Italian flag
Città Metropolitana di VeneziaMestrePoliticaSlide-main

Le BR a Mestre: 45 anni fa l’omicidio di Sergio Gori

3 minuti di lettura

Il 29 gennaio 1980 le Brigate Rosse uccisero Sergio Gori, a Mestre. Non era mai successo prima ma dopo di lui furono assassinati il commissario Alfredo Albanese e Giuseppe Taliercio

Quella mattina del 29 gennaio 1980, Sergio Gori era uscito alle 7,30 dal portone d’ingresso principale che dà su viale Garibaldi. Come sempre aveva disatteso le raccomandazioni dell’azienda per quanto riguardava l’abitudinarietà, la ripetitività degli itinerari.
Sarebbe potuto uscire dalla porticina nel sottoscala, quella che porta direttamente ai garage, come del resto facevano molti inquilini del Condominio Cavour di viale Garibaldi 94, a Mestre.

Avrebbe dovuto comunque aprire il lucchetto della catenella che impediva agli estranei di parcheggiare nello spazio condominiale, e forse avrebbe potuto vedere eventuali persone appostate sul retro in tempo per rientrare nel sottoscala. Poteva fare la differenza. Ma Lui, pur sapendo di essere nella lista, non voleva cedere alla paura, non voleva cambiare le sue abitudini, non voleva essere trasferito, come gli avevano proposto. Oppure, non ci credeva che arrivassero a tanto.

“Ricordi di piombo”

Per incredulità, sfida,  rassegnazione o estrema voglia di libertà, una libertà che non si piega alla paura, Sergio Gori era divenuto il bersaglio ideale. E quella mattina, come sempre, oltrepassato il portone d’ingresso principale, si era diretto verso il retro dell’edificio per  andare a prendere la sua Fiat 500.

Aveva sentito dietro di lui i passi di un uomo e si era girato. Forse aveva visto che questo, elegantissimo con un cappotto cammello, non era solo.

“Il signor Gori? – gli chiese l’uomo elegante – Ssii? rispose lui.

Quattro scudisciate frustrarono l’aria  e poi, tra le grida di una donna affacciata alla finestra della casa difronte, l’ultima, la quinta.

Da Montedison a “Mortedison”

Sergio Gori era nato a Bengasi (Libia), il 14 ottobre 1932. Laureato in chimica, era il vice direttore del Petrolchimico di Porto Marghera, allora Montedison. Un ruolo tecnico ma molto importante per l’industri in quegli anni.

La  Montedison di Marghera era allora una delle fabbriche più importanti d’Italia e d’Europa con settemila dipendenti su cinquecento  ettari di terreno poggiato sulla laguna; 100 miliardi di investimenti, 930 miliardi di fatturato annuo, in Lire naturalmente.

All’inizio Sergio Gori lavorava come dirigente del reparto clorurati, poi, dall’ottobre del 1975, come vice direttore di produzione. Il direttore generale era Giuseppe Taliercio.

Le vicende del colosso di Porto Marghera erano complesse. Come in molte altre fabbriche in quegli anni anche al Petrolchimico fervevano le agitazioni, gli scioperi erano routine. Il 20 gennaio 1979 a Porto Marghera, si intensificano le contestazioni operaie contro la decisione della Montedison di rinviare il pagamento degli scatti di anzianità, che prevedevano l’aumento del ‘minimo tecnico’ per chi era addetto al  funzionamento degli impianti a ciclo continuo.

A luglio 79 si giunge all’accordo nazionale per i chimici che ottennero un aumento di 30.000 lire mensili e l’inquadramento su 8 livelli. Ma la sinistra sindacale non era soddisfatta e mentre l’accordo passa a maggioranza nelle assemblee dei lavoratori di quasi tutta Italia, viene respinto in alcune situazioni, fra le quali la Montedison di Porto Marghera.

Il 1979 era stato tristemente segnato da una grave tragedia: il 22 marzo una fuga di acido aveva ucciso tre operai, Bruno Bigo, Giorgio Rasia, Lucio Oreda, e ustionato altri nove. Un errore umano, uno di quelli che non dovrebbero mai accadere.

Il sindacato aveva denunciato altri 200 incidenti nei sette anni precedenti e che, poco prima dell’esplosione, la Montedison era stata autorizzata ad aumentare lo stoccaggio di fosgene. Questo aveva portato la tensione alle stelle e spesso i vertici sindacali  picchettavano l’accesso alla fabbrica per impedire l’ingresso agli operai e l’uscita dei dirigenti.

Succedeva che qualche notte anche Sergio Gori dovesse fermarsi dentro la fabbrica per evitare di uscire mentre c’erano i picchetti notturni, molto pericolosi. La Montedison si era trasformata in “Mortedison” sulla bocca della gente.

Il ruolo di Sergio Gori era tecnico e certo non dipendevano da lui le decisioni che gli operai contestavano né tanto meno la causa dell’incidente.

Era un uomo mite, sportivo, riservato ma socievole, benvoluto da tutti; un bell’uomo, alto e slanciato. Separato dalla moglie, da cui aveva avuto la figlia Barbara ormai 17enne, aveva una nuova compagna.

Lo stress per quei mesi di lotte, di minacce,  di  picchettaggi, avevano logorato la sua salute e la tendenza alla pressione alta aveva fatto il resto. A settembre, mentre partecipava a un torneo di tennis, durante una partita Sergio Gori venne colpito da infarto che però superò in poco tempo.

Dopo l’infarto l’azienda, forse  nel tentativo di sottrarlo al rischio e alla tensione,  gli aveva ventilato la proposta di un trasferimento a Milano.  Erano arrivate minacce di morte, anche a lui che non aveva responsabilità di rilievo e non si era mai occupato di politica.

Le Brigate Rosse a Mestre

Le Brigate Rosse erano presenti nel Veneto già dal 1972, con la Brigata Ferretto, risultante da accordi con la sinistra extraparlamentare veneta. Nel 1974 erano stati uccisi due militanti del M.S.I. E il 29 gennaio 1980 a Mestre, viene ucciso Sergio Gori. Per molti, l’uccisione di Gori fu un avvertimento per il suo direttore, Giuseppe Taliercio.

Il 12 maggio 1980 viene ucciso il commissario Alfredo Albanese, capo dell’antiterrorismo della Digos di Venezia, che stava indagando sull’assassinio di Gori e poi, nel 1981 sempre a Mestre, viene sequestrato e ucciso Giuseppe Taliercio.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
ItaliaSantiSlide-main

Santa Teresa di Gesù bambino: salvare le anime

6 minuti di lettura
Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo nacque ad Alençon il 2 gennaio 1873, ultima figlia di Louis Martin e…
IstruzioneSlide-mainTreviso

Scuole dell'infanzia a Spresiano: otto anni di rette azzerate, il bilancio del sindaco Della Pietra

2 minuti di lettura
Otto anni fa, nel 2018, l’Amministrazione comunale di Spresiano ha introdotto un contributo a sostegno delle famiglie che iscrivono i figli alle…
MusicaSlide-mainVenetoVille Venete

Serenissime dimore:

3 minuti di lettura
Tre concerti nel secondo fine settimana Dal 2 al 4 ottobre il Festival itinerante Serenissime Dimore propone tre concerti a Este, Zugliano…