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Il mare verde dell’Umbria

4 minuti di lettura


un cuore religioso che pulsa al centro dell’Italia

In un momento in cui il cambiamento climatico ci chiede un cambiamento di stili di vita, proponendoci di sostituire ampie zone di asfalto con altri materiali che abbassino la temperatura di qualche grado, viaggiare tra le colline verdi dell’Umbria è come vivere un sogno futuribile.

Ma tra un bosco e l’altro spuntano dei meravigliosi piccoli borghi, come Spello, famoso per la sua Infiorata. Visitarlo non in questo momento clou dell’anno permette di apprezzare la cura con cui sono tenuti questi paesini, che valorizzano la loro heritage culturale con delle peculiarità che li distinguono.

Ad esempio Spello è l’antica Hispellum e vanta molte vestigia romane, tra cui le imponenti porte d’accesso in pietra (come Porta Consolare, Porta Venere e Porta Urbica) e la recente scoperta della Villa dei Mosaici.

Ma Spello è famosa per la straordinaria tradizione delle Infiorate del Corpus Domini. Tra maggio e giugno, in occasione di questa festività religiosa, le strade del borgo si trasformano in spettacolari tappeti e quadri d’arte fatti interamente di petali di fiori. Ma tutto l’anno i suoi abitanti curano con passione l’estetica delle case in pietra locale, decorando vicoli, scale e balconi con piante e fiori colorati. 

Assolutamente da vedere sono gli splendidi affreschi del Pintoricchio nella Cappella Baglioni nella Chiesa di Santa Maria Maggiore e il meraviglioso dipinto del medesimo autore nella Chiesa di san Lorenzo.

Ma se vogliamo incontrare una vera e propria città, elegante e acculturata, andiamo a Spoleto.

L’antica Spoletium romana ha lasciato molte tracce visibili in città: l’anfiteatro, l’arco Druso,l’elegante casa romana del I secolo d.C., appartenuta a Flavia Vespasia Polla, madre dell’imperatore Vespasiano, decorata con pavimenti e mosaici ancora intatti.

Ma vi sono vestigia ancora precedenti, come le mura ciclopliche,  prima cinta muraria urbica sorta in epoca umbra e successivamente assorbita e manutenuta in epoca romana; di andamento poligonale, è costituita da enormi blocchi di pietra squadrati, posti a secco, e racchiudeva l’agglomerato urbano precedente allo sviluppo medievale.

Famosi anche la Rocca Albornoz che sovrasta la città o il ponte delle torri, lungo 230 metri ed alto 82, è stato parte dell’acquedotto di Cortaccione, di origini romane. Ma se si entra in città, bellissima è la piazza del mercato, dove c’è una fontana talmente grande da essere abitata.

Ma Spoleto è soprattutto famosa per il Festival dei Due Mondi (conosciuto anche come “Spoleto Festival”), fondato nel 1958 dal maestro compositore Gian Carlo Menotti, che con i suoi spettacoli di prosa, danza, concerti, mostre e film nell’ambito di Spoletocinema, rappresenta una manifestazione di livello internazionale.

Proseguendo il nostro itinerario in Umbria, arriviamo in una città simbolo per la religione cattolica, Assisi, perché qui è nato ed ha operato San Francesco, di cui ricorrono quest’anno gli 800 anni dalla morte del santo. Visitare la basilica inferiore e superiore avendo come guida un frate non è solo un’esperienza artistica, ma soprattutto spirituale.

Le bellezze che decorano tutte le pareti non possono competere con l’emozione che si prova di fronte alla tomba di San Francesco, dove lo stesso Papa Bergoglio ha celebrato. La sobrietà e l’essenzialità di questo luogo, dove lui si ritrova sepolto con i suoi confratelli Leone, Rufino, Masseo ed Angelo, è inennarrabile e disarmante.

La tomba di san Francesco, meta ogni anno di milioni di pellegrini da tutto il mondo, è infatti un semplice sarcofago di pietra racchiuso nel pilastro sotto l’altare maggiore della chiesa inferiore della Basilica. Il corpo del santo venne traslato nella Basilica costruita in suo onore nel 1230.

Davanti alla Tomba del Santo arde una lampada votiva alimentata dall’olio donato ogni anno da una diversa regione italiana per la festa del 4 ottobre. Nella ricorrenza del 2020 l’olio è stato donato dalla Regione Marche. Sulla lampada è inciso un verso dantesco, tratto dal XXVI canto del Paradiso: “Non è che di suo lume un raggio”.

Ma un altro luogo religioso che non si può non visitare è Cascia, il luogo dove ha operato Santa Rita, quella dei casi impossibili. Incredibile è vedere la devozione dei pellegrini, che affollano le messe celebrate più volte al giorno e fanno lunghe file per pregare di fronte alla tomba della santa.

Ma la parte più emozionante è visitare il piccolo monastero dove è vissuta per quarant’anni dopo la morte del marito e dei figli, dove si può vedere la famosa vite intirizzita da lei innaffiata ogni giorno per ordine della superiora che voleva mettere alla prova la sua obbedienza e che oggi è un grande pergolato, che fa ombra alla porta da dove lei è entrata nel convento aiutata da Sant’Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino, perché le monache non volevano accettarla, perché moglie e madre.

Sul muro accanto alle scale del cortile, si possono notare qua e là dei piccoli fori; qui abitano le api murarie. Un’antica credenza popolare collega le api al primo miracolo attribuito a Rita in vita:

Mentre la piccola Rita riposa nella culla in giardino, si avvicinano cinque api bianche. Queste cominciano a entrare e uscire dalla bocca di Rita, senza pungerla. Intanto, un contadino, mentre lavora, si taglia una mano con la falce. L’uomo va in cerca d’aiuto e, passando accanto alla piccola, nota le api e fa per scacciarle. Ritirando la mano a sé, si accorge con stupore di essere guarito.

Nell’Oratorio del Crocifisso la tradizione racconta che Santa Rita ricevette la stigmata sulla fronte: il Venerdì Santo del 1442, dopo aver ascoltato la predica del francescano San Giacomo della Marca, Rita desidera ardentemente soffrire con Gesù.
Il Crocefisso la esaudisce: una spina (proveniente dalla corona di spine di Gesù) si conficca nella fronte di Rita provocando la stigmata, che Rita avrà sulla fronte per 15 anni, fino alla sua morte.

L’anello nuziale e la corona del rosario di Santa Rita si trovano invece nella cella dove si può vedere anche l’urna dorata in stile barocco, che ha contenuto il corpo della santa dal 1745 al 1930.

Accanto, c’è la cella di Santa Rita, dove la santa ha vissuto ed è morta. Qui si trova la cassa solenne che ha custodito il corpo di Rita alla sua morte, nel XV secolo, fino al 1745; è opera di Mastro Cicco Barbaro che, storpio alle mani, viene guarito mentre pregava davanti al corpo della santa. Sulla cassa, c’è la prima raffigurazione di Santa Rita.

Uscendo, è possibile vedere il roseto creato in ricordo del miracolo della rosa e dei fichi: alla fine dei suoi giorni, Rita chiede a una sua cugina di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna di Roccaporena. Ma è inverno, così la cugina pensa che Rita stia delirando per la malattia. Tornata a casa, la parente trova nell’orto innevato una rosa e due fichi e, stupefatta, torna a Cascia per portarli a Rita.

Miracoli e bellezza naturale e storica è quindi questo cuore verde d’Italia. Da visitare sempre con rinnovato stupore e sentita devozione.

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