Parliamo di band, nello specifico oggi planiamo nel 1977 e più precisamente a Leeds dove il gruppo, che si muove in un genere che spazia dal post punk alla new wave e al sinth pop è guidato dal cantautore Greeb Gartside, marxista di ferro, intenzionato a crederci fino in fondo, utopie permettendo.
Il nome Scritti Politti splendido, che suona in maniera perfettamente acustica e diventa propedeutico ai loro brani, deriva dal titolo di una raccolta di opere di Antonio Gramsci gli Scritti politici, anche se richiama Tutti frutti del celeberrimo Little Richard.
Fascino antelitteram da vendere, il gruppo si contraddistingue inizialmente come una start up punk ma vira altrove. L’intellettuale sempre fresco di carisma decide di avvicinarsi alla disco,al funk, più popolari e easy, come il soul e il pop.
Il “versante rouge“ politico rimane ma è evidente che l’orizzonte musicale degli Scritti è cambiato radicalmente dal primo singolo “Shank Bloc Bologna” datato 1978 .
Gartside, dopo un malore agli inizi degli anni 80 in balia di una vita borderline riesce a divincolarsi dai fantasmi e recupera i fasti del palcoscenico, ma in nome del mainstream, partendo verso un viaggio omologato, allontanando idee ancestrali e filosofe vitali.
La strada del mercato vanesio è libera e bella, facile da tracciare, con un solo credo, vendere dischi. Dal post punk al pop il passo è breve, in fondo basta mutare stili e allontanare i primi istinti filosofici.
E allora lo spazio per i nuovi Scritti Politti è solcato da pezzi nuovamente iconici quali “The Sweetest Girl”, tenero e raffinato, ma non basta, bisogna ad arrivare alle major, fumo negli occhi per il primo Gartside, che ora raggiunge le vette in quanto a successi, ma scade in maniera inenarrabile ripensando all’alchimia perfetta della sua genesi.
Scritti Politti, un biglietto di sola andata. Con un ritorno sorprendente.
Photo credit by Spotify
Instacult di Mauro Lama
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