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La rubrica del venerdì: lo schiavismo americano

Gli indigeni americani, dopo la scoperta di Cristoforo Colombo, risultarono un popolo non solo laborioso ma anche ingegnoso. Avendo cominciato a conoscere e ad apprezzare la civiltà e l’organizzazione urbanistica, si dettero subito da fare

Gli indigeni americani, dopo la scoperta di Cristoforo Colombo, risultarono un popolo non solo laborioso ma anche ingegnoso. Avendo cominciato a conoscere e ad apprezzare la civiltà e l’organizzazione urbanistica, si dettero subito da fare per superare la loro condizione di popolo primitivo ed ignorante, cercando di raggiungere in pochi decenni un livello accettabile di progresso. Cominciarono a conoscere i generi di prima necessità e coltivarli nel terreno di cui avevano enorme disponibilità. Ben presto conobbero la necessità di utilizzare il fuoco soprattutto per uso domestico e andarono in cerca del carbone, che trovarono nel loro sottosuolo, e nei fiumi trovarono anche l’oro che li rese presto emancipati e in grado di poter realizzare qualsiasi loro esigenza e seguire anche il progresso del quale sentivano parlare e che cominciava a bussare alle loro porte.

 

Mentre però, nella parte settentrionale dei loro territori, si adoperarono a creare un modello di società simile a quella che già esisteva nella vecchia Europa, nelle loro sterminate tenute terriere del Sud optarono per impiegare gli immensi territori a loro disposizione per la coltivazione in parte di cereali, ma soprattutto per la grande produzione del cotone. Ma per realizzare questo obiettivo avevano bisogno di molta manodopera scadente e non necessariamente specializzata. Decisero quindi di andare a prendere gli africani che vivevano in baracche e senza speranza di poter migliorare la loro condizione di vita, sia per la qualità che dal punto di vista finanziario. Portarono in America folle intere di africani, promettendo loro abbondante vitto e comodo alloggio in cambio del lavoro da svolgere nelle loro tenute di cotone. Promessa che ben presto si trasformò in schiavitù. Ai neri provenienti dall’Africa non era concesso alcun diritto, ma solo doveri: di lavorare tutto il giorno nei campi di cotone, di mangiare quello che decidevano i “padroni” e di dormire in baracche separate dalle residenze signorili che occupavano gli americani.

 

 

 

Da questo stato di cose prese corpo lo schiavismo americano praticato soprattutto negli Stati meridionali dove i proprietari terrieri perorarono l’immigrazione di africani, per poi sfruttarli per la lavorazione del cotone nelle tenute delle quali si erano impossessati loro, che conseguentemente causò anche la guerra civile – chiamata di Secessione – del 1861, che si consumò tra gli Stati del Nord che intendevano abolire in America il vergognoso sistema di schiavitù con cui venivano trattati gli afroamericani, a sevizio dei proprietari terrieri degli Stati del Sud, che invece si opponevano.

 

A cura di Nuccio Sapuppo

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