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Perché la mente non invecchia

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Il tempo corre inesorabile e non fa sconti. Ci basta sfogliare un vecchio album di fotografie o ritrovare uno scatto di qualche anno fa per avvertire uno straniamento: quelli con i tratti diversi, i capelli più scuri e la pelle distesa sembriamo noi, ma allo stesso tempo ci appaiono come persone lontane. Eppure, dentro, qualcosa non torna. Noi non ci sentiamo vecchi. Anche quando gli altri lo notano, anche quando il mondo esterno ce lo fa notare con discrezione o crudezza, la nostra percezione interna rimane invariata.

Questo non è un semplice desiderio, né una forma di vanità. È una costante che trova riscontro continuo sia nella nostra esperienza diretta, sia in ogni studio scientifico dedicato al funzionamento della psiche.

La riprova più drammatica e svelante di questo meccanismo la si osserva in chi soffre di forme di demenza. La persona affetta da queste patologie spesso non sa di averle; non avverte il declino. Si sente ancora in grado di fare tutto ciò che ha sempre fatto negli anni precedenti alla malattia. Quando si mette al volante di notte, quando esce di casa all’improvviso per andare a cercare un amico lontano o si inoltra in un luogo sconosciuto finendo per perdersi, non lo fa per sconsideratezza: lo fa perché la sua mente si percepisce intatta, capace, padrona dello spazio e del tempo. Sono gli altri — i familiari, i passanti, i soccorritori — a dare l’allarme e a scorgere il pericolo in un comportamento che per il soggetto è perfettamente naturale.

Questo ci porta a una considerazione fondamentale: la mente non è soltanto una funzione dal cervello. La mente è un organo a sé stante, con una sua sostanza anatomica. E mentre la materia biologica invecchia, si logora e perde i suoi ingranaggi, la mente continua a raccontarci la stessa storia: che siamo sempre noi, immutabili, al centro del nostro mondo. La mente dunque è un vero e proprio organo del sistema-organismo: delocalizzato ed extracorporeo, dotato di molteplici funzioni, molte delle quali ci sono ancora sconosciute.

Dire che la mente è delocalizzata significa riconoscere che non si concentra in un singolo punto del nostro corpo, ma partecipa a diverse entità e funzioni nell’intero organismo, permeandolo quasi nella sua totalità. Allo stesso tempo, la sua qualità è extracorporea: la mente è capace di determinarsi attraverso comportamenti e condotte in grado di modificare l’assetto corporeo stesso. Se decido di accedere a cure estetiche, la mia mente mi porterà a cercare il chirurgo più adatto; se desidero cambiare sesso, non solo orienterà i miei gesti verso il genere che intendo determinare, ma mi condurrà verso interventi e cure specialistiche appropriate.

È proprio questa dimensione extracorporea a consentire l’adattamento individuale al presente. Anche quando il corpo invecchia — un dato di fatto di cui noi e gli altri prendiamo atto — la mente ci modula sul tempo presente, permettendoci la migliore interazione possibile con il mondo. Si possono avere cento anni ed essere comunque spinti dalla mente a fare progetti per il futuro, interagendo con la realtà e con gli altri con la stessa proiezione di cinquant’anni prima.

La delocalizzazione e l’extracorporeità della mente sono così le qualità precipue dell’essere umano: ciò che gli consente di essere ciò che è e ciò che sente di essere.

In questo quadro, l’evoluzione della specie umana prosegue il suo corso, esattamente come accade per ogni altra forma vivente, incurante delle nostre paure. Ma l’uomo possiede una facoltà unica: intraprendere, ovvero anticipare i passi evolutivi.

Il fluire dell’esistenza e dell’evoluzione è paragonabile alla corrente di un fiume; di fronte ad essa, l’essere umano non si abbandona passivamente, ma rema più forte per superarla. Intraprendere comporta sempre un rischio, e non tutti sono disposti a correrlo, preferendo farsi trasportare dal flusso naturale. Ma chi sceglie di rischiare ed ha successo, grazie alla capacità di anticipare la traiettoria evolutiva, permette all’umanità di arrivare prima laddove l’evoluzione, alla fine, ci avrebbe comunque portato.

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