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Non c’è un’autonomia buona e una cattiva, ma condizioni regionali diverse e richieste differenziate

Riceviamo e pubblichiamo un articolo a firma di Simonetta Rubinato sul tema dell'autonomia del Veneto   La dirigenza nazionale e locale del Partito democratico rischia ancora una volta di essere percepita lontana dal sentire della maggioranza dei Veneti. Trincerarsi

Riceviamo e pubblichiamo un articolo a firma di Simonetta Rubinato sul tema dell’autonomia del Veneto

 

La dirigenza nazionale e locale del Partito democratico rischia ancora una volta di essere percepita lontana dal sentire della maggioranza dei Veneti. Trincerarsi dietro la difesa dell’autonomia ‘buona’ proposta dall’Emilia Romagna per contrastare quella ‘cattiva’ del Veneto, come hanno fatto nei giorni scorsi alcuni dirigenti e parlamentari interpellati dai media, è pretestuoso e miope. Pretestuoso, perché nelle due bozze di intesa le norme su risorse finanziarie, compartecipazioni fiscali e investimenti sono le stesse (altro che 9/10 per il Veneto!) e le materie richieste da Bonaccini sono salite a 16, avvicinandosi alle 23 della proposta veneta.

 

Ed è miope, perché si continua ad ignorare due condizioni che fanno della richiesta di più ampia autonomia del Veneto un caso a sé: la collocazione storico-geografica della nostra regione – l’unica posta tra due a Statuto speciale, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, verso cui decine di Comuni veneti hanno già chiesto di migrare sull’esempio di Sappada -, e la storia e la cultura collettiva dell’autogoverno di queste terre, che si è manifestata chiaramente nel referendum consultivo che ha visto compatta la maggioranza assoluta dei cittadini. Un numero di Sì impressionante, 2,3 milioni, circa 1,3 milioni di voti in più di quelli presi da Zaia alle elezioni regionali 2015. Quindi tra essi anche tantissimi elettori democratici, con buona pace della classe dirigente del Pd regionale. Un sostegno popolare che ha certamente giovato anche al percorso del governatore Bonaccini, il quale, senza il via libera dato dalla Corte Costituzionale al referendum del Veneto, mai avrebbe avuto il coraggio di prendere l’iniziativa.

 

Del resto la valanga di resistenze dell’establishment della Capitale e del Sud, ma non solo, mostra bene la rilevanza della questione: si tratta di scegliere finalmente tra libertà o centralismo, tra potenzialità contenute da decenni nella nostra Costituzione o conservazione dello status quo. E io, come la maggioranza dei Veneti, non ho dubbi da che parte stare.

 

 

Simonetta Rubinato

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