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Menu dedicato al pesce sostenibile al Ristorante Do Leoni di Venezia

 da oggi a sabato 15 giugno 2019 a cena

 

Ogni anno, l’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani e per chi vive a Venezia, a stretto contatto con l’acqua, è un giorno speciale.

 

Per celebrare questa giornata, quest’anno il Ristorante Do Leoni, che comunque per tutto l’anno mantiene elevata l’attenzione sulla pesca sostenibile, invita i buongustai ad assaporare un menu unico che mette in risalto la biodiversità del mare, disponibile per una settimana, da oggi, sabato 8, a sabato 15 giugno 2019, a cena.

 

Le dimore Relais & Châteaux, come la nostra, insieme a Ethic Ocean promuovono metodi di pesca etici che contribuiscono allo sviluppo economico locale e proteggono la biodiversità dei fondali marini, offrendo al contempo cibo di qualità. Invitato da Relais & Châteaux, lo chef Loris Indri ha ideato un menu che preserva le specie marine, basato sul pesce derivato da pesca sostenibile e meno conosciuto.

 

Davanti all’incantevole vista sul Bacino di San Marco, in Riva degli Schiavoni, a due passi da Piazza San Marco si potranno gustare:

 

“Sarde col pien” 

Ravioli della laguna
pasta fresca alle alghe, acqua di pomodoro, bocconcini di pesce ed essenza di limone fatta in casa
 
Filetto di sgombro grigliato con pomodori arlecchino, olive taggiasche, acciughe e maionese alle erbe aromatiche

Soufflé della tradizione con salse calde al cioccolato e vaniglia del Madagascar

 

 

Il costo è di 90 euro a persona.
Informazioni e prenotazioni: 041.5200533 – [email protected]

Riceviamo da Marco Trevisan un comunicato del direttivo dei Verdi Metropolitani/e di Venezia

 

 

Come Verdi, Gruppo metropolitano di Venezia, siamo molto perplessi su alcune opere di salvaguardia che ancora vengono progettate e gestite dai soliti noti, Consorzio Venezia Nuova, sembra, continuando con metodo vecchi, che non hanno dato grandi risultati per la laguna di Venezia e i nostri litorali.

 

Pur cogliendo la massima buona volontà soprattutto del Provveditore alle Opere Pubbliche del Triveneto ing. Linetti per cercare di migliorare una gestione che non funzionava. E che forse non funziona ancora.

 

Opere che dovrebbero essere prioritarie, fatte nel migliore dei modi per tutelare una laguna patrimonio mondiale dell’umanità secondo l’UNESCO e una delle aree umide più importanti del Mediterraneo, anche ZPS protetta dalla UE.

 

A proposito dei fanghi si continuano a riutilizzare sedimenti non adeguati per realizzare barene, impiegando quelli che vengono scavati in luoghi altamente inquinati.

 

Forse tutto questo dovrebbe rientrare in un piano strategico, si chiami Piano Morfologico, atteso da almeno 20 anni, o altro, ma che ponga come obiettivo primario la salvaguardia della Biodiversità lagunare e la massima attenzione imposta dalle Leggi per evitare la contaminazione con sostanze pericolose per la salute pubblica.

 

È notizia di oggi che sembra essere iniziata una inchiesta, forse l’ennesima, che riguarda il Consorzio, su presunte irregolarità sui metodi di realizzazione d interventi di recupero morfologico da parte dei Carabinieri del NOE.

 

Discorso in parte analogo sulle opere di compensazione del MOSE alle bocche di Porto che in teoria dovevano essere già realizzate da qualche anno, dopo l’approvazione del Piano Europa nel 2011.

 

Si è fatto un ampio dibattito pubblico all’Arsenale nella primavera 2018 a partire dalle opere di inserimento paesaggistico ideate da IUAV senza quasi tenere minimamente conto delle caratteristiche di Biodiversità delle testate dei litorali alle Bocche di Porto.

 

Sono emerse molte criticità. Sono state fatte molte osservazioni da Associazioni e semplici cittadini con la massima trasparenza durante un processo partecipativo molto apprezzato.

 

Ma le risposte a quelle osservazioni non sono mai arrivate. E sul come abbia intenzione di andare avanti il Consorzio Venezia Nuova non è dato sapersi.

