In via preliminare, appare importante evidenziare la distinzione concettuale esistente tra Intelligence e Information. Infatti, se in lingua italiana il sostantivo ‘informazione’ comprende genericamente entrambe le accezioni, tecnicamente esiste una chiara distinzione tra i due significati sottesi. In particolare, con l’espressione intelligence (dal latino intelligentia) si intende il prodotto di un’attività concettuale volta a costruire una situazione complessiva mediante la raccolta strutturata e l’elaborazione di elementi informativi, mentre con il termine information (dal latino informatio) ci si riferisce all’acquisizione e alla divulgazione delle notizie, intese quali elementi conoscitivi grezzi, ossia privi di valutazione, correlazione e analisi. L’intelligence strategica, ossia quella tesa a fornire supporto ai decisori, è normalmente competenza dei servizi nazionali di intelligence, c.d. ‘Servizi’, mentre quella operativa (come quella tattica o tecnico-esecutiva) è generalmente appannaggio delle Forze Armate e delle forze dell’ordine.
L’intelligence può essere definita come il prodotto a valore aggiunto risultante della raccolta, valutazione, analisi, integrazione e interpretazione di tutte le informazioni disponibili che riguardano uno o più aspetti di una necessità decisionale e che è immediatamente o potenzialmente significativo per una scelta decisionale. In modo pragmatico possiamo dire che l’intelligence consiste nella raccolta e elaborazione di elementi conoscitivi svolta da organizzazioni complesse per formulare previsioni relative a potenziali future situazioni o difficoltà al fine di individuare la migliore soluzione. Ne consegue che il processo di intelligence supporta molte organizzazioni con differenti fini che spaziano dalla finanza, il giornalismo investigativo, e in particolare la sicurezza, intesa sia come attività di information gathering e “controspionaggio”, tipiche delle agenzie governative, sia come strumento contro attività criminali, di competenza delle Forze di Polizia.
In effetti, l’intelligence è lo strumento di cui lo Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati, siano essi pubblici o privati, le informazioni rilevanti per la tutela della sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese.
L’intelligence svolge, pertanto, un ruolo fondamentale e imprescindibile per il quale si serve di professionalità provenienti da ambienti diversi che agiscono secondo peculiari procedure volte a salvaguardare la riservatezza degli operatori e delle loro attività.
Essa si basa su un processo informativo che si articola nell’ acquisizione della notizia, attraverso la ricerca, la raccolta e la valutazione dei dati acquisibili da un’ampia gamma di fonti, che vanno dal singolo individuo all’uso di sofisticate apparecchiature elettroniche (in questa fase particolare rilievo assumono le fonti aperte, come i mezzi di comunicazione di massa e la rete) e nella gestione dell’informazione, in cui attraverso l’analisi trasforma l’elemento informativo grezzo in un articolato contributo conoscitivo. questa fase rappresenta il passaggio distintivo dell’intelligence. Infine, la comunicazione all’autorità di governo sia di semplici informazioni, sia di rapporti, analisi e punti di situazione, utili per le decisioni da assumere o per le attività da intraprendere. l’estensione del concetto di sicurezza nazionale fa sì che vengano oggi inclusi, tra i destinatari dei prodotti di intelligence, anche amministrazioni ed enti pubblici
Al fine di determinare e confermare l’esattezza di una determinata valutazione si cerca sempre di avere quante più possibili fonti differenti e indipendenti tra loro che la confermino. Quando le informazioni provenienti da diversificate fonti vengono riunite per produrre una valutazione finale, si parla di “fusione dell’intelligence”, di “multi fonte”, o “da ogni fonte”. In realtà, definire quali siano le fonti utilizzate è un aspetto tecnico che riguarda più gli addetti ai lavori chiamati a elaborare le valutazioni piuttosto che l’utente finale. Per quest’ultimo, la natura delle fonti utilizzate ha un interesse primario solo qualora questa possa avere riflessi sull’esattezza delle conclusioni. Quanto più varie e molteplici sono le sorgenti informative che conducono verso determinate conclusioni, tanto maggiore sarà l’esattezza di quelle conclusioni. A tal fine è indispensabile sviluppare un’architettura informativa che contribuisca ad assicurare l’integrazione dei dati d’intelligence tra le differenti agenzie e l’adozione di metodi e incentivi per condividere le informazioni.
