Dal 2015 la FIFA ha istituito la Giornata mondiale del gioco del calcio e ha scelto per questo una data dal valore altamente simbolico e struggente, il 4 maggio. Con il nobile intento di ricordare il Grande Torino, scomparso nel 1949 nella tragedia aerea di Superga.
In quella data infatti, l’aereo degli “invincibili“ di ritorno da Lisbona dopo una amichevole, si schiantò contro il terrapieno posto alle spalle della Basilica di Superga e persero la vita 31 tra calciatori, allenatori, alcuni giornalisti al seguito della squadra e l’equipaggio.
L’Italia del dopoguerra, in preda alla voglia di riscatto e di rivincita, piena di desideri e di vita trovò la morte in quel pomeriggio di primavera stranamente nebbioso e uggioso, doloroso come non mai.
Il Grande Torino, che con il famoso quarto d’ora granata lanciato da Oreste Bolmida dalla tribuna del vecchio Filadelfia con uno squillo di tromba, trovava immancabilmente le maniche arrotolate di capitan Valentino Mazzola e le puntuali vittorie.

Il grande spunto emotivo di questa data è un viatico per celebrare un gioco, quello del calcio, capace di far divertire ed appassionare il mondo intero, con un semplice pallone e ventidue uomini in un rettangolo di gioco.
Semplice e complesso oltremodo, popolare ed autentico generatore di emozioni, il calcio da sempre con il suo potere aggregativo svolge un ruolo fondamentale nella società, riunendo folle e intere generazioni in nome di un appartenenza a dei colori sociali o ad una semplice passione.
Tramandato di maglia in maglia, di generazione in generazione, di gol in gol, ma sempre con la fedeltà assoluta, quella che identifica oltre le vittorie e i fasti, incollata anche alle sconfitte.
Un bambino che istintivamente calcia un pallone, forse risiede pienamente in questa immagine l’autentica bellezza del gioco del calcio, al di là degli stadi, dei calciatori, delle vittorie.
Tutto per un gol.
Photo credit by Pixabay
Instacult di Mauro Lama
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