 

Sulla progettazione, sulle modifiche ai progetti che erano state richieste e sulle conferme di quello che di buono c’era già (come ad esempio, tra le altre cose, il Piano di Recupero dell’area SIC-ZPS degli Alberoni, che partiva da un Progetto del WWF e non del Consorzio Venezia Nuova) non è dato di sapere in via ufficiale e con atti pubblici quale sarà la conclusione e come questi progetti saranno portati avanti.

 

E dopo una procedura di infrazione e 8 anni di attesa dall’approvazione di quel Piano Europa, a seguito anche dello scandalo internazionale sul MOSE, non ci sembra di chiedere troppo.

 

Non vorremmo che questa mancanza di trasparenza, portatrice, a volte, ci si passi il termine, di mala gestione, soprattutto da parte di certe imprese, come avvenuto nel recente passato, portasse solo ad una grande operazione di greenwashing per continuare con gli stessi metodi già sperimentati per i lavori di salvaguardia dell’ambiente lagunare e dei nostri litorali.

 

Spendendo soldi pubblici con risultati a volte discutibili, se non in qualche caso anche negativi, su lembi assai pregiati del nostro territorio e per fortuna ancora protetti dall’Unione Europea.

 

Domenica 17 marzo, biodiversità e sostenibilità insegnata agli studenti, cittadini del futuro. Una festa che di anno in anno si svolge in un plesso diverso, coinvolgendo scuola e cittadinanza

 

Tappa alla primaria “A. Frank” per questa edizione 2019 di “Semi di Speranza”, la festa itinerante per lo scambio e dono di semi e saperi, esperienze e conoscenze, a difesa della biodiversità ambientale e agricola realizzata, con il supporto dell’amministrazione comunale, dall’associazione Amici del Parco, quale capofila di varie associazioni di volontariato, e con la collaborazione di insegnanti degli istituti scolastici moglianesi, in quanto rivolta alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie.

 

L’iniziativa viene svolta ogni anno nei giardini di una scuola diversa. Dopo la prima edizione nel 2017 alle scuole “G.B. Piranesi”, l’anno scorso alla primaria “Verdi”, quest’anno la sede di “Semi di Speranza” è alla primaria “A. Frank”, in via Barbiero. Qui domenica 17 marzo a partire dalle ore 10.00, e fino alle 20.00, i piccoli studenti si daranno appuntamento con genitori, nonni e amici per una giornata all’insegna dell’attenzione alla biodiversità e all’ambiente, aperta alla cittadinanza. Con il Patrocinio e il sostegno del Comune di Mogliano Veneto, “Semi di Speranza” è curata dall’Associazione “Amici del Parco” insieme ad altre Associazioni presenti sul territorio: “Oltreconfin”, con il gruppo “Zappa e Rastrello”, “Slow Food – Progetto ‘Orto in Condotta’” e “Civiltà Contadina-Custodi di semi”.

 

“È grazie all’impegno degli Amici del Parco e delle associazioni che insieme lavorano ormai da oltre tre anni a questo progetto, che abbiamo dato vita ad un appuntamento annuale che coinvolge con grande entusiasmo e partecipazione il mondo della scuola, con le loro famiglie. È un momento significativo, in cui passato e futuro si passano il testimone. Con il prezioso aiuto di tante associazioni, vogliamo spargere semi e speranza per far vivere ai nostri piccoli cittadini il piacere del contatto con la natura, far sentire loro l’importanza di amarla e rispettarla. Poiché proprio a loro, infatti, spetta in futuro il compito di tutelare e preservare il nostro pianeta”, sottolinea il sindaco, Carola Arena.

 

La biodiversità quale garanzia per la sopravvivenza della Terra: questo il focus dell’iniziativa, che mette in sinergia diversi soggetti con idee, creatività, progetti, competenze e speranze che sfociano in una giornata in cui i veri protagonisti sono i bambini. Saranno proprio loro, insieme ad amici e famiglie, ad animare questo giorno in cui verranno organizzati laboratori e giochi sulla biodiversità e sul rispetto dell’ambiente, percorsi didattici inerenti il progetto “Basta un poco di zucchero”, approfondimenti educativi e tecnici. A partire proprio dal tradizionale scambio di semi, autoprodotti e raccolti, grazie al prezioso lavoro dei custodi di semi, saranno valorizzate tematiche, realtà locali e laboratori che promuovono la biodiversità in tutte le sue sfaccettature. A chi porterà un lombrico verrà donata un bustina di semi di piante, in un’ottica di processo circolare che nel migliorare la fertilità del terreno aiuta anche la sopravvivenza di api, farfalle e insetti utili. Sarà inoltre allestita un’area con animali da cortile.