In tale contesto, si inquadra la cosiddetta “intelligence militare” che non necessariamente viene svolta da strutture/organismi militari. Infatti, la legge 124/2007art.8 affida all’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) il compito di svolgere attività di informazione, anche mediante assetti di ricerca elettronica, esclusivamente verso l’estero, a protezione degli interessi politici, MILITARI, economici, scientifici e industriali della Repubblica italiana. Le funzioni attribuite dalla legge al DIS, all’AISE e all’AISI non possono essere svolte da nessun altro ente, organismo o ufficio.
In effetti, tale situazione appare diversa (se non anomala) rispetto a quella in atto in molti paesi amici ed alleati dove l’intelligence militare viene sviluppata appieno presso strutture militari ad essa dedicate.
Nel recente passato le condizioni erano differenti, infatti con la legge 24 ottobre 1977, n. 801 vennero istituiti il Servizio per le informazioni e la sicurezza MILITARE (SISMI) e il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE). Le due nuove strutture venivano poste alle dipendenze rispettivamente del Ministro della Difesa e del Ministro dell’Interno. Ma la nuova legge attribuiva l’alta direzione, la responsabilità politica generale e il coordinamento della politica informativa e di sicurezza al Presidente del Consiglio dei ministri, che coordinava i due organismi di intelligence tramite il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza (CESIS).
I compiti del SISMI erano prevalentemente finalizzati a difendere la sicurezza nazionale da qualsiasi minaccia in Italia e all’Estero anche con azioni di controspionaggio dirette a tale scopo. In sostanza, all’epoca esisteva un’intelligence militare (SISMI alle dipendenze del Ministro della Difesa) ed ogni Forza Armata disponeva di proprie strutture di vertice (Servizio Informazioni Operativo Sicurezza- SIOS). Reparti, questi, in seno ai tre Stati Maggiori di Forza Armata, con il compito, fin dal tempo di pace, di tenere aggiornata la situazione dei fattori costituenti il potenziale militare dei Paesi possibili avversari, forniti dall’organo informativo superiore (SISMI) o direttamente raccolti dagli addetti militari, navali e aeronautici presso le ambasciate e dagli organi informativi periferici. Da quanto esposto, si evince che, SISMI a parte, le strutture militari di intelligence erano di tipo “single service” e che lo Stato Maggiore della Difesa dell’epoca non disponeva di tale capacità a livello interforze.
Il contesto cambia con la Legge 18 febbraio 1997, n. 25 (detta anche riforma dei vertici militari) in seguito alla quale si sciolgono i SIOS di Forza Armata e la componente “Informazioni” viene concentrata in un unico reparto dello Stato Maggiore della Difesa (il IIReparto Informazioni e Sicurezza – RIS) con, alle proprie dipendenze, il “braccio operativo” costituito dal Centro Intelligence Interforze – CII). Le Forze Armate continuano a disporre dei propri assetti tattici, impiegati in stretto coordinamento con il RIS.
Questa è la situazione attuale, disegnata dalle citate leggi 124/2007 e 25/1997.
In particolare, la L.124/2007 attribuisce al IIReparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore della difesa (RIS) la funzione di svolgere esclusivamente compiti di carattere tecnico militare e di polizia militare, e in particolare ogni attività informativa utile al fine della tutela dei presidi e delle attività delle Forze armate all’estero, definendo che lo stesso Reparto non è parte del Sistema di informazione per la sicurezza.
Quindi, è chiaro come la componente “I” militare abbia il compito di fornire supporto informativo SOLAMENTE ai Reparti in operazioni ed il vertice di tale componente è rappresentato dal II RIS-Reparto Informazioni e Sicurezza dello SMD.
