Le manifestazioni che esondano nella violenza oggi formulano un interrogativo inquietante. È l’unico modo per rivendicare le proprie idee?
Da Bologna a Roma, per arrivare a Bruxelles tanto per citare le ultime occasioni per manifestare. Per protestare, attraverso slogan e partecipanti con epiteti e rivendicazioni. E sono proprio queste le chiavi di violino per approdare al risultato.
Da sempre le manifestazioni oceaniche che portano in grembo ideali e punti di vista sono quelle che fanno più rumore e si mescolano parate, cortei e occupazioni. Basta non trascendere.
Perchè la manifestazione pacifica molte, troppe volte, diventa violenta e la bagarre arriva a devastare quartieri e a colpire le forze dell’ordine, in nome di una sconfinata violenza che non certo è sinonimo di richiesta di libertà e opinioni, tutt’altro.
Autorizzata, ad ogni manifestazione si precisa proprio questo, salvo essere disattesi come per un’altro classico che girovaga quando l’ambiente si scalda con i famosi “infiltrati“, forse un alibi per coloro che hanno solamente intenzioni bellicose, per nulla intenzionati ad avere un motivo pregnante per manifestare.
Manifesto quindi ci sono, forse è questa la barra dritta che ognuno di noi dovrebbe avere come mantra, per trasmettere civiltà e soprattutto per credere che con la pacifica rivendicazione dei propri ideali, usando la piazza e la molteplicità degli adepti si può riuscire ad avere risultati, a far valere le proprie ragioni in maniera autorevole e non autoritaria, differenza fondamentale.
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Zero Biscuit di Mauro Lama
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