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La rubrica del venerdì: l’Apartheid in Sud Africa e Nelson Mandela

2 minuti di lettura

È proprio vero che i fatti dolorosi della storia, quelli che hanno provocato soprusi, angherie e morti, comprese le guerre, colpiscono in maniera indelebile la nostra sensibilità. Infatti, non solo siamo ben disposti a ricordarli, ma anche a celebrarne il sacrificio delle loro vittime.
L’Apartheid è stata una situazione che ha coinvolto alcune Nazioni Africane, principalmente in Sud Africa, dove il sottosuolo era ricco di giacimenti di diamanti, occasione per interessi di gioco da parte delle autorità governative. Fu così che nel 1948 iniziò una politica razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica e rimasta in vigore fino al 1991.
Tra i contestatori di questo increscioso stato di cose, emblema indiscusso dei diritti della razza nera, ci fu proprio Nelson Mandela, perseguitato a causa della feroce propaganda messa in atto contro il governo e incarcerato per 27 anni, fino all’intervento della Comunità Internazionale, che sanzionò il regime segregazionista sudafricano.
Mentre l’attivista scontava gli anni di prigionia, senza aver mai commesso un crimine, fu vittima del cosiddetto Effetto Mandela, diventando così il protagonista di una fake news, che lo voleva morto in carcere negli anni ’80.
Un fatto spiegabile solo con la teoria “degli universi paralleli”, peraltro sostenuta da alcuni scienziati psicopatici. Una leggenda metropolitana, quindi, messa in circolazione da persone interessate al verificarsi di vicende controverse. Infatti, dopo il carcere, Mandela fu liberato e l’Apartheid dichiarata crimine internazionale contro l’umanità. Seguì un referendum popolare e, alle elezioni democratiche, Nelson Mandela fu eletto Presidente della neonata Repubblica del South Africa. Finalmente, quella nazione per decenni martoriata dalle ingiustizie più impensabili, tornava a vivere una nuova era di pace e di convivenza civile fra i suoi cittadini.
 

 
Durante gli anni di governo, Nelson Mandela mantenne una condotta politicamente irreprensibile e orientata alla difesa dell’uguaglianza delle due diverse etnie presenti nella sua Nazione. Soprattutto, per merito dei suoi sistemi pacifici e democratici, non si verificarono mai fatti di rivendicazioni da nessuna delle due parti e i neri impararono dal loro Presidente a rispettare i bianchi, che fino a qualche decennio addietro erano stati i loro carnefici.
In conclusione, mi sento di affermare che la vicenda che coinvolse il Sudafrica è stata l’esempio, forse il più eclatante, per altre Nazioni che hanno vissuto nella loro storia le stesse vicissitudini, nelle quali le Organizzazioni della Comunità Internazionale sono riuscite a imporre la loro autorità per dirimere e risolvere definitivamente fenomeni deprecabili, simili a quello del Sudafrica.
 

A cura di Nuccio Sapuppo

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