In definitiva, il comparto Intelligence militare sviluppa tutte le funzioni precedentemente descritte a favore dei Reparti in operazioni. Per l’assolvimento di tale compito utilizza le proprie componenti operative, con particolare riferimento:
- al CII-Centro Intelligence Interforze, in grado di rischierare nelle zone di operazione assetti intelligence dedicati e di fornire il supporto informativo al Comandante italiano in teatro tramite lo sviluppo dell’intero ciclo di intelligence;
- agli assetti intelligence di Forza Armata, del livello tattico che, rischierati anch’essi nei teatri, operano a supporto diretto delle singole unità, in coordinamento con la struttura intelligence interforze (Distaccamento Intelligence proiettato dal CII);
- agli Uffici degli Addetti Militari all’estero, che svolgono attività nel settore Informativo, mantenendo aggiornato lo stato monografico del Paese di accreditamento secondo quanto indicato dalle Direttive e dal Piano di Ricerca.
In tale quadro, la struttura informativa militare è in grado di sviluppare l’intero ciclo di intelligence.
Il “ciclo intelligence” mette in relazione le diverse fasi del processo di elaborazione e conoscenza. Esso è un ciclo poiché non vi è soluzione di continuità tra la risposta agli obiettivi informativi (needs) ritenuti necessari per le proprie decisioni, e la nuova richiesta di informazione derivante dall’elaborazione precedente. Tali obiettivi vengono estrinsecati mediante l’elencazione di Elementi Essenziali di Informazione’ (EEI) e Altri Elementi di Informazione (AEI), idonei a guidare le fasi successive del processo. In sostanza, i decisori, politici o aziendali, determinano una domanda (esigenze informative) in base alle loro necessità strategiche. Dopo una fase di pianificazione, nel corso della quale si stabiliscono le strategie di acquisizione dell’informazione, segue una fase di ricerca e raccolta da condursi mediante specifiche attività tecniche, ovvero utilizzando elementi esterni definiti “fonti”, aventi peculiari capacità e potenzialità di accesso informativo.
Una volta acquisite le informazioni necessarie, avviene la “gestione delle informazioni” che comprende la “collazione” in cui si catalogano e si raffinano i dati raccolti verificandone l’attendibilità e l’integrazione, tese a valutare la sufficienza del materiale a disposizione o la necessità di un’integrazione dello stesso. Si prosegue con l’attività di “analisi”, caratterizzata da un insieme di procedure scientifiche universalmente riconosciute, dirette a fornire valutazioni di merito sulla pertinenza dei dati per l’eventuale proseguimento del ciclo. Tale fase si sviluppa attraverso le attività di “interpretazione” ed “elaborazione” dei dati grezzi sino allo sviluppo delle “ipotesi”. In questa fase le notizie raccolte vengono classificate, valutate e correlate fra di loro e l’analista fornisce valutazioni di merito alla pertinenza con il contesto d’intelligence e l’uso dei dati per l’eventuale proseguimento del ciclo. Infine, abbiamo l’ultima fase, la “distribuzione”, che si ricollega alla prima in quanto fornisce le risposte agli organi che avevano attivato il ciclo informativo nonché a tutti gli altri organi che possano avere necessità.
Se classifichiamo le informazioni in base alla tipologia di fonte informativa abbiamo la seguente suddivisione: OSINT (Open Source Intelligence –da fonti aperte), IMINT (IMagery Intelligence –da immagini aeree e satellitari) a cui oggi si è aggiunta la GEOINT (GEOspatial Intelligence dai dati geospaziali, HUMINT (HUMan Intelligence – da contatti o relazioni interpersonali), SIGINT (SIGnal Intelligence – intercettazione di segnali, tra persone, TECHINT (TECHnical Intelligence – capacità tecnologiche della minaccia,- ovvero studio di sistemi ed equipaggiamenti militari e terroristici); CYBINT (CYBer Intelligence) ossia attività programmate per identificare, seguire e monitorare informazioni sulle minacce digitali); MASINT (MeAsurement and Signature Intelligence) informazioni aggiuntive alle precedenti categorie.
