Nonostante le molte assenze di spessore, l’Italia dell’Atletica vince per la seconda volta consecutiva gli Europei a squadre davanti a Polonia e Germania. Decisivi i piazzamenti
MADRID (SPAGNA) – Non le sette medaglie d’oro di Chorzow in Polonia del 2023 che hanno sancito la prima vittoria nel Campionato Europeo per Nazioni. Questa volta ne sono bastate tre. La prima venerdì dell’ormai certezza dell’atletica italiana e nuova capitana della squadra Nadia Battocletti nei 5000. La seconda ieri con uno scatenato Leonardo Fabbri nel peso. L’ultima a finse serata con Larissa Iapichino nel lungo.
A Madrid l’Italia si presenta senza il bronzo olimpico nel triplo Diaz, i campioni Olimpici Marcell Jacobs e Gimbo Tamberi. Ma anche la rinuncia all’ultimo secondo di Roberta Bruni. In tutto questo Lorenzo Patta si infortuna (ma arriva comunque al traguardo anche se ultimo per guadagnare un punto) e salta la 4×100. Ma anche grazie all’ottimo lavoro svolto dalla Fidal in collaborazione con le Forze dell’ordine in questi anni, la Nazionale italiana è tra le rappresentative più folte e complete del momento.
Ecco quindi che con sole tre vittorie, dieci podi e molti piazzamenti, l’Italia vince con 431.5 punti (cinque in più di Chorzow 2023), davanti alla Polonia con 405.5 (26 punti di margine, erano stati 24 due anni fa) e alla Germania terza con 397. Quarta l’Olanda con 384.5, e poi Gran Bretagna (381), Spagna (378), Francia (354.5) e Portogallo (ottavo, 300). Retrocedono invece in second division Ucraina, Finlandia e Lituania, che occupano le ultime tre posizioni della classifica, dalla 14esima alla sedicesima.
L’ultima giornata di gare
Già nella giornata di sabato eravamo passati davanti a tutti grazie ai sei piazzamenti sul podio su dodici gare. Secondi posti per Lorenzo Simonelli nei 110hs (13.27, v. -0.4), una ritrovata Ayomide Folorunso nei 400hs (54.88) e Matteo Sioli nell’alto (2.27). A loro si aggiungono i terzi posti di Eloisa Coiro negli 800 metri (1:59.88), Mattia Furlani nel lungo (8.07), e della 19enne esordiente Erika Saraceni nel triplo (14.08).
Se a queste aggiungiamo i quarti posti delle due staffette 4×100, ma anche di Giada Carmassi, Sara Fantini e Alessandro Sibilio, il totale dei punti era salito a 290, con un vantaggio sulla Germania di 24 lunghezze e con ancora gli assi da giocare.
E così infatti è stato. Dalle due vittorie di Leonardo Fabbri nel peso con 21.68 e Larissa Iapichino nel lungo con 6.92, ma anche ai fondamentali podi. Eseosa Desalu nei 200 metri (20.18, v. +1.8) arriva secondo e lo imita una fantastica 4×400 mista composta da Edoardo Scotti, Virginia Troiani, Vladimir Aceti e Alice Mangione che nell’ultima gara di questa edizione segnano anche il record italiano con 3:09.66.
Ma l’importanza di questa competizione non è data dalle medaglie dicevamo, ma dalla forza di una squadra, per cui ogni piazzamento vale un punto. Ed ecco il quarto posto di Idea Pieroni nell’alto (1.91), o il quinto posto, del tutto inatteso di Paola Padovan nel giavellotto (57.91). Per non parlare del sacrificio di Yeman Crippa (quinto) che non corre più i 5000 da due anni per darsi alla maratona, ma per i colori azzurri questo e altro.
Anche questa volta l’Italia sale sopra il tetto d’Europa, guidata dai suoi capitani Nadia Battocletti e Filippo Tortu, ma anche da uno scatenato Leonardo Fabbri con addosso degli occhiali appariscenti, o dallo sfortunato Lorenzo Patta con la stampella. Ma anche da una scatenata Ayomide Folorunso che riprende tutto dal telefonino.
Tra tricolori e inno di Mameli, i festeggiamenti continuano, con la consegna della Coppa da parte del presidente di European Athletics, Dobromir Karamarinov. Il tutto in attesa dei Mondiali di Tokyo dal 13 al 21 settembre. L’antipasto finora è stato ottimo.
I commenti
Un emozionato Stefano Mei, presidente FIDAL, ha dichiarato:
“Abbiamo dimostrato ancora una volta che l’atletica traina tutto lo sport italiano. Vincere la Coppa Europa di atletica non è una sciocchezza, vincere medaglie in atletica è la cosa più difficile di tutte. Ho detto ai ragazzi venerdì, nella nostra riunione, che il giorno prima avevo perso un’altra competizione, di quelle per persone un po’ più grandi, un po’ più anziane, e non mi era piaciuto per niente. E ho chiesto loro di non prendere questa abitudine e di continuare a vincere come hanno fatto in questi quattro anni. Mi hanno dato retta, ne sono contento.
Orgoglioso? Sì, molto, anzi, moltissimo. In queste occasioni mi sembra di tornare a vestire la maglia azzurra. È ovvio che non sia la stessa cosa, mi piacerebbe poter essere al fianco dei ragazzi durante la gara. Però cerco di esserci il più possibile.
Abbiamo fatto più punti della scorsa edizione, e tutti pensavano che non saremmo riusciti a bissare. Meno vittorie, è vero, ma con tantissimi podi. E con i ragazzi, anche quelli che non hanno fatto performance straordinarie, che hanno dato il massimo in campo, a cominciare da Lorenzo Patta, che considero il simbolo di questa edizione della manifestazione: ha portato il suo punto anche da stirato. Il mio sogno era vincere per un punto soltanto, ma devo dire che è meglio così…”.
Lo seguono le parole del Direttore tecnico Antonio La Torre:
“Avevo chiesto occhi di fuoco, e si è visto che tipo di risposta sono stati capaci di dare i nostri atleti. Anche nella gara finale, a titolo già vinto, con la voglia di battere la Polonia nella staffetta 4×400 mista. Questa mattina avevo detto alla squadra di ricordare che siamo un grande collettivo, che non ci sono solo le punte, ma che ormai la nostra è una squadra che si è compattata verso l’alto. E quindi, di dare con intelligenza, cuore, coraggio, tutto quello che avevano.
Questa è ancora più bella e sofferta di quella di due anni fa. Qui eravamo sfavoriti dal pronostico, poi la Germania ci ha fatto sì qualche regalo, ma anche a noi è mancata qualcosa, anzi, a dire il vero, una gara per intero, i 100 metri di Patta. Il suo punto ha un grande valore simbolico. Tokyo? Dobbiamo lavorare duramente, con la consapevolezza che essere primi in Europa non basta. Il mondo è un’altra dimensione e noi dobbiamo provare ad essere protagonisti anche lì”.

Photo Credits: Grana/Fidal
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