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“Visto che il Ministro Provenzano sembra essere il più informato di tutti sulla proposta di autonomia del Veneto sono certo che saprà dire agli italiani, in tempi brevissimi, quali ne sono i contenuti; cosa ne pensa, invece, dell’autonomia siciliana; e, di conseguenza, i motivi tecnici per cui la Sicilia può avere la sua autonomia e il Veneto no; perché l’autonomia siciliana va bene ed è “virtuosa” e quella chiesta dal Veneto spacca l’Italia e penalizza il Paese; qual è il modello di autonomia (par di capire non quello siciliano) che, secondo lui, fa sì che il federalismo sia un sistema che aumenta i costi”.

 

Così il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ribatte al Ministro per il Sud, che ha dichiarato oggi che la proposta di autonomia del Veneto “spaccava l’Italia”.

 

“Da buon siciliano esperto di economia, vice direttore dello Svimez che si occupa di sviluppo economico del meridione, in passato capo segreteria dell’Assessore all’Economia Luca Bianchi della Giunta Crocetta in Regione Siciliana, e poi consulente del Ministro Andrea Orlando in materia di ambiente – aggiunge Zaia – di certo sarà facilmente in grado di spiegarci i contenuti che rendono economicamente e gestionalmente efficiente e virtuosa l’autonomia siciliana, visto che si dice così preoccupato della proposta veneta”.

 

Zaia conclude con una domanda al ministro Provenzano: “nelle sue dichiarazioni – chiede – ha usato il verbo ‘spaccava’, al passato. Forse che il Governo di cui fa parte ha già deciso qualcosa? Se sì, ci dica cosa. O dedichi qualche ora del suo tempo a studiare la proposta di autonomia del Veneto per poterne parlare con cognizione di causa”.

Riceviamo e pubblichiamo un articolo a firma della presidente di “Veneto Vivo”, Simonetta Rubinato, che solleva una propria riflessione in merito alla proposta di autonomia della nostra Regione

 

 

Che sulla partita per l’autonomia si stia cercando di prendere i Veneti per sfinimento a suon di rinvii e rimpalli di responsabilità ormai ci era chiaro, ma non che si arrivasse ad utilizzarla come ‘moneta di scambio’ tra Lega e M5S per il via libera alla TAV, come ha ipotizzato il Corriere della Sera in un articolo del 24 luglio scorso. La notizia poi dell’istituzione il 29 luglio scorso presso l’Università Federico II di Napoli di un Osservatorio sul regionalismo differenziato, costituito dagli accademici che più tenacemente si oppongono da oltre un anno all’attuazione dell’art. 116, 3° comma, della Costituzione, e che secondo il vicepremier Luigi Di Maio servirà a riscrivere un testo ‘migliore’ della riforma (buttando alle ortiche il lavoro fatto sino a qui), sembra rappresentare davvero la pietra tombale sulla strada dell’autonomia del Veneto, sacrificata da M5S (ma anche da Salvini) sull’altare dei voti del Sud.

 

Le stesse rappresentanze economiche del territorio del resto sono in allarme: il presidente della Camera di Commercio TV-BL, Mario Pozza, nei giorni scorsi, ha evocato esplicitamente la possibilità che le aziende scendano in piazza per l’autonomia, ricordando la manifestazione di Treviso del 2006, durante il Governo Prodi. Mi ricordo bene quella protesta contro l’inasprimento retroattivo degli studi di settore perché ero neoeletta da pochi mesi in Senato. Dal gruppo delle Autonomie, di cui facevo parte, assunsi l’iniziativa di scrivere una lettera a Prodi chiedendo con altri colleghi un cambio di rotta della politica fiscale di Visco.

