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Rieccolo

3 minuti di lettura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’attuale panorama politico-economico italiano

 

“Rieccolo”. E quando lo dico non mi rifaccio tanto a Berlusconi, che nei miei pensieri non costituisce assolutamente un affanno, ma penso a un metodo di Governare il Paese a favore di un numero di persone sempre più chiuso e con un nodo sempre più stretto attorno alla nostra crescita economica, al nostro debito e alla buona amministrazione.

 

Quando Del Vecchio si mosse su Mediobanca, immediatamente Bankitalia e Consob drizzarono le orecchie e vennero liberati svariati fumogeni per cercare di bloccare le mosse di un improvviso disturbatore dell’esistente equilibrio economico: alcuni mesi dopo la Corte di Giustizia europea (la cui autorità prevale sulle decisioni nazionali) sciolse qualsiasi dubbio, dando il via libera ad un’iniziativa industriale nata e cresciuta nell’assoluto rispetto della legge e quindi Bankitalia e Consob accettarono il nuovo importante inquilino e ostentarono una ritrovata serenità.

 

È invece decisamente più datata l’iniziativa di Vivendi su Mediaset, ma anche qui i magistrati Ue dichiararono contrarie al diritto europeo le regole attivate per proteggere Berlusconi dalla scalata di Bollorè, tant’è che il primo – non essendoci mezzi giuridici per opporsi alle decisioni comunitarie – si è immediatamente rivolto al Governo (e più precisamente dal Pd) per cercare altre soluzioni protettive e aggirare nuovamente le indicazioni della Corte di giustizia internazionale.

 

Insomma, è da almeno 25 anni che le alternanti maggioranze e opposizioni politiche italiane cogestiscono sostanzialmente il potere, scambiandosi favori e interessi a beneficio dei rispettivi amici e definendo del tutto impropriamente “liberale” la loro politica, che in realtà vede nella concorrenza il peggior nemico.

 

Il Conte II, pur impegnato strenuamente (e con risultati complessivamente apprezzabili) nella gestione di un Paese devastato dall’epidemia, ha interrotto questa impropria condivisione chiudendo i rapporti con l’opposizione, e il mancato coinvolgimento di quest’ultima non solo ha segnato un deciso calo del suo condizionante potere, ma ha anche provocato la reazione di importanti gruppi economici, che da un lato esercitano una forte pressione sui media e dall’altro mantengono abituali intrecci con la politica (anche d’opposizione), intrecci testimoniati persino da interventi della magistratura per ipotesi di insider trading.

 

E così sono partiti forti attacchi al Governo, al quale nella gestione della pandemia vengono imputate anche lacune altrui (es. iniziative regionali del tutto fragili e comportamenti individuali indifferenti alle sollecitazioni), proprio per indebolirne l’azione solitaria che si è concretizzata, per di più, in concomitanza temporale con l’afflusso di eccezionali risorse economiche europee: ciononostante gli studi e le riflessioni dell’esecutivo per l’utilizzo dei 205 miliardi del next generation eu (126 prestiti, 77 sovvenzioni e 2 di garanzia) procedono, mantenendo una totale chiusura a persone o organismi estranei all’ organizzazione governativa.

 

Quindi l’azione del Governo sulle risorse “next” non è inesistente o assente come alcuni sbandierano, ma protetta da una forte riservatezza, tanto che i relativi documenti sono analizzabili unicamente nella sede della Presidenza del Consiglio e tutte le persone che ne hanno accesso devono sottostare a precise regole, per evitare qualsiasi inquinamento clientelare sempre pronto (e storicamente agevolato) ad agire.

 

Ma qualcosa traspare sul lato sanità, che prevede una spesa di 65 miliardi con due obiettivi: il primo completare il sistema sanitario nazionale, perfezionando in particolar modo la medicina dei territori, mentre il secondo mette il punto sui problemi economici, perché la dimensione dei lavori ed i relativi costi sono certamente superiori a quanto finora ipotizzato.

 

Prende così corpo l’infantilismo dei molteplici e insistenti appelli sull’immediata di adesione al Mes, perché anche quei 36 miliardi saranno utilizzati solo e quando cornice e tela dei lavori sanitari saranno fissati, con buona pace di oppositori, affaristi, suggeritori e commentatori della prima ora che, fin dal maggio scorso, hanno ossessivamente sollecitato un’urgente adesione all’iniziativa europea, unicamente per incidere sulla stabilità del Governo, le cui principali forze politiche hanno caratteristiche del tutto diverse tra loro, ma in un certo senso complementari.

 

Infatti se da un lato ci sono i 5Stelle che tendono a rifiutare compromessi (es. no rinnovo ai Benetton), forzano le critiche, indicano traguardi, ma sono incapaci di costruire, dall’altro abbiamo il Pd che è sempre vissuto di compromessi (spesso al ribasso) e su questi è abituato a fissare anche traguardi discutibili, ma indubbiamente ha capacità ed esperienza di gestione: fino ad ora l’equilibro tra queste due spinte ha permesso al Governo, come dicevo, di affrontare positivamente i problemi, ma il recente aiuto a Berlusconi tende a riportarci verso il pantano.

 

Non possiamo infatti dimenticare il ponte Morandi.

Il Governo Prodi rivisitò nel 2007 il sistema delle concessioni autostradali, stabilendo rigorose verifiche periodiche sulle tariffe e sugli investimenti, ma poi i media ci hanno informato che la successiva gestione Berlusconi (2008-2011) approvò la norma “salva Benetton”, cancellando tutti i controlli e le revisioni tariffarie previsti dalla convenzione 2007.

 

Le conseguenze di questa sbalorditiva scelta, che comunque non può avere presupposti condivisibili, purtroppo le conosciamo e l’attuale pressione sui Benetton è del tutto appropriata in termini legali e processuali, ma è del tutto strumentale quando viene insistentemente sbandierata all’opinione pubblica.

 

È infatti dalla politica che tutto si genera e a quella politica, e non ai Benetton, dobbiamo primariamente imputare quanto è successo, perché è lei che arma una mano incontrollata, per cui non dobbiamo concentrare le nostre assolute riserve sull’attività di imprenditori profondamente criticabili, ma dobbiamo valutare le decisioni della guida che ha innescato questa tragedia, opponendoci al ritorno di persone e metodi funzionali a periodi che speravo decisamente sepolti.

Mi sbaglio?

 

Luigi Giovannini

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