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La pratica del “woofing”

3 minuti di lettura

Woofing è quella pratica comune in Nuova Zelanda che consiste nel lavorare in cambio di vitto e alloggio. Può risultare comoda a coloro che intendono viaggiare a lungo termine senza assumersi responsabilità vincolanti e anche per coloro che non si possono permettere di assumere dipendenti. Poiché ogni situazione è diversa, bisogna assicurarsi di chiarire se lo scambio è adatto a entrambe le parti. Anche se può suonare come un’occasione fantastica per esplorare il paese a un budget ridotto, meglio non illudersi. Potrebbe rivelarsi un modo brusco per apprezzare l’esistenza del denaro. Fino a che non si ha a che fare con una prestazione che non coinvolge soldi, ma solo uno scambio, si corre il rischio di dimenticarsi perché il denaro sia un’invenzione magnifica.

 

 

Ho conosciuti molti giovani immigrati in Nuova Zelanda che hanno accettato un’offerta simile, e sono davvero pochi, disgraziatamente, quelli che lo hanno considerato uno scambio equo. Molti di coloro che offrono lo scambio si rivelano essere maniaci del controllo o semi schiavisti che vedono nel woofing l’opportunità di assumere una manodopera a basso costo. Questa tendenza diverge spesso nella tentazione da parte del datore di lavoro di approfittare della manodopera. Perché togliere il denaro dall’accordo sembra peggiorare drasticamente la condizione di chi lavora? Dato che il denaro non è incluso, spesso non ci si prende la briga di mettere l’accordo per iscritto. Se lo si fa, molti non sembrano andare d’accordo sulla prestazione data.

 

 

Per esempio, recentemente una mia amica ha lavorato come volontaria in una fattoria dove il principale profitto si concentra sul portare i turisti a cavallo sulla spiaggia. La promessa era quella che alla fine dell’estate la mia amica (che già aveva esperienza come guida a cavallo) potesse portare i clienti fuori a cavallo senza la presenza della datrice di lavoro (e che venisse pagata per farlo). Le due parti hanno stipulato trenta ore alla settimane in cambio in vitto e alloggio. Oltre a lavorare con i cavalli, la mia amica aveva il compito di occuparsi degli ospiti dell’ostello, pulire, cucinare e un’infinità di altre piccole occupazioni. Meno di un mese, la mia amica se n’è andata, o meglio le è stato chiesto di andarsene da un giorno all’altro, descrivendo l’esperienza come un incubo. Cosa è andato storto? Nel suo caso, le due parti non si erano intese riguardo il tempo trascorso a cavallo. La mia amica considerava uscire insieme ai gruppi come parte delle tante ore (per quanto piacevole, è un’attività stancante) e ovviamente, questo non rispecchiava la visione dell’altra. Il denaro sembra avere la brillante caratterista di creare dei confini personali. L’aspettativa dei datori di lavoro sembrava essere quella di dare lavoro a qualcuno senza dare gli stessi privilegi che si darebbero a coloro che ricevono una paga.

 

 

Meglio imparare queste dieci lezioni per evitare di entrare in una cattiva posizione di volontariato prima di accettare una posizione.

Primo: non dare per scontato che quanto scritto sulla pagina online di un  datore di lavoro sia accurato. Fare domande specifiche su tutto ciò che è scritto sulla loro pagina, come su orari di lavoro, alloggio, balneazione, cibo e procedure dei pasti, compiti di lavoro specifici, procedure e tecniche agricole, tempo libero e qualsiasi altra cosa.

Secondo: scoprire che ciò che hanno scritto sulla loro pagina non è accurato, potrebbe essere allarmante.

Terzo: se un datore di lavoro non esprime alcun interesse a parlare in anticipo per telefono, a conoscere il volontario, a raccogliere informazioni o a compilare un qualche tipo di modulo di domanda, meglio non fidarsi.

Quarto: nessuno può costringere un altro a svolgere un lavoro che si ritiene pericoloso, soprattutto se si tratta di un volontario.

Quinto: se il datore di lavoro non sembra farsi carico della sicurezza dei volontari, l’esperienza non ne vale la pena.

Sesto: se possibile, meglio disporre di un piano di riserva. Avere i fondi per andarsene è davvero importante se l’esperienza dovessi rivelarsi un flop.

Settimo: lasciare le informazioni di contatto della fattoria a famiglia, amici e conoscenti.

Ottavo: assicurarsi che il coniuge dell’ospite e/o altri membri della famiglia siano informati dell’accordo. È abbastanza comune che i membri della famiglia non comunichino bene.

Nono: meglio comunicare con domande dirette e specifiche, preferibilmente per iscritto.

Decimo: non ignorare l’istinto. Se non ci sente a proprio agio, meglio andarsene. E se ci si sente trattati ingiustamente da un datore di lavoro, il sito web WWOOFing ha le risorse per fare da tramite, e magari far evitare a altri la stessa  negativa esperienza.

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