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Residenze Anni Azzurri. Cassa integrazione per 178 lavoratori

RESIDENZE ANNI AZZURRI - CASSA INTEGRAZIONE PER 178 LAVORATORI FP CGIL UNICA SIGLA CONTRARIA: La richiesta di sussidi statali non è giustificata. È un danno per i lavoratori che in questi mesi sono stati in prima

RESIDENZE ANNI AZZURRI – CASSA INTEGRAZIONE PER 178 LAVORATORI
FP CGIL UNICA SIGLA CONTRARIA: La richiesta di sussidi statali non è giustificata. È un danno per i lavoratori che in questi mesi sono stati in prima linea nella lotta al virus.

Siamo sorpresi dalla decisione della Direzione Kos Care, che gestisce nella nostra provincia le residenze Anni Azzurri di Favaro e Quarto d’Altino, di ricorrere al fondo di solidarietà per tutti i 178 lavoratori impegnati nelle due strutture. Anche negli incontri sindacali di venerdì 15 gennaio e giovedì 4 marzo le spiegazioni date dall’azienda non ci hanno convinto come ci ha stupito anche la posizione delle altre sigle sindacali che non hanno espresso una netta contrarietà all’utilizzo di questo strumento – dichiara Chiara Cavatorti della Fp Cgil di Venezia

Tutte le strutture hanno sofferto per i posti letto vuoti, ma non si può dire che il personale sia in esubero, a causa dei contagi avvenuti tra gli operatori della struttura di Favaro che non sono ancora rientrati, delle dimissioni di alcuni operatori e dell’enorme saldo ferie che gli operatori hanno accumulato stando in prima linea ad affrontare l’emergenza.
Ricordiamo come Kos Care non ha mai aperto un confronto per discutere di incentivi economici per premiare il lavoro degli operatori in prima linea, ma anzi mortifica il personale provando a richiedere e utilizzare uno strumento che andrà a ridurre i loro stipendi, visto che l’assegno non verrà nemmeno integrato dall’azienda.

Piuttosto di fare richiesta di sussidi allo Stato, pagati da tutta la collettività, forse sarebbe meglio rivedere l’organizzazione dell’ospitalità delle residenze e del lavoro.
Le RSA stanno sicuramente pagando gli effetti dell’emergenza sanitaria che ha portato con sé anche problematiche economiche, crediamo però che non debbano essere i lavoratori, fino all’altro ieri definiti eroi, a pagarne le conseguenze.

In questa fase dobbiamo cogliere l’opportunità di un miglioramento della qualità servizio, persa durante la fase COVID, attraverso una riorganizzazione del lavoro che rafforzi l’assistenza agli anziani e alle persone fragili.
Per questo serve rivedere la normativa sugli accreditamenti e sui parametri di assistenza, ormai superata e non più adeguata ai nuovi bisogni degli ospiti: la Regione Veneto deve cominciare a dare risposte concrete, normative ma soprattutto economiche, mettendo a disposizione risorse importanti a sostegno del sistema di assistenza integrata, sia residenziale che domiciliare.

Crediamo che sia la Regione Veneto a dover intervenire per sostenere le strutture, i lavoratori e la qualità del servizio erogato e che questi problemi non debbano ricadere sulle spalle di lavoratori e famiglie, e soprattutto non si debba sfruttare uno strumento importantissimo per tanti lavoratori di settori in crisi se non ci sono le reali condizioni per richiederlo.

Come FP CGIL – conclude – crediamo che questo sia il terreno sul quale batterci evitando di far pagare due volte ai lavoratori il costo causato dal COVID.

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