Una passeggiata a Venezia sulle tracce di un libro sulla dinastia proprietaria dell’omonimo mulino
Ormai il turismo non si declina solamente nel visitare dei luoghi ameni, ma oramai le serie tv come il Commissario Montalbano, i film famosi come Dune, o il celeberrimo Harry Potter, hanno creato un nuovo modo di visitare i luoghi: quelli che sono stati i set delle riprese di queste serie, fiction o film amatissimi.
Ma questo fenomeno ora sembra allargarsi ai luoghi citati nei libri, in particolare a quelli di carattere storico-biografico, come nel caso del libro I principi di Venezia di Antonella Benvenuti che narra la vicenda della famiglia Stucky, proprietaria dell’omonimo mulino, attraverso l’ascesa e la decadenza del loro destino.
In una passeggiata tra amiche, abbiamo così scoperto amenità e particolarità dei luoghi citati nel libro, attraverso le narrazioni anche colorite di Antonella.
Lo Stucky tour è iniziato davanti alla stazione di Santa Lucia, dove è avvenuto l’omicidio del capostipite Giovanni per mano di colui che poi dichiarerà nella sua follia di essere suo figlio.
Il tutto è accaduto in pochi attimi, mentre il figlio Giancarlo stava acquistando un giornale.
La seconda tappa è stato il giardino di Ca’ Savorgnan, parallelo alla Lista di Spagna, ora sede del prestigioso istituto turistico Algarotti. Uno dei personaggi del romanzo è infatti proprio Pietro Savorgan di Brazzà, che però non ha mai vissuto in questo palazzo.
Con una breve passeggiata, attraversando il ponte delle Guglie, si arriva poi al ghetto, da dove si vedono le mura della chiesa di San Girolamo, che fu trasformata nel mulino dove lavorò Hans, il padre di Giovanni e nonno di Giancarlo.
Poco distante da lì vi è la Corte delle Capuzzine, dove visse Hans con la moglie e i due figli, compreso lo stesso Giovanni, il primogenito, il vero principe di Venezia. A poca distanza, si vede il retro del Pio Loco, ospizio per ragazze traviate ed ex prostitute, dove visse la nonna di Giovanni Stucky, chiamata per l’appunto la “Venturina del Pio Loco”, con la sua bambina, Domenica, frutto della relazione con un uomo già sposato.
Proseguendo nella passeggiata, si vede in distanza dalla sacca della Misericordia, dove attraccavano le zattere provenienti dal Cadore, la Cappella degli Stucky nel cimitero di San Michele in isola. Con lo sguardo da un ponte lì vicino si può ammirare anche la casa rossa dove visse Tintoretto, insieme alla amata figlia Marietta, che seguiva sempre il padre, visto che rimase orfana della madre Cornelia, modella del pittore, che si ammalò gravemente e morì proprio nell’ospedaletto della Scuola vecchia della Misericordia a pochi passi da lì.
Continuando il percorso si incontra il bellissimo portale di Santa Maria dei Servi, che ha ben tre stratificazioni temporali. Ora al posto del convento vi è un bellissimo ostello, ma allora vi abitava il famosissimo Paolo Sarpi, che poi fu accoltellato a poca distanza e di cui si conserva la memoria nella statua al centro di campo Santa Fosca.
Passeggiando ancora un po’ si arriva alla calle del Traghetto, da dove si può ammirare il Palazzo Corner della Regina e qui Antonella ci ha raccontato la tragica storia della regina di Cipro, Armenia e Gerusalemme, Caterina Cornaro, costretta in esilio ad Asolo per questioni ereditarie.
Si arriva poi a campo Santi Apostoli, da dove si può ammirare il Palazzo Falier ed proprio lì è ambientata la tragica storia dell’omonimo doge, che oltre per il colpo di stato per cui è stato condannato alla damnatio memoriae nel Salone del Gran Consiglio di palazzo Ducale, è ricordato per la sua bella moglie. Tra le calli infatti si diceva “Marin falier, dalla bella mugier: altri la gode e lu la mantien”.
Si arriva quindi a Rialto, dove si possono scoprire dei medaglioni scolpiti in uno dei palazzi adiacenti, che ricordano l’incendio del 1514 che ci fu in quel luogo, in modo goliardico, poiché tutti in quel momento gridavano “Al fuoco, al fuoco” ma nessuno però interveniva per spegnerlo.
Si giunge poi a Campo Santo Stefano, dove si svolsero i funerali di Giovanni Stucky. Il campo allora era inondato di corone funebri. Ma per stemperare le tristi note della memoria dell’evento, Antonella ci ha raccontato la storia della statua di Nicolò Tommaseo che è al centro del campo. Poiché era a rischio crollo, hanno ben pensato di sostenerla con dei libri. E da allora i veneziani, noti per la loro sagacia e il loro spirito ironico lo hanno soprannominato il Caga libri.
Attraversando il ponte dell’Accademia, siamo quindi arrivati alla fermata di Ca’ Rezzonico, da dove si vede Palazzo Grassi, ultima dimora degli Stucky, prima della rovina economica di Giancarlo.
Si passa poi nella Calle delle Turchette, dove al civico 2744 viveva l’assassino di Giovanni.
Si arriva poi alle Zattere dove si prende il traghetto per andare alla Giudecca, meta finale della nostra passeggiata. Qui troviamo la chiesa di Sant’Eufemia, il cui colonnato è appartenuto precedentemente al già demolito convento di San Biagio e Cataldo, dove in seguito fu edificato il Mulino Stucky. Giovanni allora pensò di regalare le colonne al parroco della chiesa stessa.
Si passa accanto poi a Palazzo Foscari, che fu dimora degli Stucky prima di Palazzo Grassi.
A terminare la nostra visita, è il Mulino Stucky, oggi trasformato in hotel di lusso, che nel corridoio centrale ha una mostra fotografica che ricorda la storia di quel sito e di chi l’ha fortemente voluto.
Si sale poi all’ultimo piano per ammirare un fantastico panorama di Venezia con tramonto da favola.
Ripercorrere le pagine del libro con i nostri passi è stata un’esperienza emozionante ed esaltante, grazie alla capacità narrativa di Antonella, che ci ha deliziato con le storie gossip della Venezia dei secoli passati, il tutto a titolo assolutamente gratuito per promuovere il suo romanzo “I Principi di Venezia”, che va assolutamente letto per l’interesse storico che suscita e per il modo scorrevole e accattivante con cui è scritto. Buona lettura allora e buona passeggiata veneziana, se riuscirete a ripercorre almeno alcune delle tappe qui menzionate da soli o in compagnia, magari sostando in qualche baccaro o qualche caffè storico, come abbiamo fatto noi.
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