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Il carnevale di Ronciglione

3 minuti di lettura

Ronciglione, borgo incantevole tra i monti Cimini, celebra il suo rinomato Carnevale, fra i più antichi e spettacolari d’Italia. Le sue vie si animano per tre domeniche con il tradizionale Corso di gala, testimone di secoli di storia e tradizione, incarnando l’essenza festosa e coinvolgente della comunità ronciglionese.

RONCIGLIONE. Ronciglione è annoverato come uno dei “borghi più belli d’Italia”. Arroccato sui monti Cimini, a pochi passi da Viterbo, è un borgo particolarmente suggestivo, ricco di storia, cultura e tradizioni di cui vi racconterò prossimamente.

Ma oggi sono qui per un evento speciale … il famoso “Carnevale di Ronciglione” considerato tra i più antichi dell’Italia centrale e uno dei 10 più belli d’Italia.

Per tre domeniche si è svolto il tradizionale “Corso di gala”, la sfilata di maschere e carri allegorici lungo le vie principali del borgo in festa.

Le origini di questa festa, la più importante della Tuscia, risalgono al XVI secolo, all’epoca dei Farnese quando si svolgevano le “Pubbliche allegrezze”.

Una tradizione che nel tempo non si è mai sopita e tutt’oggi è una festa particolarmente sentita e vissuta dai ronciglionesi.  Lo si percepisce girando per le vie del ‘borgo’. È facile imbattersi in persone di tutte le età mascherate, anche i bimbi più piccoli nelle carrozzelle!

L’appuntamento è sulla piazza principale dove saltimbanchi, artisti di strada, orchestrine e clown animano la scena rendendo l’atmosfera particolarmente gioiosa e spensierata.  Lungo il viale principale chioschi ambulanti stazionano su entrambi i lati dove è possibile bere e mangiare fin dalle prime ore del mattino. Invitanti profumi di salsicce arrostite, polenta fumante, si mescolano con quelli non meno accattivanti dei tanti dolci del carnevale. Non mancano le tradizionali castagnole fritte, le chiacchere, le fregnacce, crepes arrotolate e ripiene di zucchero, pecorino e cannella molto apprezzate, si dice che … “Le fregnaccie so’ bone calle o chiacce”, i ravioli dolci ripieni di ricotta e spolverizzati con lo zucchero o bagnati alkermes/rhum e le frittelle di riso.   

Alle 15,30 circa del pomeriggio, in virtù dell’organizzazione, un drappello di uomini a cavallo percorre al galoppo la principale via del borgo dando inizio alla sfilata.

I cavalieri sono vestiti da ‘ussari’ per ricordare un capitano francese in servizio a Ronciglione in difesa dello stato pontificio che, innamorato di una bella fanciulla, pensò di attrarre la sua attenzione cavalcando alla testa dei suoi uomini.  

Poi è la volta della banda musicale cittadina, le cui origini risalgono al 1835, che procede con ritmo cadenzato al suono dei tamburi.

A seguire gruppi in maschera di donne, uomini e bambini con travestimenti fantasmagorici, spettacolari, con colori vivaci, fantastici, frutto di un prestigioso lavoro di sartoria. Poi i carri allegorici tra cui quello del “Naso Rosso”, la caratteristica maschera di Ronciglione fra le più antiche italiane… “Di racconto in racconto, si narra che nell’anno 1900, in un giorno feriale, due barbieri e due calzolai di nome Bonaventura Piferi, Romeo Tani, Pietro Anzellotti e Giuseppe Alessandrucci, si trovavano nei pressi del forno di Camillo Taborri, probabilmente nell’osteria di “Nostasìa”. …Quel pomeriggio, come tanti altri, tra un bicchiere e l’altro, uno di loro raccontò che al mattino, guardandosi allo specchio e accorgendosi di avere il naso completamente rosso, si era improvvisamente ricordato di quanto accaduto la sera precedente, quando, dopo aver bevuto un fiasco di vino rosso, a causa dello stesso e della poca luce, aveva erroneamente scolato i rigatoni nel vaso da notte (pitale); dopo averli conditi con il sugo di carne del giorno prima, insieme ad una manciata di pecorino, se ne era fatto una grande scorpacciata.

Per fortuna l’improvvisata “scodella” era pulita! A onor del vero, a fronte di questa spassosa disavventura, i quattro amici, dopo tantissime risate, lo stesso giorno, proprio in periodo di carnevale, decisero di comune accordo di formare la “Società dei Nasi Rossi” cioè una convivenza di bontemponi, mangiatori e bevitori. …”

E proprio nel 1900 nacque la “Società dei Nasi Rossi” tutt’ora presente e tutt’oggi è diffuso fra i ronciglionesi collezionare i pitali del naso rosso che di anno in anno vengono dipinti in modo allegorico diverso. Ma non solo. In tanti indossano la maschera dei “Nasi Rossi” per inscenare la loro storia. Con camici bianchi e la papalina della notte in testa entrano nelle case per offrire i maccheroni caldi rigorosamente tenuti nel pitale che portano in mano. 

La sfilata prosegue per qualche ora con un susseguirsi di maschere originali e vivaci. Il sovrapporsi delle musiche allegre, il rullo dei tamburi della banda che continua a sfilare, i canti, rendono l’atmosfera gioiosa, coinvolgente e spensierata!

Finita la sfilata i gruppi mascherati si mescolano con tutta la gente in piazza per ballare il saltarello, ridere e cantare, tutti insieme.

L’ultimo giorno di carnevale, la festa, con una mongolfiera che si innalza nel cielo, si conclude. Si torna a casa ma già si parla di cosa fare il prossimo anno.

La tradizione, più forte che mai, continua!

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Carnevale_di_Ronciglione#:~:text=Il%20Carnevale%20di%20Ronciglione%20%C3%A8,10%20pi%C3%B9%20belli%20d’Italia.

Tratto da: “https://www.nasirossironciglione.it/storia/

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