Alle Scuderie del Quirinale è stata inaugurata il 31 ottobre 2024 una grande mostra su “Guercino. L’era Ludovisi a Roma”.
Mette a fuoco il rapporto di Francesco Barbieri, detto il Guercino, per lo strabismo congenito, con Roma e con il papa Gregorio XV che, pur avendo regnato solo 2 anni dal 1621 al 1623, ha dato un notevole impulso alle arti e al collezionismo di opere d’età classica.
Le curatrici della mostra Raffaella Morselli e Caterina Volpi hanno voluto, attraverso l’esposizione di 122 capolavori, illustrare il complesso rapporto tra arte e potere, che caratterizzò il periodo storico, con particolare riguardo al biennio romano, 1621 e 1623, durante il quale si trovarono a Roma contemporaneamente tanti artisti importanti, chiamati dal papa Gregorio XV e da suo nipote, l’abile cardinal Ludovico Ludovisi.
Oltre alle tele del Guercino, il favorito interprete del gusto del Papa, sono esposte anche quelle di Reni, Domenichino, Carracci , Dossi, Poussin, onde ricostruire la temperie culturale dell’età Ludovisi, che culminò con la costruzione della fastosa Villa Ludovisi e il restauro del Casino di Caccia, sui terreni venduti da Cardinal Del Monte ai Ludovisi.
Oggi, per gentile concessione degli eredi, è possibile visitare anche il Casino Ludovisi, detto dell’Aurora, in cui il Guercino dipinse sul soffitto della sala d’ingresso, la splendida Aurora e ai lati i soggetti simbolici del Giorno e della Notte.
Il percorso espositivo delle Scuderie inizia con i due ritratti del Guercino e di Gregorio XV, per poi proseguire con una serie di opere dipinte dal Guercino prima di venire a Roma. L’artista, nato a Cento nel 1591 e morto a Bologna nel 1666, fu un geniale autodidatta, si formò studiano le tele dei Carracci e osservando il naturalismo di Dosso Dossi, lasciandosi influenzare da Tiziano.
Questa mostra, che rimarrà aperta fino al 20 gennaio 2025, introducendoci così nel venticinquennale Anno Santo, è un’occasione imperdibile di vedere riunite le opere di questo grande artista e di approfondirne la parabola artistica. Il Guercino, ha detto la prof.ssa Morselli,: “Individuò una via autonoma per affermarsi sul palcoscenico degli artisti che, venuti da Bologna, su chiamata del Papa Ludovisi, avevano avanzato le loro proposte pittoriche al pubblico romano.
Grazie alla sua maniera “naturale” Guercino offriva la forza di un colore inondato di luce che entra in collisione con l’idealismo di Reni e con il classicismo di Domenichino.”
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
