CHIOGGIA – Nella mattina di ieri, durante un servizio di polizia marittima a bordo del gommone ha prestato soccorso a un natante a vela finito sulla scogliera frangiflutti presente all’inizio dell’imboccatura di porto di Malamocco.
A bordo vi era una persona di mezz’età che alla vista del battello istituzionale ha iniziato a sbracciare per richiamare l’attenzione dei militari. Una volta avvicinatesi, ha chiesto loro aiuto riferendo di aver perso il governo delle vele della sua imbarcazione per via del forte vento e che il motore ausiliario fuoribordo non si accendeva.
L’uomo, emotivamente provato, pareva sotto shock per l’accaduto. Considerato il forte vento e la corrente che facevano sbattere ripetutamente il natante sui massi della diga, temendo la rottura dello scafo, i militari hanno proceduto a disincagliare la barca a vela, traendo così in salvo l’occupante.
A quel punto l’imbarcazione, che non era più in grado di proseguire autonomamente, è stata scortata al più vicino e sicuro punto d’attracco del vicino porticciolo-rifugio di Alberoni-Malamocco. Dopo essersi accertati delle condizioni fisiche del comandante della barca, che fortunatamente non necessitava di cure mediche, i militari sono rientrati in caserma.

Sulla strada del ritorno, gli agenti hanno sottoposto a controllo un autoarticolato in sosta, in località Saloni di Chioggia. Tra il vario prodotto ittico regolarmente detenuto all’interno del cassone frigorifero, è stata rinvenuta anche una pedana costituita da n. 18 sacchi contenenti “vongole veraci”. Per tale lotto di molluschi il conducente del mezzo, ha esibito un Documento Sanitario (DDR) non compilato in tutte le parti obbligatorie, dunque non valido ai fini sanitari e di tracciabilità. Tra i dati omessi, il tipo di stabilimento destinatario del lotto e il numero CE identificativo.
Le vongole veraci, dal peso complessivo di mezza tonnellata circa e dal valore commerciale al consumatore finale stimato in € 6.000, sono state sottoposte a sequestro amministrativo e, poiché ancora vive, fatte rigettare nelle vicine acque lagunari per il ripristino del ciclo vitale.
Per tale violazione, contro il pescatore è scattata una sanzione pecuniaria amministrativa pari a €2.000.
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