 

Questa iniziativa si inscrive in un più ampio progetto di educazione dei piccoli cittadini moglianesi ai prodotti e alle risorse della terra, così come “Mogliano Mangia Bene” e “Pensa che Mensa”, percorsi di educazione alla buona alimentazione, in collaborazione con Slow Food, insieme a Ulss 9 e associazioni del territorio.

Riprendono le attività per la lettura critica del paesaggio con tre appuntamenti di grande suggestione. Le aree umide costituiscono un patrimonio di biodiversità e originale bellezza che ci regala il nostro territorio. La mano dell’uomo, una volta tanto saggia, ha contribuito a mantenere e a valorizzare gli ambienti unici proposti da queste tre escursioni: il 24 febbraio il percorso è a ridosso della laguna oltre Caorle, nella zona di bonifica a Sindacale e in prossimità della Valle Zignago.

 

Il 17 marzo la meta sarà nel vicino comune di Salzano, per visitare l’oasi chiamata Lycaena.

 

La terza uscita, alle cave di Gaggio, nell’oasi gestita dalla Lipu, è prevista per il 31 marzo.

 

 

Tutte e tre le visite saranno accompagnate dalla presenza di esperti, che avranno il piacere di illustrare gli interventi di realizzazione delle oasi, la flora e la fauna tipica. Il programma scaturisce da una collaborazione al progetto Io sì di Coop Alleanza 3.0 Destra Piave per la tutela delle acque con l’associazione A.C.R.A. di Mogliano Veneto a cui partecipano il Comitato a Difesa ex Cave di Marocco e Salviamo il Paesaggio.

 

Proprio a Mogliano Veneto esiste un progetto di trasformazione delle ex cave senili in un parco della biodiversità. Tale iniziativa è in attesa da anni della risoluzione di una situazione di stallo che vede contrapposti gli interessi del proprietario dell’area a quelli della comunità che ne reclama la fruizione come area umida di pregio.
I trasferimenti per queste visite guidate, adatte a tutti, nello stile dell’associazione Comitato a Difesa ex cave di Marocco, sono attuate con mezzi propri ottimizzati e partenza da Mogliano Veneto.

 

Per info:

329.9568311
391.7339529

L’istituzione Boschi e Grandi Parchi ha presentato ieri mattina, con una conferenza stampa che si è volta al Centro civico del Parco Albanese di Mestre (via Sergio Gori 8), il “Laboratorio della biodiversità”, ovvero un’esperienza di ricerca finalizzata a osservare, monitorare e migliorare la biodiversità nei boschi e nei parchi di Mestre.

 

Il progetto, presentato dal presidente dell’istituzione Boschi e Grandi Parchi, Giovanni Caprioglio, dal coordinatore del Laboratorio, Luca Sattin, e dall’esperto di avifauna, Alessandro Sartori, si articola in vari punti e ha tra i suoi obiettivi quello di coinvolgere il più possibile la cittadinanza.

 

“Nella nostra città, e soprattutto nei nostri boschi e parchi, c’è molto più di quello che appare – ha precisato il presidente Caprioglio – e vogliamo che questa ricchezza sia apprezzata e goduta dai cittadini. Voglio anche anticipare che a maggio sarà organizzato uno speciale fine settimana che chiameremo ‘Festa della biodiversità’ proprio per coinvolgere e far conoscere ancora di più alla cittadinanza questo immenso patrimonio. La creazione del Laboratorio è il primo passo, come è scritto anche nel logo, per sviluppare la ricerca e la conservazione della biodiversità, e quindi proteggere e implementare quello che già abbiamo nel nostro territorio”.

 

   

 

 

Si parte da un censimento della biodiversità nei boschi e nei grandi parchi attraverso un’azione di monitoraggio delle specie animali e botaniche, con particolare riferimento all’avifauna e alle farfalle. In secondo luogo, al fine di promuovere la valenza ecologica dei luoghi, il Laboratorio organizzerà degli incontri rivolti alla cittadinanza, e sarà data alle scuole e agli studenti universitari l’opportunità di svolgere tirocini e stage all’istituzione, per sviluppare progetti specifici di ricerca sulla biodiversità di boschi e parchi della terraferma. Inoltre sarà impostata l’attività di manutenzione ordinaria e straordinaria nell’ambito dei 230 ettari circa di boschi e 110 ettari circa di parchi, finalizzata alla conservazione e all’implemento della biodiversità.

