteri straordinari, che purtroppo non può aiutarli perché la sua magia agisce solo su cose e fatti già esistenti; così Merida consiglia ai due sovrani di chiedere aiuto a Malefica la strega dell’oscurità.

 

In preda alla disperazione il re e la regina decidono di andare da Malefica che vive nella selva oscura con il corvo Fosco suo fedele amico, Carabosse la fata traditrice che brama a diventare una vera strega e i troll mangia ciccia. Re Stefano per ottenere l’aiuto di Malefica le promette di non mettere mai più piede nella selva oscura e così neanche un anno dopo nasce Aurora. Per il suo battesimo Aurora viene promessa in sposa al principino Filippo e tra gli ospiti ci sono le tre fate Flora, Fauna e Serenella che sono venute a portare speciali doni alla piccola.

 

Purtroppo però appare Malefica amareggiata per il mancato invito e tremendamente adirata perché il re non aveva rispettato i patti. Così per vendicarsi maledice la principessina proclamando che prima del tramonto del suo sedicesimo compleanno si pungerà un dito con il fuso di un arcolaio e morirà.

 

Fata Fauna però non essendo riuscita ancora a fare il suo dono, per indebolire la maledizione fa in modo che Aurora cada in un sonno profondo dal quale può essere svegliata solo dal bacio del vero amore. Re Stefano ordina che tutti gli arcolai del regno vengano bruciati, ma le fate sanno che non basterà, così per ordine di fata Merida dovranno allevare la piccina privandosi della magia e vivere come umani per sedici anni nella casetta del boscaiolo e con il consenso del re e la regina, cambieranno il nome ad Aurora e la chiameranno Rosaspina. Gli anni passano e malefica è continuamente alla ricerca di Aurora che sembra svanita nel nulla. Aurora ribattezzata Rosaspina cresce felice e spensierata nel bosco fatato e durante la sua permanenza si imbatte in innumerevoli ed esilaranti avventure in compagnia di brutti trolls mangia ciccia e elfi vanitosi saccenti e canterini. Nel giorno del suo sedicesimo compleanno Rosaspina incontra nel bosco il principe Filippo , entrambi colti da grande emozione e innamorati non si dicono i loro nomi ma si danno un appuntamento per quella stessa sera. Quando Rosaspina torna a casa racconta tutto alle zie (fate), che vedendola veramente innamorata le dicono tutta la verità e la riportano al castello. Carabosse vede e sente tutto così corre da Malefica che finalmente può compiere il maleficio preparando una pozione che la trasformerà temporaneamente in una vecchina spaventosa. Aurora chiusa nella camera del castello piange disperata sapendo di non poter rivedere più il suo amore e di essere stata tradita per tutto il tempo. All’improvviso echeggia un canto in tutta la stanza e dall’armadio esce una vecchia che fila il suo arcolaio . Aurora viene subito attratta da questa strana atmosfera e spinta dall’insistente signora tocca il fuso e cade a terra priva di sensi. Il re e la regina vedendo Aurora a terra si disperano così Merida per alleviare il loro dolore decide di addormentarli tutti fino a quando l’incantesimo non si sarà rotto. Intanto Filippo è nel bosco che aspetta la sua amata ma gli si presenta Carabosse che lo vuole rapire ma con l’aiuto delle Fate viene liberato e portato al castello per salvare la principessa. Il principe quando vede Aurora distesa nel letto priva di sensi le da il bacio del vero amore. Malefica è pronta a tutto e non ama le sconfitte così più cattiva che mai decide di uccidere Filippo e impossessarsi dell’intero regno. Durante il combattimento Filippo viene disarmato da Malefica perdendo così la spada magica, ma Aurora si risveglia prende la spada di Filippo e uccide Malefica.

L’incantesimo è rotto e tutto il palazzo si risveglia.

Filippo e Aurora vissero per sempre felici e contenti.