 

Ecco perché, alla luce di questi fatti, mi sento di fare due considerazioni:

 

1) lo stallo sull’autonomia differenziata è tale che l’ora di scendere in piazza come nel 2006 è arrivata, sia per le imprese che per i cittadini che aspettano risposte concrete. Anche perché preoccupa il silenzio e la mancanza di iniziative sul tema dei parlamentari veneti, a differenza dell’attivismo di quelli del Sud: so per esperienza che l’autonomia di pensiero non sempre è gradita ai leader nazionali, ma proprio i deputati e senatori del Veneto sono chiamati per primi a dare rappresentanza e voce all’istanza di autogoverno espressa dal territorio nel referendum del 2017;

 

2) il presidente Zaia, investito del mandato di negoziare l’autogoverno del Veneto, sarà fedele al suo “Prima i Veneti” o alla Lega di Salvini? Il dubbio legittimo sorge dalla circostanza che, mentre il presidente della Lombardia Attilio Fontana con il sottosegretario Giorgetti sembrano pronti alla ‘spallata’, Luca Zaia sembra frenare, affermando di confidare ancora nella trattativa.

 

È bene che si sappia: noi non molleremo. Non permetteremo che i Veneti e gli Italiani onesti siano presi in giro e che i 14 milioni di euro spesi per il referendum siano stati sprecati, tradendo ancora una volta i fondamentali principi costituzionali di autonomia e responsabilità, di libertà e democrazia.

 

Simonetta Rubinato

Ex parlamentare Pd e presidente Veneto Vivo

Riceviamo e pubblichiamo un articolo a firma di Simonetta Rubinato sul tema dell’autonomia del Veneto

 

La dirigenza nazionale e locale del Partito democratico rischia ancora una volta di essere percepita lontana dal sentire della maggioranza dei Veneti. Trincerarsi dietro la difesa dell’autonomia ‘buona’ proposta dall’Emilia Romagna per contrastare quella ‘cattiva’ del Veneto, come hanno fatto nei giorni scorsi alcuni dirigenti e parlamentari interpellati dai media, è pretestuoso e miope. Pretestuoso, perché nelle due bozze di intesa le norme su risorse finanziarie, compartecipazioni fiscali e investimenti sono le stesse (altro che 9/10 per il Veneto!) e le materie richieste da Bonaccini sono salite a 16, avvicinandosi alle 23 della proposta veneta.

 

Ed è miope, perché si continua ad ignorare due condizioni che fanno della richiesta di più ampia autonomia del Veneto un caso a sé: la collocazione storico-geografica della nostra regione – l’unica posta tra due a Statuto speciale, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, verso cui decine di Comuni veneti hanno già chiesto di migrare sull’esempio di Sappada -, e la storia e la cultura collettiva dell’autogoverno di queste terre, che si è manifestata chiaramente nel referendum consultivo che ha visto compatta la maggioranza assoluta dei cittadini. Un numero di Sì impressionante, 2,3 milioni, circa 1,3 milioni di voti in più di quelli presi da Zaia alle elezioni regionali 2015. Quindi tra essi anche tantissimi elettori democratici, con buona pace della classe dirigente del Pd regionale. Un sostegno popolare che ha certamente giovato anche al percorso del governatore Bonaccini, il quale, senza il via libera dato dalla Corte Costituzionale al referendum del Veneto, mai avrebbe avuto il coraggio di prendere l’iniziativa.

 

Del resto la valanga di resistenze dell’establishment della Capitale e del Sud, ma non solo, mostra bene la rilevanza della questione: si tratta di scegliere finalmente tra libertà o centralismo, tra potenzialità contenute da decenni nella nostra Costituzione o conservazione dello status quo. E io, come la maggioranza dei Veneti, non ho dubbi da che parte stare.

 

 

Simonetta Rubinato

Riceviamo e pubblichiamo un articolo a firma dell’ex parlamentare Pd, Simonetta Rubinato, che porta alla luce le proprie considerazioni in merito al progetto di autonomia della nostra Regione

 

Sul quotidiano Il Mattino di Napoli si ripetono da settimane interventi delle élite meridionali per allarmare i cittadini del Sud. Sono mesi che il prof. Gianfranco Viesti sostiene che l’autonomia del Veneto “è una vera e propria secessione dei ricchi” e che con la sua attuazione “i principi costituzionali di uguaglianza possono essere, a breve, stravolti”, promuovendo anche una petizione contro il riconoscimento dell’autonomia differenziata alla nostra Regione. Forse il prof. Viesti confonde il Veneto con una delle Regioni a statuto speciale confinanti. Ecco allora qualche dato di realtà.

