È proprio vero, le aspettative a volte tradiscono ma sovente rilasciano grandi emozioni.
È il caso di “Maestro”, opera in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e in assoluta anteprima, dove Bradley Cooper regista e protagonista, rilegge da par suo la figura di Leonard Bernstein, direttore d’orchestra, pianista e compositore talentuoso e tormentato, geniale e al contempo incandescente nei tratti personali.
Cooper lo interpreta scorrendo e ripercorrendo tutta la vita, impersonandolo in tutte le sue stagioni partendo da quella più matura e sfoderando un make up da urlo, che stupisce piacevolmente e caratterizza il film.
Pellicola che trasuda tutte le emozioni che una vita può dare, dal successo alla famiglia in apparenza perfetta e felice, ma che combatte nel retro, viste le continue incursioni di Leonard fuori dal ménage familiare.
E qui Cooper, che ricordiamo essere alla sua seconda prova davanti alla macchina da presa, dimostra grande maturità offrendoci un Leonard Bernstein “senza veli“, rivelato in tutte le sue debolezze, padre e marito innamorato della sua Felicia Montealegre, interpretata dalla bravissima Carrey Mulligan, ma anche bisessuale e sregolato. Combattuto nel proteggere il proprio “perimetro familiare“, ma anche incapace di reggere alle sue debolezze, con un senso di colpa evidente verso i suoi tre figli Jamie, Alexander e Nina.
Resta il triste epilogo finale della malattia della moglie Felicia che riavvicinerà Leonard attorno a un capezzale denso di piccole e grandi emozioni.
Fino all’ultima scena, rimane cristallina la grande e attempata impressione di un film che regala ricca introspezione e raffinata individualità recitativa, attratta fin dall’inizio da un dualismo rappresentativo non sempre scontato.
80esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia
In copertina, Carey Mulligan e Bradley Cooper. Credits Netflix – La Biennale di Venezia
Prima fila di Mauro Lama
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