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Legnante e Caironi di nuovo d’oro

3 minuti di lettura

Ai Mondiali paralimpici di Parigi, quinta vittoria consecutiva della lanciatrice nel peso e terzo titolo nel lungo per l’azzurra già medagliata nei 100 M.

PARIGI – “Parigi val bene una messa” disse Enrico IV di Francia. Devono averlo pensato anche la capitana azzurra Assunta Legnante e Martina Caironi dopo aver vinto due meritatissime medaglie d’oro. La prima è riuscita nell’incredibile impresa di vincere per la quinta volta consecutiva nella gara F11 di getto del peso, la seconda nel lungo T63 dopo l’argento nei 100 metri con il podio tutto italiano.

Un regno incontrastato quello della Legnante con indosso la Tiger Mask. Un’icona sportiva su scala globale per competitività e voglia di vincere, con la cinquina d’oro: 2013, 2015, 2017, 2019 e 2023. Dopo aver già assaporato il podio nei giorni scorsi con il bronzo nel disco, la campionessa paralimpica di Londra e Rio annienta le avversarie con il lancio della vittoria a 15,55 e canta:

“Io sono ancora qua! È stato un passaggio a vuoto due anni fa a Tokyo con l’argento. Il peso è la mia gara, ci tengo più del disco. Doveva andare così. Sono cinque ori e diventano sei, se contiamo la vittoria nel disco di Dubai. Io non mi considero un idolo, forse dire un punto di riferimento è meglio, ma voglio essere solo uno stimolo per quelle giovani o per quelle che ci sono già. Io ancora riesco a fare bene quello che faccio, sono contenta di essere tornata a certe misure e fino a quando arrivo in pedana con le mie gambe, mi vedrete sempre qui”.

Con la misura iniziale avvicina subito i 15 metri (14,92), si prende la testa della classifica e non la molla più. La seconda e terza prova a 14,30 e 14,64 fanno da preparativo ai 15,27 che la instradano verso la migliore prestazione trovata al quinto tentativo per poi concludere a 14,37. L’uzbeka Safiya Burkhanova conquista la medaglia d’argento con 13,72 e al terzo posto si piazza la cinese Zhao Yuping a 12,78.

Terzo mondiale per la Caironi

Un successo che arriva all’indomani della medaglia internazionale numero 25 nella carriera di Martina Caironi, questa volta nel lungo T63. È un oro che luccica e che la tiene sempre sulla cresta dell’onda ripagandola di un’attività che dura da oltre un decennio. La campionessa azzurra non perde un colpo dai Giochi di Londra 2012 che l’hanno vista esplodere e anno dopo anno continua a essere al centro della scena internazionale, con la stessa tenacia.

Dopo l’argento nel podio tricolore dei 100 con Ambra Sabatini e Monica Contrafatto, la bergamasca festeggia il terzo titolo iridato dopo Lione 2013 e Londra 2017 nella specialità che domina con la misura vincente di 5,18, record dei campionati: “È stata una competizione difficile, cambiava il vento. Per la gara dei 100 metri e il ritorno a un Mondiale che mi mancava da sei anni, ho sentito qualcosa di potente. È bello perché lo sport è capace di dare lacrime e gioie”.

In una gara caratterizzata da varie interruzioni per sistemare l’asse di battuta, la portacolori delle Fiamme Gialle non si deconcentra e celebra con la vittoria la pedana fortunata che già l’anno scorso le aveva regalato il record del mondo (5,46). Nel primo salto lascia la prima posizione alla svizzera Elena Kratter per un solo centimetro (4,66 per l’azzurra), poi dopo un nullo è un crescendo che tocca prima 5,17 e poi quel centimetro in più valido per il trionfo.

Irrilevanti i successivi tentativi, un altro nullo e il 4,75 di chiusura: “Nei primi due salti mi sono quasi spaventata anche se sapevo di valere molto. Il 5,18 mi ha dato sicurezza ma non si sa mai cosa possono fare le avversarie, quindi ho sempre cercato di migliorare la prestazione. C’è stato tanto sacrificio per arrivare qui, dietro ci sono settimane di lavoro col mio allenatore che finalmente ha potuto sorridere. Dietro ci sono anche i tecnici delle protesi che fanno un lavoro importante, all’ultimo ci può essere qualcosa che non va e loro sono qui. Anno dopo anno migliorano per farci migliorare”.

Non può niente la svizzera Kratter, d’argento con 4,91, e nemmeno la storica rivale australiana T61 Vanessa Low che chiude con il bronzo (4,90).

Salgono a quattro i metalli più preziosi per la Nazionale azzurra. Otto invece le medaglie totali (quattro ori, un argento, tre bronzi) in attesa della giornata di lunedì, l’ultima della rassegna.

Photo Credits: Bizzi/FISPES

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Nasce a Venezia e fin da piccola coltiva la passione per lo sport, la scrittura e l'Oriente. Prima cestista, poi calciatrice, infine allenatrice. Lotta da sempre per l'uguaglianza nello sport. Caregiver, convive con 4 gatti maschi
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