 

Il primato drammatico del numero di suicidi in Veneto a causa della crisi economica dal 2012 ad oggi, che lo vede precedere in classifica la stessa Campania, conferma che la ricchezza dei Veneti non è quella derivante dalle grandi imprese pubbliche, assicurative e della finanza, ma quella prodotta da tantissimi piccoli e medi imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi, che devono reggere alla sfida della competitività nonostante un fisco e una burocrazia oppressivi. Anche l’incidenza della povertà relativa delle famiglie, passata tra il 2007 e il 2017, in Veneto, per gli effetti della crisi, da un quarto a metà di quella nazionale (dal 2,5% al 6,1%), risulta nell’ultimo anno anche se di poco più elevata di quella registrata al Nord (5,9%). Certo, si tratta di un dato molto inferiore a quello delle regioni del Sud, ma conferma l’aumento dell’impoverimento relativo delle famiglie venete, colpite da ultimo anche dal fallimento delle due banche popolari.

 

Quanto alla violazione del principio di uguaglianza, i numeri della Ragioneria dello Stato dicono che a dolersene dovrebbero essere proprio i Veneti. Anche dall’ultimo Report sulla Spesa pubblica regionalizzata risulta infatti che la spesa finale statale per abitante nel 2016 è stata di euro 2.802 in Veneto contro i 3.737 euro in Campania. In particolare la spesa per abitante in istruzione scolastica è stata di 636 euro in Campania, contro i 477 euro in Veneto. Il che conferma che la spesa statale attuale è molto variabile fra le diverse regioni ed è più alta proprio dove si produce meno ricchezza e i servizi sono peggiori. Il che significa che la redistribuzione statale delle risorse fiscali include sprechi, inefficienze e clientele che non favoriscono i cittadini del Sud mentre stanno impoverendo i cittadini di alcune regioni del Nord.

 

C’è da stupirsi che i Veneti chiedano di cambiare questo sistema? No, c’è da stupirsi che certa intellighenzia del Sud lo difenda.

 

 

Simonetta Rubinato

Presidente “Veneto Vivo”

“Il 2019 sarà l’anno dell’Autonomia, delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, del grande lavoro per la rinascita della montagna travolta dal tornado di fine ottobre, del rilancio della candidatura delle Colline del Prosecco a Patrimonio Universale dell’Unesco, dell’avanzamento della Superstrada Pedemontana Veneta e di altre opere pubbliche necessarie al Veneto e ai Veneti, dell’inizio del cammino della nuova riforma della sanità delineata con l’approvazione del Piano Socio Sanitario 2019-2023”.

 

Sono questi i principali temi sui quali si è intrattenuto il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, nel tradizionale incontro di fine anno con il mondo dell’informazione, tenutosi venerdì 21 dicembre a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale a Venezia.

 

“Il referendum sull’Autonomia dell’ottobre 2017 – ha sottolineato il Governatore – ha segnato tutto il 2018 con un grande lavoro istruttorio e segnerà ancor di più il 2019, perché siamo riusciti a smuovere lo stagno nazionale delle riforme e ora il nostro progetto è sul tavolo del Governo. Per noi, pacificamente parlando, è la madre di tutte le battaglie, ma anche per il Governo nazionale è una grande opportunità, perché passerà alla storia come l’Esecutivo che ha riscritto la storia della Nazione, con l’autonomia resa fattore di sviluppo non solo per questa o quella Regione, ma per tutta Italia”.