 

 

La compagnia Neverland

La compagnia nasce nel 2006 dalla passione infinita che Simona Paterniani ha verso questa forma d’arte. Il Musical. Dopo diversi viaggi a New York e Londra, Simona, già direttrice artistica di Capogiro Dance & Theatre, fonda la Compagnia Neverland. Il 2016 segna una svolta nella storia della compagnia perché per la prima volta il gruppo si cimenta con un musical completamente originale e inedito.

 

 

Il cast

MALEFICA: Erica Di Malta; AURORA: Sara Paterniani; PRINCIPE FILIPPO: Ottavio Cannizzaro; RE STEFANO: Roberto Serafini; REGINA LILI: Susanna Polzoni; FATA MERIDA: Camilla Allegrucci; FATA FAUNA: Rita Berardi; FATA SERENELLA: Laura Spirio; FATA FLORA: Simona Gugnali; CARABOSSE: Laura Sanchioni; ELFO PIF: Marta Fraticelli; ELFO FANGO: Matteo Pierandi; ELFO BUDDY: Sara Gambelli; ORCO DORIAN: Ilaria Sabatini; ORCO RAUL: Sofia Cacciatore; ENSEMBLE: Arianna Eusebi, Chiara Berloni, Melissa Rinaldi, Arianna Pullo; ROSASPINA: Sofia Giancarli.

Doppio concerto per il primo appuntamento di maggio di Candiani Groove che vedrà sul palco martedì 7 alle ore 21 il chitarrista americano Marc Ribot, preceduto sul palco dall’ Humpty Duo, formazione composta da due giovani e talentuosi musicisti udinesi, Luca Dal Sacco, chitarra, e Matteo Mosolo, contrabbasso.

 

Il groove al Candiani è assicurato dal chitarrista americano dal talento straordinario Marc Ribot, con la sua innata capacità di catturare l’interesse tanto dei seguaci del rock indipendente, quanto degli appassionati di jazz, blues e musiche afroamericane in senso lato. Negli oltre quarant’anni di carriera ha attraversato i territori musicali più disparati: dal jazz di John Zorn alla canzone d’autore di Elvis Costello e Tom Waits, dalle atmosfere newyorchesi dei Lounge Lizards alla musica cubana di Arsenio Rodriguez (con Los Cubanos Postizos), dal rock quasi cacofonico dei Ceramic Dog al funk–soul di The Young Philadelphians, gli ambiti in cui il chitarrista di Newark ha lasciato una significativa impronta sono davvero molti.

 

Per certi versi il percorso artistico di Ribot è un inno alla complessità e alla ricchezza della musica popolare delle Americhe. Allo stesso tempo la produzione come solista è una delle costanti della sua ricerca (sono sei gli album incisi in completa solitudine), dall’interpretazione delle opere del suo mentore, il compositore haitiano Frantz Casseus, o dell’amico John Zorn, fino al più recente Silent Movies (2010), che molti considerano uno dei suoi dischi più riusciti.

 

Ha scritto sulla rivista Suono il critico Sergio Spada: “…. È musica immaginata su film della sua mente, per quanto alcuni titoli (Solaris) rispondano al vero. È un jazz, quello di Ribot, semplice ed emozionante, scarno, potenzialmente e potentemente adatto ad accompagnare immagini, ricordi, costruzioni della mente, sia del musicista che di chi si trovi fortunatamente ad ascoltare questo gioiello…”.

 

Ad aprire la serata, la musica dell’Hampty Duo

La serata sarà aperta dall’Humpty Duo, formazione composta da due giovani e talentuosi musicisti udinesi, Luca Dal Sacco, chitarra, e Matteo Mosolo, contrabbasso, che proporranno un’originale interpretazione in chiave jazzistica di canzoni (fra cui le celebri Roxanne e Message in a Bottle) tratte dal repertorio di Sting. Il progetto, ambizioso e curato nei minimi dettagli, parte da quelle canzoni per evolversi in un jazz acustico sempre intriso di cantabilità e di groove. Il titolo scelto, Synchronicities, oltre a richiamare direttamente uno dei capolavori dei Police, svela al tempo stesso quel principio invisibile che nel disco, così come nei concerti, connette e lega chitarra acustica e contrabbasso: il principio della sincronicità, che Sting aveva definito impercettibile e inesprimibile.

