Il mondo in cui viviamo è adatto alle esigenze del nostro organismo per il semplice motivo antropologico per cui, altrimenti, non potremmo viverci
L’intelligenza ci ha permesso di comprendere una vera e propria infinità di cose insite nella “creazione“, la matematica con Pitagora, la scienza e la filosofia a sua volta, con Aristotele e Platone, hanno svelato aspetti sconosciuti della realtà in cui viviamo.
Fu per primo Pitagora ad affermare che “tutto è numero” e Fibonacci, con la sua serie di numeri: 1,1,2,3,5,8,13,21 e via sommando l’ultimo numero al precedente, indicò che la natura stessa si sviluppa attraverso sistemi matematici, non solo precisi ma vieppiù armoniosi.
Ma questo diventa nulla al confronto di quanto, per iniziare da Einstein, si venne a comprendere dalla “meccanica quantistica o quantica”, (1925 – Heisemberg). Questa ha inevitabilmente invaso ogni campo della tecnologia moderna, dai computer ai cellulari, dai sistemi Gps ai supecalcolatori, alla chimica, alla medicina.
Il concetto di “Quanto“ irrompe nella storia della scienza circa 120 anni or sono, ma non per questo si può affermare che sia materia di conversazione tra le persone contemporanee. Einstein ipotizzò che l’emissione della luce e la sua trasmissione nello spazio non poteva avvenire in modo continuo e fluido ma in maniera discontinua, attraverso un numero di “pacchetti di luce“, a cui lui impose il nome di “Quanti“, che in tedesco suona come Das Quant-Die Quanten.
Con lui e dopo di lui arrivarono Max Planck, Werner Heisemberg, famosissimo il suo “principio di indeterminazione e la sua meccanica delle matrici“, siamo nel 1925, e molti altri scienziati.

Oggi, in epoca moderna perfino il tempo viene considerato quantico e gli scienziati pensano che quest’ultimo non sia continuo, ma costituito da piccoli spazi temporali. Sembra, a tale riguardo, che a questa interpretazione dei fenomeni osservabili: Spazio-tempo – luce-materia-stelle-universo, sfugga ancora il fenomeno della gravità. Si cercano disperatamente i “gravitoni“, ossia i corpuscoli, i “quanten”, che avrebbero il prezioso compito di trasportare gravità e avere quella forza di attirare corpi sospesi verso il suolo.

Da profani e inguaribili romantici, poeti ingenui, possiamo affermare che a noi sembra che la realtà, apparentemente statica, sia in verità una danza perpetua di particelle luminose, che trasudano energia.
Ed ecco che la scienza può, senza falsi proclami, condurre inesorabilmente alla bellezza, quella autentica, libera da inutili convinzioni o dogmi.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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