 

“Il 2018 – ha aggiunto Zaia – si è concluso con la tragedia dei danni del maltempo, che abbiamo già quantificato in un miliardo 769 milioni di euro, ma l’anno che sta per arrivare dovrà essere quello della rinascita della nostra montagna. In questa partita il Governo c’è, e i finanziamenti hanno cominciato ad arrivare e continueranno a farlo nel prossimo biennio. Poi c’è la grande gara di solidarietà di cittadini e imprese, non ancora finita, che ha già portato altri aiuti per quasi 3 milioni di euro. Anche grazie all’attenzione che ci hanno dedicato i media regionali, capaci di portare all’attenzione nazionale una tragedia che rischiava di rimanere relegata ai margini, tutti si sono resi conto di cosa sia successo nelle vallate, al punto che le Regioni che avrebbero potuto beneficiare dei proventi dell’sms solidale, hanno deciso con grande sensibilità di lasciare tutto al Veneto”.

 

“Della rinascita della Montagna – ha proseguito Zaia – fa parte anche la grande partita della candidatura di Milano-Cortina a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026. Dobbiamo continuare a fare squadra con la stessa convinzione e intensità che ci ha portato avanti fino al successo della presentazione al Cio a Tokio, perché l’avversaria, Stoccolma, è molto forte. Se riusciremo a vincere questo insidioso slalom speciale, potremo davvero parlare di rinascita della montagna veneta”.

 

Ottimismo e convinzione, da parte del Governatore del Veneto, anche sulla partita delle opere pubbliche: “La Superstrada Pedemontana – ha detto – è già realizzata per il 56% e, quando sarà terminata, cambierà l’intero modo di pensare la mobilità del Veneto, con un impatto positivo su una realtà che produce il Pil più forte d’Italia, e sulla vita quotidiana e gli spostamenti anche delle popolazioni che risiedono lungo l’itinerario. Sono anche in arrivo importanti novità sul fronte ferroviario. In generale – ha aggiunto – siamo assolutamente favorevoli a proseguire nella realizzazione di opere pubbliche progettate per il bene del territorio, dell’economia e dei cittadini, che ci hanno votato anche per vederle realizzate”.

 

“Il 2019 – secondo Zaia – può segnare una svolta anche per la candidatura Unesco delle Colline del Prosecco. Abbiamo un Comitato scientifico di elevata caratura internazionale; il dossier è stato ricalibrato al meglio negli ultimi mesi e sta per essere stampato e ufficializzato. Sia chiaro – ha precisato – che non stiamo parlando di vino, ma di un paesaggio unico e di una straordinaria cultura che merita la valorizzazione Unesco”.

 

Ringraziando il Presidente Roberto Ciambetti, tutti i gruppi e i consiglieri della maggioranza, ma anche quelli dell’opposizione, definita “sempre propositiva”, Zaia ha posto l’accento sulla “straordinaria produttività” del Consiglio Regionale e sulla concretezza del lavoro di tutti gli assessori della sua Giunta: “Abbiamo varato, discusso e approvato – ha detto – tanti provvedimenti di grande importanza in tempi tanto brevi da poter essere considerati un simbolo di buona amministrazione. Basti pensare – ha detto facendo un paio di esempi – al bilancio 2019, approvato con largo anticipo sulla fine del 2018, e alla nuova riforma della sanità veneta con l’ok al Piano Socio Sanitario 2019-2023, una vera e propria road map che guiderà il Veneto verso nuovi traguardi di modernizzazione e di cure sempre più diffuse e incisive”.

 

Zaia ha infine citato alcuni “record” della sua amministrazione come auspicio per il futuro da rendere ancora migliore: “Non dimentichiamo – ha detto – che abbiamo saputo utilizzare il 100% dei fondi europei a nostra disposizione, che l’agricoltura del Veneto è risultata il settore miglior pagatore d’Italia, che la nostra sanità è stata promossa dal ministero della Salute per aver saputo erogare al 100% i Livelli Essenziali di Assistenza, tutte quelle cure che dovrebbero essere garantite in tutta Italia sulla base della Costituzione”.