 

 

Info utili

Ingresso: intero euro 15 – ridotto possessori tessere Cinema Più e Img, soci Caligola, Casa della cultura iraniana euro 12 – ridotto Candiani Card, studenti fino a 26 anni euro 10 – ridotto speciale under 14 euro 3

Biglietti in vendita alla biglietteria del Centro e online (diritto di prevendita 1 euro)

Orari biglietteria: martedì e giovedì 16.00 – 18.00

mercoledì e venerdì 10.00 – 12.00

sabato 16.00 – 20.00. In occasione degli spettacoli, da due ore prima dell’inizio

Come i cambiamenti climatici hanno influenzato e influenzeranno la nostra vita a Venezia e nel Veneto? Se ne parla domani a Mestre

 

Secondo l’ONU, due terzi della popolazione mondiale nel 2050 vivrà in città.

 

Ad oggi, già un buon 74% vive nelle aree urbane. Proprio le città sono però il luogo in cui hanno origine i maggiori problemi per gli equilibri ecologici del nostro Pianeta, tra cui:

• consumo di energia

• produzione di rifiuti

• consumi d’acqua

• emissioni di gas a effetto serra

• inquinamento dell’aria

• inquinamento acustico.

 

Allo stesso tempo, le città sono anche il luogo in cui si concentrano le maggiori risorse per affrontare questi problemi, come l’intelligenza sociale, le tecnologie, la finanza.

 

In Europa, il settore dei trasporti incide per oltre il 30% sul totale delle emissioni di CO2 dovute alla combustione di energia fossile, mentre i sistemi di riscaldamento per circa il 40%.

 

La buona notizia è che siamo ancora in tempo per evitare che il Pianeta diventi inospitale per il genere umano. La cattiva è che ce ne resta poco per agire. Gli scienziati sostengono che abbiamo solo 12 anni per invertire la rotta.

 

La città del nostro futuro può essere costruita qui e ora, lavorando su:

• sinergia tra nuovi approcci programmatori basati sull’integrazione tra pianificazione territoriale/urbanistica e mobilità

• ri-densificazione delle città

• consumo del suolo a saldo zero

• rigenerazione/riuso dell’esistente

• spazi verdi e alberature urbane

• edifici a consumo energetico quasi zero e basati sulle energie rinnovabili

• nuovi stili di vita dei cittadini (meno auto, più trasporti pubblici).

 

 

Di tutto questo se ne parlerà domani, venerdì 29 marzo, presso il centro Candiani di Mestre (via Einaudi, 7), alle ore 17.30.

 

Durante l’incontro interverranno Marzo Affronte, eurodeputato Verdi, Alice Callegaro del CNR-IPDA e Paolo Perlasca del WWF Venezia.

 

Il dibattito sarà introdotto da Gianfranco Bettin dei Verdi e presidente della municipalità di Marghera, e coordinato da Gianluigi Bergamo dei Verdi Metropolitani/e Venezia.

 

A trarne le conclusioni sarà Luana Zanella, membro dell’Esecutivo Nazionale dei Verdi.

Continuano le iniziative promosse dall’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmaziain collaborazione con il Comune di Venezia.

 

Questi i due eventi in programma nel fine settimana.

Vivere l’esodo. Testimonianze e racconti dei profughi giuliano dalmati a Venezia.

L’incontro si terrà venerdì 22 febbraio, alle ore 18.00, a Punta San Giuliano, nella sede dei Canottieri di Mestre.

Durante l’evento sarà proiettato il video Il giorno del Ricordorealizzato dal Servizio videocomunicazione del Comune di Venezia, mentre Alessandra Maurizio e Elvira Naccari leggeranno alcune letture.

Interverranno Antonella Scarpa, Regina Cimmino, Mario Cocolet, Luciano Toncetti.

