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La forza della volontà

1 minuti di lettura

Tra dolore e speranza, un invito a trasformare il lutto in forza interiore e a ritrovare nella volontà la via per continuare a vivere

ITALIA – Così ci ritroviamo, ancora una volta, a piangere i nostri morti. Ogni tragedia che colpisce la collettività — un incidente, un gesto disperato, una violenza assurda — riapre la stessa domanda: quanto durerà il nostro lutto? E per quanto tempo resteremo accanto a chi resta solo nel dolore?

La morte, soprattutto quando arriva improvvisa e ingiusta, è sempre inaccettabile. Colpisce chi parte al mattino per guadagnarsi da vivere e non torna più. Quando il dovere quotidiano diventa rischio, non esiste compenso che possa davvero giustificarlo.

Viviamo in un’epoca di rabbia, una rabbia che trascina con sé buoni e cattivi, vittime e carnefici, in un vortice senza fine. Una rabbia che ci sta logorando. Qualche giorno fa, un anziano si è tolto la vita gettandosi dal balcone della sua casa — l’ultima risorsa che gli era rimasta. Ieri, addirittura, una strage per un fallimento. Episodi diversi, ma uniti dallo stesso filo: la disperazione che nasce dall’impotenza e dal rancore.

Kant scriveva: “Da un legno così storto come quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire nulla di perfettamente dritto.” Eppure lo stesso filosofo ci invita a un doppio dovere: essere ed esistere. Non basta la ragione pura, quella che analizza e giudica; serve anche la ragione pratica, quella che agisce e resiste.

Per esistere davvero dobbiamo attivare la nostra pratica della ragione, quella che si chiama volontà. È la volontà che ci spinge ad affrontare le prove dell’esistenza, anche quando gli eventi ci appaiono privi di senso. Quando la ragione ci dice che qualcosa è impossibile, è la volontà che apre la strada alla possibilità.

Il lutto, allora, si elabora non quando dimentichiamo, ma quando comprendiamo che non tutto è perduto. Elaborare significa volere ancora: voler continuare a vivere, a capire, a costruire.

Invocare il cielo, dove riposano i nostri sogni e i nostri morti, non è un gesto vano. È un modo per ritrovare radici e ali, memoria e futuro. Solo così possiamo andare avanti — con la forza silenziosa della volontà.

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