In conclusione, le attuali struttura e funzioni Sistema Informativo Militare – che di proposito non si può definire “Intelligence Militare” a causa degli aspetti precedentemente delineati – pongono talune problematiche di seguito delineate.
In particolare:
- l’intelligence militare è affidata ad un’agenzia civile (AISE), facente parte del Sistema di informazione per la sicurezza e che fa capo, in definitiva, alla Presidenza del Consiglio. Situazione, questa, parzialmente differente da quella precedente dove il Ministro della Difesa poteva contare su un apparato informativo militare (SISMI) “coadiuvato” dalla componente “I” delle Forze Armate.
- il RIS, assieme alle componenti operative interforze e di Forza Armata, non è parte del Sistema di informazione per la sicurezza, pur possedendo i mezzi e le capacità idonei per contribuire, in forma indipendente, ma sempre in collaborazione con l’AISE, al Sistema di informazione.
In sostanza, non si può pensare di pianificare, condurre e portare a termine un’azione militare senza il supporto di un “riconosciuto” ed efficace sistema di intelligence che sia in grado di garantire ai decisori, di tutti i livelli (compreso quello politico), gli elementi di informazione necessari a prendere le opportune decisioni, sia per la pianificazione dello strumento militare, sia per la condotta delle operazioni e delle missioni sia all’estero sia in Patria (es.: Operazione Strade Sicure) .
Inoltre, le nuove emergenze hanno conferito un peso schiacciante alla conoscenza acquisita sul campo, attraverso l’interiorizzazione di schemi e di alternative adottati per la soluzione di casi specifici.
Di conseguenza, dotare il Ministro della Difesa di uno strumento intelligence direttamente dipendente, oltre a rendere più efficace e tempestiva la collaborazione sul campo, gli consentirebbe di assolvere con maggiore efficacia gli impegni internazionali cui deve assolvere.
Per questo, sarebbe forse necessario costituire un terzo Apparato di Intelligence militare a supporto delle operazioni estere, con competenza limitata all’aera operativa e subordinato alle “linee guida” di intelligence strategica dettate dall’AISE tramite il DIS. Naturalmente, tale soluzione (legislativamente complessa) comporterebbe provvedimenti importanti. Fra tutte, l’estensione all’Apparato di Intelligence militare delle stesse garanzie funzionali accordate alle altre due strutture civili (AISE ed AISI).

Il Generale di Corpo d’Armata Nicola Gelao ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella; l’Accademia Militare di MODENA; la Scuola di Applicazione di TORINO; la Scuola di Guerra di CIVITAVECCHIA; la “Escuela de Estado Mayor” dell’Esercito spagnolo e il Centro Alti Studi per la Difesa, per la frequenza del Corso Superiore di Stato Maggiore Interforze. Ha conseguito la Laurea in “Scienze Strategiche”, la Laurea in “Scienze Internazionali e Diplomatiche” ed il Master in “Peace Keeping and Security Studies”.
Tra gli incarichi svolti nel corso della sua carriera, quelli di maggior rilevanza sono quelli di Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv (Israele), Comandante della Brigata Artiglieria a Portogruaro (VE). Successivamente, Capo del II Reparto Informazioni e Sicurezza (intelligence militare) dello Stato Maggiore della Difesa; Direttore del Centro Militare Studi Strategici e, infine, Direttore dell’Istituto Alti Studi per la Difesa. Attualmente, è docente presso Scuola di Analisi Geopolitica DOMìNI. È stato insignito delle seguenti onorificenze: Croce d’Oro per anzianità di servizio; Medaglia Mauriziana al Merito dei 10 lustri di carriera militare; Medaglia di bronzo per lungo comando; Croce di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; Medaglia Commemorativa Operazioni di Pace; Medaglia Commemorativa Operazione di Ordine Pubblico; Medaglia Commemorativa NATO Bosnia Erzegovina; Medaglia Commemorativa NATO Kossovo; Croce Nera dell’Esercito Austriaco; Gran Estrella al Merito Militar de las Fuerzas Armadas de Chile; Medaglia delle Israeli Defence Forces per meriti di servizio.
In copertina, credits www.esercito.difesa.it
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