 

• Incontro con la Comunità degli Italiani di Isola d’Istria e presentazione del libro su Domenico Lovisato.

La data prevista è sabato 23 febbraio, alle ore 16.00, presso il centro culturale Candiani di Mestre (1° piano, sala seminariale).

Parteciperanno Giorgio Dudineautore della pubblicazione, Amina Dudine (già Presidente della Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola d’Istria), Bruno Moretto (Associazione Veneziani nel mondo) e Loredana Flego (Progetti internazionali).

Turbulent America è un ampio ritratto degli Stati Uniti visti dagli occhi di un fotografo francese. Jean-Piere Laffont è arrivato a New York nel 1965 e, per più di tre decenni, ha viaggiato attraverso il Paese, cercando di immortalarne lo spirito.

 

La retrospettiva allestita nelle sale del terzo piano al Centro Culturale Candiani comprende il lavoro di Jean-Pierre Laffont dal suo arrivo nella Grande Mela fino alla fine degli anni ’80, un lungo periodo in cui ha documentato gli aspetti sociali, politici e culturali degli Stati Uniti. La mostra viene inaugurata domani, sabato 16 febbraio alle 17.30, con un incontro dal titolo “Jean-Pierre Laffont incontra Lello Piazza e Livia Corbò”.

 

L’esposizione, allestita al terzo piano, resterà aperta fino al 30 maggio 2019 con orario dal mercoledì alla domenica, dalle 16 alle 20.

 

Jean-Pierre Laffont era in prima fila in alcuni dei momenti decisivi della storia Americana: le sue immagini sono la prova di ciò che può accadere quando si abbatte un muro e si inizia a guardare veramente. Ha puntato l’obiettivo su disadattati, indigenti, ribelli. Ha focalizzato l’attenzione sull’esplosione della rivoluzione sessuale, sul movimento dei diritti civili e le conseguenze delle restrizioni alla libertà di parola. Nella prefazione del libro, Photographer’s Paradise.

 

Watkins Glen, NY. July 28th, 1973

Turbulent America 1960 – 1990, Harold Evans scrive che Jean-Pierre Laffont presenta un’analisi multiforme di ciò che vide accadere in America tra gli anni ’60 e gli ’80. Il suo occhio instancabile, non è tanto attratto dai balletti della politica di Washington, quanto dal significato sociale delle proteste nelle grandi città e dello stoicismo nelle zone rurali. Secondo Harold Evans, Turbulent America è il ritratto sorprendente della velocità plateale della vita americana, delle sue divisioni traumatiche, delle sue ambizioni inebrianti, dei suoi eroi e le sue eroine e della parata senza fine di personaggi falliti e strambi.

 

L’obiettivo di Laffont è offrire un assaggio delle principali questioni politiche nel momento stesso in cui sono emerse, sfumate o degenerate. Immerso nel suo archivio per dare vita a Turbulent America, Jean-Pierre Laffont ha notato che, a un primo sguardo, le singole fotografie scattate durante quel quarto di secolo sembrano ritrarre solo una gran confusione…. rivolte, manifestazioni, disgregazione, crolli e conflitti. Ma, prese nel loro insieme mostrano la nascita caotica e, a tratti, dolorosa dell’America del ventunesimo secolo: fanno ciò che le fotografie sanno fare al meglio: congelano nel tempo momenti decisivi per un’analisi futura.

 

Queste immagini costituiscono un ritratto personale e storico di un paese che ho sempre osservato in modo critico, ma con profondo affetto e per il quale provo un’immensa gratitudine. Jean-Pierre Laffont è nato in Algeria, è cresciuto in Marocco e ha studiato fotografia in Svizzera, prima di iniziare a lavorare come ritrattista di star del cinema a Parigi. Ma voleva diventare foto-reporter e gli Stati Uniti lo affascinavano da sempre. Quando giunse a New York la città era sporca e pericolosa, il paese stava attraversando cambiamenti profondi e sembrava che tutti scendessero in piazza a manifestare. Percorse gli Stati Uniti in lungo e in largo, da Manhattan agli Stati centrali, raccontando i cambiamenti radicali che investirono la realtà americana, coprendo l’intera gamma dello spettro sociale dai nullatenenti alla cerchia presidenziale.

