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La conclusione dell’anno giubilare a Treviso

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Più di 2000 persone hanno partecipato alla celebrazione che si è svolta nel Tempio di San Nicolò il 28 dicembre per la conclusione dell’anno Giubilare

TREVISO. Un centinaio di preti, tra cui i vicari foranei e i membri del Capitolo della cattedrale mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo emerito di Udine e il vicario generale della diocesi, mons. Mauro Motterlini.  hanno concelebrato con il Vescovo Michele Tomasi  questa messa conclusiva del  Giubileo 2025, in concomitanza con la chiusura delle porte sante a Roma.

Tra le autorità, hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale di Treviso, Antonio Dotto, in rappresentanza del Sindaco, il vicario del Questore, Domenico Demaio, l’assessore Diego Zanchetta, per la Provincia di Treviso, Massimo Ribaudo, comandante provinciale dei Carabinieri, Michele De Luca, comandante della Guardia di Finanza di Treviso, in rappresentanza del comandante provinciale, Daniele La Gioia, Fabio De Luca, comandante del 51° Stormo di Istrana, Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio Treviso – Belluno.

Presenti anche le sezioni trevigiane dell’Unitalsi, dell’Ordine di Malta e dell’Ordine del Santo Sepolcro.

La celebrazione nella sua solennità ha mantenuto  una certa sobrietà e semplicità. Ha lasciato poi spazio alla multiculturalità con le donne dello Sri Lanka  che hanno seguito il corteo iniziale con delle corone di fiori e delle candele; con l’offertorio, accompagnato da un canto e una danza della comunità ghanese; con i canti della comunione del coro ucraino – ortodosso.

Ma anche i giovani hanno avuto il loro spazio: sia nelle parole dell’omelia del vescovo, che ha ricordato il loro Giubileo a Roma, dove purtroppo è mancata per un improvviso malore una catechista di Istrana, Lina,  sia nella raccolta delle offerte.

Un’altra particolarità di questa celebrazione è stata la possibilità di assumere la comunione in due specie: pane e vino. Questa era una consuetudine fin dagli albori del Cristianesimo. Poi per ragioni igieniche e per motivi dottrinali (Cristo è presente in entrambe gli elementi) la pratica della comunione delle due specie viene attuata solo in celebrazioni particolari.

I volontari del Festival Biblico hanno collaborato all’organizzazione di questo grande evento, indicando ai partecipanti dove sedersi, fornendo i libretti per seguire la celebrazione, riordinando la chiesa dopo la conclusione del rito. Così pure i ragazzi del seminario che hanno partecipato attivamente alla funzione religiosa.

All’inizio della celebrazione il Vescovo Michele ha ricordato come un anno fa lui avesse celebrato l’inizio del Giubileo proprio in questo contesto e quanti fossero stati i propositi di tutti per questo anno Giubilare. 

Dopo che milioni di persone sono accorse a Roma nei vari giubilei tematici (carcerati, insegnanti, giovani, anziani, ecc.) bisogna cercare di capire che cosa questa opportunità spirituale ha lasciato ad ognuno di noi e come ripartire da questa nuova meta che abbiamo raggiunto.

Questa celebrazione ha senz’altro aiutato i fedeli nel compito di vivere la loro fede con consapevolezza e responsabilità, ma anche ha dato un senso di appartenenza (anche numerica che non guasta) che aiuta ad intraprendere un cammino spirituale che non è sempre facile in una società così secolarizzata com’è quella di oggi.

“Ora chiudiamo l’esperienza dell’anno giubilare. Doveva durare un anno, e questo tempo è passato. Ma il Signore ha sparso abbondantemente semi di speranza. La speranza sta germogliando: prendiamocene cura, fino a che produca frutti di novità e di bellezza”. 

E’ questo l’augurio più bello che ci ha lasciato il Vescovo Michele nella sua omelia. 

E questo lo porteremo nel nostro cuore, perché avvenga ciò che lui ha auspicato.

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