Mai regalo di Natale più bello i Veneti avrebbero potuto trovare sotto l’albero. E anche per me sarà probabilmente il Natale più bello della mia vita. Finalmente quella che qualcuno definiva un’utopia, una folle idea, una cosa irrealizzabile sta diventando realtà”. Lo dice il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, commentando l’annuncio del Presidente, Giuseppe Conte, al termine del Consiglio dei Ministri sul percorso per arrivare alla bozza di intesa sull’autonomia differenziata in base all’articolo 116 della Costituzione.

 

Per la prima volta nella storia della Repubblica entra nel Consiglio dei Ministri il progetto per l’autonomia del Veneto, viene analizzato e addirittura viene annunciata dal premier, dal vicepremier Salvini e dal ministro degli affari regionali Stefani una road map per l’intesa sull’autonomia da qui al 15 febbraio, indicata come data ultima per la firma. E’ una giornata stupenda, sorridente”.

 

“Ringrazio il Presidente del Consiglio, tutti i ministri della coalizione per questo ulteriore slancio nei confronti del popolo veneto. C’è davvero da giubilare – aggiunge il presidente veneto – pensando che da qui ai prossimi due mesi la partita sarà chiusa e l’autonomia sarà realtà. Ciò su cui tanti hanno chiacchierato, discusso diventerà nelle nostre mani una certezza di buone pratiche amministrative e di autodeterminazione delle scelte dei cittadini. A questo punto siamo pronti al confronto, abbiamo già un progetto definito, discusso col ministro Stefani. Siamo pronti ad assumerci ogni responsabilità perché, come non mi sono mai stancato di dire in tanti anni, autonomia significa precisa assunzione di responsabilità, fatte salve la solidarietà e la sussidiarietà nazionali”.

 

“Il percorso avviato da questo governo – conclude Zaia – consente a un esecutivo che ha soltanto sei mesi di vita di scrivere già una vera epocale pagina di storia per aver abbandonato l’idea borbonica di Stato centralista e aver scelto la modernità di uno Stato federalista. Trovano finalmente compiuta realizzazione le parole e gli atti dei padri costituenti che nel ’48 scrissero la Carta fondamentale della Repubblica, con parole autenticamente federaliste, che furono poi sbugiardati e travisati dai successori. Col risultato che lo Stato centralista non è riuscito a produrre altro che mala gestio, cattive pratiche, sprechi. Si apre un percorso verso la virtuosità. Mi ripeto con le parole di Einaudi che mi sono care: ad ognuno sia data l’autonomia che gli spetta. Un sogno finalmente si realizza”.

“Grazie al vicepremier Matteo Salvini per aver ancora maggiormente dimostrato la volontà di questo governo di portare avanti la partita dell’autonomia. I veneti sono andati a una consultazione referendaria su questo tema e ora aspettano con ansia di vedere il giorno in cui le aspettative espresse con il loro voto troveranno finalmente applicazione”.

 

A dirlo è il presidente del Veneto Luca Zaia, che commenta le parole del vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini che ha confermato oggi l’impegno a fare entro l’autunno il primo passaggio in Consiglio dei ministri sulla maggiore autonomia richiesta da Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

 

“L’autonomia rappresenta per noi un obiettivo imprescindibile – aggiunge Zaia – e questo governo ha dato nuovo impulso all’innovativo percorso istituzionale che abbiamo imboccato per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia per tutte le 23 materie previste dalla Costituzione”.

Trasmettiamo di seguito il comunicato stampa del consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali).

 

«Non ho partecipato al voto per il consiglio straordinario voluto dalla Lega perché non è chiaro l’oggetto. Se però si vuole affrontare il problema dell’autonomia e della specificità della montagna, con le relative risorse, prevista dall’articolo 15 dello Statuto del Veneto, sarò ben lieto di portare il mio punto di vista e la posizione di Liberi e Uguali». Commenta così il consigliere regionale Piero Ruzzante, a margine della seduta della commissione affari istituzionali del Consiglio regionale del Veneto.