 

www.culturavenezia.it/candiani

Lo scrittore porta in scena la geopolitica, raccontando le trasformazioni dell’attualità mondiale seguendo il tracciato delle carte geografiche, sovrapponendole e interpretando numeri e linee di confine

 

 

Federico Rampini in Le linee rosse, domenica 27 gennaio alle ore 18, porta al Centro culturale Candiani la geopolitica, raccontando le trasformazioni dell’attualità mondiale seguendo il tracciato delle carte geografiche, sovrapponendole e interpretando numeri e linee di confine. Uno spettacolo dove la geografia viene presentata in forma di conferenza teatrale, uno storytelling suggestivo accompagnata dalle grandi immagini che scorreranno alle sue spalle.

 

Giornalista, scrittore, docente, Federico Rampini è un acuto e lungimirante analista dello scenario politico economico internazionale. Dal 2009 racconta da New York l’America nei suoi risvolti economici, sociali e di costume; dalla Grande Mela, infatti, è corrispondente per La Repubblica e per lo stesso giornale lo è stato dalla Cina. Segue come inviato vertici internazionali e le vicende della Casa Bianca, come giornalista accreditato presso la Presidenza degli Stati Uniti d’America.

 

“Viaggiamo sempre di più. Capiamo sempre di meno. Mentre lo attraversiamo a gran velocità, il mondo attorno a noi ci disorienta. Eppure, tutto quello che il mondo vuole dirci è spiegato nei disegni. Il nostro destino è scritto nelle carte geografiche, e nella loro storia. Se impariamo a decifrarle.”


 

Federico Rampini porta sul palco la geopolitica, raccontando le trasformazioni dell’attualità mondiale seguendo il tracciato delle carte geografiche, sovrapponendole e interpretando numeri e linee di confine.
 Rampini è uno speaker affascinante che spazia dai temi dell’economia a quelli del lifestyle e delle tendenze sociali e di costume fino agli scenari italiani, raccontando il nostro Paese dal punto di vista dell’America e della Cina. É membro del Council on Foreign Relations, con sede a New York e Washington, il più importante Think Tank di geopolitica e geoeconomia americano.

 

“Ogni crisi vicina e lontana ci costringe a capire la fisicità del mondo in cui viviamo – racconta Rampini -. La geografia e la storia come le abbiamo studiate non ci bastano più. Un po’ perché il mondo è stravolto rispetto alle fotografie già obsolete dei manuali scolastici. E poi nessuno ci ha insegnato a guardare ‘oltre’, a penetrare il significato nascosto delle carte, a incrociare il paesaggio terrestre con la storia delle civiltà, le leggi evolutive dei popoli e degli imperi”.

 

Quella che porta in scena Rampini è allora la geografia in forma di conferenza teatrale, uno storytelling suggestivo accompagnata dalle grandi immagini che scorreranno alle sue spalle.
“Ci servono mappe intelligenti – conclude il giornalista – per orientarci e capire dove siamo ora, dove andremo domani”.

 

Info biglietti

Ingresso intero euro 15: ridotto (possessori tessere Cinema Più e Img, ridotto Candiani Card, studenti fino a 26 anni) euro 10; ridotto speciale under 14 euro 3.

Biglietti in vendita alla biglietteria del Centro e online www.vivaticket.it (diritto di prevendita 1 euro).

Orari biglietteria: martedì e giovedì 16.00 – 18.00; mercoledì e venerdì 10.00 – 12.00; sabato 16.00 – 20.00. In occasione degli spettacoli, da due ore prima dell’inizio.

