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Al Candiani la mostra "Turbulent America" del francese Jean-Pierre Laffont

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Turbulent America è un ampio ritratto degli Stati Uniti visti dagli occhi di un fotografo francese. Jean-Piere Laffont è arrivato a New York nel 1965 e, per più di tre decenni, ha viaggiato attraverso il Paese, cercando di immortalarne lo spirito.
 
La retrospettiva allestita nelle sale del terzo piano al Centro Culturale Candiani comprende il lavoro di Jean-Pierre Laffont dal suo arrivo nella Grande Mela fino alla fine degli anni ’80, un lungo periodo in cui ha documentato gli aspetti sociali, politici e culturali degli Stati Uniti. La mostra viene inaugurata domani, sabato 16 febbraio alle 17.30, con un incontro dal titolo “Jean-Pierre Laffont incontra Lello Piazza e Livia Corbò”.
 
L’esposizione, allestita al terzo piano, resterà aperta fino al 30 maggio 2019 con orario dal mercoledì alla domenica, dalle 16 alle 20.
 
Jean-Pierre Laffont era in prima fila in alcuni dei momenti decisivi della storia Americana: le sue immagini sono la prova di ciò che può accadere quando si abbatte un muro e si inizia a guardare veramente. Ha puntato l’obiettivo su disadattati, indigenti, ribelli. Ha focalizzato l’attenzione sull’esplosione della rivoluzione sessuale, sul movimento dei diritti civili e le conseguenze delle restrizioni alla libertà di parola. Nella prefazione del libro, Photographer’s Paradise.
 

Watkins Glen, NY. July 28th, 1973


Turbulent America 1960 – 1990, Harold Evans scrive che Jean-Pierre Laffont presenta un’analisi multiforme di ciò che vide accadere in America tra gli anni ’60 e gli ’80. Il suo occhio instancabile, non è tanto attratto dai balletti della politica di Washington, quanto dal significato sociale delle proteste nelle grandi città e dello stoicismo nelle zone rurali. Secondo Harold Evans, Turbulent America è il ritratto sorprendente della velocità plateale della vita americana, delle sue divisioni traumatiche, delle sue ambizioni inebrianti, dei suoi eroi e le sue eroine e della parata senza fine di personaggi falliti e strambi.
 
L’obiettivo di Laffont è offrire un assaggio delle principali questioni politiche nel momento stesso in cui sono emerse, sfumate o degenerate. Immerso nel suo archivio per dare vita a Turbulent America, Jean-Pierre Laffont ha notato che, a un primo sguardo, le singole fotografie scattate durante quel quarto di secolo sembrano ritrarre solo una gran confusione…. rivolte, manifestazioni, disgregazione, crolli e conflitti. Ma, prese nel loro insieme mostrano la nascita caotica e, a tratti, dolorosa dell’America del ventunesimo secolo: fanno ciò che le fotografie sanno fare al meglio: congelano nel tempo momenti decisivi per un’analisi futura.
 
Queste immagini costituiscono un ritratto personale e storico di un paese che ho sempre osservato in modo critico, ma con profondo affetto e per il quale provo un’immensa gratitudine. Jean-Pierre Laffont è nato in Algeria, è cresciuto in Marocco e ha studiato fotografia in Svizzera, prima di iniziare a lavorare come ritrattista di star del cinema a Parigi. Ma voleva diventare foto-reporter e gli Stati Uniti lo affascinavano da sempre. Quando giunse a New York la città era sporca e pericolosa, il paese stava attraversando cambiamenti profondi e sembrava che tutti scendessero in piazza a manifestare. Percorse gli Stati Uniti in lungo e in largo, da Manhattan agli Stati centrali, raccontando i cambiamenti radicali che investirono la realtà americana, coprendo l’intera gamma dello spettro sociale dai nullatenenti alla cerchia presidenziale.
 
www.culturavenezia.it/candiani
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