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Pecora nera

3 minuti di lettura

Indica comunemente quell’individuo che si differenzia dagli altri individui del gruppo per muoversi a distanza. Non segue il gregge, rimane indietro. In parte si allontana, in parte viene escluso

ITALIA. Sta di fatto che mentre gli altri individui stanno assieme e ben stretti per sentirsi protetti e sicuri, questo individuo se ne sta per conto suo. E’ indifferente al pericolo, sembra avere più paura del branco che della solitudine. Quando noi assegniamo questo epiteto ad un individuo per il suo carattere e per il suo comportamento, ne diamo esplicitamente un connotato negativo. E’ fatto così, forse è anche pericoloso, meglio tenerlo distante.

Non ci interessa cosa fa quando noi siamo intenti a incontrarci e a seguire in maniera corretta e ossessiva i rituali collettivi che la civiltà ci impone, o meglio che noi, con le nostre abitudini, abbiamo consolidato in valori irrinunciabili. Chi si adegua al branco è normale, chi non lo è ha qualcosa che non va. Forse va curato, forse va semplicemente espulso o tenuto sotto stretto controllo. Mai capito, perché non si fa capire con la sua imprevedibilità, con la sua repulsione per le regole, per la sua eccentricità che lo rende diverso. Rimane necessariamente indietro, cerca di seguirci, ma non ce la fa, o forse non vuole.

Sbaglia sempre e non riesce a risalire dalla china cui sembra predestinato. Non gliene va bene una e, a volte, per la sua condotta negativa sarebbe stato meglio che non fosse mai nato. Robert Merton, celebre sociologo del ’900, sosteneva che nella società dei consumi, non era importante soddisfare il bisogno, ma soltanto mostrare agli altri che ciò che si ha, ha valore in quanto è costoso. Ciò che costa di più, anche se non sempre utile e necessario, viene più apprezzato dai consumatori, perché lo devono mostrare agli altri come simbolo del potere e della ricchezza, status symbol.

Merton chiamava questa tendenza del mercato, consumo vistoso. Il valore della merce sta in ciò che fa apparire quella stessa merce come eccezionale, pur non essendo tale. Chi consuma aspira ad acquistare oggetti non in base al loro intrinseco valore, ma in quanto possono apparire agli altri come oggetti di valore anche se non lo sono effettivamente. Nelle generazioni, si deve attivare l’ascensore sociale. Di generazione in generazione si devono raggiungere quei risultati economici e di consumo che le generazioni antecedenti non se lo potevano permettere.

Consumo vistoso, status symbol, ascensore sociale, sono aspetti che riguardano i più, m alcuni individui ne sono esclusi pur non avendone alcuna colpa. Una specie di selezione naturale che porta a far avanzare chi vince sempre, anche se queste vittorie debbano essere fatte a spese di quelli che sono sconfitti. Le “pecore bianche“, vivono alle spalle delle “pecore nere”. Se non ci fossero queste non ci sarebbero le altre, quelle migliori, quelle che ostentano superbamente i loro averi e il loro benessere, la loro ascesa sociale, facendosene vanto e merito.

E’ per merito che hanno raggiunto la loro invidiabile posizione. Io penso che chi si allontana, chi fa più fatica, chi viene considerato lo scarto ha la stessa importanza che ha l’inconscio nel determinismo della vita psichica. Gli esclusi allontanati sono secondo me quegli individui che, come quando si muove un esercito, vanno avanti per anticipare il pericolo, e proteggono i fianchi dagli agguati e sono indietro, come retroguardia per coprire le spalle. 

Sono necessari anche se sacrificabili.  I dimenticati quando li scorgiamo, ci rendiamo conto di come siano importanti al nostro stare bene. Essi ci danno la misura del nostro benessere. E’ merito loro se avanziamo, protetti e sicuri. Ecco perché stare al passo degli ultimi deve diventare una norma etica che ci guida nelle decisioni e nelle conquiste.

Quando scorgiamo qualcuno sotto una coperta che si rifugia negli anfratti di un portico o di una chiesa, e quando qualcuno tende la mano per chiederci la carità, fermiamoci a guardare e dare, e pensiamo a loro come le nostre stampelle, nei giorni cupi dell’indifferenza e del dolore.

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