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Not Only for Kids con spettacoli e laboratori a formato famiglia continua la sua programmazione trovando il il favore di grandi e piccini. Dopo il tutto esaurito del primo spettacolo dello scorso novembre e l’overbooking per il laboratorio E tu come dondoli?, l’auditorium del Candiani è pronto a ospitare, domenica 9 dicembre alle 17, lo spettacolo vincitore del Lucca Teatro Festival 2017 BELLA DA MORIR! Aida e il bambino che sognava la musica, della compagnia Teatrolinguaggi.

 

La compagnia, che opera da oltre vent’anni nel teatro per ragazzi, da alcuni anni è impegnata nel progetto “all’Opera”, un percorso di approfondimento del teatro musicale. Dopo Mozart, Rossini, Puccini e Monteverdi l’attenzione si rivolge in questo spettacolo a uno dei più grandi compositori del melodramma italiano, Giuseppe Verdi, e a una delle sue opere più conosciute in tutto il mondo: Aida. Un’opera di repertorio, ossia una delle opere che vengono maggiormente rappresentate, considerata una delle più belle della storia dell’opera.

 

Raccontare Aida ai bambini offre l’occasione di raccontare Verdi, Giuseppe Fortunino Francesco nato nel piccolo paese di Roncole. Il bambino che sognava la musica, l’enfant prodige che suonava l’organo a orecchio nella chiesa del paese, che percorreva chilometri a piedi per andare a lezioni di musica, che non è stato ammesso al conservatorio. Il ragazzino timido e scarso di parole che s’affacciava affascinato alle porta dell’osteria di famiglia per ascoltare un suonatore di violino ambulante. A condurre lo spettatore nell’opera sarà un insolito personaggio: un custode. Non il custode di un teatro, e nemmeno quello di una casa, di un giardino ma il custode di un curioso cimitero di campagna! Niente paura, qui non ci sono fantasmi, ne scheletri. Questo è un cimitero che canta e suona! Già, perché si sa che nelle opere di Verdi muoiono tutti, o quasi. Anche nell’Aida tutto finisce in una tomba.

 

Ma la musica di Verdi è immortale e tra ironia e un po’ di poesia ecco che il piccolo cimitero si trasforma, si copre di sabbia, si ergono piramidi e prende vita la storia di Radames e di Aida, bella, bella da morir! Lo spettacolo non è una semplice riduzione dell’opera ma un vero e proprio attraversamento drammaturgico dove la musica, al pari della storia, è l’elemento scenico di scrittura. Una costruzione che riprende i temi dell’opera e l’immaginario che muove, per dar vita a un racconto teatrale dove le vicende sono narrate ed evocate attraverso la particolare prospettiva di un personaggio, il custode, che gioca dentro e fuori la storia stessa e permette di raccontare in modo originale il “mondo verdiano”.

 

Il proposito è di trasmettere ai giovani spettatori il fascino di storie, melodie e personaggi del grande teatro d’opera in un’occasione teatrale che muove i linguaggi della scena con visionarietà e ironia. Una scrittura che unisce teatro d’attore e teatro di figura all’uso di immagine video.

 

Informazioni

Posto unico 7 euro, gratuito under 3 Promozione Family: un ingresso omaggio ogni due paganti dello stesso nucleo familiare

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A poco più di due settimane dal debutto avvenuto sabato 17 novembre al Capanno Black Out di Prato, domani, venerdì 30 novembre alle ore 21, protagonista di Candiani Groove sarà Riccardo Onori con il suo primo album da solista Sonoristan.

 

Il nome potrebbe suonare nuovo al grande pubblico ma tutti abbiamo già sentito la sua musica: negli ultimi vent’anni la chitarra di Riccardo Onori ha accompagnato artisti come Diaframma, Stefano Bollani, Irene Grandi, Dirotta su Cuba, Samuel Romano e Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, con il quale collabora stabilmente dal duemila e nel mettere in dieci brani la sua maturità musicale di artista e di uomo, ha chiesto proprio la collaborazione dei grandi artisti conosciuti in una vita dedicata anima e corpo alla musica.

