Dal bosco alla civiltà: regole, consumi e responsabilità come strumenti per educare e costruire comunità consapevoli
ITALIA – Le regole si determinano quando non esiste o forse non si pone fiducia nell’umano buon senso. E quando si determinano non devono essere oggetto di interpretazione, devono essere talmente chiare, da risultare ripetitive, banali, inequivocabili.
Se in queste determinazioni si lascia una piccola feritoia in cui è comunque possibile infilare una freccia, ecco che “fatta la legge, trovato l’inganno”. Ma questa proverbiale scappatoia ha un risvolto molto positivo. Non è solo affermazione di una impossibilità di giustizia. Anzi, è proprio attraverso l’elusione della legge che è possibile trovare una “giusta” soluzione.
D’altronde la giustizia è simbolicamente rappresentata da una bilancia in equilibrio perfetto, cioè impossibile. Ci deve essere sempre una mediazione tra “entrare in gamba tesa” su una questione, oppure scegliere la strada più saggia del pensare prima di agire, del dubbio prima di scegliere, del procrastinare, per attendere dalle inevitabili occorrenze quella intuizione utile a decidere.
Uscire dal bosco è stata la lunga e faticosa operazione della civiltà, dalle origini dell’umana natura fino alle stelle che attendono di essere esplorate e abitate. Atene e Roma erano città di marmi e giardini. I marmi non erano caverne e i giardini non erano il bosco.
I genitori sognano per i propri figli una vita più agiata di quella che loro hanno vissuto, una vita senza bisogni essenziali per sopravvivere, una esistenza che dà valore al superfluo e all’inutile, perché il necessario si ha già.
In questi giorni di preparazione al Natale, consumare fa parte della festa e della gioia che ad essa si accompagna. Forzare chi si ama alla rinuncia è un vano tentativo di isolarsi e di subire un triste isolamento. È vano perché il mondo, il nostro mondo, cammina con la civiltà. E a questa condizione unicamente umana non possiamo e non dobbiamo sottrarci.
Esistono altre strade che si possono intraprendere, pur di raggiungere un equilibrio tra il desiderio di sottrarsi ai consumi e al caos quotidiano, e ai bisogni indotti. Quelli nati dal confronto, dall’emulazione, dall’eccessivo.
È giusto il cambiamento, ma bisogna innanzi tutto essere motivati e preparati a questo. Non si può pretendere che tutti lo siano. Allora il compito educativo fondamentale sta innanzitutto nel rinforzare gli argini, per evitare una pericolosa e incontrollata esondazione.
Come si fa con il fiume quando non sta più nel suo alveo naturale. Deviare, o meglio orientare il flusso perché possa servirci per un migliore adattamento è più difficile perché richiede il concorso dell’intelligenza e della volontà, che sono proprie del singolo individuo. In ciò consiste il cambiamento.
Così avviene quando la civiltà progredisce e dà il meglio di sé per tutti noi. L’ideologia ci salva dalla confusione, ma stiamo attenti a non entrare nella pericolosa scorciatoia del fanatismo.
Se siamo usciti dal bosco, non possiamo che attraversare le città dove viviamo accompagnando i nostri figli, non insegnando loro come fuggire, ma dando loro la fiducia e la sicurezza in una realtà che devono apprendere e governare.
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