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L’inflazione erode il potere d’acquisto dei pensionati veneti: servono in media 115 euro in più al mese

1 minuti di lettura

Per affrontare i rincari servono in media 115 euro in più al mese. Cestaro: «Rivalutazione insufficiente, il Governo intervenga». Nella nostra regione tre pensioni su cinque sono sotto i mille euro. Penalizzate soprattutto le donne.  

VENEZIA. Secondo l’analisi dello Spi Cgil regionale, i pensionati veneti stanno perdendo potere d’acquisto a causa della rivalutazione insufficiente, dell’inflazione elevata e del mancato innalzamento delle pensioni minime. L’inflazione, che nel 2022 ha registrato un aumento del 8,1% rispetto all’anno precedente, sta continuando a mordere nel 2023, con un tasso intorno al 5% e picchi superiori al 10% sui prodotti alimentari. Ciò si traduce in un aumento significativo dei prezzi e in una riduzione del potere d’acquisto, in particolare per gli anziani.

Secondo le elaborazioni dello Spi Cgil sui dati Istat, la spesa media mensile di un ultra65enne in Veneto è passata da 1.380 euro nel 2021 a 1.490 euro nel 2022, con un aumento di 110 euro. Nel 2023, con un’ inflazione attorno al 5%, il conto medio per le famiglie è aumentato di altri 70 euro, attestandosi a circa 1.566 euro. Questo significa che gli anziani veneti stanno sborsando in media 180 euro in piùal mese rispetto al 2021, quando i rincari si aggiravano attorno all’1%. Questo divario fra l’aumento delle pensioni legato alla rivalutazione e l’incremento dei prezzi mette in luce la perdita di potere d’acquisto degli anziani.

Guardando ai dati Inps, si conferma una larga quota di pensioni sotto i mille euro lordi mensili, rappresentando il 58% del totale. In pratica, tre assegni previdenziali su cinque sono inferiori a quella cifra “simbolo”, sotto la quale arrivare a fine mese è un’impresa. Preoccupante è il divario fra i pensionati di età compresa fra i 65 e i 79 anni, che possono contare su pensioni lorde medie mensili di 1.279,23 euro, e gli over 80 che hanno assegni previdenziali di 825,49 euro, principalmente dovuto al divario di genere.

Il sindacato dei pensionati chiede al governo di rivedere il sistema della rivalutazione e di allargare la platea dei beneficiari della 14esima mensilità, aumentandone gli importi. Inoltre, si auspica che il conguaglio previsto a partire da gennaio 2024 venga erogato in anticipo, come era stato fatto dal governo Draghi nel 2022, per aiutare i pensionati a far fronte alla situazione attuale. Lo Spi Cgil chiede anche un innalzamento delle pensioni minime, che al momento sembra solo uno spot elettorale senza costrutto.

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