 

Sonoristan è un paese immaginario, un paese dove non serve il permesso di soggiorno e in cui vivono tutti gli eccezionali musicisti che Onori ha avuto come compagni di viaggio, tra cui Gianluca Petrella, Sabina Sciubba, voce nei Brazilian Girls, Hindi Zahra, Dan Kinzelman, Ruben Chaviano, Dimitri Espinosa, Mudimbi, Mohamed Azizi, Ahmed Ag Keady, GRINTV e Ziad Trambelsi.

 

Il disco è lo specchio del meltin-pot musicale che proviene dall’esperienza artistica personale del musicista che spazia tra bolero, blues, cumbia e Afrobeat. Sonoristan segna anche la nascita della nuova dell’etichetta BC LINE, costola della Black Candy Records dedicata alla scoperta di nuove sonorità raffinate e ricercate. Sonoristan è volutamente un miscuglio di generi e di sonorità in cui ognuno trova un suo ruolo che ne definisce la cifra stilistica: ci sono l’Oriente e l’Occidente, ci sono sonorità impegnate e raffinate e c’è il rap ; c’è l’incalzante afrobeat di Afro + Cobalto e il mantra meditativo di Imidiwen, da cui tutto ha avuto inizio.

 

La collaborazione con Ahmed Ag Keady è stata fondamentale per Onori nel concepire la ricchezza della diversità, di cui questo lavoro è portatore sano. E poi arriva la title track, Sonoristan, che ne è l’emblema più immediato. Sonoristan non è un disco polemico, o politicamente impegnato, Sonoristan è provocatorio, con amore. L’amore per i suoni raffinati, per la presenza, per la verità, per le belle storie, per la trascendenza che l’occidente deve ancora imparare, ma soprattutto per la musica, quel luogo dove tutti possono incontrarsi e insegnarsi qualcosa.

 

Sonoristan porta con sé la melodia delle note, un richiamo quasi da sirene del mare verso un paese dove non c’è bisogno di permessi di soggiorno per viverci. La musica unisce e apre le frontiere, prima di tutto quelle mentali e culturali, abbatte i pregiudizi e tutti i muri.

 

Ingresso: intero euro 15 – ridotto studenti, possessori tessere Cinema Più e Img, soci Caligola euro 13 – ridotto Candiani Card euro 10 – ridotto under 14 euro 3

Per informazioni: biglietti in vendita alla biglietteria del Centro e online www.biglietto.it (diritto di prevendita 1 euro)

 

www.culturavenezia.it/candiani

 

Il significato della parola Madrigal – piccola composizione poetica che sintetizza un pensiero delicato – spiega bene il concerto che vedrà protagonista la cantante brasiliana Rosa Emilia Dias sul palco dell’auditorium del Centro Culturale Candiani, questa sera, alle ore 21.

 

Recitare un madrigale è un momento molto intimo e intenso ed è quello che potranno vivere gli ascoltatori nella performance di sabato al Candiani. Dopo alcuni anni di collaborazione e due album pubblicati insieme, Fundamental del 2013 e L’Arca di Noè – Musica Brasiliana per Bambinidel 2014, Rosa Emilia Dias e Giovanni Buoro tornano al Centro Culturale Candiani in formazione “allargata” insieme a Roberto Rossi, Beppe Costantini e Marco Ponchiroli con la loro nuova proposta, le composizioni tratte dal album omonimo Madrigal.

 

Il gruppo presenterà i brani inediti tratti dall’ultimo album: Árvore Mágica, Verde, Tristorosafirmate dal poeta Cacaso e Le Tue Mani, Madrigal e Filhotes firmate da Giovanni e Rosa. Il repertorio include alcuni immancabili classici della musica popolare brasiliana come Carinhoso, Berimbau e Canto de Ossanha.

 

Madrigal, il concerto come il disco, merita di essere ascoltato più che descritto: nessuna recensione, per quanto appassionata, ne può infatti restituire la bellezza.