 

E continua: «Se si vuole affrontare il tema della sanità, con il continuo impoverimento dei servizi per il territorio montano, io ci sto. Anzi, è da mesi che sto incalzando la Giunta Zaia proprio su questi aspetti con interrogazioni e atti d’indirizzo politico». «Sarò quindi ben lieto – conclude Ruzzante – di vedere il voto favorevole al mio emendamento per la montagna che presenterò all’assestamento di bilancio».

Il sentiero per un governo M5s-Lega è stretto, com’era prevedibile, sia per le contraddizioni programmatiche delle due forze politiche, sia per i vincoli finanziari e normativi esterni con cui anche loro devono fare i conti per non caricare ulteriore debito sulle future generazioni.

 

Anche se non è questo il governo che vorrei per l’Italia, non sono tuttavia tra coloro che tifano per l’insuccesso di questo tentativo. Perché il relativo fallimento costituirebbe comunque un danno per la nostra democrazia rappresentativa. Invece, se il consenso che hanno ricevuto dalla maggioranza degli elettori, in nome del cambiamento, fosse ben indirizzato potrebbe dare una spallata a quel centralismo burocratico e fiscale che frena da sempre lo sviluppo dell’Italia.

 

Qui sono però destinate a emergere due contraddizioni: può la Lega propugnare il sovranismo nazionale contro l’Europa e insieme realizzare il federalismo tanto atteso dal Nord? Può il M5s conciliare lo statalismo assistenzialista/dirigista delle sue proposte con la battaglia per l’autonomia di territori come il Veneto, che pure ha sostenuto? Contraddizioni che spiegano perché è del tutto assente nel contratto di governo sia ogni riferimento al completamento della riforma federale dello Stato, sostituita da un generico “regionalismo”, sia all’attuazione del federalismo fiscale.

 

Certo, considerato gli oltre 2 milioni e mezzo di Veneti che hanno votato per l’autonomia il 22 ottobre scorso e il cappotto di parlamentari fatto dalla Lega sul nostro territorio, è il minimo sindacale che al punto 19 sia presente l’impegno di portare “a conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte”, con il “trasferimento delle risorse necessarie” alle ulteriori competenze. Ma è cosa ben diversa dal riconoscere anche al Veneto l’autonomia tributaria necessaria alla competitività del territorio. Come per le Regioni speciali confinanti.

 

Spero di sbagliarmi, ma temo che le posizioni sovraniste/stataliste delle due forze politiche tendano verso politiche fiscali centraliste piuttosto che di decentramento fiscale ispirato ai principi di sussidiarietà e responsabilità, con il rischio di un ulteriore sforamento dei conti pubblici per accontentare le opposte istanze dei rispettivi elettorati, al Nord e al Sud.

 

Solo il federalismo infatti “chiama a giudizio la burocrazia” (efficace espressione del prof. Bertolissi), costringendola all’efficienza e responsabilizzando ogni livello di governo, dai Comuni ai Ministeri. Perché impone a chi ha il potere di decidere la spesa di chiedere le relative risorse ai contribuenti, fornendo un potente strumento di controllo democratico agli elettori.

 

Spero che il Partito Democratico, riflettendo sulle ragioni della propria sconfitta e rammentando che tra gli impegni del decalogo scritto da Veltroni nel 2007 vi era anche quello di“completare la riforma federale dello Stato, attuandone gli aspetti più innovativi, a cominciare dal federalismo fiscale e dalle forme particolari di autonomia che possono avvicinare le regioni a statuto ordinario alle autonomie speciali”, incalzi in questo senso l’eventuale nuovo Governo.

 

on. Simonetta Rubinato

Domani, alle ore 11.00, nella Sala Polifunzionale di Palazzo Grandi Stazioni a Venezia, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, incontrerà tutti i Parlamentari veneti della XVIII^ legislatura.

 

Il tema dell’appuntamento è il conseguimento della maggiore autonomia del Veneto sulla base di quanto previsto dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

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