 

   

 

Nel corso dell’attività del Laboratorio, che si svolgerà durante tutto l’arco dell’anno, i cittadini potranno trovare sui profili Facebook e Instagram dell’istituzione tutte le informazioni che via via saranno raccolte dagli esperti, anche in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Inoltre potranno essi stessi implementare questa ricerca con foto e notizie, postandole sui social o inviandole all’indirizzo email dell’istituzione [email protected]venezia.it.

 

Chi fosse interessato a saperne di più potrà intanto partecipare al primo ciclo di conferenze, in programma da giovedì 31 gennaio: in quest’occasione si parlerà di “Birdwatching al Parco di San Giuliano e ai boschi di Mestre”.

 

Seguirà l’incontro sul tema “Parco di San Giuliano: porta sulla Laguna” giovedì 7 febbraio; giovedì 14 febbraio si parlerà di “Lepidotteri: conoscenze attuali nei boschi e nei parchi”; mentre giovedì 21 febbraio si terrà l’ultimo incontro per parlare di “Mammiferi nei boschi e nei parchi”.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno al Centro civico del Parco Albanese alle ore 17.30 e sono a ingresso libero.

 

“Come al solito tante parole e zero fatti. Degli annunci di Zaia sui controlli eccezionali negli alveari, dopo lo scandalo scoppiato in Friuli lo scorso maggio per la morìa delle api, non c’è traccia. Sono deluso per la mancanza di azioni di controllo mirate, visto che le analisi evidenziano la presenza di ben cinque sostanze chimiche derivanti dai pesticidi”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico ribadisce la propria insoddisfazione per la risposta dell’assessore Coletto all’interrogazione presentata a inizio maggio, che aveva preso spunto dall’inchiesta della Procura di Udine su inquinamento e disastro ambientale in agricoltura legata alla moria degli insetti, con 38 indagati (violazione dell’articolo 452 bis del Codice penale: aver cagionato abusivamente una compromissione o un deterioramento significativo e misurabili di un ecosistema e della biodiversità della fauna in generale) e 17 proprietà agricole sequestrate. “Un quadro grave e una situazione allarmante che non riguarderebbe solo il Friuli, ma si estenderebbe ad altre regioni, a partire dal Veneto”.

 

“La replica di Coletto è stata ‘scolastica’: ha detto cosa sta facendo la Regione in via ordinaria, confermando implicitamente che non è stato messo in campo niente di nuovo o straordinario. Eppure in Veneto sono stati attivati due importanti progetti di monitoraggio e ricerca ‘Apenet e ‘Beenet’ e sempre la Regione ha partecipato alla rete di ricerca internazionale ‘Coloss’ sulla salute delle api. Progetti che hanno evidenziato sulle api rinvenute morte presso gli alveari non solo la presenza di neonicotinoidi, ma anche di altre sostanze chimiche derivanti dai pesticidi: esteri fosforici, carbammati, piretroidi e fungicidi. Dai report degli ultimi anni è emerso come spesso negli eventi di morìa delle api sia stato rilevato almeno un principio attivo di fitofarmaci: nel 32,4% di casi nel 2015, addirittura nel 53,3% nel 2016 e il 25,9% nel 2017. I pesticidi stanno causando la perdita anche di altri insetti impollinatori ed è una grave minaccia per la biodiversità. Dobbiamo essere estremamente preoccupati: le api sono sentinelle e indicatori importanti per salute dell’ambiente e prime vittime di queste sostanze, ma pure la salute dei cittadini è in pericolo”.

 

“Dal 2008 un decreto ministeriale ha sospeso le autorizzazioni di impiego di prodotti fitosanitari contenenti determinate sostanze, per la concia di sementi, ma servono norme più stringenti. Purtroppo però la realtà va nella direzione opposta: come emerso dallo studio del WWF sui dati Arpav, nel 2016 la vendita dei pesticidi è in crescita, 16.920 tonnellate in tutto il Veneto pari a 3,4 chili per abitante. Per incoraggiare la riconversione bio delle produzioni agricole non bastano le parole, serve un sostegno concreto con risorse vere”.

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