 

Ingresso

Intero euro 10 – ridotto studenti, possessori tessere Cinema Più e Img, soci Caligola euro 8 – ridotto Candiani card euro 5

 

Informazioni

Biglietti in vendita alla biglietteria del Centro e onlinewww.biglietto.it(diritto di prevendita 1 euro)

 

Orario biglietteria: martedì e giovedì 16.00 – 18.00, mercoledì e venerdì 10.00 – 12.00, sabato 16.00 – 20.00.

In occasione degli spettacoli, da due ore prima dell’inizio.

 

Tel. 041.2386126 – email: [email protected] – sito: www.culturavenezia.it/candiani

Al Centro Culturale Candiani venerdì 9 novembre alle ore 21 per Candiani Groove arriva sul palco dell’auditorium la cantante, danzatrice e percussionista ivoriana Dobet Gnahoré con il suo Miziki. Definita “la nuova grande voce dell’Africa”, Dobet Gnahoré si è affermata come una delle protagoniste della musica dell’Africa nera più note e apprezzate a livello internazionale, assieme ad artiste come Angelique Kidjo, Roka Traoré e Oumou Sangaré. Premiata nel 2010 con un Grammy Award nella categoria Best Urban/Alternative Performance (condiviso con la cantante americana India Arie), Dobet Gnahoré – elefante tatuato sulla spalla, fisico statuario e sinuose movenze feline – interpreta le proprie composizioni in differenti lingue africane: dal Beté (lingua paterna) al Fon al Baoule. E poi Lingala, Malinke, Mina o Bambara, Swahili, Xhosa o Wolof oltre che in francese e in inglese.

 

La sua splendida voce che unisce la magia, la forza e la sensualità della cultura africana “evoca gli orrori e le ferite, la ricchezza e la speranza dell’Africa, combinando le lingue e i ritmi che il continente africano custodisce” si legge sul suo sito, e lo fa con energia, umorismo, dolcezza, rabbia e ironia.

 

La sua musica viene descritta come “un delizioso mix di sonorità africane”: urbane e tradizionali. Sul palco, la sua voce e il suo carisma, frutto di anni di lavoro teatrale e coreografico, sono unanimemente apprezzati dal pubblico di tutto il mondo che ovunque accorre ai suoi concerti.

 

Figlia d’arte, suo padre Boni è uno dei grandi percussionisti della tradizione musicale dei Bété – tra le maggiori etnie ivoriane – Dobet ha ereditato dal papà la possente verve artistica e la presenza sul palco. Munita di un’ugola caldissima, giunge con Miziki al quinto disco da solista accantonando in parte l’ancoraggio stilistico verso la scena Akan di Abidjan, lasciando confluire nuovi elementi jazzy che si affiancano a strumenti come Sanza, Balafon, ma anche Calebasse e Bongo che sostengono il sound della chitarra e la voce calda e potente di Dobet in un’incredibile versatilità canora.

 

Elettrizzante, energico, sono le parole adatte a descrivere un album, Miziki, che conferma che il Grammy Award vinto nel 2010 non era un exploit momentaneo! Canzoni di grande qualità come La Source – ballata esistenzialista sospesa tra delicate percussioni, piano, cori, archi e una trascinante interpretazione della Gnahoré – la vedono sempre più padrona della propria estensionevocale e le chitarre acustiche ed elettriche di Colin Laroche de Féline impreziosiscono inoltre una tavolozza ricca di elementi caratteristici come ben espone la nenia Deleton. Una gemma, quest’ultima, incastonata al centro di un’opera emozionante, messa in piedi da una musicista che non rinuncia ai suoi tratti originari, pur strizzando l’occhio alla tradizione pop occidentale, come ben segnalano i poliritmi della celere Youkouli, posta in coda e da sigillo a tutto.

 

 

Ingresso:

intero euro 15

ridotto (studenti, possessori tessere Cinema Più e Img, soci Caligola) euro 13

ridotto Candiani card euro 10

ridotto under 14 euro 3

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