Ilaria Salis, attivista di sinistra detenuta in Ungheria, al centro di controversie per le condizioni di detenzione. Emerge il coinvolgimento in un gruppo “Antifa” tedesco, sollevando questioni sulla giustizia e la lotta al terrorismo.
UNGHERIA. Ilaria Salis, attivista di sinistra italiana detenuta in Ungheria, è stata protagonista di uno scioccante episodio durante la sua prima udienza a Budapest, dove è stata portata in aula con mani e piedi legati, suscitando reazioni di indignazione e sconcerto.
Questi dettagli aprono la discussione sulla necessità di garantire processi giusti nel pieno rispetto dei diritti umani. La procura ungherese ha richiesto 11 anni di carcere per Salis, accusata di aver partecipato a un’aggressione contro militanti di destra.
Il padre di Ilaria, Roberto Salis, ha denunciato l’ambasciata italiana in Ungheria, sostenendo che fosse a conoscenza delle condizioni di detenzione della figlia, ma non aveva informato la famiglia.
Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha condannato il trattamento subito da Salis definendolo una “violazione delle norme comunitarie”.
Sono emerse di recente le attività del gruppo di cosiddetti “Antifa” tedeschi con cui Salis si accompagnava, descritti come violenti recidivi in assetto armato, assomiglianti a vere e proprie organizzazioni para-brigatiste.
Se l’Italia è contro ogni forma di terrorismo, dovrebbe altresì ribadire la lotta contro il terrorismo di matrice rossa. La richiesta è di assicurare che i concittadini all’estero abbiano accesso a processi equi ma, nel caso di colpevolezza accertata, si sottolinea l’importanza di adottare misure appropriate.
La prossima udienza è fissata per il 24 maggio 2024, e nel frattempo, il Governo italiano, insieme alla Commissione europea, sta adottando misure per affrontare la situazione e migliorare le condizioni di Ilaria Salis.
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