Se ne parla da qualche giorno e il dibattito è aperto, la famiglia del bosco in Abruzzo rappresenta un inno alla libertà e alla natura come sarebbe piaciuto a Rousseau o un allontanamento dalla società?
É diventato un caso politico che divide e polarizza l’opinione pubblica, con un fitto schieramento a favore o contro la decisione dei giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che hanno disposto l’allontanamento dei tre bambini dai genitori con cui vivevano. Stiamo parlando di una piccola casa in un bosco nei pressi di Chieti, in Abruzzo. Una cena a base di funghi risultando galeotta spedisce al pronto soccorso tutta l’intera famiglia aprendone il caso, con i servizi sociali della zona pronti ad occuparsene. L’intervento nasce come misura di puro supporto che diventa ovviamente un’azione di di protezione forzata, si parla di ostruzionismo costante dei genitori, che ritengono il ménage familiare giusto ed appropriato, con i bambini che non frequentano la scuola ma seguono la pratica dell’unschooling, una sorta di approccio educativo totalmente autonomo che allontana da sé tutto l’apprendimento formale favore di quello spontaneo, aprendo una breccia educativa di non facile interpretazione. A tutto questo si aggiungono le condizioni di relazione e igiene. Ma nel bosco di Palmoli forse la famiglia di origine anglo australiana ha innescato una sua personalissima favola che prevede il bacio, la tenerezza, l’abbraccio e il calore come antitesi agli smartphone e la rete, il wifi, la fibra e le password dimenticate. Suscitando alla fine in noi il desiderio di tracciare una linea mediana in tutto questo, dove l’arcigna boscaglia abruzzese diventi teatro di quel buon senso capace di apprezzare un’insolita alternativa alla vita contemporanea, fuori dalle rotte convenzionali. Tra la libertà educativa e la natura. Con il bosco che alla fine diventa orizzontale.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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